Frammenti di Android (parte 3)

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Una volta effettuato il rooting del telefono, quale ROM custom scegliere per fare in modo che il proprio cellulare con Android abbia prestazioni decenti?

La scelta come già detto è vastissima. Però la ROM custom più diffusa è senza dubbio CyanogenMod, che supporta un numero vastissimo di cellulari Android.

Una volta effettuato il processo di rooting, installare una ROM è praticamente immediato: basta scaricare il file compatibile con il proprio telefono in formato .zip compresso, copiarlo senza nemmeno espanderlo sulla scheda di memoria del cellulare esterna del cellulare (NOTA: solo questo meriterebbe un post tutto suo, perché i cellulari Android hanno in genere ben tre partizioni di memoria ben separate e non è facile per l’utente medio afferrarne la logica), riavviare in modalità di recovery (ripristino) usando una combinazione di tasti apposita e infine selezionare il file .zip della ROM ed installarlo. Alla fine il telefono viene riavviato e dopo qualche decina di secondi compare la procedura guidata di configurazione.

Per la cronaca, le istruzioni dettagliate per il Galaxy S si trovano qui, ma che io sappia il processo non cambia sostanzialmente per gli altri cellulari.

Piuttosto facile a meno che, leggendo le istruzioni, non si trascuri di notare che bisogna mettere il file .zip nella radice della scheda di memoria, non in una cartella apposita, come è capitato a me, facendomi perdere un sacco di tempo per capire perché non riuscivo a selezionare il file della ROM.

Può anche capitare che qualcosa vada storto e il telefono sia (o sembri) completamente morto. In gergo si dice che è diventato un brick (un mattone)… È successo anche a me un paio di volte, e la seconda volta è stata particolarmente grave perché non riuscivo nemmeno ad accedere alla memoria del telefono tramite la porta USB (l’ultima possibilità in questi casi). Per fortuna dopo molti tentativi sono riuscito fortunosamente a ristabilire il contatto fra il telefono e il computer e a rimettere tutto a posto.
Quindi, se non ci si fa prendere dal panico e si ha la pazienza di leggere un numero sterminato di informazioni contraddittorie e inutili sui vari forum più o meno tecnici, si riescono a trovare le informazioni veramente significative e a rimettere tutto a posto. Ma che fatica!

Il confronto con Apple e iOS è veramente impari: qui basta mettere il telefono in modalità recovery e far fare il resto del lavoro a iTunes. In 10 minuti torna come nuovo.

Ma torniamo a CyanogenMod.

Una volta risolti i vari problemi di installazione, sono riuscito ad avere CyanogenMod installato sul telefono. Tutta un’altra cosa. Il telefono era tornato scattante come un anno prima, le applicazioni installate partivano e funzionavano molto più velocemente di prima, i blocchi di sistema erano spariti. Tanti complimenti al team di sviluppo!

Però: non avevo fatto i conti con gli aggiornamenti.

CyanogenMod può essere aggiornato automaticamente Over-The-Air (OTA), cioè come se fosse una semplice app, e nella maggior parte dei casi non serve nemmeno riavviare.

Funziona. Anzi, se ricordo bene, mi ha persino permesso di passare automaticamente dalla versione 10, basata su Android 4.1 (Jelly Bean), alla 10.1, basata su Android 4.2.x (ancora Jelly Bean). E tutto ciò installando anche una serie di versioni intermedie stabili o di sviluppo (nightly builds).

Il problema è che gli aggiornamenti OTA rallentano via via sensibilmente il sistema. Ancora? Alla fine si torna a prestazioni indecenti e ad avere un telefono quasi inusabile.

Certo, avrei potuto evitare di aggiornare, e soprattutto di installare le versioni intermedie notturne, ma ha parte che questo è contrario alla filosofia di Linux (da cui deriva Android), è anche contrario alla mia filosofia e ne ho anche scritto in proposito. E poi: saperlo prima… Quello che è successo in realtà è che, dopo aver notato che il cellulare iniziava a rallentare sensibilmente, ho cercato informazioni in rete ed ho finalmente capito che il rallentamento era collegato agli aggiornamenti.

E a questo punto ho deciso di agire in modo più sistematico. Ho cercato informazioni sulle ROM più diffuse, le ho scaricate e le ho copiate sulla scheda microSD del telefono in modo da poterle provare una alla volta (proprio in questa fase si è verificata l’impossibilità di accedere alla memoria del telefono tramite la porta USB di cui parlavo più sopra).

Una delusione totale. Non serve fare una lista dettagliata: tutte le ROM provate (tranne due) erano solo semplici variazioni più o meno cosmetiche di CyanogenMod, con temi più o meno orridi per personalizzare il sistema e nulla di più. Quella che mi ha colpito di più per la sua inutilità e il cattivo gusto è la ROM Avatar, ma non ditelo troppo in giro.

Solo due mi hanno veramente impressionato.

La prima è la ROM MIUI, sviluppata in Cina, avente parecchie funzionalità originali e per di più con una grafica curatissima, la sola confrontabile con i dispositivi Apple. Nonostante i timori sulla presenza di eventuali backdoor (la ROM è sviluppata in Cina, ma il fatto che il codice sia open source dovrebbe essere una garanzia da questo punto di vista) e dopo aver letto recensioni entusiastiche, l’ho installata ed ho sincronizzato i miei dati più importanti, rubrica ed agenda, con iCloud. A differenza di quello che si crede comunemente, infatti, i cellulari Android possono sincronizzarsi automaticamente con iCloud tramite SmoothSync for Cloud Calendar e SmoothSync for Cloud Contacts, due applicazioni che valgono molto di più di quello che costano.

fatto questo, ho iniziato ad installare le prime applicazioni: WhatsApp, Skype, Kindle, Shazam, Spotify. Il telefono si è letteralmente seduto. Anzi, direi che è crollato a terra senza quasi più vita. Le applicazioni erano così lente a partire e a rispondere ai tocchi sullo schermo che non sono nemmeno riuscito a configurare l’app Kindle con i dati del mio account su Amazon. Skype e Shazam, poi, non partivano nemmeno.

Un salto su Google ha chiarito le cose: MIUI usa una quantità notevolissima di memoria, a scapito delle applicazioni che necessitano di più risorse. Ma quello che mi irrita veramente è che non ho mai letto di questi problemi nelle (pseudo-)recensioni che ho consultato online: purtroppo è fin troppo facile scrivere quattro righe di cross, senza approfondire veramente quello che si dice.

Ma per fortuna alla fine, dopo tante prove, delusioni e problemi, ho trovato la ROM ideale per me: SuperNexus. Non è un caso, perché cerca di portare sugli altri telefoni l’esperienza d’uso tipica dei cellulari Nexus di Google, gli unici su cui gira la versione base (vanilla) di Android senza l’aggiunta di personalizzazioni e app inutili.

Un vero peccato averla scoperta solo poco prima della scadenza del mio contratto e del mio passaggio ad iPhone 5c. Ma nei pochi giorni che l’ho usato a fondo, dopo aver installato ed usato tantissime applicazioni, probabilmente molte di più di quelle che usa un utente medio, ha dimostrato le vere potenzialità di Android. Peccato che i produttori facciano di tutto per nasconderle.

Ora il mio Galaxy S è in un cassetto, aspetto una buona offerta per comprare una nuova scheda telefonica e tornare ad usarlo (sarebbe perfetto come telefono di scorta o come hot-spot o anche come navigatore “da passeggio”, per evitare di scaricare inutilmente il cellulare principale).

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