Tech porn

Da ragazzo, oltre che su Playboy, sbavavo su immagini come questa, e sognavo di poter usare un giorno uno di questi strumenti complicatissimi.


Foto ArsTechnica.

Oggi continuo a sbavare ogni volta che vedo un laboratorio perfetto come quello Apple qui sotto, una vera goduria per i miei occhi da nerd.


Foto Apple.

Quello che ho avuto a disposizione è stato invece questo. Tutto sommato non male, soprattutto perché l’ho costruito pezzo pezzo io stesso in anni ed anni di lavoro, insieme ad un paio di collaboratori più giovani.

Però l’ordine e la perfezione tecnica del laboratorio Apple… beh, quella la invidio senza vergogna. Gli ingegneri di Apple non hanno bisogno di tenere su certi strumenti (piuttosto costosi, peraltro) con i cataloghi e le scatole di cartone!

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Il (mio) gioco dell’estate

Non sono un gran giocatore, però mi piace giocare con l’iPad la sera prima di dormire oppure in vacanza in estate. Niente di complicato, i giochi con troppe regole mi annoiano, ancora di più lo fanno i platform, dove devi ripetere sempre gli stessi movimenti nella sequenza corretta.

Per fortuna su iOS c’è un’ampia scelta per tutti i gusti e ogni anno sono riuscito a trovare il gioco che mi ha accompagnato per tutte le vacanze, il mio personale “gioco dell’estate”.

Quest’anno è toccato a Colorzzle, il tipico casual game da fare quando si hanno cinque minuti liberi, abbastanza complicato da essere interessante, ma non troppo da scoraggiare alle prime difficoltà. Graficamente è molto bello, non arriva ai vertici di Monument Valley, ma si difende degnamente. E poi costa solo un caffé ed è senza pubblicitò, una cosa che sta diventando sempre più rara.

Peccato solo che sia davvero troppo corto, solo 106 livelli. Quella che vedete qui sotto è la soluzione dell’ultimo livello (che secondo me non è il più difficile).

Ma non avevo detto che il mio gioco per l’estate mi accompagna per tutte le vacanze? In effetti, finora le mie vacanze di quest’anno sono durate più o meno come Colorzzle…

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SSD o dischi meccanici? Perché non tutti e due? (seconda parte)


Foto di Edgar Chaparro su Unsplash.

Dopo aver mostrato nella prima parte dell’articolo perché è conveniente utilizzare un disco SSD relativamente piccolo dove installare il sistema operativo e le applicazioni, accoppiato ad un hard-disk meccanico (HDD) molto più capiente riservato ai documenti,1 in questa seconda parte presenterò alcuni scenari pratici di applicazione di questa tecnica.

Scenario numero 1: Mac Pro

Chi ha un Mac Pro di prima generazione, il modello a “grattugia” pre-2013 per intenderci, che rimane ancora oggi un bellissimo esempio di design industriale, può fare quello che che gli pare. Può cambiare il processore, può cambiare la scheda grafica e, naturalmente, può montare dischi a gogò, indipendentemente dal fatto che siano dischi meccanici o SSD.

Lo stesso vale per i fortunati possessori di un Mac Pro nuovo modello o per chi è in procinto di acquistarne uno.

Per questi Mac professionali, usare due o più dischi nella stessa macchina (indipendentemente dal fatto che siano SSD o dischi meccanici) non è tanto una questione di prezzo ma di flessibilità d’uso e di sicurezza, perché separare i dati dalle applicazioni non può fare che bene (ad esempio perché permette di reinstallare da zero il sistema operativo e le applicazioni senza rischiare di cancellare i documenti, che sono sempre la parte più preziosa di un computer).

Scenario numero 2: acquistare un iMac

Realizzare una configurazione a doppio disco SSD+HDD al momento di acquistare un nuovo iMac è facilissimo. Durante la fase di configurazione dell’iMac dobbiamo solo limitarci a scegliere il disco SSD da 512 GB proposto da Apple, senza farci rapinare installando i modelli più grandi.2

Ci sono delle eccezioni: il modello base dell’iMac da 21 pollici consente di scegliere solo fra un SSD da 256 GB o un Fusion Drive da 1 TB, mentre il corrispondente modello da 27 pollici prevede solo ed esclusivamente un SSD da 256 GB. Se installate davvero poche applicazioni, 256 GB possono ancora andare bene, altrimenti state alla larga da questi modelli e spendete qualcosa di più scegliendo uno dei modelli più performanti di iMac.

In teoria il modello da 21 pollici con Fusion Drive potrebbe ancora andar bene, se utilizziamo il Fusion Drive interno come disco per i documenti e aggiungiamo un SSD esterno per il sistema operativo e le applicazioni (ricadendo così nello scenario numero 7). Ma un disco da 1 TB per i dati (per di più interno e piuttosto difficile da sostituire) è già piccolo oggi, figuriamoci come sarà fra qualche anno (il “guaio” dei Mac è che durano troppo, per cui bisogna ragionare in una prospettiva temporale di parecchi anni; i PC, che dopo un paio di anni sono da buttare, non pongono questi problemi).

Detto per inciso, se dovessi acquistare un iMac oggi, a differenza del passato, preferirei il modello da 27 pollici, non solo perché mette a disposizione delle schede grafiche più avanzate, ma anche perché offre la possibilità di incrementare la RAM in un secondo momento, permettendo così di diluire la spesa nel tempo e di risparmiare parecchio rivolgendosi a fornitori di terze parti.

Qualunque sia a scelta, in parallelo all’acquisto dell’iMac dobbiamo prevedere l’acquisto di un disco esterno da almeno 1 TB (meglio 2 TB, di più solo se vi servono veramente) con interfaccia USB o meglio ancora Thunderbolt (attraverso la porta USB-C).

Se il cacciavite non vi spaventa, meglio acquistare un hard-disk da 7.200 giri al minuto (come questo o questo), più veloce dei modelli che trovate comunemente negli hard disk esterni commerciali, da inserire in un contenitore apposito, preferibilmente metallico per migliorare la dissipazione del calore (come questo).

A differenza del Fusion Drive, che è un disco interno difficilmente sostituibile, scegliere un disco esterno da solo 1 TB può andar bene perché, in caso di bisogno, ci vuole poco a sostituirlo con un modello più grande. Inutile strafare prendendo da subito un modello da 4 TB (o superiori), just in case. Quando vi serviranno 4 TB il prezzo dei dischi si sarà ridotto tanto che vi costerà meno sostituire il disco esterno piuttosto che prendere da subito il modello superiore (e questo è un principio generale che vale anche per le chiavette USB, le unità di memoria SD e così via).

E l’iMac Pro? L’iMac Pro è un discorso a parte, perché arriva già di base con un SSD da 1 TB e l’upgrade ad un SSD da 2 TB, che costa 500 euro, è quasi conveniente rispetto al prezzo complessivo della macchina. Come per il Mac Pro, per chi acquista questi modelli il prezzo è un variabile secondaria rispetto a fattori, come la potenza di calcolo o l’affidabilità (e qui torniamo al solito discorso sulla separazione dei dati dalle applicazioni).

Scenario numero 3: acquistare un Mac Mini

Per il Mac Mini valgono considerazioni analoghe a quelle già fatte per l’iMac, tenendo conto del fatto che anche in questo caso il disco SSD è saldato alla scheda madre e quindi non può essere aggiornato. Molto meglio scegliere un SSD da 512 GB, a meno che non vi limitiate ad usare solo le applicazioni preinstallate di default e poco altro, nel qual caso 256 GB potrebbero essere sufficienti.

Come per l’iMac, insieme al Mac Mini dovete prevedere l’acquisto di un disco esterno da almeno 1 TB, con interfaccia USB o se possibile Thunderbolt (attraverso la porta USB-C). Se siete maniaci dell’estetica, l’ideale sarebbe questo hub USB-C con alloggiamento per disco da 2.5 pollici, la cui forma richiama quella del Mini e che va installato sotto il computer.

Scenario numero 4: acquistare un MacBook

Un computer desktop rimane stabile su una scrivania, per cui avere uno o più dischi esterni collegati permanentemente al computer non è particolarmente fastidioso.

Un portatile, invece, per definizione è fatto per essere portato in giro. Ma non è pratico portarsi dietro un disco esterno intrinsecamente fragile come un disco rigido meccanico, o usarlo collegato al Mac mentre siamo in una posizione precaria, al tavolino del bar, su una panchina o sulla mitica ribaltina degli aerei.3

In ogni caso vale sempre il solito consiglio, in fase di acquisto scegliete un SSD da almeno 512 GB, escludendo il modello da 256 GB a meno che le vostre necessità non siano davvero basilari. Questa volta però il disco SSD dovrebbe essere in grado di contenere tutti i documenti che vi servono mentre vi muovete con il portatile, destinando il disco esterno meccanico (o meglio ancora, un secondo disco SSD) a tutto ciò che utilizzate solo di rado, da copiare di volta in volta sul disco interno del MacBook (Air o Pro che sia).

Un opzione interessante potrebbe essere quella di montare un disco SSD con fattore di forma M.2 (come ad esempio questo o questo) in una custodia che assomiglia ad una chiavetta USB (come questa). Bisogna solo stare attenti a scegliere un disco M.2 compatibile, perché purtroppo questo “standard” è una giungla di dimensioni e connettori diversi.

In teoria si potrebbe anche usare un disco wireless, ma la lentezza del collegamento rispetto al cavo, il maggiore consumo della batteria e la necessità di combattere con le configurazioni di rete ne sconsigliano l’uso per collegamenti che non siano occasionali (e allora, a che serve complicarsi la vita con un disco wireless?).

Scenario numero 5: acquistare un PC desktop

Quanto detto per il Mac Pro può essere ripetuto pari pari per i comuni PC desktop, che hanno sempre almeno tre o quattro vani in cui installare le unità di memoria di massa. E anche se Windows 10 ha fatto passi da gigante rispetto alle versioni precedenti sul fronte della stabilità, se usiamo un PC con Windows è meglio andare sul sicuro e tenere sempre ben distinti i propri dati dalle applicazioni.

Scenario numero 6: acquistare un PC portatile

Anche per i PC portatili vale in gran parte il discorso già fatto per Mac portatili, con la differenza che il mondo dei PC è molto più variegato e ci sono sia modelli “chiusi” nei quali è difficile accedere o effettuare modifiche (proprio come sui nuovi MacBook), sia modelli molto più “aperti”, nei quali è facilissimo smontare il fondo per accedere al disco rigido e alla RAM. In alcuni (e sempre più rari) casi, ci sono degli sportelllini appositi che permettono di cambiare il disco rigido senza nemmeno aprire il portatile. Inutile dire che, a parità di prestazioni, fra un modello chiuso ed uno aperto io preferirei sempre il secondo.

Scenario numero 7: e se il Mac ce l’abbiamo già?

Se il Mac ce l’avete già e state per buttarlo via perché ha ancora il famigerato Fusion Drive o un ancora più lento disco meccanico e ogni volta che l’accendete avete il tempo di farvi un caffè lungo (molto lungo!) prima che sia pronto per essere usato, l’alternativa più pratica è montare il disco SSD in un contenitore esterno, collegato al Mac tramite l’onnipresente porta USB o meglio ancora, le porte Thunderbolt (per i Mac più recenti) o FireWire (per i Mac più anziani).

In tutti i casi è preferibile acquistare separatamente il disco SSD e il contenitore esterno, non solo per una questione di costi ma anche perché così si può scegliere il disco e il contenitore più adatto alle nostre esigenze.

Fra gli SSD in commercio, non posso che consigliare il Samsung 860 EVO, che uso da anni (e prima ho usato l’850 e l’840) e che ha un rapporto qualità/prezzo insuperabile. Per i contenitori c’è solo l’imbarazzo della scelta. Meglio comunque spendere qualcosa di più e scegliere un modello in alluminio., il vostro SSD starà più fresco e vi ringrazierà.

Se il fai-da-te non fa per voi, potete scegliere il Samsung T5 o il SanDisk Extreme e difficilmente avrete problemi.

Il mio setup

E per dimostrare che non sono il tipo che predica bene ma poi fa il contrario di quello che dice, ecco una foto del mio setup casalingo, con l’iMac 2008 che, dopo tanti anni, continua ancora a funzionare perfettamente.

Se li contate, ho ben 5 dischi rigidi collegati all’iMac: un SSD di avvio da 5000 GB installato nel contenitore di alluminio Icy Box con connessione FireWire, tre dischi rigidi esterni da 2.5 pollici, uno collegato direttamente al Mac tramite la porta USB e gli altri due che passano attraverso l’hub USB in primo piano, e infine un grosso disco meccanico che uso per Time Machine (l’oggettino in primo piano nel contenitore nero/argento non è un disco rigido e non fa testo). Dimenticavo: c’è anche il disco interno originale, che uso per i documenti più importanti.

Potrei facilmente consolidare il contenuto del disco interno e dei tre dischi esterni da 2.5 pollici in un unico disco più capiente, ma sono troppo pigro per farlo. E poi l’Mac è così vecchio che non ne vale nemmeno la pena (ormai il mio Mac principale di casa è un’altro, ma di questa nuova macchina, che mi ha letteralmente stupito, parlerò in un’altra occasione).

Non c’è bisogno di dire che tutti le cartelle principali del disco interno e dei tre dischi esterni sono collegate alla mia Home tramite dei collegamenti simbolici, per cui quando uso l’Mac non mi accorgo nemmeno di dove sono collocati fisicamente i vari file. È un setup abbastanza complicato, mi rendo conto, ma il fatto stesso che funzioni (e bene) da anni, dimostra che le configurazioni più semplici descritte qui sono davvero alla portata di tutti.

Lista degli acquisti

Di seguito una breve lista di dischi meccanici e SSD e di contenitore esterni, scelti fra i modelli che ho utilizzato personalmente o che mi sembrano dei prodotti interessanti ed affidabili.

DISCLAIMER. Potete seguire i consigli e acquistare i prodotti elencati (io comunque non ci guadagno nulla), ma se per qualche ragione qualcosa si rompe, mi dispiace ma devo declinare ogni responsabilità. I prodotti elettronici sono piuttosto affidabili, ma questo non significa che non possano avere dei problemi, soprattutto se chi lo usa non rispetta certe precauzioni basilari (ho visto gente sbattere il portatile acceso come se fosse un tappeto, ovvio che dopo un po’ di questi trattamenti il disco rigido tiri la corda).

  • Hard-disk meccanico interno Toshiba da 1 TB, 3.5 pollici 7200 RPM (link ad Amazon). Già menzionato nel testo dell’articolo.

  • Hard-disk meccanico interno Toshiba da 2 TB, 3.5 pollici 7200 RPM (link ad Amazon). Ci ho pensato una vita prima di decidere di comprarlo e da un anno e mezzo funziona 24 ore al giorno. Quest’anno la stanza è pure surriscaldata, visto che non ci va nessuno ed il condizionatore è spento. Finora tutto bene, vedremo a fine estate. Non potevo non mettere un link anche nel testo dell’articolo.

  • Hard-disk meccanico portatile Maxtor da 2 TB, 2.5 pollici USB 3.0 (link ad Amazon). Ho due di questi modelli da 2 TB, oltre che un paio più piccoli, e ne ho fatti comprare parecchi esemplari ad amici e conoscenti. Funzionano bene e costano poco.

  • SSD Samsung 860 EVO da 500 GB, 2.5 pollici SATA III (link ad Amazon). Ho perso il conto di quanti ne ho già acquistati. Una garanzia.

  • SSD WD Blue da 500 GB, M.2 (link ad Amazon). Prima o poi lo comprerò.

  • SSD Samsung 970 EVO Plus da 500 GB, PCle NVMe M.2 (link ad Amazon). Essendo un modello NVMe è preferibile usarlo come SSD interno in quei PC che dispongono del connettore apposito. Non so se qualche Mac lo supporta. Ovviamente niente impedisce di montarlo in un contenitore esterno come quello mostrato più sotto.

  • SSD Sabrent Rocket da 512 GB, PCle NVMe M.2 2280 (link ad Amazon). Stesso discorso fatto per il Samsung EVO 970 Plus.

  • SSD portatile Samsung T5 da 500 GB, connessione USB 3.1 (link ad Amazon). Già menzionato nel testo dell’articolo.

  • SSD portatile SanDisk Extreme da 500GB (link ad Amazon). Già menzionato nel testo dell’articolo.

  • SSD portatile OWC Envoy Pro mini con connettore USB 3.1 (varie taglie) (link a OWC). Per una volta niente Amazon.

  • Contenitore Inateck in alluminio per dischi da 3.5 pollici, connessione USB 3.0 (link ad Amazon). Peccato solo che non sia anche USB-C.

  • Contenitore Icy Box in alluminio per dischi da 2.5 pollici, connessione USB-C 3.1 (link ad Amazon). Costa un po’ di più della media, ma è USB-C. E poi la qualità si paga.

  • Contenitore OWC Mercury On-The-Go per dischi da 2.5 pollici, connessione USB 3.0 e FireWire 800 (link a MacShop). Se vi serve la connessione FireWire, ormai non ci sono molte altre alternative.

  • Contenitore OWC Mercury Elite Pro per dischi da 2.5/3.5 pollici, connessione USB 3.1 e FireWire 800 (link a MacShop). Rispetto al contenitore precedente, questo costa qualcosa di più ma è metallico e supporta anche USB 3.1. Dovessi scegliere oscillerie parecchio fra i due.

  • Contenitore Sabrent per SSD M.2, connessione USB 3.0 (link ad Amazon). Non supporta gli SSD PCle NVMe (quindi va bene solo per il WD Blue).

  • Contenitore per SSD M.2 con connettore USB 3.0 (link ad Amazon). Già menzionato nel testo dell’articolo.

  • Contenitore Orico per SSD NVMe M.2 2230/2242/2260/2280, connessione USB-C e USB 3.1 (link ad Amazon. Usare un SSD NVMe come disco esterno mi sembra inutile, però se serve questo dovrebbe andar bene.

  • Hub USB-C con alloggiamento per disco SATA per Mac Mini (link ad AliExpress). Credo che non ci sia niente di più pratico per aggiungere un secondo disco rigido al Mac Mini. Sulla qualità non posso dire niente, ma le recensioni su Amazon.com sono molto positive. Peccato che il colore non sia identico a quello dell’ultimo Mini.


  1. Dove il termine documenti comprende sia i documenti da ufficio veri e propri — testi, fogli elettronici, presentazioni, email — sia i file multimediali, gli ebook, il codice sorgente dei programmi che sviluppiamo, e in generale tutto ciò che elaboriamo tramite il computer. 

  2. Purtroppo tutti gli SSD, tranne i modelli da 4 e 8 TB che costano uno sproposito, sono saldati alla scheda madre e quindi non possono essere sostituiti. 
  3. Mitica perché la citano tutti ma, fra arrivo, partenza, giro caffè e vicino con vescica debole, in un volo normale qui in Europa in realtà la si può usare al massimo per una mezz’oretta. 
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SSD o dischi meccanici? Perché non tutti e due? (prima parte)


Foto di Laura Ockel su Unsplash.

Ci hanno messo qualche anno di troppo, ma ormai i dischi SSD sono diventati le normali unità di avvio dei computer moderni, complice il calo di prezzi degli ultimi anni. Solo Apple si ostina ad offrire dei lenti dischi meccanici da appena 5400 giri al minuto sui suoi iMac più economici, ma probabilmente smetterà (finalmente!) di farlo alla prossima iterazione del modello, che dovrebbe arrivare molto presto (infatti l’iMac è stato aggiornato proprio ieri).

Purtroppo gli SSD sono ancora piuttosto cari, in questo momento un SSD da 1 TB di buona qualità costa fra i 100 e i 200 euro, mentre l’equivalente meccanico si trova a 40-50 euro e con 100 euro si può acquistare un modello dignitoso da 3-4 TB. Meglio non parlare dei prezzi da rapina praticati da Apple, che pretende 625 euro per installare un disco SSD da 1 TB al posto dell’obsoleto Fusion Drive su un nuovo iMac (e definire obsoleto il Fusion Drive è ancora troppo poco), o che sui portatili (ma da ieri anche sugli iMac) ci chiede la bellezza di 500 euro per montare un SSD da 1 TB al posto di quello minimale da 250 GB.

Quando acquistiamo un nuovo computer abbiamo quindi il problema di scegliere se pagare a caro prezzo un disco SSD molto capiente, che magari non verrà mai utilizzato completamente, oppure risparmiare scegliendo un modello da 500 GB — 1 TB che però, complice la solita legge di Murphy, diventerà troppo stretto dopo pochi mesi di utilizzo.

Due dischi al posto di uno

Il problema è aggravato dal fatto che nella maggior parte dei Mac, così come in quasi tutti i PC portatili più performanti, è molto difficile, se non impossibile, aggiornare i componenti interni dopo l’acquisto.1 Una valutazione sbagliata al momento dell’ordine rischia quindi di rendere rapidamente obsoleto il prodotto acquistato. Un vero spreco, visto che un buon computer moderno può rispondere per parecchi anni in modo più che adeguato alle necessità della stragrande maggioranza degli utenti.

Per fortuna si può avere facilmente il meglio dei due mondi, un veloce disco SSD destinato al sistema operativo e ai programmi, accoppiato ad un disco meccanico (HDD) molto più capiente dove conservare tutti i propri documenti (comprendendo con questo termine sia i documenti da ufficio veri e propri — testi, fogli elettronici, presentazioni, email — sia i file multimediali, gli ebook, il codice sorgente dei programmi che sviluppiamo, e in generale tutto ciò che elaboriamo tramite il computer).2

Fare così ha un altro grosso vantaggio: in caso di guai possiamo reinstallare facilmente da zero sia il sistema operativo che le applicazioni senza correre il rischio di cancellare i documenti, che di fatto costituiscono la parte più preziosa di un computer.

Separare i dati dalle applicazioni è una pratica normale in Linux, la maggior parte delle distribuzioni consente di farlo in fase di installazione (ma in genere bisogna usare una modalità avanzata di installazione) e non è troppo difficile farlo anche in un secondo momento. Anche Windows prevede un meccanismo per farlo, è piuttosto rozzo e funziona meglio al momento dell’installazione di Windows su un nuovo PC, quando il disco rigido è ancora vuoto, ma sappiamo tutti che da Windows non si può pretendere più di tanto.

Anche macOS consente di muovere la cartella Inizio (o Home) di un utente su un altro disco (o su un’altra partizione), ma bisogna dire che è un metodo tenuto molto ben nascosto, e la stessa Apple sconsiglia di utilizzarlo (si veda l’immagine qui sotto).



Immagine tratta dall’articolo Modificare il nome dell’account utente macOS e della cartella Inizio, pubblicato sul sito di supporto Apple.

Chi volesse provare lo stesso, deve andare nelle Preferenze di Sistema, selezionare Utenti e Gruppi, cliccare sul simbolo del lucchetto e inserire la password dell’amministratore del Mac, poi scegliere l’account da modificare, fare click con il tasto destro del mouse, selezionare Opzioni avanzate e infine modificare la cartella Inizio, facendo in modo che punti ad una cartella sul disco meccanico.

Ma perché complicarsi la vita quando esiste un meccanismo intrinseco a macOS che permette di fare più o meno la stessa cosa senza correre alcun rischio? E che funziona allo stesso modo su qualunque sistema operativo, da macOS a Linux e a tutte le infinite varianti di sistemi operativi basati su Unix, e ormai perfino in Windows? E che ha pure il grosso vantaggio di non modificare la posizione di certe cartelle e di certi file che il sistema operativo si aspetta di trovare in posizioni ben definite, in modo che possa continuare a funzionare perfettamente anche se per qualche motivo non riesce a trovare il secondo disco meccanico.

Collegamenti simbolici

Il meccanismo in questione è costituito dai collegamenti simbolici (o soft link), di cui ho parlato nell’articolo dedicato a Dropbox di qualche giorno fa e molto più diffusamente qui.

Con un uso accorto dei soft link possiamo fare in modo che le cartelle presenti sul disco rigido meccanico sembrino appartenere a tutti gli effetti al disco SSD (senza però consumare spazio prezioso sull’unità a stato solido) e solo un osservatore attento può accorgersi della differenza.

I dettagli di come si può fare li ho già descritti in un articolo di parecchi anni fa e nel frattempo non è cambiato nulla, per cui non è il caso di ripetersi. Mi limito solo a mostrare l’immagine della Home di uno dei miei Mac di casa, dove si può vedere che in macOS i soft link vengono rappresentati da una freccetta sovrapposta alla normale icona del file o, come in questo caso, della cartella. Una rappresentazione visiva efficace, che rende bene l’idea che il file o la cartella in questione punti da qualche altra parte, in questo caso particolare alle cartelle presenti fisicamente sul disco rigido meccanico Data HD (lo so, la fantasia a volte mi fa difetto).

Uso questo metodo da anni su tutti i miei Mac e non ho mai avuto problemi. Anzi, con il tempo mi sono accorto che il disco meccanico è in grado di gestire senza rallentamenti particolari tutti i miei documenti, anche quelli su cui lavoro ogni giorno, cosa che mi ha consentito di separare ancora di più (e meglio) i miei dati dalle applicazioni.

Bene, per ora può bastare. La seconda parte dell’articolo sarà dedicata a descrivere alcuni possibili scenari pratici, con le relative scelte hardware. A presto!


  1. Gli unici modelli facilmente aggiornabili rimasti in circolazione sono i normali PC desktop e, per quanto riguarda il mondo Apple, i nuovi Mac Pro (che però sono rivolti ad un pubblico professionale per il quale il costo di un SSD è trascurabile rispetto al valore dell’intera macchina). 
  2. Ci possono essere casi particolari in cui è più conveniente tenere i documenti sul disco SSD principale, penso soprattutto ai file multimediali in corso di elaborazione, ma una volta finito il lavoro niente impedisce di archiviarli sul disco meccanico. 
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Verso Marte e ritorno

Ho visto in diretta i lanci delle missioni Apollo, ho visto il primo atterraggio sulla Luna. Ho visto perfino le partenze di qualche Space Shuttle. Ma continuo ancora a pensare che questi spettacoli siano grandiosi.

In bocca al lupo Perseverance!

E per chi vuole di più, qui c’è il video completo del lancio (già posizionato poco prima della partenza).

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