Connettore vo cercando

Siamo ancora lontani dalla fine dell’anno ed è difficile assegnare già da oggi la palma di post più cretino del 2016. Ma Passare da Apple a Google di Elliot Jay Stocks finirà di sicuro molto in alto nella mia lista personale.

Ma perché il signor Stocks, ex direttore creativo (qualunque cosa significhi) di Adobe, ha deciso di fare il grande salto?

Perché Apple non innova più, perché ha perso la scintilla della creatività. E perché nel frattempo il software di Google, Android e le applicazioni correlate, è migliorato tanto da superare i corrispettivi di iOS.

Yawn. Sbadiglio.

Peggio, non solo Apple non innova, ma sbaglia a rimuovere il jack audio dai prossimi iPhone.

Questa l’ho già sentita. Secondo il signor “Azioni” e i suoi tanti predecessori, dal 1984 in poi Apple va sempre controcorrente e non fa altro che sbagliare.

Ricordate? Nel 1984 fece rumore la scelta di usare per il Macintosh i floppy disk da 3 pollici e mezzo invece di quelli da 5 pollici (e un quarto) dei concorrenti. Un gravissimo errore secondo tanti commentatori, tanto grave che dopo cinque o sei  anni nessuno usava più i floppy flosci da 5 pollici e un quarto.

Altro grave errore alla fine degli anni ’90, quando Apple decise di eliminare del tutto il lettore di floppy dai suoi primi iMac G3 e di inserire un unico connettore USB tuttofare al posto delle varie porte, parallela, seriale, ADB, e compagnia bella, ognuna con il suo cavetto specifico, le sue idiosincrasie, i suoi driver. I giornalisti delle varie riviste per PC si stracciavano le vesti, predicendo un futuro nerissimo per Apple. Il “floppy-disk non morirà mai”, dicevano. Infatti.

Più recentemente, perfino la semplice transizione dal connettore a 30 pin a quello Lightning sui dispositivi mobili — iPhone, iPad, iPod — è stata aspramente criticata. Dai commentatori, naturalmente. Ma mentre i giornalisti scrivevano, gli utenti riuscivano finalmente ad infilare un cavo senza doversi preoccupare di cercare il verso giusto.

È comunque il signor Stocks non sa che Apple arriverà tardi. Il jack audio non c’è già più sull’ultimo Motorola Moto Z, uno smartphone Android di alto livello che usa il connettore USB-C al posto del jack audio. Si può veramente credere che tutto ciò venga fatto solo per poter ridurre ulteriormente lo spessore dei dispositivi?

Due parole su Android. Secondo il signor Stocks, non solo Apple non innova e gli toglie pure il jack audio, ma intanto Android è diventato perfino migliore di iOS. Certo, anche per lui la frammentazione di Android non aiuta, Google ha appena presentato Android 7.0 ma la maggior parte degli utenti è ancora ferma alla versione 5 (e tanti perfino alla 4). 

Sarà anche vero che Android migliora, ma i suoi utenti non se ne possono accorgere. A meno di non buttare lo smartphone dell’anno scorso e comprarne uno nuovo. Ma solo il prossimo anno, quando qualcuno arriverà finalmente con Android 7 installato.

Però, scopertona!, ci sono i Nexus, che sono prodotti direttamente da Google e che quindi ricevono immediatamente gli aggiornamenti.
Vero. Peccato che i Nexus costituiscano una quota infima degli smartphone con Android e che vengano prodotti un anno da HTC, un altro da Samsung, poi da LG, Motorola, Huawei, Asus. Ottime aziende, non c’è che dire, ma sostenere che con i Nexus Google controlla sia il software che l’hardware dei suoi dispositivi, mentre cambia produttore ogni anno, mi sembra un po’ grossa.

Anche per il signor “Azioni”.

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Golf a rischio

È un periodaccio per la Volkswagen. Prima il dieselgate, lo scandalo delle emissioni truccate dei motori diesel, esploso un anno fa negli USA e che costerà all’azienda di Wolfsburg almeno 15 miliardi (!) di dollari di multe e rimborsi ai consumatori statunitensi (ma non a quelli europei, la Commissione Europea come al solito, forte con i deboli ma debolissima con i forti ha deciso di non perseguire la Volkswagen).

Poi la pubblicazione dell’esistenza di una falla nel sistema di accensione, che consente di mettere in moto da remoto le auto del gruppo costruite a partire dal 1995 anche se non si dispone del telecomando con chip RFID che in teoria dovrebbe proteggere l’auto dalle attenzioni dei malintenzionati.

Ora la scoperta di una grave vulnerabilità del sistema di sblocco della serratura. Un semplice congegno elettronico da 40 dollari, costruito utilizzando il diffusissimo micro-controller Arduino, permette di clonare il telecomando ed aprire a distanza la serratura delle Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, costruite negli ultimi quindici anni. Fanno circa 100 milioni di auto a rischio.

La Volkswager ha fatto di tutto per evitare che questi problemi venissero resi pubblici, arrivando persino a perseguire legalmente i ricercatori che hanno scoperto le falle nei sui sistemi di sicurezza. Meglio nascondere la testa sotto la sabbia che tutelare i clienti cercando di risolvere il problema.

Intanto i veri cattivi probabilmente usano già queste tecniche per rubare le auto di alto livello del gruppo. Oppure per rubare oggetti di valore senza lasciare tracce. Ci sono i video che lo dimostrano: la polizia non ci si raccapezza, le assicurazioni non pagano, i danneggiati vengono considerati dei truffatori in cerca di un finto risarcimento.

Soluzioni? Una sola, proposta dagli stessi ricercatori che hanno scoperto le falle di sicurezza: usare la serratura meccanica. Come facevo a fine anni settanta con la 500 (quella vera) di mia madre.

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Excel contro tutti

Excel è l’unico programma Microsoft che uso con continuità senza lamentarmi, anzi perfino con una certa soddisfazione. Essendo un utilizzatore critico (ma non ostile) dei prodotti Microsoft — oltre che un utente di lunga data dei sistemi operativi concorrenti OS X e Linux — direi che questo sia un grosso complimento per il programma.

Killer app

Nei primi anni ’80 il foglio elettronico (ricordate il VisiCalc?) è stato la prima killer app, il programma che ha fatto vendere montagne di Apple II, prima, e di PC IBM dopo, convincendo gli scettici che un computer poteva pur servire a qualcosa (oltre che a giocare o a scrivere i report in cucina mentre la moglie preparava la cena).

Non è stato un caso. A quei tempi (ma non è che oggi sia cambiato molto) tutte le altre applicazioni da ufficio non facevano altro che riprodurre con il computer quello che si era fatto per anni ed anni in modo analogico, basandosi sulla carta.

I software di videoscrittura rendevano più facile la scrittura — e soprattutto la correzione — di un documento rispetto alla macchina da scrivere, ma cercavano anche di rendere il più possibile uguale sullo schermo l’aspetto del foglio di carta. Perfino la tastiera del computer copiava pedissequamente la forma e la disposizione dei tasti di una macchina da scrivere!

Lo stesso per i software di presentazione, con i quali si stampava sui fogli di acetato per lavagna luminosa, i lucidi, invece che scriverci sopra a mano con i pennarelli indelebili (una cosa che mi piaceva tantissimo). O per le email; a parte la velocità, che differenza sostanziale c’è fra una email elettronica e una infilata nella buca delle lettere?

Il foglio elettronico, lo spreadsheet, è un’altra cosa: è qualcosa che non esisteva prima del ’79 e che solo il computer ha reso possibile.

Mattoncini Lego


Figura 1. Mattoncini Lego “classici”.

Il foglio elettronico è come una scatola di mattoncini Lego, si può usare per tantissimi compiti profondamente diversi. E come con i mattoncini Lego — quelli originali, non quelli troppo specifici degli ultimi anni — basta un po’ di fantasia per costruire qualunque cosa.

Excel

Ho iniziato ad usare i fogli elettronici ai tempi della tesi, a metà degli anni ’80. Prima il Lotus 123, poi Borland Quattro e infine, dopo alcuni anni, Excel. Dopo Excel non c’è stato niente di veramente nuovo.

Excel si può usare per troppe cose diverse per riuscire a elencarne tutte le funzioni più utili. Ogni utente avrà le sue preferenze, a seconda del modo in cui utilizza il programma: fare dei calcoli, gestire basi di dati, analizzare o visualizzare i dati.

Per quanto mi riguarda, le funzioni di Excel che considero fondamentali sono pochissime. Appena tre. Ma Excel le implementa in modo corretto, mentre i principali concorrenti — Numbers di Apple, Sheets di Google e Calc, il foglio elettronico di LibreOffice — hanno tutti qualche deficienza più o meno grave.

I fogli elettronici sono stati analizzati usando l’ultima versione disponibile al momento della scrittura di questo articolo: per Excel la versione 15.24 (160709), per Numbers la 3.6.2 (2577), per Calc la 5.1.4.2, mentre Sheets, un prodotto che gira solo online e viene aggiornato automaticamente da Google, manca di un numero di versione pubblico.

I primi tre fogli elettronici sono stati utilizzati in lingua italiana, perché questo è il modo d’uso prevalente fra i lettori oltre che un fattore fondamentale nell’analisi che segue. Solo Sheets è stato utilizzato in inglese, perché i risultati ottenuti non dipendono dalla lingua. Tutte le prove sono state eseguite sotto OS X El Capitan 10.11.6, scegliendo l’italiano come lingua principale. Anche le date e i numeri sono impostate nel sistema operativo con il formato italiano ma, per ragioni che saranno chiare fra poco, usano come separatore decimale il punto al posto della virgola.

1. Importazione di dati da file di testo

Per me è una funzione fondamentale. In genere parto da file di testo contenenti parecchie serie di dati in colonna, separate da virgole, spazi o tabulazioni (file CSV),1 e li importo in Excel per una veloce analisi preliminare (per quelle più dettagliate c’è R o Mathematica).

Si noti che questi file seguono le regole anglosassoni e usano sempre il punto come separatore decimale; la virgola utilizzata in Italia (e in almeno altri 65 Paesi) non va bene, perché può essere confusa con il separatore di colonna.2 Come già detto, anche OS X è configurato per usare come separatore decimale il punto invece della virgola.

Excel inghiotte tutto senza problemi. Basta scegliere durante l’importazione il separatore di colonna giusto ed Excel importa i dati senza errori. Se sbaglia, lo fa in genere a causa di qualche svista dell’utente.

Provate a fare lo stesso con Numbers: se le colonne sono separate da virgole o tabulazioni, tutto bene. Ma se i separatori sono gli spazi, i dati non vengono separati in colonne ed ogni riga di dati finisce in un’unica, grande cella (Figura 2). Purtroppo non ci sono nemmeno opzioni di configurazione: se il file rispetta i desideri di Numbers viene importato correttamente, altrimenti non c’è niente da fare.

Numbers: importazione di dati separati da spazi


Figura 2. Numbers: importazione di dati separati da spazi.

Sheets è come Numbers: tutto bene se si importano file in cui i separatori sono virgole o tabulazioni ma, se il separatore è lo spazio, i dati non vengono separati in colonne.

Calc, come Excel, permette di configurare le modalità di importazione. Ma sbaglia miserabilmente. Anche se l’anteprima in fase di importazione sembra corretta,3 il foglio elettronico risultante è completamente sballato, come si può vedere nelle Figure 3a e 3b. Anzi, l’importazione dei dati sembra quasi casuale: i numeri importati possono comparire nella stessa colonna a volte con il punto decimale, altre volte senza, nonostante abbiano tutti lo stesso formato nel file di partenza.

Calc: configurazione dell'importazione dei dati


Figura 3a. Calc: configurazione dell’importazione dei dati.

Calc: foglio elettronico risultante


Figura 3b. Calc: foglio elettronico risultante.

Si potrebbe obiettare che Calc è impostato per la lingua italiana ma che i dati sono formattati secondo le regole anglosassoni. Vero, ma anche per Excel o per Numbers è così, e nonostante ciò importano i dati correttamente (a parte la questione degli spazi in Numbers). E in ogni caso il formato dei numeri decimali è impostato a livello del sistema operativo, ma chiaramente Calc non ne tiene conto.

Infatti, se seleziono la lingua Inglese (USA) nella finestra di dialogo dell’importazione, Calc importa i file correttamente ma scrive tutti i numeri in formato italiano, con la virgola al posto del punto decimale (Figure 4a e 4b). Se vi sentite confusi non preoccupatevi, non siete gli unici.

Calc: selezione della lingua di importazione


Figura 4a. Calc: selezione della lingua di importazione.

Calc: foglio elettronico importato con la virgola al posto del punto decimale


Figura 4b. Calc: foglio elettronico importato, con la virgola al posto del punto decimale.

È evidente che la routine di importazione dei dati di Calc è gravemente bacata e si comporta in modo incomprensibile. La natura multipiattaforma di Calc in questo caso è negativa: il programma non rileva le impostazioni definite dall’utente a livello del sistema operativo, ma preferisce fare da se. E lo fa male.

2. Gestione di fogli elettronici di grosse dimensioni

Prendete un file di testo di 75 MB, contenente dati distribuiti su una trentina di colonne e su ben mezzo milione di righe (!), e fatelo aprire ad Excel. Sarà un po’ lento ma ce la farà (però non azzardatevi ad usarlo se il vostro Mac non è di ultima generazione).

Provate ad aprire lo stesso file con Numbers e, mentre aspettate, avrete il tempo di preparare il caffé. E comunque non vi servirà a niente, perché Numbers vi mostrerà solo le prime 65535 righe del file.

Con Sheets non vale nemmeno la pena provare, è ancora impossibile gestire una tale quantità di dati con uno strumento online. Anzi, sono testardo e alla fine ci ho provato: l’upload del file è veloce, ma poi Sheets si arrende informandomi che il file è “Too large to import. Remove rows or columns and try again.” (Troppo grande per essere importato. Rimuovi alcune righe o colonne e riprova).

Calc, infine, apre il file molto più lentamente di Excel ma senza darvi il tempo di preparare il caffé. Naturalmente i problemi di importazione descritti prima rimangono inalterati.

3. Riferimenti circolari

Questa è una funzione che apparentemente serve a pochi. Consiste nella possibilità di definire delle relazioni fra le celle senza seguire l’ordine normale di calcolo, da sinistra a destra e dall’alto al basso, ma un ordine qualsiasi. Tecnicamente queste definizioni non ordinate si chiamano riferimenti circolari.

Supponiamo di voler usare il foglio elettronico per elaborare il bilancio di una azienda che detrae dal fatturato, oltre alle spese ordinarie, anche le donazioni a qualche ente benefico. Supponiamo inoltre che l’entità delle donazioni sia proporzionale all’utile netto, cioè quello che rimane dopo le imposte. Ecco che si crea un riferimento circolare: non possiamo calcolare le donazioni se non conosciamo l’utile netto, ma l’utile netto dipende dall’entità delle detrazioni e quindi anche dall’importo donato.

Il concetto è mostrato nel foglio elettronico seguente, che contiene due esempi molto semplici di bilancio (Figura 5). Nella colonna B le donazioni sono una percentuale delle spese, definite nella riga precedente (quindi non ci sono riferimenti circolari), nella colonna C, invece, le donazioni dipendono dall’utile netto, che è calcolato alcune righe più sotto (e quindi è presente un riferimento circolare). Per chiarezza, le colonne E ed F contengono i dati e le formule usate per definire le celle delle colonne B e C.

Riferimenti circolari


Figura 5. Riferimenti circolari.

Al di là degli aspetti tecnici, quello che interessa qui è che Excel riesce ad eseguire il calcolo senza problemi. Molto utile è la possibilità di visualizzare con delle frecce la presenza e il verso delle relazioni fra le celle, mettendo chiaramente in evidenza la presenza dei riferimenti circolari. Bisogna però attivare l’uso del calcolo iterativo nelle preferenze del programma, altrimenti anche Excel da errore.

Numbers e Sheets invece non supportano i riferimenti circolari, come è facile verificare importando il foglio Excel contenente i riferimenti circolari in uno dei due programmi.

Calc funziona come Excel, ma anche qui bisogna attivare i riferimenti circolari nelle opzioni del programma. Anche Calc mostra con le frecce le relazioni fra le celle, ma i comandi per farlo sono sepolti nel menu Strumenti e sono molto meno accessibili che in Excel.

I riferimenti circolari sembrano una cosa campata in aria, ma in realtà aprono infinite possibilità all’uso di Excel (o di Calc) in ambiti avanzati (ma questo lo vedremo una prossima volta).

Non ci sono solo rose

Purtroppo Microsoft fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote agli utenti del Mac, e nell’ultima versione di Excel contenuta in Office 2016 ha reso più complicato importare i file di dati (ma non lo ha fatto nella versione corrispondente per Windows).

Fino ad Office 2011, infatti, era possibile importare in Excel qualunque tipo di file di testo, indipendentemente dalla sua estensione. Con Office 2016, invece, è possiile importare solo i file con determinate estensioni, fra cui .txt, .log e naturalmente .csv. Se un file finisce con .dat o .out non si può più importare, a meno di duplicarlo o di rinominarlo con una estensione compatibile.

Ma spesso è poco opportuno copiare o rinominare un file: ci possono essere conflitti con altri file, si può modificare qualcosa nel file originale dimenticando di eseguire la modifica anche nella copia, o dopo un po’ ci si può semplicemente dimenticare la ragione per aver creato due file uguali ma con nomi diversi.

Purtroppo non si può nemmeno imbrogliare Excel, utilizzando i collegamenti simbolici o gli alias tipici di OS X. L’unica opzione possibile è usare un hard-link, che crea una copia fittizia del file originale, che si aggiorna automaticamente se quest’ultimo viene modificato.

Non è di certo la soluzione ottimale ma funziona. Speriamo però che il problema sia solo temporaneo e che la Microsoft ci ripensi.

Conclusioni

Quando si tratta di fogli elettronici, il mio preferito da molti anni è Excel, non tanto perché ha moltissime funzioni (perfino troppe), ma perché fa bene quello che mi serve veramente.

L’unico concorrente significativo è Calc, il foglio elettronico di LibreOffice, che ha però grossi problemi nell’importazione dei file di dati.

Rispetto a questi due pesi massimi Numbers di Apple è un bel giocattolo, ottimo per realizzare fogli elettronici molto gradevoli dal punto di vista grafico, ma troppo limitato nelle funzioni, mentre Sheets di Google è interessante perché funziona in un qualunque browser, ma ha anch’esso funzionalità troppo ridotte per essere veramente utile.

Perché Excel e non Calc, allora? Calc, a parte i problemi di importazione, è senza dubbio un ottimo programma, ma in passato a sofferto di troppi problemi di compatibilità con i file .xls, che hanno impedito a tanti utenti, me compreso, di usare il programma (e poi non mi piaceva il modo in cui realizzava i grafici). Inoltre, dopo tanti anni di uso pesante, sono troppo abituato all’interfaccia di Excel per avere voglia di cambiare. A meno di non trovare qualche ragione significativa per farlo. Mai dire mai.


  1. Un file CSV (Comma Separated Values) a rigore è un file di testo strutturato, contenente una tabella di dati. Ogni riga della tabella (record) è suddivisa in uno o più campi, separati da una virgola (da cui il nome). I campi corrispondenti delle diverse righe della tabella si organizzano in colonne, ciascuna con un formato (testo o numero) omogeneo. Per estensione, il termine file CSV è ormai passato ad indicare un qualunque file di testo strutturato, indipendentemente dal carattere usato per separate i campi (o le colonne), che quindi può essere indifferentemente la virgola, lo spazio, la tabulazione (o anche caratteri meno comuni, come il punto e virgola o i due punti). 
  2. La maggior parte delle considerazioni riportate non cambia usando numeri formattati con le specifiche dell’italiano. 
  3. In realtà non lo è: è vero che la finestra di dialogo di importazione separa correttamente le colonne, ma è altrettanto vero che tutti i numeri sono in effetti mostrati come stringhe, come è evidente guardando il modo in cui sono allineati (a sinistra) nelle singole celle. 
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La mela di cuori

Dei tanti motivi per cui sarebbe bene supportare su Kickstarter il progetto Cuore di Mela ne ha già scritto benissimo Lux (aka Loox, aka Lucio Bragagnolo) sul suo blog, ieri.

Io mi limiterò a fare due conti in croce su un tovagliolino di carta (anche se scrivere su un tovagliolino è maledettamente difficile).

Quanti siamo in Italia? Più o meno 60 milioni. Tolti i bambini troppo piccoli e i vecchi troppo vecchi diciamo che siamo 50 milioni. Di questi quanti usano un dispositivo Apple, un milione, due milioni, cinque milioni? Mi tengo basso, facciamo due milioni. Se solo l’uno per mille degli italiani che usano Mac, iPhone, iPad, iPod, iWatch, iTV decidesse di sottoscrivere il progetto Cuore di Mela su Kickstarter per imparare ad usare meglio il proprio iCoso, farebbero 2.000 persone. Ad una media di 10 euro ciascuno, sono 20.000 euro.

È quello che mi sarei aspettato appena letto del progetto. Anzi, ero certo al 100% che fosse solo un obiettivo minimo, destinato ad essere superato di corsa e di tanto.

In fondo i 20-25 euro che costerebbe il libro in versione elettronica sono meno di quanto costa una custodia per l’iPhone. O due pizze e birre a cena.

In fondo su Kickstarter ci sono progetti che ricevono dieci volte la quota richiesta e sono carini ma niente di più.1 Su Kickstarter hanno dato 55.000 dollari per preparare un’insalata, 700.000 dollari per una macchina da caffé e 300.000 dollari per un aggeggio che dovrebbe far sognare. E ben 13 milioni di dollari (con obiettivo ad appena 50.000) per un frigorifero da picnic con batteria incorporata!

Perché questo progetto non ha ancora raccolto non dico cifre analoghe, ma almeno quanto era plausibile?

Forse perché nessuno legge più i libri? Forse perché l’idea è troppo intelligente e innovativa? Forse perché il mercato italiano è troppo piccolo e bisogna spaziare a livello mondiale?

O magari perché non vi piace la canzoncina che presenta il progetto (detto fra noi, non piace nemmeno a me) e preferite la versione originale cantata dai Ricchi e Poveri? O perché pensate che il progetto sia solo la continuazione di una vecchia indagine del Tenente Sheridan?

O invece — ed è quello di cui sono convinto — perché in Italia si tende sempre a procrastinare, a rimandare le scadenze per ridursi sempre all’ultimo minuto? Beh, ci siamo, il tempo sta finendo, la scadenza è vicina, anzi vicinissima.

E allora forza, andate su Kickstarter e supportate Cuore di Mela. L’obiettivo minimo è vicino ma vogliamo arrivare solo a quello o puntare ben più in alto? Secondo me lo merita.

P.S. Non ho mai visto Accomazzi, non ci ho mai parlato né ho mai scambiato delle email con lui. Però ho letto un paio di suoi libri e gli articoli su Macworld o in rete. Scrive bene, accidenti se scrive bene.


  1. Ci sono da anni apparecchi che costano lo stesso e raffreddano intere stanze, non la sola scrivania. Ma sono molto meno cool
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Cuore di Mela: il libro al tempo di internet

Segnalo questo due ottimi post (ma non è una novità!) su QuickLoox e Quinta di Copertina, dedicati a Cuore di Mela, il libro definitivo sui sistemi Apple, da macOS a watchOS, passando per iOS e tvOS.

Cuore di Mela è un tentativo originale di ridisegnare il libro al tempi di internet, un mix di volume cartaceo, ebook, sito web, interazione con i lettori. Un tentativo da non trascurare, anzi da appoggiare senza riserve. Se sarà possibile cercherò anch’io a contribuire all’iniziativa, scrivendo qualcosa sulle poche cose che so su questo mondo. Ma non vi spaventate, sarà bello lo stesso!

Per avere tutto questo, però, non si può più perdere tempo: andate su Kickstarter e date il vostro contributo, anche di un solo euro, all’iniziativa. Sono sicuro che non ve ne pentirete.

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