iPhone X, il futuro dello smartphone

Che dire del keynote Apple della settimana scorsa?

Sull’iPhone 8 solo qualche parola. Se ho contato bene questa è l’undicesima generazione di iPhone: nuovo vestito, questa volta di vetro, nuovo processore, nuovo display grafico, caratteristiche generali migliorate rispetto al modello dell’anno precedente. Un aggiornamento annuale ormai quasi scontato. Apple è praticamente obbligata a far uscire ogni anno un nuovo modello di iPhone, altrimenti gli analisti si annoiano, il titolo cala e la rete ribolle di sciocchezze sulla perdita di innovazione in casa Apple…

Idem per l’Apple Watch 3. La possibilità di effettuare telefonate direttamente dall’orologio, utilizzando lo stesso numero di telefono del nostro iPhone, è (potenzialmente) interessantissima. Ma per ora la funzione è supportata in Europa solo in Francia, Germania, Inghilterra e Svizzera, l’Italia è esclusa. Dovremo aspettare almeno fino al prossimo anno per poterla usare anche qui da noi.

Il mattatore indiscusso del keynote è stato l’iPhone X (accidenti a loro, l’hanno chiamato veramente così!), l’iPhone del decennale, il futuro dello smartphone (e lo smartphone del futuro), la one more thing che cambia i giochi per sempre.

L’iPhone X è un concentrato di tecnologie avanzate, quelle che arriveranno sugli apparecchi normali solo fra due-tre anni, quando saranno state testate su larga scala, maturate e rese più economiche da produrre. È una specie di concept car dell’elettronica.

OLED. La tecnologia esiste da anni, gli schermi OLED sono nettamente migliori degli LCD ma costano parecchio e quindi sono poco diffusi. L’iPhone X può essere un ottimo mezzo per uscire da questo stallo.

Riconoscimento facciale. Bisogna aspettare la prova sul campo per superare le inevitabili perplessità relative al Face ID, a livello di sicurezza — il sistema di riconoscimento facciale del Samsung Galaxy S8 è stato compromesso immediatamente, il riconoscimento dell’impronta digitale non se la passa meglio, e perfino quello che finora era il sistema biometrico più avanzato, il riconoscimento dell’iride del solito Galaxy S8, è stato craccato in appena un paio di giorni di prove — ma anche di privacy. Craig Federighi ha detto esplicitamente che tutto quello che riguarda il Face ID rimane sull’iPhone, però una verifica indipendente non può che essere benvenuta.

A parte questo, un sistema a rete neurale contenuto in un apparecchio mobile ha prospettive così ampie da essere ancora impensabili. È probabile che le prime saranno in campo medico, con la diagnosi a distanza di patologie invalidanti o l’avviso precoce nel caso di infarti, ischemie o ictus.

Ma la possibilità di analizzare e riconoscere in tempo reale e in modo intelligente qualunque cosa direttamente dallo smartphone apre possibilità estremamente interessanti in tanti altri campi, dall’ambiente alla conservazione del territorio. Ma la fantasia degli sviluppatori andrà molto oltre, e non solo per le applicazioni serie.

Notch. Della tacca superiore con i sensori ha già parlato molto bene Marco Arment. Io non condivido al 100% quello che scrive — il notch sullo schermo non è proprio una novità e comunque mi sembra poco pratico nell’uso reale — però di design ne capisco zero e quindi lascio ad altri queste valutazioni.


Fonte: Macworld.com.

Ricarica wireless. Lasciatemelo dire, per com’è implementata ora (e non solo da Apple), la ricarica wireless è solo un gimmick inutile. Mi sfugge il vantaggio di ricaricare l’iPhone appoggiandolo sul tappetino AirPower rispetto ad usare il solito cavetto.1 Il tappetino continua ad avere un cavo che lo collega al suo alimentatore ed è più ingombrante e scomodo (ci vuol poco a spostare per sbaglio l’iPhone impedendogli di ricaricarsi) di un banale hub di ricarica multipla come questo o quest’altro.

Dalla sua la ricarica wireless oggi ha solo l’effetto wow, il poter lasciare amici e conoscenti a bocca aperta sfoggiando l’ennesimo gadget tecnologico. Ma per diventare veramente utile ci vuole ben altro, ci vuole la possibilità di ricaricare i propri apparecchi semplicemente appoggiandoli sul tavolo o, meglio ancora, rimanendo nella stanza. Non è una cosa di domani, ma non siamo nemmeno troppo lontani da avere una ricarica wireless in tutta la casa (anche ENEL sta testando un sistema di questo tipo, ma non trovo più il riferimento).

Guardate questo video e poi ditemi se un tappetino come l’AirPower non sembrerà fra pochi anni quasi una roba da Antenati?


  1. È più o meno come se il Wi-Fi di casa funzionasse solo mettendo l’iPhone sul router. 
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Perché Facebook è meglio di Apple

Cosa hanno in comune Apple e Facebook? Niente. Apple produce hardware e software, oltre che servizi tagliati specificatamente per i suoi prodotti. Facebook vende di fatto pubblicità, collegata ad un servizio, il social, la chat, soggetto alle mode del momento, oggi va alla grande, domani chissà (ricordate Second Life o MySpace?), usato fin troppo spesso per diffondere sciocchezze, urla, falsità, e perfino odio vero e proprio.

Eppure c’è chi ritiene che Facebook abbia un futuro molto più radioso di Apple e che, per assicurarsi una vecchiaia senza problemi, sia molto più sensato investire su Facebook che sulla derelitta Apple.

Perché? Perchè all’analista di The Motley Fool, la missione aziendale di Facebook (la righetta che descrive cos’è e cosa fa l’azienda) piace di più di quella Apple. Più che un pezzo di informazione finanziaria sembra uno sketch dei Monty Python o un pesce d’aprile fuori stagione.

Ma bisogna capirli, questi giullari devono pur farsi pubblicità per vendere il loro prodotto. E cosa c’è di meglio allora che un bel titolone attira-click? Tanto qualche boccalone che ci crede si trova sempre.

Pensiamoci mentre guardiamo il keynote di stasera. E poi magari ne riparliamo fra qualche mese.

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iPhone XYX

Non so voi, ma a me tutta questa attesa spasmodica per il nuovo iPhone mi fa venire l’orticaria. Sono mesi che girano voci incontrollate (ed incontrollabili) sulle caratteristiche del nuovo modello, sui suoi dettagli più minuti, perfino sul nome che potrebbe aver scelto Apple per festeggiare il decennale, una cosa veramente stucchevole.

A cominciare dal nome. Ma chissenefrega se il nuovo iPhone sarà chiamato iPhone 7s oppure 8 oppure X, il nome non cambierà di una virgola la mia propensione all’acquisto del nuovo modello, e soprattutto quella delle centinaia e centinaia di milioni di utenti che lo usano già, o che vorrebbero usarlo.

Però chiamarlo iPhone X sarebbe fuori luogo, Apple ha tolto da poco il suffisso X dal nome del sistema operativo del Mac (sigh!), e ora sarebbe pronta a reinfilarlo subito in quello dell’iPhone? Un po’ di fantasia, perbacco! A questo punto meglio chiamarlo iPhone XYZ, almeno ci si porta un po’ avanti con il lavoro (ed è più facile azzeccarci)…

E poi c’è il prezzo. Non si sa ancora niente di quanto costerà, ma sono mesi che si leggono lamentazioni sul prezzo “stratosferico” del nuovo iPhone.

Come se la concorrenza, Sambung in primis, non vendesse i suoi modelli di punta a prezzi analoghi, e non facesse di tutto per renderli, in appena uno-due anni (ammesso che non esplodano prima), così lenti e obsoleti da costringere letteralmente i suoi utilizzatori ad acquistare il modello più recente.

Comprare un iPhone è impegnativo dal punto di vista economico, ma se ci serve e se da un vero valore aggiunto a quello che facciamo, perché no? È comunque un costo che si può diluire su parecchi anni, e alla fine diventa molto più conveniente dei concorrenti. 1

Nn lo dico a caso. Uso ancora un iPhone 5c, ha quattro anni ma funziona ancora alla grande. Non potrò aggiornarlo ad iOS 11, pazienza, tanto non potrei sfruttare le nuove funzioni (quelle ormai le conosciamo quasi tutte, visto che le beta ufficiali di iOS sono disponibili da mesi). E in ogni caso, con l’attuale iOS 10.3.3 il mio iPhone va benissimo, e soprattutto non mostra quei rallentamenti e quei blocchi così frequenti dopo solo pochi mesi di utilizzo sugli smartphone Android di qualunque fascia di prezzo.

L’iPhone 5c è stato un ottimo acquisto, fa tutto quello che mi serve e lo fa in modo così semplice ed affidabile che so di potermi fidare ad occhi chiusi. Sono queste le cose che contano, molto di più del prezzo di acquisto (o del nome).

Non so se comprerò il prossimo iPhone, uno schermo più grande non mi dispiacerebbe, qualche nuova funzione di iOS mi potrebbe tornare utile. Ma se lo farò (o se non lo farò) non sarà certo per come si chiamerà.


  1. Sempre che non siamo fra quelli che devono avere tutte le ultime novità tecnologiche, per poi buttarle nel cassetto dopo qualche mese. 
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Una linea di codice

A proposito di programmazione, cosa si può fare con una linea di codice? A volte si può fare moltissimo, come dimostra questa singola linea di codice JavaScript.

    <pre id=p><script>n=setInterval("for(n+=7,i=k,P='p.\\n';i-=1/k;P+=P[i%2?(i%2*j-j+n/k^j)&1:2])j=k/i;p.innerHTML=P",k=64)</script>

Sono appena 128 caratteri, meno di un tweet, che però riescono a produrre questa bella immagine dinamica.

Ma come fa?

Alex Kras ha accettato la sfida e ha scritto un bellissimo articolo, Reverse Engineering One Line of JavaScript, in cui descrive il suo viaggio nei meandri di un codice solo apparentemente semplice.

È una splendida dimostrazione di capacità tecnica, sia di chi ha scritto il codice originale ma anche di chi si è dato tanto da fare per decodificarlo e per descriverne il funzionamento fin nei minimi particolari.

Capire tutti i dettagli dell’articolo non è facile, ma non credo che sia la cosa più importante. Ciò che importa è l’idea generale, è provare a mettersi nella testa di un programmatore per capire il suo modo di ragionare, è rendersi conto di quello che si può fare con una conoscenza più o meno approfondita di un linguaggio di programmazione (e delle basi matematiche che gli stanno dietro).

Il nostro codice non sarà mai così elegante e compatto? Che importa, l’importante è iniziare a provarci. Tanto si può solo migliorare.

Per la cronaca, questo è il codice finale dopo la decodifica.

    const DELAY = 64; // approximately 15 frames per second 15 frames per second * 64 seconds = 960 frames
    var n = 1;
    var p = document.getElementById("p");
    // var draw = "for(n+=7,i=delay,P='p.\\n';i-=1/delay;P+=P[i%2?(i%2*j-j+n/delay^j)&1:2])j=delay/i;p.innerHTML=P";
     
    /**
     * Draws a picture
     * 128 chars by 32 chars = total 4096 chars
     */
    var draw = function() {
        var i = DELAY; // 64
        var P ='p.\n'; // First line, reference for chars to use
        var j;
     
        n += 7;
     
        while (i > 0) {
     
            j = DELAY / i;
            i -= 1 / DELAY;
     
            let index;
            let iIsOdd = (i % 2 != 0);
     
            if (iIsOdd) {
                let magic = ((i % 2 * j - j + n / DELAY) ^ j); // < ------------------
                let magicIsOdd = (magic % 2 != 0); // &1
                if (magicIsOdd) { // &1
                    index = 1;
                } else {
                    index = 0;
                }
            } else {
                index = 2;
            }
     
            switch (index) { // P += P[index];
                case 0:
                    P += "p"; // aka P[0]
                    break;
                case 1:
                    P += "."; // aka P[1]
                    break;
                case 2:
                    P += "\n"; // aka P[2]
            }
        }
        //Update HTML
        p.innerHTML = P;
    };
     
    setInterval(draw, 64);
    

Incredibile, no?

I più volonterosi possono anche provare a giocare con il codice, modificandolo a loro piacimento. Si può ad esempio cambiare colore e dimensioni del testo, inserendo queste righe nella sezione CSS (e poi andando a leggere qui per capire perché).

#p {
    color: blue;
    font-size: 10px;
}

Oppure modificare le le strighe "p" e ".", rispettivamente alle linee 39 e 42 del codice JavaScript, per cambiare i caratteri mostrati sullo schermo. Ancora più interessante è variare il valore di DELAY nella prima riga del codice JavaScript e vedere l’effetto che fa.

Sembra solo un giochetto un po’ stupido, ma si impara a programmare (anche) così.

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Cray-1 per approfondire

A conclusione di questa serie di articoli sul Cray-1 (Cray-1 il macina numeri, Cray-1 a confronto e Cray-1 saltare le conclusioni), qualche link utile per approfondire la conoscenza di questa macchina affascinante, una dei computer più significativi della storia.

Pagine web contenenti ulteriori informazioni sul Cray-1
CRAY 1.
The Cray-1 Supercomputer.
Cray Super Computers.
Cray-1 – the eight million dollar super-computer.
Original Cray-1 Supercomputer Unveiled in Seattle.
High Performance Computer Architectures: A Historical Perspective – The Cray-1

Articoli tecnici, ma piuttosto comprensibili, sul Cray-1
R.M. Russell, The CRAY- 1 Computer System, Communications of the ACM, vol. 21 no. 1 (1978).
J. S. Kolodzey, CRAY-1 Computer Technology, IEEE Transactions on Components, Packaging and Manufacturing Technology, vol. CHMT-4 no.2 (1981).

Una introduzione semplificata al Cray-1, che riprende in parte i due articoli precedenti
A. Hioki, The Cray-1 Supercomputer (2002).

Brochure di presentazione del Cray-1 e dei suoi successori
The Cray-1 Computer System.
The Cray-1 S Series of Computers.
The Cray X-MP Series of Computer Systems.
The Cray 2 Series of Computer Systems.

Manuali scannerizzati contenenti la documentazione originale del Cray-1
http://bitsavers.informatik.uni-stuttgart.de/pdf/cray/CRAY-1.

Emulatori del Cray-1
Emulatore in scala 1:10 del Cray-1.
The Cray simulator.
COS 1.17 disk image for Cray-1/X-MP.

E per finire una bella foto d’epoca, dove si vede un Cray-1 in fase di montaggio (che poteva durare settimane). La struttura alla base su cui il tecnico poggia il piede contiene il sistema di alimentazione e parte del complesso sistema di raffreddamento della macchina (il resto si trova nel pavimento). Alla fine del montaggio diventa un caratteristico sedile di pelle, una space di marchio di fabbrica dei supercomputer dell’azienda.

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