La memoria di Android

NOTA: Questo non è un post tecnico. Della gestione della memoria di massa di Android ne so pochissimo e parlo qui solo da utente finale. Analisi molto più dettagliate ma comprensibili si possono trovare su queste pagine web:
Sopravvivere con Android con memoria interna piena o spazio esaurito sul cellulare,
Liberare spazio sulla memoria Android e sulla scheda SD,
Gestione memoria e spostamento applicazioni
.

I cellulari Android hanno almeno tre partizioni separate di memoria di massa a stato solido (l’equivalente dell’hard-disk di un computer) e non è facile afferrarne la logica.

Fisicamente la memoria di massa è analoga a quella dei dischi SSD o delle diffusissime chiavette USB ed è divisa in memoria interna (da alcuni GB sui cellulari di fascia alta fino ad appena 512 MB e anche meno su quelli di fascia bassa o infima) e memoria esterna, quest’ultima in forma di scheda microSD da inserire in uno slot apposito.

Nei cellulari di fascia più bassa la memoria interna è divisa a sua volta in due sezioni (partizioni) ben distinte. In quelli di fascia alta la configurazione della memoria cambia a seconda della versione di Android, e ne parleremo meglio più sotto.

La prima partizione è la partizione di sistema e contiene il sistema operativo Android, in versione stock (fornita dal produttore dell’apparecchio) o custom (sviluppata da terze parti) e le applicazione preinstallate. Maggiori dettagli sulla differenza fra Android stock e custom (definite spesso anche cooked, cucinate) si possono trovare in questo post di qualche giorno fa.

La seconda partizione interna contiene invece la maggior parte dei dati dell’utente, le applicazioni installate dall’utente e i relativi file di configurazione.

Tutto il resto dovrebbe finire nella scheda di memoria esterna: messaggi, foto, file multimediali, ed eventualmente anche le applicazioni sviluppate in modo da poter essere spostate in questa partizione.

Il problema di questa organizzazione della memoria di massa è che, nei telefoni che dispongono di soli 512 MB (o meno) di memoria di massa interna, la partizione di sistema occupa la maggior parte dello spazio disponibile, anche a causa delle personalizzazioni e dei software aggiuntivi installati dai produttori (il cosiddetto bloatware), lasciando troppo poco spazio alla partizione che contiene i dati e le applicazioni. Tutto ciò ha due effetti principali:

  • Dopo alcuni mesi di uso iniziano a comparire dei messaggi che informano l’utente che “la scheda di memoria è esaurita”. Questi messaggi sono assolutamente incomprensibili per gli utenti che sanno bene di avere la scheda di memoria esterna ancora semivuota (per gli utenti che non lo sanno il problema non si pone: nella maggior parte dei casi usano il cellulare solo come un telefono o poco più e hanno pochissime applicazioni non standard installate). I messaggi indicano in realtà che è partizione dati interna ad essere esaurita e che è l’ora di cercare di fare un po’ di pulizia.

  • Nonostante sia ormai possibile spostare la maggior parte delle applicazioni sulla scheda microSD esterna, è comunque sempre necessario installare prima l’applicazione nella partizione dati interna e solo dopo spostarla sulla scheda microSD. Ma se lo spazio disponibile nella partizione dati è troppo scarso, è impossibile installare le applicazioni più grandi pur avendo una scheda microSD molto capiente.

Alla fine l’utente medio si convince che il suo cellulare non ce la fa più e tende a guardarsi intorno in cerca di qualcosa di fascia (e costo) maggiore. Puro marketing?

Le soluzioni ci sono, come si può leggere in questa guida su AndroidWorld, ma francamente non credo siano alla portata dell’utente medio. In questi casi, installare ROM custom aiuta moltissimo ad alleviare il problema, dato che queste molte di queste riducono fortemente le dimensioni della partizione di sistema con ottimizzazioni specifiche del codice ed evitando di installare applicazioni inutili insieme al sistema operativo vero e proprio.

Concludiamo ora il discorso parlando brevemente di quello che cambia nei cellulari di fascia più alta.

In quelli con versioni di Android precedenti alla 4.x (ad esempio il mio Samsung Galaxy S di cui ho scritto tanto in questi ultimi giorni), la memoria interna contiene ben tre partizioni, le due discusse più sopra ed una terza partizione vista dal sistema operativo esattamente come se fosse una scheda SD esterna. L’eventuale scheda microSD vera e propria diventa quindi una memoria di massa aggiuntiva (ma non più indispensabile), utile principalmente per salvarvi foto, musica e video. Le applicazioni installate sono quindi eventualmente spostate sulla terza partizione interna, una specie di scheda SD virtuale.

Se vi gira la testa sappiate che non siete i soli.

Con Android 4.x Google ha deciso di semplificare ed ottimizzare l’organizzazione della memoria di massa interna dividendola in due sole partizioni: una per il sistema operativo e l’altra per tutto il resto, applicazioni, file di configurazione, dati, file utente. Rimane comunque la possibilità, tranne che nei Nexus di Google, di aggiungere una scheda SD esterna su cui trasferire i file di dimensioni maggiori come i file multimediali.

Ci voleva tanto? È dalla fine degli anni ’90 che si discute, sui sistemi Unix e in particolare su Linux, se sia meglio dividere il disco rigido in tante partizioni distinte (ad esempio: una per il sistema operativo, una per i programmi di avvio, una per i file che cambiano continuamente ed una per i dati utente) oppure usare una sola partizione — o al più due partizioni — per tutto.

Nel primo caso il backup dei dati e l’installazione di nuove versioni o distribuzioni di Linux/Unix diventa molto più semplice, a scapito dell’uso efficiente del disco rigido. Se una partizione viene occupata completamente, il sistema può smettere di funzionare anche se c’è ancora molto spazio libero sulle altre partizioni.
Nel secondo caso si ottimizza l’occupazione del disco rigido, rendendo però più difficile il backup dei dati.

Oggi la disponibilità di dischi rigidi esterni molto capienti ha reso praticamente inutile la discussione, almeno per i sistemi casalinghi o da ufficio. Dato che è molto semplice e poco costoso eseguire il backup di tutto il disco rigido su un disco esterno, è inutile dividerlo in tante partizioni separate per prevenire eventuali danni al sistema operativo o ai dati dell’utente.

Se tutto ciò è vero per un computer, è ancora più vero per un cellulare, in cui ogni semplificazione del sistema aiuta a renderlo più fruibile per gli utenti finali.

Apple insegna. Ed è veramente strano che Google ci abbia messo tanto ad imparare.

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Pubblicato su hardware
4 comments on “La memoria di Android
  1. Giovanni ha detto:

    Grazie per questi suoi post su android. Sono meravigliato del fatto che, quando ho consultato articoli e recensioni per valutare l’acquisto di uno smartphone android (ho preso il note 2), nessuno valutava questo aspetto del sistema operativo. Si dilungavano su ram, diagonali del video, risoluzioni, processori e del problema da lei posto niente. Confesso che comunque per come uso lo smartphone non è questo il fattore che avrebbe condizionato le mie scelte. Non mi sembra onesto però farmi credere che con il mio note 2 abbia da 16 GB di memoria quando in realtà posso usufruirne di molti meno.

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  2. Nino360° ha detto:

    L’ha ribloggato su Nino360° – DigitalStress? -> DigitalSOS! – Lifestyle & Multimediae ha commentato:

    Anche se questo articolo è del 2014 , resta attualissimo , per quanto riguarda gli apparecchi di fascia bassa e medio/bassa . Oggigiorno la capienza dellamemoria Ram dei tablet e smartphone è un pochino aumentata , ma il concetto descritto in questo articolo non è cambiato . Una soluzione resta sbloccare i privilegi di “Root” , meglio dopo i 2 anni di garanzia .

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