Sono passati 25 anni: le origini del web

WorldWideWeb, il primo browser web per il Next Cube (1990).

WorldWideWeb, il primo browser web per il Next Cube (1990).

Quest’anno si celebrano i 25 anni del World Wide Web, la tecnologia che ha permesso la diffusione di massa di Internet.

Il web nasce nel 1989 con la proposta del fisico Tim-Berners Lee all’amministrazione del CERN di creare un sistema distribuito costituito da documenti legati gli uni agli altri da opportune parole chiave – i cosiddetti ipertesti — che rendesse più semplice lo scambio e la diffusione delle informazioni fra i ricercatori del CERN, impegnati in progetti che coinvolgevano migliaia di persone sparse in ogni angolo della Terra.

La presentazione ufficiale del Web avvenne nel corso della First International Conference on the World-Wide Web del maggio del 1994, esattamente 20 anni fa.

La proposta originale è stata scritta con un Mac e non a caso: uno dei primi programmi per gestire gli ipertesti prima dell’avvento del World Wide Web è stato HyperCard di Bill Atkinson, forse il programma più famoso sviluppato per Mac OS.

Il mondo del Mac ha messo lo zampino anche nel primo browser (con editor HTML integrato), il WorldWideWeb — rinominato poco dopo Nexus per evitare confusioni con il Web vero e proprio — sviluppato nel 1990 da Tim Berners-Lee su (e per) computer NeXT Cube.

Il primo sito web è ancora online ed è attualmente in fase di restauro per riportarlo per quanto è possibile allo stato originario dell’inizio degli anni ’90. Può essere navigato sia usando un browser moderno che tramite uno splendido simulatore del line-mode browser (browser a modalità di linea), il browser multipiattaforma sviluppato presso il CERN allo scopo di consentire a chiunque l’accesso al web, anche tramite i terminali seriali a caratteri dell’epoca.

Particolarmente curiosa è la pagina relativa all’elenco dei server web esistenti nel 1992: una trentina!

Il World Wide Web è un bellissimo esempio di come la ricerca fondamentale — il CERN si occupa di fisica delle particelle, i mattoni fondamentali dell’universo, un settore della scienza apparentemente molto lontano dalla vita di tutti i giorni — possa avere ricadute assolutamente imprendibili e molto più fruttuose dei soldi spesi per finanziare la ricerca stessa. Come nel caso della corsa allo spazio degli anni ’60, che ha dato fra l’altro origine allo sviluppo travolgente dei circuiti integrati e più in generale della tecnologia microelettronica, senza la quale non esisterebbe il mondo come lo conosciamo oggi.

Una cosa che tanti — soprattutto la nostra classe politica — dimentica troppo spesso.

Ci tenevo a parlarne qui.

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Pubblicato su scienza, software, tecnologia

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