Come creare una chiavetta USB per installare macOS


Fonte: Ferdinand Stöhr su Unsplash.

Nell’articolo precedente, Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: un anno dopo, abbiamo visto che da qualche mese Apple ha messo a disposizione delle versioni aggiornate dei programmi di installazione di macOS, da 10.10 Yosemite a 10.15 Catalina, utilizzando due diversi formati di file. Le versioni più recenti di macOS (High Sierra, Mojave e Catalina) sono disponibili solo come normali applicazioni per il Mac (formato .app), quella più vecchia (Yosemite) si può scaricare solo in formato immagine (o .dmg), mentre le due versioni intermedie sono disponibili sia come applicazioni che come immagini.

Ma una volta finito di scaricare uno dei programmi di installazione di macOS disponibili, come si fa ad installarlo sul Mac?1

Aggiornare macOS non è difficile, ma cosa dobbiamo fare se vogliamo partire da zero? È sufficiente aprire il Terminale e seguire queste istruzioni per creare una chiavetta USB avviabile da cui eseguire una installazione pulita di macOS. Ma prima di farlo è meglio chiarire la differenza fra i due tipi di programmi di installazione di macOS messi a disposizione da Apple.

Due formati convergenti

I programmi di installazione disponibili come normali applicazioni per il Mac vengono scaricati nella cartella Applicazioni e si aprono automaticamente; con questi è possibile aggiornare in pochi minuti la versione di macOS installata sul Mac seguendo le semplici istruzioni che compaiono sullo schermo. Se invece vogliamo effettuare una nuova installazione di macOS, dobbiamo chiudere il programma (dal menu o con la combinazione di tasti ⌘-Q) ed eseguire un semplice comando di Terminale che trasferisce il programma di installazione presente in Applicazioni su una chiavetta USB, da cui avviare il Mac ed eseguire l’installazione di macOS.

Di contro, questo tipo di programmi di installazione richiedono il collegamento all’App Store e possono essere scaricati solo da chi lo ha già fatto in passato, quando erano disponibili sull’App Store, utilizzando un Mac compatibile con la versione di macOS desiderata (fa eccezione Catalina, la versione più recente di macOS, che è scaricabile liberamente dall’App Store da chiunque sia in possesso di un Mac compatibile).

I programmi di installazione in formato immagine, invece, possono essere scaricati liberamente dal sito di Apple senza passare dall’App Store, indipendentemente dal fatto che possano girare o no sul Mac usato per scaricarli. Una volta completato lo scaricamento, basta fare doppio click sul file .dmg per montare il file immagine sul Desktop del Mac e aprire una cartella contenente un tipico pacchetto (package) di installazione di macOS (l’analogo per il Mac dei ben più noti pacchetti di installazione per Windows o per Linux). Nella figura qui sotto è mostrato quello relativo a El Capitan, che utilizza ancora la vecchia denominazione “Mac OS X”,

questo invece è relativo a Sierra.

Un doppio click sul file .pkg fa partire l’installatore vero e proprio, che verifica che il programma in questione possa essere eseguito sul Mac,

e poi esegue la procedura di installazione standard di un package per macOS,


alla fine della quale troveremo in Applicazioni il programma vero e proprio di installazione di macOS, nella forma di una normale applicazione per il Mac, proprio come nel caso precedente.

Aggiornare o partire da zero?

In definitiva, qualunque sia il formato che decidiamo di scaricare, alla fine ritroveremo sempre in Applicazioni una applicazione per il Mac contenente il programma di installazione di macOS, e sarà questa che utilizzeremo per i passi successivi.

Se non si è già aperto automaticamente, possiamo fare doppio click sul programma di installazione presente in Applicazioni per aggiornare macOS alla versione desiderata, senza toccare le applicazioni e i documenti già presenti sul Mac.

Ma ci sono casi in cui si vuole ripartire da zero, ad esempio perché si è cambiato il disco di avvio del Mac, perché si è acquistato un Mac usato o perché, al contrario, si desidera vendere il Mac cancellando tutti i nostri dati e programmi dal sistema ma fornendo all’acquirente un computer con il sistema operativo preinstallato, utilizzabile sin dal primo momento. Oppure semplicemente perché abbiamo fatto dei pasticci e vogliamo ripartire da un sistema pulito.

Qualunque sia la ragione, per installare macOS da zero abbiamo davanti due alternative: la prima prevede di utilizzare macOS Recovery per installare l’ultima versione di macOS compatibile con il nostro modello di Mac, scaricandola eventualmente dalla rete.

L’altra alternativa richiede invece l’utilizzo di una chiavetta USB avviabile, sulla quale trasferire il programma di installazione di macOS scaricato. Una volta avviato il Mac dalla chiavetta USB si potrà installare macOS sul disco interno del Mac o eventualmente su un disco esterno collegato ad una porta USB3, Thunderbird o, per chi ce l’ha ancora, FireWire.

Creare una chiavetta USB avviabile

Utilizzare una chiavetta USB è molto più flessibile, perché a differenza di macOS Recovery ci permette di installare qualunque versione di macOS compatibile con il modello di Mac che stiamo utilizzando, senza nemmeno dover accedere alla rete o inserire i nostri dati personali per scaricare macOS. Avviare il Mac dalla chiavetta USB permette anche di cancellare preventivamente il disco rigido di avvio, partendo quindi da un sistema pulito. Altro aspetto a volte non trascurabile è che possiamo ripetere rapidamente l’intero processo di installazione su più Mac, senza dover attendere ogni volta lo scaricamento del programma di installazione.

Questa flessibilità ha un piccolo costo, perché richiede l’utilizzo del Terminale, ma basta seguire le istruzioni seguenti con un minimo di attenzione per non avere problemi.

Serve una chiavetta USB da almeno 8 GB (da almeno 16 GB per Catalina), vuota o contenente dei file che non servono più, perché nei passi successivi sarà cancellata completamente, senza troppe possibilità di recupero dei dati pre-esistenti. Per cui fate attenzione!, perché potreste perdere dei dati importanti.

Bisogna rinominare la chiavetta USB in modo che abbia un nome standard, che verrà usato in tutte le istruzioni successive. Il nome in sé non è importante, tanto sarà modificato nel corso del trasferimento del programma di installazione di macOS sulla chiavetta, ma usarne uno standard semplifica la scrittura dei comandi da Terminale. Per cui chiamiamola “InstallazioneUSB”, senza spazi, e non pensiamoci più.

La chiavetta USB deve essere formattata in formato Mac OS esteso con Mappa partizione GUID, se non siamo sicuri che sia già nel formato giusto lanciamo Utility Disco (si trova in Applicazioni → Utility) e selezioniamo le stesse opzioni mostrate nella figura qui sotto. Anche il nome da dare alla chiavetta può essere inserito in questo momento.

Ogni volta che si usa Utility Disco, bisogna stare molto attenti a non formattare per sbaglio un altro disco collegato al Mac, ma basta guardare la dimensione del disco da formattare, ben visibile in un riquadro in alto a destra della finestra di Utility Disco, per non sbagliare.

A questo punto si può lanciare il Terminale di macOS (anche questo si trova in Applicazioni → Utility) ed eseguire createinstallmedia, un programma nascosto da Apple in tutte le versioni gratuite dei programmi di installazione di macOS distribuite tramite l’App Store, che permette di trasferire sulla chiavetta USB i file di installazione di macOS. Le opzioni necessarie per il corretto funzionamento di createinstallmedia variano leggermente a seconda della versione di macOS e qui sotto è riportato il comando completo da utilizzare per ciascuna versione di macOS che è possibile trasferire sulla chiavetta.

Catalina

$ sudo /Applications/Install\ macOS\ Catalina.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

Mojave

$ sudo /Applications/Install\ macOS\ Mojave.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

High Sierra

$ sudo /Applications/Install\ macOS\ High\ Sierra.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

Sierra

$ sudo /Applications/Install\ macOS\ Sierra.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB --applicationpath /Applications/Install\ macOS\ Sierra.app && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

El Capitan

$ sudo /Applications/Install\ OS\ X\ El\ Capitan.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB --applicationpath /Applications/Install\ OS\ X\ El\ Capitan.app && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

Yosemite

$ sudo /Applications/Install\ OS\ X\ Yosemite.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB --applicationpath /Applications/Install\ OS\ X\ Yosemite.app --nointeraction && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

Anche Mavericks può essere trasferito su una chiavetta USB con lo stesso metodo, sempre ammesso che si riesca a trovare da qualche parte il programma di installazione di questa versione del sistema operativo desktop di Apple.

$ sudo /Applications/Install\ OS\ X\ Mavericks.app/Contents/Resources/createinstallmedia --volume /Volumes/InstallazioneUSB --applicationpath /Applications/Install\ OS\ X\ Mavericks.app --nointeraction && osascript -e 'display notification "Trasferimento completato." with title "Terminale"'

Come sempre il simbolo $ indica il prompt del Terminale di macOS e non fa parte del comando.

I comandi elencati vanno eseguiti da un account di tipo Amministratore; se siete l’unico utente del Mac siete automaticamente un amministratore del sistema, altrimenti dovete fare login in un account di questo tipo e riprovare oppure dovete chiedere all’amministratore del vostro Mac di eseguirlo per voi. Subito dopo aver premuto Invio vi verrà chiesta la password di login del vostro account, seguita da una richiesta di conferma dell’operazione di trasferimento del programma di installazione di macOS sulla chiavetta USB.

Il trasferimento del programma di installazione di macOS sulla chiavetta USB dura parecchio, almeno cinque minuti e spesso molto di più, a seconda della velocità di scrittura della chiavetta USB. Nel frattempo potete tranquillamente fare altro: una volta concluso positivamente il processo di trasferimento, il Mac provvederà a notificarcelo direttamente sul Desktop e farà anche ricomparire il prompt del Terminale.

Chi preferisce un avviso sonoro può sostituire la seconda parte del comando, da osascript -e ... fino alla fine della linea, con say "Trasferimento completato". Assicuratevi di aver installato il supporto per le voci in italiano (tramite Preferenze di Sistema → Accessibilità → Voce oppure Preferenze di Sistema → Dettatura e voce → Testo da pronunciare, a seconda della versione di macOS presente sul Mac) altrimenti vi sembrerà di sentire Ollio, ma in ogni caso un avviso sonoro sembra qui più efficace di una notifica.

Per chi vuole uno strumento grafico

Il Terminale è un strumento potentissimo, ma tanti utenti del Mac vengono messi a disagio dalla sua interfaccia spartana a linea di comando, e hanno quasi paura di usarlo temendo di fare danni. In questo caso specifico è molto difficile, se si seguono attentamente le istruzioni è impossibile sbagliare. Ma visto che ci sono due buoni strumenti che permettono di trasferire un programma di installazione di macOS su una chiavetta USB tramite una interfaccia grafica, perché non segnalarli?

Tanto è facile, sono solo due, Install Disk Creator e DiskMaker X, entrambe gratuiti (la versione Pro di DiskMaker X serve solo a chi deve installare macOS su un gran numero di Mac diversi o si occupa di supporto tecnico). Ammetto di non averli mai usate perché con il Terminale faccio prima, ma sono entrambi degli strumenti noti e notoriamente affidabili, chi decidesse di usarli non avrà problemi. E nel caso, c’è sempre il Terminale…


  1. Per semplicità nel testo dell’articolo userò sempre il termine “macOS” anche per indicare le versioni che in origine si chiamavano OS X. 
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Buon Natale dal Terminale

C’è gente che con il Terminale sarebbe in grado di far volare un Boeing. Oppure che sa costruire un alberello di Natale pieno di lucine colorate, come questo.

Se lo volete anche voi, vi basta aprire il Terminale ed eseguire

$ curl https://raw.githubusercontent.com/sergiolepore/ChristBASHTree/master/tree-EN.sh | bash

oppure, se preferite la versione tradotta in italiano,

$ curl https://raw.githubusercontent.com/sabinomaggi/ChristBASHTree/master/tree-IT.sh | bash

(come sempre il $ rappresenta il prompt del terminale e non fa parte del comando).

Buon Natale!!!

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Come cambiare la data in macOS


Fonte: JustHourglasses.

“Ma stai scherzando? Perché ci vuoi propinare uno dei tuoi soliti lunghissimi articoli solo per insegnarci a cambiare la data in macOS? Non lo sai che basta essere collegati ad internet e il Mac fa tutto da solo?”

Data e ora in macOS

Avete ragione, macOS (così come qualunque sistema operativo moderno) è perfettamente in grado di gestire da solo la data e l’ora. Gli basta collegarsi ai server Apple sui quali gira il servizio NTP (Network Time Protocol) per sincronizzare l’orologio interno del Mac con l’ora ufficiale di uno degli orologi atomici sparsi nel mondo.

Però ci sono almeno due casi in cui dobbiamo impostare data (e ora) a mano.

Il primo si verifica quando vogliamo aggiornare o installare ex-novo macOS utilizzando un programma di installazione scaricato prima della data fatidica del 24 ottobre di quest’anno, data nella quale Apple ha aggiornato la firma digitale di tutte le versioni di mac OS distribuite attraverso l’App Store (cioè da Lion in poi).

Il secondo caso si presenta quando la batteria montata sulla scheda madre del Mac invecchia e non riesce più a conservare le impostazioni del sistema, fra cui proprio la data e l’ora. Non potendo più contare sulla batteria interna, ad ogni riavvio la data del Mac si resetta al primo gennaio del 1970, al 2000 o a qualche altro giorno ormai lontano nel tempo.1 Se proviamo ad aggiornare o ad installare macOS senza aver prima corretto la data, il Mac si può rifiutare categoricamente di procedere, con dei messaggi di errore così criptici da essere praticamente inutili, come questo di El Capitan,

o quest’altro di Sierra.

Le schermate di sopra sono state ottenute provando a installare macOS in Parallels. Con High Sierra e Mojave la data sbagliata non impedisce di completare il processo di installazione, ma non so dire se è una correzione inserita volutamente da Apple in queste versioni più recenti di macOS oppure è un effetto dell’emulatore.

Per impostare a mano la data possiamo usare due procedure diverse: una usa l’interfaccia grafica del Mac, l’altra ha bisogno del Terminale. Possiamo utilizzare la prima se abbiamo già macOS funzionante e vogliamo solo aggiornarlo, l’altra invece è necessaria quando dobbiamo installare macOS da zero, ad esempio perché macOS non riesce ad avviarsi (rarissimo, ma può succedere) o perché abbiamo cambiato il disco rigido del Mac.

Quando macOS è già installato

Se macOS è già installato sul Mac e vogliamo aggiornarlo utilizzando un programma di installazione scaricato prima del 24 ottobre — perché siamo pigri e non vogliamo scaricare di nuovo il programma di installazione di macOS oppure perché non troviamo più sull’App Store la versione di macOS che ci interessa — possiamo continuare a farlo con un trucco semplicissimo, che risale quasi alla notte dei tempi (informatici). Basta cambiare la data del Mac facendo in modo che sia precedente al 24 ottobre. Una volta concluso il processo di installazione potremo ripristinare senza problemi la data reale.

Un altro scenario possibile si presenta quando la batteria montata sulla scheda madre non riesce a conservare le impostazioni di data ed ora. In questo caso, per motivi che mi sfuggono, i server NTP non riescono a reimpostare automaticamente la data e l’ora corretta e bisogna per forza di cose fare a mano.

Qualunque sia la ragione, cambiare a mano la data del Mac dall’interfaccia grafica è facilissimo, come si vede nelle schermate seguenti.

Bisogna aprire le Preferenze di Sistema e fare doppio click sulle impostazioni di Data e Ora,


cliccare sull’icona del lucchetto per abilitare le modifiche e inserire nome utente e password (e no, le mie password non sono solo di quattro caratteri!),

deselezionare l’opzione che imposta automaticamente la data e l’ora e inserire nei campi sottostanti la data e l’ora desiderata, premendo il tasto Salva per confermare le modifiche,


e infine selezionare di nuovo l’opzione che imposta automaticamente la data e l’ora.

Se volete fare i fini potete anche impostare, al posto dei server NTP gestiti da Apple, uno dei server NTP ufficiali del nostro paese, ntp1.inrim.it, ntp2.inrim.it, time.inrim.it, premendo poi il tasto Invio per confermare la nuova impostazione,


e cliccando poi sull’icona del lucchetto per disabilitare ulteriori modifiche.

Quando dobbiamo partire da zero

Tutti i PC permettono di modificare la data e l’ora del sistema tramite il BIOS, senza aver bisogno di avviare il sistema operativo (i PC moderni, e anche il Mac, ormai usano l’EFI, Extensible Firmware Interface, ma il termine BIOS è rimasto scolpito nella memoria).

Anche i Mac con processore PowerPC potevano modificare data ed ora tramite l’Open Firmware, una specie di BIOS potenziato sviluppato da Sun e utilizzato da Apple per tutti i suoi Mac prima del passaggio ai processori Intel.

Sui Mac moderni, invece, l’unica possibilità per impostare a mano la data e l’ora senza utilizzare il sistema operativo è tramite la funzione di macOS Recovery, che normalmente viene richiamata premendo i tasti CMD (⌘) ed R all’avvio del Mac. Se sul disco rigido è già presente una partizione dedicata a macOS Recovery (normalmente invisibile ai normali strumenti di gestione dei file), l’utility verrà caricata da questa partizione, altrimenti il Mac provvederà a scaricare macOS Recovery da Internet e ad installarla sul disco di avvio del Mac.

Un’altra possibilità per accedere a macOS Recovery è quella di utilizzare una chiavetta USB avviabile che contiene un programma di installazione di macOS.

In tutti i casi, una volta avviato macOS Recovery e selezionata la lingua dell’interfaccia,

comparirà la schermata principale dell’utility di ripristino di macOS.

A questo punto bisogna selezionare il Terminale dal menu Utility,

e aspettare qualche secondo che compaia il Terminale al posto dell’interfaccia principale di macOS Recovery (si noti che, anche se abbiamo impostato l’italiano come lingua del sistema, il Terminale parla sempre e solo in inglese).

Per impostare la data e l’ora bisogna utilizzare il comando date seguito dalla data e dall’ora in un formato piuttosto astruso, MMDDhhmmYYYY, dove MM indica il mese (scritto sempre con due cifre, premettendo eventualmente lo zero), DD il giorno (sempre con due cifre), hh e mm l’ora e il minuto da impostare (c’è bisogno di dire che anche questi vanno scritti sempre con due cifre?) e infine YYYY indica l’anno. Qui sotto, ad esempio, ho impostato il mese di dicembre (12), il giorno 11, le ore 18 e 10 minuti e l’anno corrente (2019).

Se invece vogliamo impostare la data e l’ora del nostro Mac alle nove e trentacinque del mattino del quindici luglio 2018, dovremo scrivere nel Terminale

date 071509352018

Una volta impostata la data possiamo chiudere il Terminale e ritornare alla schermata principale di macOS Recovery, per proseguire l’installazione di macOS oppure riavviare il Mac senza installare nulla.

Conclusioni

Scrivere questo articolo è stato piuttosto noioso e questo fatto, insieme a svariati impegni lavorativi e familiari, ha contribuito ad allungare a dismisura i tempi di pubblicazione.

Ma anche se l’argomento trattato non è dei più interessanti, ho voluto pubblicarlo lo stesso perché la prima volta che non sono riuscito ad installare macOS a causa della data sbagliata ho dovuto faticare parecchio per capire cosa stesse succedendo. Se risparmierò questa fatica a qualche lettore del blog ne sarà valsa la pena.


  1. Il 1 gennaio 1970 è la data in cui è iniziato il tempo, almeno secondo UNIX. 
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Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: un anno dopo


Fonte: Alexander Schimmeck su Unsplash.

La firma digitale apposta da Apple sui programmi di installazione di tutte le versioni di macOS distribuite digitalmente (cioè da Lion in poi) è scaduta il 24 ottobre scorso. Di conseguenza, se oggi si prova ad installare macOS utilizzando un programma di installazione scaricato prima del 24 ottobre, l’installazione si blocca con un messaggio di errore che invita a scaricare di nuovo il programma di installazione dall’App Store.

Una lista aggiornata di link

Questo piccola seccatura ha permesso di compilare una nuova lista di link perfettamente funzionanti all’App Store, da cui scaricare tutti gli ultimi programmi di installazione di macOS, da Yosemite fino a Catalina.1 Questa lista aggiorna e sostituisce le informazioni contenute nei due articoli dello scorso anno dedicati allo stesso argomento (Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: da High Sierra a El Capitan e da Yosemite a Lion) e ora contiene anche i link alle pagine di supporto Apple dedicate a ciascuna versione di macOS.

Quando non indicato esplicitamente il programma di installazione è una normale applicazione macOS. Per Yosemite, El Capitan e Sierra è disponibile anche una versione alternativa in formato .dmg (per Yosemite esiste solo quest’ultima versione), che deve essere montata sul Desktop prima di eseguire l’applicazione contenuta al suo interno.

In questa lista manca Mavericks (OS X 10.9), che è stata la prima versione totalmente gratuita di macOS, così come mancano Mountain Lion (OS X 10.8) e Lion (Mac OS X 10.7), che erano ancora a pagamento ma venivano forniti gratuitamente a chi acquistava un nuovo Mac.

In fondo non è un grosso problema, Mavericks può essere sostituito tranquillamente da Yosemite e o meglio ancora da El Capitan (tutti i Mac che supportano Mavericks sono compatibili con queste due versioni di OS X), mentre Mountain Lion può essere ancora acquistato dal sito di Apple a 21.99 euro. Su Lion meglio stendere un velo pietoso, e comunque quasi tutti i Mac prodotti negli ultimi 10-12 anni su cui gira Lion possono tranquillamente utilizzare Mountain Lion che, come indica il nome, è una versione corretta e ottimizzata di Lion (le eccezioni sono pochissime, come si può leggere nei commenti qui sotto).

A patto che…

Si tenga presente che, per riuscire a scaricare questi programmi di installazione, bisogna soddisfare tre condizioni piuttosto stringenti:
– aver già scaricato la versione prescelta di macOS a suo tempo, quando era disponibile sull’App Store;
– utilizzare un Mac compatibile con la versione di macOS desiderata (quindi non si può utilizzare un vecchio Mac su cui gira al massimo El Capitan per scaricare Sierra o versioni successive di macOS);
– non utilizzare un Mac su cui gira una versione di macOS di due generazioni più recente di quella desiderata (quindi da Mojave si può scaricare High Sierra ma non Sierra o versioni precedenti, mentre chi usa High Sierra può scaricare Sierra ma non El Capitan).

Ci dovrebbe comunque essere una eccezione a queste tre regole, che riguarda l’ultima versione di macOS presente sull’App Store compatibile con il nostro Mac. In pratica, se il Mac è abbastanza recente, Apple ci offrirà sempre di installare l’ultima versione di macOS (in questo momento Catalina), altrimenti ci permetterà di installare l’ultima versione di macOS supportata dal Mac, anche se non l’abbiamo mai scaricata dall’App Store (e quindi non soddisfiamo la prima condizione).

Non ho potuto provare questa ipotesi però mi sembra più che ragionevole, soprattutto alla luce della ben nota propensione di Apple a farci tenere sempre aggiornato il sistema operativo del Mac (e non per ragioni di obsolescenza programmata, come pensano in tanti, ma solo perché così si riduce il numero di configurazioni da supportare).

macOS Recovery

A partire dal solito Lion, tutti i computer Macintosh dispongono della funzione di macOS Recovery, che permette di ripristinare il sistema operativo tramite internet ed è utilissima per correggere eventuali errori di avvio del Mac oppure quando si vuole cancellare il disco rigido prima di vendere o cedere il Mac.

Ma macOS Recovery può essere utilizzata anche per (re)installare alcune versioni di macOS, scaricandole se serve direttamente dalla rete. In particolare, macOS Recovery ci permette sempre di reinstallare la versione di macOS installata originariamente sul Mac,2 oppure l’ultima versione compatibile con il nostro modello di Mac.

Chi è interessato può trovare i dettagli in Come utilizzare macOS Recovery per reinstallare il sistema operativo del Mac.

Quando tutto manca

A volte non è possibile scaricare di nuovo uno dei programmi di installazione di macOS. Magari perché il Mac che state usando non soddisfa la seconda o la terza condizione di sopra. Oppure perché avete già preparato una chiavetta USB con il programma di installazione e non avete voglia di rifare tutto da zero. Oppure perché avete un piano a consumo e non volete sprecare parecchi GB inutilmente.

Quele che sia il motivo, c’è un trucco che vi permetterà di continuare ad utilizzare un programma di installazione di macOS già scaricato, anche ora che siamo ben oltre la data fatidica del 24 ottobre.

Il trucco in verità è vecchissimo, lo si usava tanti anni fa per continuare ad utilizzare le versioni di prova a tempo di certi programmi, soprattutto i giochi: basta cambiare la data del Mac su cui volete eseguire il programma di installazione di macOS, facendo in modo che sia precedente al 24 ottobre. Una volta conclusa l’installazione si potrà ripristinare tranquillamente la data reale.
Questo trucco l’ho provato e funziona perfettamente (proprio perché avevo una chiavetta già pronta a mi seccava rifare tutto da capo).

Il vero problema in questo caso è cambiare la data del Mac prima di installare macOS. Ma questo sarà argomento del prossimo articolo.

Un altro problema si presenta una volta finito di scaricare il programma di installazione della versione di macOS desiderata. Se vogliamo solo aggiornare macOS ci basta eseguirlo (eventualmente dopo aver fatto doppio click sul file .dmg per montarlo sul Desktop). Se invece vogliamo installare macOS da zero, dobbiamo creare una chiavetta USB avviabile dalla quale eseguire il programma di installazione stesso. Come si fa sarà argomento di un articolo successivo.

18/12/2019: Questo articolo è stato modificato più volte aggiungendo nuove informazioni o cercando di rendere più chiare quelle già presenti. La versione attuale dovrebbe essere finalmente quella definitiva.


  1. Per semplicità nel testo dell’articolo userò sempre il termine “macOS” anche per indicare le versioni che in origine si chiamavano OS X o Mac OS X. 
  2. Oppure Lion per i Mac più vecchi, sui quali era installato originariamente Snow Leopard o Leopard. 
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Fastweb, la fibra che non va

È già un mese che a casa ho la fibra ottica di Fastweb. La fase di configurazione iniziale del router mi ha dato qualche grattacapo, ma questo è niente rispetto a quello che è successo dopo. Basti dire che in un mese il servizio ha funzionato più o meno solo al 75%, con lunghissimi periodi in cui la connessione alla rete era totalmente assente. Come se in casa uno dovesse stare al buio un giorno su quattro.

Me ne sono accorto quando sono stato a riposo a casa per una intera settimana a causa di un forte mal di schiena. Quasi ogni giorno la connessione cadeva in modo apparentemente casuale, con una preferenza per il primo pomeriggio (come se dovesse fare il riposino dopo pranzo), e rimaneva assente per ore ed ore, spesso fino al giorno dopo. Il LED rosso del router, ora fisso (nessun collegamento alla centrale), ora lampeggiante (in attesa di collegamento alla centrale), era diventato un vero e proprio ospite indesiderato, più sgradevole di Richard Stallman.

Le segnalazioni all’Help Desk di Fastweb tramite Twitter non sono servite a niente, ci sono voluti dieci giorni per ottenere l’intervento di un tecnico, e naturalmente quel giorno tutto funzionava alla perfezione. Nemmeno il tecnico (gentilissimo) sapeva che dire, ha dovuto aspettare una buona mezz’ora prima di riuscire a parlare con la centrale di assistenza e alla fine tutto quello che hanno saputo dirgli è stato più o meno che “i problemi alla mia linea erano dovuti ad una operazione di manutenzione effettuata su un tronco della rete che non era stata seguita dall’opportuno reset dei parametri in centrale, ma che ormai il problema era stato risolto”.1

Problema risolto? Nemmeno per sogno perché anche ora, dopo più di quindici giorni dall’intervento del tecnico, il collegamento continua ogni tanto a mancare. Sabato scorso, ad esempio, non c’è stata linea dall’alba fino al primo pomeriggio. Non sono un fissato che sta sempre lì a controllare, me lo dice lo stesso router di Fastweb che può essere configurato in modo da verificare automaticamente la linea sei volte al giorno. La figura qui sotto mostra quello che è successo sabato (c’è anche un controllo manuale eseguito alle 13:46).

Il colmo è che a volte secondo il router vado a piena velocità mentre a me invece sembra di essere collegato con un vecchio modem a 56k, tanto lento da non riuscire nemmeno ad accedere alla pagina iniziale di SpeedTest.


Non sono certo l’unico a cui succedono queste cose, pare che tanti altri utenti passati alla fibra ottica abbiano esattamente i miei stessi problemi.

Il supporto tecnico di Fastweb è chiaramente sottodimensionato rispetto alle esigenze e non ce la fa a stare dietro a tutte le richieste. Le attese lunghissime per riuscire a parlare con la centrale di supporto tecnico non sono riservate solo al personale delle aziende terze che installano la fibra ma, da quanto ho visto, fanno parte dell’esperienza quotidiana dei dipendenti di Fastweb che effettuano gli interventi tecnici presso i clienti. Assistere a questa pantomima, con il telefono in vivavoce che manda la musichetta di attesa per decine e decine di minuti, dà l’idea di una azienda che dopo aver catturato il cliente lo lascia letteralmente allo sbando. E che, insieme ai clienti, lascia allo sbando il suo stesso personale, mandato in prima linea ad affrontare clienti spesso inferociti, senza avere nessuna colpa per le manchevolezze dell’azienda.

Con l’ADSL non ho mai avuto problemi (sia con Fastweb che con Infostrada, gli operatori di cui, a fasi alterne, sono stato cliente), probabilmente perché l’ADSL è una tecnologia matura che utilizza una rete preesistente e ben assestata e quindi non ha bisogno di grossi interventi di assistenza. La fibra è un’altra cosa, il cablaggio delle città è ancora in atto e pare che i due consorzi concorrenti, OpenFiber e FlashFiber (Fastweb fra l’altro è in entrambi), si facciano pure degli sciocchi dispetti reciproci.2

Chi ne fa le spese è l’utente finale che paga per un servizio di cui non può usufruire. Tornando all’esempio iniziale, come reagirebbe un cliente che non avesse corrente un giorno su quattro? O che dovesse andare a mangiare a ristorante due volte alla settimana non per il piacere di farlo ma solo perché a casa manca il gas? Il collegamento ad internet ormai è un servizio primario di cui non è più possibile fare a meno, proprio come l’elettricità o il gas, e le aziende che lo offrono dovrebbero garantire un livello di affidabilità non dico uguale ma almeno pallidamente somigliante a quello che ci aspettiamo dai gestori delle reti energetiche.

Ho chiesto espressamente di tornare all’ADSL ma pare che non sia più possibile.

Naturalmente mi sto guardando in giro.


  1. Lo so che sembra incredibile, mi limito solo a riportare quello che ho sentito io stesso. 
  2. Voci di corridoio non verificate affermano che non sono rari i casi in cui, scavando per posare nuove fibre, un consorzio danneggi o interrompa la rete dell’altro. 
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