Mac OS X, vent’anni e non sentirli

Ricordo ancora benissimo lo stupore che provai la prima volta che vidi Mac OS X in un negozio di Torino. Era il 2003, era appena uscito Jaguar (la prima versione davvero usabile di Mac OS X), e l’interfaccia grafica del Mac che vedevo nella vetrina del negozio era davvero stupefacente. Anche i computer erano belli, in particolare l’iMac G4 e l’iBook G3 bianco, ma quello che li rendeva davvero straordinari era il fatto che accoppiassero così bene la potenza del motore Unix ad una interfaccia grafica da urlo.

All’epoca usavo solo Linux, alcuni anni prima mi ero interstardito a dimostrare che si poteva usare un sistema operativo basato su Unix per il lavoro di tutti i giorni e c’ero riuscito benissimo. Office l’avevo sostituito con Open Office, per navigare usavo Mozilla (il browser derivato da Netscape che poi diventerà Firefox), per la posta c’era Thunderbird (che uso ancora oggi), e per il lavoro vero e proprio avevo una scelta più che abbondante di software open source adatti alle mie necessità.

Da un giorno all’altro decisi di cambiare di nuovo e di tornare al Mac, che avevo abbandonato durante tutta la crisi degli anni ’90, e non me ne sono mai pentito. Da allora ho avuto l’iBook G3 e G4, il primissimo iMac G5, il PowerBook G4 Titanium, vari iMac e MacBook Intel, ma il fascino di quella prima vetrina non lo dimenticherò mai.

Oggi sono esattamente vent’anni dalla presentazione di Mac OS X 10.0, Cheetah (ovvero Ghepardo), il sistema operativo che, dopo la presentazione del Macintosh nel 1984, avrebbe rivoluzionato per la seconda volta il modo in cui interagiamo con il computer. In vent’anni Mac OS X ne ha fatta di strada e, da sistema operativo di nicchia per pochi utenti un po’ fissati, è diventato un vero e proprio ecosistema con il quale si può usare indifferentemente (o quasi) il computer, il tablet, il telefono, il tablet e persino l’orologio. Ora siamo all’inizio di una nuova rivoluzione che renderà ancora più integrati i vari elementi di questo ecosistema, e sarà bello viverla in diretta.

Ma intanto, grazie Apple per questi bellissimi vent’anni!

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All’inseguimento della stampante perduta: scansionare al contrario

Nei due lunghissimi articoli dedicati alla scelta di una nuova stampante (qui trovate la prima parte e la seconda parte), ho raccontato di come sia difficile trovare oggi una stampante multifunzione che supporti la scansione automatica fronte/retro dei documenti.

Per la maggior parte degli utenti questo è un problema minore: scansionare dei documenti non è una cosa che si fa tutti i giorni e, quando serve, ci sono un gran numero di app per smartphone che fanno un lavoro più che dignitoso. Ma per me la scansione dei documenti continua ad essere un’attività abituale e non ero disposto a rinunciare ad uno scanner di qualità.

A un certo punto della ricerca, però, non riuscendo a trovare niente che facesse al caso mio, avevo pensato di aggirare il problema, acquistando una delle tante stampanti decenti con funzioni basilari di scansione insieme ad uno scanner overhead.

Gli scanner overhead sono delle vere e proprie macchine fotografiche montate su un treppiede rigido che, ad ogni scansione, fotografano tutto il foglio invece di trascinare il sensore di acquisizione lungo la pagina, come fanno gli scanner tradizionali. Gli scanner overhead sono quindi degli strumenti velocissimi, particolarmente adatti a scansionare grossi libri e riviste. I modelli più avanzati riescono a fotografare un intero foglio A3, acquisendo quindi due pagine di un libro (o di tante riviste), in un colpo solo. Il software di acquisizione provvede poi a ridurre le distorsioni ad onda, inevitabili quando si scansionano grossi volumi o documenti rilegati, magari aiutato da un leggio apposito. Alcuni scanner sono perfino in grado di rimuovere automaticamente l’immagine delle dita o di effettuare la scansione ogni volta che si gira la pagina.

Fino a pochi anni fa questi scanner avevano un costo fuori dalla portata degli utenti non professionali, oggi sono disponibili dei modelli interessanti a prezzi molto più accessibili, come l’IRIScan Desk 5 e l’IRIScan Desk 5 Pro, che costano rispettivamente 189 e 289 euro ma sono compatibili solo con Windows, e il Fujitsu ScanSnap SV600 da 600 euro, che supporta anche macOS e ha tutte le funzioni avanzate a cui accennavo prima.

Su Amazon si trovano anche decine e decine di modelli cinesi tutti più o meno uguali e quasi tutti compatibili solo con Windows. Fra tutti, svettano i prodotti di CZUR, come il CZUR ET16 Plus o i più recenti CZUR ET18 Pro e CZUR Aura, che sembrano avere una marcia in più (e che supportano tranquillamente anche macOS).

È un vero peccato che IRIScan Desk 5 (Pro) non possa essere usato anche con macOS, mi sarebbe davvero piaciuto provarlo anche dopo aver trovato la stampante che fa per me. Il fatto che possa servire anche come strumento di presentazione a distanza lo rende ancora più interessante, in particolare nella situazione che stiamo vivendo da un anno a questa parte. Il Fujitsu ScanSnap SV600 sarebbe invece lo strumento ideale per scansionare la mia collezione di libri e di vecchie riviste, peccato che il prezzo di acquisto lo renda poco giustificabile per una applicazione hobbistica come questa. Un buon compromesso potrebbe essere il CZUR Aura (o magari anche il CZUR ET18 Pro), ma prima di fare il salto sarebbe meglio verificare che i modelli di questa marca funzionino davvero bene come dicono.



Fonte: DIY Book Scanner.

Un aspetto particolarmente interessante degli scanner overhead è che hanno messo in moto un movimento di maker che se li fa in casa, mettendo insieme componenti di uso comune con pezzi stampati in 3D e facendo spesso gestire il tutto dagli onnipresenti Raspberry Pi e Arduino. Alcuni progetti sono davvero geniali e molto elaborati (come questo e questo), ma ci sono anche progetti più semplici, come questo, questo e questo. Ovviamente serve anche il supporto di un buon software di post-elaborazione come ScanTailor o unpaper. Insomma, chi vuole divertirsi a realizzare uno scanner in casa ha parecchio pane per i suoi denti.


Fonte: DIY Book Scanner.


Prima di finire, due parole su un altro tipo di scanner potenzialmente adatto a scansionare libri e riviste. È l’IRIScan Book 5, che questa volta supporta non solo Windows e macOS ma anche iOS e Android. Un bel gadget ma, a giudicare da questa prova, ben poco pratico se si ha bisogno di scansionare più di qualche foglio. Il software di gestione dello scanner potrà anche riuscire ad aggiustare un po’ le cose, raddrizzando le pagine storte o sistemando i colori, ma temo che sia un lavoro lungo e con risultati non sempre impeccabili. Tutto sommato i risultati non sembrano migliori di quelli prodotti da una buona app per smartphone. E allora qual’è il senso di un oggetto come questo?

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All’inseguimento della stampante perduta: come scegliere la stampante


La prima stampante laser commerciale Xerox 9700, prodotta a partire dal 1977.

La prima parte di questa storia racconta come HP sia ormai riuscita a bloccare da remoto le sue stampanti che usano cartucce non originali.

In questa seconda parte voglio invece affrontare il problema, non facile!, della scelta di una nuova stampante adeguata alle necessità di casa mia, che sono più o meno le stesse di un piccolo ufficio.

La scelta si è basata sulla valutazione delle caratteristiche dei principali modelli presenti in questo momento sul mercato e non su prove pratiche di uso. In teoria questo è un grosso punto debole ma, come vedrete, tutte le stampanti considerate presentano delle caratteristiche positive o negative così marcate da rendere abbastanza facile includerle (o no) in una eventuale lista della spesa. Spero quindi che, nonostante le sue pecche, la lista che segue possa essere utile come piccola guida all’acquisto per chi ha esigenze simili alle mie.

Nella scelta non ho preso in considerazione le stampanti fotografiche, non perché le consideri di qualità inferiore (anzi), ma solo perché non essendo appassionato di fotografia o di grafica non sono in grado di valutarne la qualità. Nei pochissimi casi in cui ho bisogno di stampare delle fotografie preferisco rivolgermi ad un servizio esterno che, per il mio profilo d’uso, è molto più pratico e conveniente di una stampante dedicata.

Laser, LED o getto d’inchiostro?

La decisione più importante da prendere quando si acquista una stampante è scegliere fra la tecnologia laser o quella a getto di inchiostro. Fino a qualche anno fa non ci sarebbe stata partita: le laser era pesanti, ingombranti e servivano prevalentemente a stampare in bianco e nero, la stampa laser a colori era così costosa da essere fuori dalla portata di un utente normale.

Oggi le cose sono cambiate, la tecnologia di stampa a LED sta sostituendo rapidamente quella laser perché, riducendo le parti in movimento, permette di diminuire i costi di produzione e di aumentare l’affidabilità. Se si esclude la tecnologia di stampa, però, le moderne stampanti LED assomigliano moltissimo alle stampanti laser tradizionali e non a caso continuano spesso ad essere chiamate “laser” o anche “LED laser”.

Le stampanti LED a colori per piccoli uffici hanno ormai prezzi comparabili a quelli delle stampanti a getto di inchiostro di caratteristiche equivalenti e anzi, dopo la mia piccola indagine di mercato, ho la netta impressione che il mercato si stia orientando in quella direzione.

La stampante più interessante è secondo me la Brother MFCL3770CDW che, a fronte di un prezzo ai limiti del mio budget, dispone di tutte ma proprio tutte le caratteristiche (per me) desiderabili. È vero, le cartucce originali costano care (circa 85 euro l’una per quelle ad alta capacità da 3.000 pagine), ma è anche vero che c’è ampia possibilità di acquistare cartucce di terze parti a prezzi decisamente più abbordabili, circa 60-80 euro per un set completo di 4 (a volte anche 5) cartucce ad alta capacità. Nel mio caso particolare un anno di stampa con le cartucce di terze parti verrebbe a costare meno di 80 euro, e non più di 150 euro all’anno se consideriamo anche l’ammortamento della stampante (su 5 anni), praticamente lo stesso di quanto mi costerebbe annualmente il solo servizio HP Instant Ink di cui ho parlato alla fine della prima parte.

Ma fra tutti i modelli laser o LED che ho visto, quello che mi ha colpito di più è stata la HP Color LaserJet Pro MFP M479fnw (ma non sarebbe meglio dare a questi prodotti dei nomi più comprensibili?). Non perché abbia caratteristiche particolarmente interessanti, ma perché viene descritta su Amazon come una stampante con fronte/retro automatico sia in stampa che in scansione, mentre tanti acquirenti sostengono che in realtà il fronte/retro è solo manuale (in pratica si stampano o si scansionano prima tutte le pagine dispari, si girano i fogli e si ripete il processo per le pagine pari, a far così sono buoni tutti). La pagina della stampante sul sito di HP conferma che in effetti il fronte/retro automatico non c’è. Ora, tutti possono sbagliare, ma è mai possibile che fra Amazon e HP non ci sia un cane che, dopo un anno di critiche negative (e di restituzioni), si sia dato la pena di correggere la descrizione della stampante? E, per quanto riguarda la sola HP, si fa un buon servizio agli utenti producendo 4 modelli di stampanti con lo stesso nome ma con sigle identificative e funzioni solo leggermente diverse?

Toner questo sconosciuto

Alla fine però ho deciso di non acquistare una stampante laser o a LED. Il prezzo più alto sarebbe stato compensato dalle funzioni disponibili e dalla maggiore velocità di stampa, ma ho avuto delle remore a metterne una in casa a causa del toner, quella polvere finissima che, dopo essere stata attratta sulla carta dal laser o dai LED attraverso un processo elettrostatico, viene fusa sul foglio e forma il testo e le immagini stampate.

Le particelle di toner sono relativamente grandi, più o meno dai 5 micrometri in su, e quindi possono essere filtrare in modo relativamente efficiente tramite degli appositi filtri da applicare sulla stampante. Il vero problema è che, assieme a loro, viene emesso anche del particolato di dimensioni molto minori (fino a 0.1 micrometri), nei confronti del quale i filtri sono ben poco efficaci.

Purtroppo gli studi scientifici recenti che ho consultato non chiariscono se la maggiore attenzione degli ultimi anni per i temi dell’ambiente e della salute abbia portato i produttori a risolvere (o perlomeno ad attenuare) il problema delle emissioni di polveri e particolato e quindi, almeno per questa volta, ho deciso di soprassedere. Per chi avesse una stampante laser (o a LED) in casa o in ufficio resta quindi sempre valido il consiglio di aereare spesso l’ambiente, in modo da disperdere le eventuali emissioni.

Stampanti a getto di inchiostro

Una volta deciso di non acquistare una stampante laser o a LED, l’unica alternativa rimasta era la classica stampante a getto di inchiostro.1 Quando si acquista una stampante multifunzione a getto di inchiostro bisogna tenere ben presente che:

  • La stampa fronte/retro ormai è comunissima, probabilmente anche per ragioni ecologiche. Al contrario la scansione fronte/retro è diventata una specie di araba fenice, quasi impossibile da trovare sulle stampanti di fascia media. Sarà perché la maggior parte degli utenti preferisce usare una delle decine di app disponibili per iOS o Android (che in effetti fanno un ottimo lavoro). Io però continuo a pensare che uno scanner tradizionale sia molto più pratico, soprattutto quando si devono scannerizzare tante pagine. È vero però che sono abituato bene, dato che per il lavoro che faccio ho sempre avuto a disposizione degli scanner di qualità.
  • Quando si acquista una stampante bisogna stare molto attenti al costo delle cartucce di inchiostro (l’ho già detto nella puntata precedente, ma ripetersi non fa male), non solo di quelle originali ma anche di quelle di terze parti (quest’ultime a volte hanno prezzi paragonabili a quelli delle cartucce originali). Il costo dell’inchiostro è la variabile che incide di più quando si considera il costo totale di utilizzo di una stampante. Acquistare una stampante economica (e quindi anche poco performante) e ritrovarsi poi fra le mani una ciofeca per la quale però bisogna spendere 50-100 euro ad ogni cambio di cartucce di inchiostro non ha molto senso. Molto meglio orientarsi verso un modello più costoso ma che utilizza le ricariche di inchiostro al posto delle cartucce (come i modelli Eco Tank di Epson), che sono molto più economiche e permettono di stampare un numero enorme di pagine. Il costo iniziale sarà maggiore, è vero, ma si avrà a disposizione una stampante più veloce e con funzioni più avanzate, che alla lunga risulterà essere anche molto più conveniente.

Il panorama (un po’ triste) delle stampanti a getto di inchiostro

E allora vediamo cosa offre il mercato in questo momento. Purtroppo la penuria di componenti elettronici degli ultimi mesi, dovuta sia agli effetti della pandemia da COVID-19 che alla guerra commerciale fra USA e Cina, sta mettendo in ginocchio l’industria dell’elettronica (e anche quella dell’auto, che ormai dipende moltissimo dalla strumentazione elettronica di controllo). Trovare un notebook è difficile, e i pochi che si trovano costano cifre impensabili fino a pochi mesi fa. Trovare una scheda video è ancora più difficile, complice l’uso abnorme che se ne fa per minare i Bitcoin, una attività sempre più diffusa e che ha portato di recente ad un aumento esponenziale del valore della moneta virtuale. Ma anche le stampanti se la passano male e stanno diventando sempre più rare (e costose), infatti non è raro scoprire che i modelli più interessanti sono esauriti sui principali store online.

A differenza del mercato delle stampanti multifunzione laser o a LED, suddiviso in un un buon numero di produttori diversi, quello delle stampanti a getto d’inchiostro multifunzione è dominato da tre soli produttori, HP, Epson e Canon.

HP

HP produce un numero enorme di stampanti multifunzione semi-professionali e se ne trovano moltissime nella fascia di prezzo che ci interessa, più o meno fra i 150 e i 500 euro. Se non fosse per la questione delle cartucce bloccate è probabile che non avrei dubbi a scegliere ancora una HP.

Prendiamo la HP OfficeJet Pro 9010. Compatta, linea elegante, copia, stampa e scansiona fronte e retro, ha un cassetto frontale di capacità decente e sì, ha anche il fax. Costa meno di 200 euro, le recensioni sono positive, se fossi libero di usare le cartucce che preferisco sarebbe da tenere in forte considerazione. Chi però vuole/può usare il servizio Instant Ink dovrebbe farci un pensierino, tanto più che sembra la continuazione della serie 8000 che avevo fino a pochi giorni fa, che ha dimostrato una robustezza ed una affidabilità davvero eccezionale. Con 100 euro in più si può prendere il modello superiore, la HP OfficeJet Pro 9020, che sulla carta è molto più veloce, per cui può davvero valerne la pena.

Altro modello interessante è l’HP OfficeJet Pro 7740, una stampante molto interessante per chi ha bisogno di produrre anche stampe in formato A3, peccato solo che manchi la scansione fronte/retro. Capire però le vere differenze fra questa stampante e i due modelli inferiori 7730 e 7720 è un giochetto che lascio volentieri ha chi ha più pazienza di me, per quello che mi riguarda l’unica remora è che questo modello ha già qualche anno sulle spalle.

Epson

E passiamo ad Epson. Epson ha due linee diverse di stampanti multifunzione, la linea WorkForce, che usa le cartucce di inchiostro tradizionali, e la linea EcoTank, che al posto delle cartucce usa dei serbatoi di inchiostro liquido collocati su un lato della stampante e facilmente ricaricabili. Le stampanti della linea EcoTank costano circa il doppio dei modelli equivalenti a cartucce, ma alla lunga sono più convenienti, perché le ricariche sono molto economiche e riescono a stampare un numero impressionate di pagine (le specifiche dicono 10.000, ma se anche fossero solo 5.000 sarebbe conveniente lo stesso).

La stampante più interessante per rapporto prestazioni/prezzo della linea WorkForce mi sembra la Epson Workforce PRO WF-4830DTWF che costa 270 euro e ha le stesse funzioni della HP OfficeJet Pro 9020, con in più il doppio cassetto per la carta (che in un ufficio può essere molto utile). Purtroppo le cartucce originali ad alta capacità costano la metà della stampante, e anche quelle di terze parti non le regalano affatto. Mentre scrivo mi accorgo anche che nel frattempo il prezzo di acquisto di questa stampante è aumentato di almeno il 20-25%, a conferma di quanto detto prima circa la crisi dell’elettronica.

Se si vuole spendere qualcosa in meno si può prendere il modello immediatamente inferiore, la Epson WorkForce Pro WF-4820DWF, ma si perde la scansione fronte/retro e il doppio cassetto. E in ogni caso la questione delle cartucce non cambia, anzi le cartucce XL diventano perfino più costose in rapporto al prezzo della stampante.

I modelli più economici come la Epson WorkForce WF-2830DWF e la cugina Epson WorkForce WF-2850DWF sono più interessanti per chi non ha grosse necessità di stampa: stampano in fronte/retro (dimenticatevi però di poterlo fare con la scansione), sono molto più compatte e le cartucce compatibili XL hanno prezzi più alineati al livello della stampante (mentre quelle originali continuano ad essere piuttosto care, anche se meno delle cartucce per la linea WF-48xx). Un’altra cosa su cui Epson ha risparmiato in queste stampanti è il display, molto più piccolo e scomodo da usare con il tocco di quello delle stampanti viste prima. Personalmente lo considero un non-problema, però immagino che più di un utente preferisca comandare la stampante tramite il display invece che con il computer.

E finalmente eccoci alle EcoTank. La prima che ho guardato (come leggo un po’ a fatica dai miei appunti), la Epson EcoTank ET-2751, è stata un mezzo disastro. Stampa soltanto su un lato del foglio, ha solo lo scanner piano (quindi niente alimentazione automatica dei fogli da scansionare), non ha il fax (ammesso che sia un male), e non c’è nemmeno il vassoio frontale per la carta, che invece va messa nell’alimentatore obliquo posto sul retro della stampante, una cosa che fa tanto Apple StyleWriter anni ’90. Lo stesso vale per i modelli più economici della stessa serie, come la Epson EcoTank ET-2721 e la Epson EcoTank ET-2714. Ora, va bene risparmiare sull’inchiostro, ma a 200-300 euro uno si aspetta di più.

Meglio passare subito alla serie 4000. Qui c’è la Epson EcoTank ET-4750 che costa quasi 400 euro, una cifra importante per la quale ci si aspetta un buon livello di funzionalità e prestazioni. E in effetti c’è tutto… tranne la scansione fronte/retro automatica (accidenti a loro!). In compenso gli inchiostri originali sono molto economici, appena 8-12 euro ciascuno (a seconda del colore, chissà perché) e se si tiene conto del fatto che con una ricarica si possono stampare parecchie migliaia di pagine, ci si accorge che alla lunga questa è una stampante davvero molto conveniente.

Inutile parlare della Epson Ecotank 3750, costa quanto l’ET-4750 e francamente non sono riuscito a capire se ci sono delle vere differenze fra le due (a parte la capacità del vassoio frontale per la carta). Questa stampante però supporta il servizio di Stampa Senza Limiti di Epson, che permette di stampare per due anni ricevendo gratis le ricariche di inchiostro. Comodo, visto che è compreso nel prezzo di acquisto, peccato che le stampanti supportate siano pochine (e per quello che mi riguarda, molto poco interessanti).

Canon

Ed eccoci arrivati all’ultimo produttore, forse il meno conosciuto, almeno per quanto riguarda le stampanti di cui stiamo parlano in questo articolo. Prima della HP 8600 ho avuto proprio una stampante Canon (non mi chiedete quale, però), andava molto bene, peccato che a un certo punto si sia intasata la testina di stampa e sostituirla sarebbe costato quanto comprare una stampante nuova (questa è una storia già sentita).

Di Canon conosco bene la Canon Italia PIXMA TR4550, ne ho appena ordinate due come stampanti “da battaglia” per il mio gruppo, ma sono inadeguate per un uso più pesante come quello descritto qui.

Un gradino più su troviamo la Canon PIXMA TS6350 oppure la Canon PIXMA TS8350, che hanno sia il vassoio frontale di carta che l’alimentatore posteriore, utile soprattutto quando bisogna stampare su fogli diversi dai soliti A4. Ancora più utile è la possibilità si stampare con la sola cartuccia del nero quando si esaurisce uno o più colori (ho sempre trovato odioso che la mancanza di un solo colore blocchi tutta la stampante). Peccato che ci sia solo lo scanner piano, una volta abituati all’alimentatore automatico di documenti è difficile rinunciarvi. La PIXMA TS8350 stampa anche sui CD, una funzione che trovavo fondamentale diversi anni fa (infatti la mia vecchia Canon ce l’aveva e la usavo spesso), ma che ora francamente mi pare quasi un reperto archeologico. In teoria queste due Canon dovrebbero stampare meglio di tutte le altre stampanti di cui ho parlato ma, non so bene perché, sono proprio quelle che mi convincono di meno.

Anche Canon ha una linea equivalente all’EcoTank di Epson, chiamata con poca fantasia MegaTank. Fra le stampanti di questa linea mi sono segnato la Canon Pixma G7050 Megatank, 400 euro come Epson EcoTank ET-4750 e, come quella, senza scansione fronte/retro automatica. Sono stato ad un passo dal prenderla, avrei dovuto chinare la testa sulla questione della scansione (ma nel frattempo avevo pensato ad una soluzione alternativa), però almeno avrei risparmiato sull’inchiostro.

Poi però quasi per caso ho trovato questa Canon Maxify MB5150, che ha tutto quello che mi serve e costa pure una cifra più che decente. Quando l’ho adocchiata era l’ultimo pezzo disponibile su Amazon e non me lo sono fatto sfuggire (ma sembra che ora ci sia ampia disponibilità di questo modello). Ce l’ho da una quindicina di giorni e per ora non mi sta facendo rimpiangere la HP 8600.

Conclusioni

Mi pare che per ora possa bastare. So che sono stato particolarmente lungo (anche per le mie abitudini), ma ho pensato che fosse utile stendere una lista delle stampanti multifunzione da piccolo ufficio più interessanti che si trovano sul mercato in questo momento. Una lista chiaramente non esaustiva, i modelli in commercio sono troppi per elencarli tutti, ma credo sia difficile trovare molto altro nella fascia di prezzo considerata qui,

Ci sarà anche una terza e ultima parte. Come accennato qualche riga più sopra, non riuscendo a trovare una stampante che avesse tutte le funzioni che mi servivano, mi ero rassegnato a rinunciare alla scansione fronte/retro e ad acquistare una stampante con funzioni di scansioni più limitate, accoppiandola però ad uno scanner overhead. Alla fine ho trovato la stampante che dovrebbe fare per me, ma questa idea di avere uno scanner specifico per scansionare libri e vecchie riviste continua a frullarmi in testa e potrebbe essere utile anche per altri lettori del blog.


  1. In teoria ci sarebbero anche le stampanti a sublimazione, molto più eco-compatibili delle laser e in grado di garantire una qualità di stampa semplicemente eccezionale. Purtroppo però i modelli da ufficio, come questo, hanno costi fuori dalla portata di un piccolo utente come me. 
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All’inseguimento della stampante perduta: HP e le cartucce di terze parti

La mia fidata stampante HP OfficeJet Pro 8600 Plus ha smesso di funzionare. Non è proprio così, la stampante potrebbe ancora funzionare perfettamente, ma dopo l’ultimo aggiornamento del firmware si rifiuta categoricamente di usare cartucce non originali. Io non sono tignoso come Richard Stallman, che proprio a causa di una stampante malfunzionante mise in moto il movimento del software libero (o open source, come si chiama oggi), però non sono nemmeno disposto ad obbedire ciecamente ai voleri di mamma HP. E quindi mi sono messo alla ricerca di una nuova stampante adeguata alle mie necessità. Non è stata una cosa facile.

Per maggiore comodità di lettura, l’articolo è diviso in due parti:

  • Questa prima parte è dedicata al racconto dei problemi avuti nell’ultimo anno con la stampante HP e di come l’azienda americana, dopo un primo tentativo fallito, sia riuscita ad impedire l’uso di cartucce non originali sulle proprie stampanti. In questo settore, infatti, il vero guadagno non risiede nella vendita dell’oggetto fisico (la stampante), che anzi viene venduta fortemente sottocosto per attirare il cliente, ma deriva proprio dalla vendita delle cartucce, che sono ormai diventate un accessorio indispensabile per utilizzare la propria stampante.1
    Il racconto parte dalla mia esperienza personale, ma può essere utile a chi si trova in una situazione analoga, che è più o meno quella di un piccolo ufficio che ha bisogno di una stampante multifunzione in grado di stampare qualche centinaio di pagine al mese e di scansionare documenti in modo efficiente ed automatico.

  • La seconda parte è più pratica ed affronta il problema della scelta di una stampante adeguata alle necessità di un piccolo ufficio, descrivendo i pro e i contro dei modelli più popolari che si trovano in questo momento sul mercato. Può essere utile come una piccola guida all’acquisto per chi avesse esigenze simili alle mie.

Un box separato in fondo a questa prima parte prova mettere il racconto in prospettiva, descrivendo cos’era HP ieri e cosa è diventata oggi.

Stampanti e cartucce

È un segreto di Pulcinella. I produttori vendono le stampanti sottocosto perché il vero business sta nelle cartucce, che costano una frazione significativa del prezzo di acquisto della stampante. Non a caso c’è gente che compra sistematicamente stampanti in offerta a bassissimo prezzo e, una volta esaurite le cartucce, cambia l’intera stampante. Una scelta ineccepibile dal punto di vista dell’economia personale ma un vero disastro per quello che riguarda l’ambiente.

Ho comprato la HP OfficeJet Pro 8600 Plus a marzo del 2013, l’ho pagata 200 euro e sono stati soldi spesi benissimo. Aveva tutto quello che mi serviva, stampa e scansione fronte/retro automatica, connessione WiFi, supporto dei servizi di stampa da cellulare e tablet. In più era abbastanza veloce e anche la qualità di stampa non era male. C’era pure il fax, ma io non l’ho mai usato.

Il vero punto debole erano (e rimangono) le cartucce, un cambio completo di cartucce originali ad alta capacità costa su Amazon ben 108 euro, più della metà del costo della stampante. In teoria queste cartucce stampano 1.500 pagine, ma io non sono mai andato oltre le 1.000 pagine effettive. Poiché a casa mia fra moglie e figlie si stampano circa 3.000 pagine all’anno, se usassi sempre le cartucce originali spenderei circa 350 euro (carta compresa) ogni anno.2 Non mi pare poco.

Infatti, dopo aver acquistato un paio di volte le cartucce originali HP, ho deciso di provare quelle di terze parti, che sono decisamente più economiche, più o meno 20-25 euro a confezione. La qualità di stampa è peggiore di quella garantita dalle cartucce HP, è vero, ma per stampare documenti di testo va più che bene. Con il tempo anche il timore di danneggiare la testina di stampa (che sia su Amazon che su eBay costa quanto l’intera stampante) è scomparso. Del resto, se non fosse per il blocco artificiale imposto da HP, la mia stampante continuerebbe ancora oggi a funzionare benissimo.

Blocco artificiale

Nel 2016 HP decide di contrastare il mercato parallelo di cartucce non originali e rilascia un aggiornamento (anzi due) del firmware delle stampanti OfficeJet. Da quel momento in poi, tutte le cartucce non HP vengono rilevate come danneggiate, anche se in realtà funzionano perfettamente. Questo aggiornamento impedisce di usare la stampante anche per compiti che con la stampa non hanno niente a che fare, come la scansione su file. La levata di scudi che ne consegue obbliga però HP a tornare sui suoi passi. Ed infatti anche la mia stampante torna a funzionare senza problemi con le cartucce di inchiostro di terze parti.

All’inizio del 2020 la mia HP 8600 inizia di nuovo a bloccarsi. Non ricordo il messaggio di errore mostrato dalla stampante, ma di certo era collegato al sistema di inchiostro. La prima cosa che mi viene in mente è che HP abbia provato di nuovo a bloccare le cartucce tramite il firmware. Ma sono sicuro di non aver aggiornato niente e quindi, prima di indagare più a fondo, decido di verificare se non sia un problema hardware, magari legato all’ostruzione della testina di stampa a causa della cattiva qualità dell’inchiostro delle ultime cartucce (sono tutte cinesi, vai a capire cosa ci mettono dentro). Per togliermi il dubbio compro un detergente specifico, che però si rivela inutile.

Nel frattempo mi capita di vedere questo video su YouTube. Tecnicamente è fatto malissimo, ma provo lo stesso a fare quello che suggerisce e la stampante torna, quasi magicamente, a funzionare. Sembra quindi che il blocco sia dovuto davvero ad un problema hardware, ma dovuto al fatto che la testina di stampa non riesce più a riconoscere correttamente la fine dell’inchiostro nella cartuccia. Il problema può essere aggirato mettendo in corto circuito alcuni pin di controllo tramite delle striscioline di alluminio. L’unica alternativa a questo hack sarebbe quella di sostituire l’intera testina di stampa che però, come ho già detto, costa quasi quanto l’intera stampante. A quel punto avrebbe molto più senso cambiare la stampante.3 La questione del firmware torna quindi nel dimenticatoio.

Passa un intero anno, il lockdown e lo smart working (che implica che finora abbiamo solo lavorato in modo stupido) obbliga a stare a casa e ad usare molto di più la stampante, che se la cava brillantemente per un anno intero. Poi un paio di settimane fa, complice un malfunzionamento della fibra ottica di casa (per fortuna questa volta i tecnici di Fastweb sono intervenuti in pochissime ore), tocco per sbaglio il tasto di aggiornamento del firmware della stampante e succede il patatrac, da quel momento la stampante si rifiuta categoricamente di accettare le cartucce non originali.

Non sono l’unico, ne parlano su Reddit, ne parlano sul servizio di supporto Apple, l’aggiornamento del firmware è stato rilasciato il 31 ottobre 2020 ed è rimasto per mesi in attesa che il povero utente (in questo caso io) l’applicasse senza pensarci troppo su.

Provo a tornare ad una versione precedente del firmware (l’immagine qui sotto mostra il momento dell’installazione del nuovo, anzi del vecchio, firmware),4 ma non c’è niente da fare, la stampante continua a rifiutarsi di usare le cartucce non originali. Forse perché è finita in una lista nera dell’HP oppure perché, cosa che mi sembra più probabile, il firmware più recente ha sepolto nelle sue viscere qualche comando che le impedisce rigorosamente di usare cartucce non HP, anche in presenza di un firmware compatibile. Nemmeno un reset completo della stampante riesce a superare il blocco.

Alla ricerca della stampante

Ogni resistenza è futile. La stampante ha già 8 anni, ha stampato 24.000 pagine (che per una stampante casalinga non mi sembrano poche) e ne ha scansionate più di 6.000, di cui la metà dall’alimentatore automatico. La stampante mostra pure qualche segno di cedimento, come la brutta riga nera verticale che compare nelle scansioni fatte tramite l’alimentatore automatico, oppure il problema alla testina di stampa risolto un anno fa a colpi di pezzetti di alluminio. È tempo di cambiare. Il problema è cosa prendere.

Inutile dire che la stampante deve supportare macOS e la stampa dai vari dispositivi mobili, ma questo è il minimo sindacale. Sono abituato bene e non voglio rinunciare alla stampa e alla scansione fronte/retro automatica.

Mi piacerebbe molto prendere una di quelle stampanti con serbatoi di inchiostro al posto delle cartucce, costano molto di più ma alla lunga sono convenienti, perché i flaconi di inchiostro originale costano al massimo 10-20 euro l’uno e consentono di stampare fino a 10.000 pagine.5 In alternativa, prenderei solo una stampante che permetta di usare anche cartucce di terze parti, non è solo una questione economica (che comunque conta), è anche un fatto di principio.

Quest’ultima richiesta esclude a priori i prodotti HP, che ormai sono bloccati in fabbrica e possono usare solo ed esclusivamente le costosissime cartucce originali dotate di un circuito elettronico che comunica direttamente con l’azienda (Unione Europea, dove sei?). Ci sarebbe però la possibilità di aderire al servizio HP Instant Ink, un abbonamento che consente di stampare fino ad un certo numero di pagine ogni mese e di ricevere automaticamente le cartucce di ricambio prima che si esauriscano (dico subito che l’HP 8600 non è supportata dal servizio).

Sulla carta sembra un servizio bellissimo, ma l’unico profilo adatto ai miei consumi è il piano da 11.99 euro, con il quale si possono stampare fino a 300 pagine al mese. Ora, è vero che a casa mia si stampa una media di 250 pagine al mese, che sono ben sotto la soglia massima, ma è altrettanto vero che il consumo non è costante (in estate si riduce quasi a zero) e che nell’ultimo anno è aumentato parecchio a causa della pandemia (e non è detto che quando questa situazione finirà si torni totalmente al modo di vita precedente). Se si considera anche che ogni volta che si supera il tetto stabilito si devono acquistare pacchetti di pagine aggiuntive a prezzi da gioielleria, ci si accorge che il costo totale del servizio Instant Ink rischia rapidamente di diventare molto poco conveniente, almeno per il mio profilo di uso. Meglio quindi passare ad un produttore meno rapace, ammesso che esista.

I risultati della ricerca li potrete leggere nella seconda parte.

HP ieri ed oggi

HP è l’acronimo di Hewlett-Packard, ed è stata una delle prime aziende della Silicon Valley. Il nome deriva da quello dei due ingegneri che l’hanno fondata alla fine degli anni ’30, Bill Hewlett e David Packard. All’inizio l’HP aveva sede nel garage di Packard, un dettaglio molto significativo per gli utenti Apple (questo garage è diventato nel frattempo un monumento nazionale).

L’HP diventò in pochi anni una azienda leader nel settore della strumentazione elettronica di misura e il primo produttore di calcolatori e calcolatrici dedicate specificamente al calcolo scientifico. HP ha anche sviluppato il primo sistema aperto di interconnessione fra gli strumenti di misura e i calcolatori, noto inizialmente come HP-IB (Hewlett-Packard Interface Bus) e diventato poi uno standard internazionale con il nome di GPIB (General Purpose Interface Bus) e poi di IEEE-488.

Ma HP era anche famosa per il suo ambiente di lavoro aperto e stimolante, ben prima che diventasse il mantra di aziende di seconda o terza generazione come Apple o Google (un mantra ormai un po’ appannato, almeno nel caso di Google). Questa apertura era ben visibile nei manuali dei suoi prodotti, delle guide pressoché perfette all’uso delle più minute funzioni hardware e software degli strumenti, senza nascondere niente o richiedere il pagamento di extra per l’accesso alle funzioni più sofisticate, una cosa che non ho mai ritrovato nei prodotti concorrenti.

Fra gli anni ’80 e i primi anni ’90 HP decide di buttarsi anche nel settore, allora molto promettente, del personal computing, iniziando a produrre stampanti, scanner e poi anche computer, indirizzati principalmente ad una utenza aziendale (tutti ottimi prodotti, in verità). Ma questa decisione snatura l’azienda, che diventa un ibrido a due teste senza più un _focus_ ben preciso, e porta a delle scelte aziendali disastrose, come quella di trasferire tutto il florido settore della strumentazione di misura ad una nuova azienda, l’Agilent, che torna ad essere più o meno l’HP storica ma con un nome diverso, oppure quelle relative all’acquisto di concorrenti ormai decotti come Compaq o Palm.

Oggi l’HP che conosciamo tutti è focalizzata solo sulla produzione di stampanti e di personal computer (mentre tutti i ben più remunerativi servizi enterprise sono gestiti da una divisione indipendente, Hewlett Packard Enterprise) e l’azienda non brilla più da tempo sul mercato azionario. È probabile che le decisioni descritte nel testo dell’articolo derivino anche da queste difficoltà aziendali.


  1. Non è un caso che, in quasi tutte le stampanti, l’esaurimento di una sola cartuccia impedisca l’uso delle altre funzioni della stampante, come la stampa in bianco e nero (se la cartuccia esaurita è una di quelle a colori) o la stampa a colori (se la cartuccia esaurita è quella del nero). Ma si arriva quasi sempre all’assurdo di bloccare anche le funzioni che non hanno bisogno di inchiostro, come la scansione su file o l’invio di fax (per chi lo usa ancora). 
  2. Per confronto, il noleggio della stampante laser multifunzione Canon iR ADV C3725i del mio (piccolo) dipartimento costa 115 euro al mese e comprende la stampa di 3.000 pagine, fra bianco e nero e colore. In pratica, il costo per pagina della mia stampante casalinga HP risulta essere triplo di quello di una stampante dipartimentale molto più sofisticata. 
  3. Lo so che è una follia, ma purtroppo le regole le fa il mercato e, a parte i proclami di facciata, la maggior parte delle aziende non ha nessun interesse a preservare l’ambiente e a ridurre lo sfruttamento delle risorse del pianeta. 
  4. La procedura è descritta qui, io mi sono limitato ad adattarla alla mia stampante, che non è fra quelle supportate. La versione originale del firmware della stampante in formato .rfu l’ho scaricata da questo archivio dell’HP (bisogna però conoscere il modello esatto di stampante, nel mio caso è la 8600 N911g, e determinare il nome del file da scaricare facendo riferimento a questa lista). Volendo si può usare anche questo metodo, che è spiegato decisamente meglio del precedente. 
  5. La differenza di costo fra i flaconi giganti di inchiostro da pochi euro e le piccole cartucce da decine di euro ciascuna è semplicemente incomprensibile e non può essere giustificata dal maggiore consumo di materiali delle cartucce (se fosse così, quanto dovrebbe costare una stampante di soli materiali?) È chiaro che è più che altro un fatto di marketing, nel primo caso paghi la stampante per quello che vale, nel secondo ti danno la stampante quasi gratis ma poi ti fanno strapagare l’inchiostro. 
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Come riconoscere di nuovo la tastiera del Mac

Ne succedono di cose strane! La settimana scorsa ho voluto provare sul mio Mac principale la tastiera HP Pavilion 400, che mi sembrava interessante come tastiera di scorta per i tanti ammennicoli che ormai affollano la mia scrivania di casa, che è ormai anche la mia scrivania principale di lavoro (prima o poi ne parlerò più diffusamente).

La tastiera però l’ho tenuta pochissimo: va bene spendere poco, ma i tasti erano troppo leggeri e instabili per i miei gusti, mentre il mouse che arriva insieme alla tastiera è semplicemente tremendo, se dovessi fare una classifica dei peggiori mouse che ho avuto per le mani, questo occuperebbe di sicuro uno degli ultimi posti. In più, nonostante il layout della tastiera fosse italiano, il tasto corrispondente alla barra rovesciata e alla pipe (cioè \ e |) era scambiato con quello con i simboli di maggiore e minore, finendo così per trovarsi in basso fra la Maiuscola sinistra e la z invece che, come sarebbe normale, in alto e alla sinistra dell’1.

Io non sono un bravo dattilografo (come si dice in italiano touch typist?), ma una certa memoria muscolare ce l’ho, e poi questi tasti sono fondamentali quando uso il Terminale o programmo in R. Per cui dopo pochi minuti ho scollegato senza rimpianti la tastiera HP e sono tornato alla mia solita Logitech con tutti i tasti al posto giusto.


Purtroppo, per qualche motivo che mi sfugge, la configurazione della tastiera sul Mac aveva conservato la memoria dei due tasti scambiati: ogni volta che premevo il tasto < veniva fuori la barra rovesciata (poco male, visto che in pratica serve solo su Windows). Purtroppo però per inserire un backtick (cioè il simbolo `), dovevo premere ALT + < invece che ALT + \, come sarebbe normale. Sembra un problema da poco, ma il backtick lo uso spesso quando scrivo in Markdown (e non solo), ad esempio solo in questo articolo ho inserito finora una ventina di backtick.

La prima cosa che ho fatto per tornare al layout giusto è stata, lo ammetto, piuttosto contorta. Sono andato nelle Preferenze di Sistema del Mac, ho aperto l’impostazione della Tastiera e ho aggiunto la tastiera USA alle Sorgenti di input, in modo da poter rimuovere la tastiera italiana (ho dovuto fare così perché il sistema operativo richiede che ci sia almeno una tastiera, ooops! una sorgente di input, sempre attiva). Subito dopo ho riattivato la tastiera italiana e rimosso quella USA.

Ma non è successo niente, i tasti continuavano ad essere scambiati. Ho anche provato a rifare lo stesso giochetto riavviando il Mac prima di attivare di nuovo la tastiera italiana. Niente.

In fondo tutto quello che volevo era far comparire il solito Assistente di configurazione della tastiera, che chiede di identificare la tastiera premendo il tasto a destra della Maiuscola sinistra. Ma come?

Solo dopo il riavvio mi sono accorto che nelle impostazioni della Tastiera delle Preferenze di Sistema era (ri)comparso il pulsante Modifica tipo di tastiera..., che serve proprio ad eseguire l’Assistente di configurazione della tastiera. E con quello è andato tutto subito a posto.

Il problema è che questo pulsante sembra un po’ ballerino, a volte appare e a volte scompare dalle impostazioni della Tastiera, senza che si riesca bene a capire il perché. Ad esempio, come si può vedere qui sotto, su un altro Mac in questo momento il pulsante non c’è (qui è installato High Sierra, ma da quanto ho capito non è una questione di sistema operativo).

E anche quando il pulsante c’è, non è detto che premendolo compaia l’Assistente. Non mi chiedete il perché, sarà uno di quei piccoli bachi che si trascinano da una versione di macOS all’altra.


Per fortuna esiste una soluzione relativamente semplice per forzare macOS ad eseguire l’Assistente di configurazione della tastiera. Basta andare sul disco dove è installato macOS, cliccare su Libreria e poi su Preferenze, cancellare il file com.apple.keyboardtype.plist e riavviare. Una volta rientrati nel proprio account l’Assistente desiderato comparirà automaticamente. È un po’ tortuoso e purtroppo richiede il riavvio del computer, ma funziona sempre.

Da Terminale è perfino più facile. Basta eseguire il comando

$ sudo rm /Library/Preferences/com.apple.keyboardtype.plist

inserire la propria password e riavviare il Mac. Per farlo bisogna usare un account con privilegi di amministratore del sistema, ma se il Mac, come succede spesso, ha un unico account, questo è necessariamente un account di tipo amministrativo.

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