MePA… o caro

MePA sta per Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, nome roboante per un sito di commercio elettronico attraverso il quale, da un anno e mezzo circa, devono essere effettuati tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, a prezzi teoricamente calmierati dalla concorrenza fra i diversi fornitori.

Un sito di commercio elettronico fatto così bene — nel 2009 ha perfino vinto un European eGovernment Award! — che distingue un “disco rigido da 1 TB” da un “disco rigido da 1.0 Terabyte” o, ma vogliamo scherzare?, da un “hard-disk 1 TB”. La precisione prima di tutto.

Il MePA oggi è obbligatorio per qualunque acquisto. Che ci siano beni per i quali non vale solo il prezzo finale, ma considerazioni quali la qualità del bene, l’affidabilità del venditore, il supporto tecnico, etc, etc, non interessa. Una risma di carta o un microscopio a scansione elettronica, sono equiparati e l’unica cosa importante è che costino meno oggi. Se dopo l’acquisto il microscopio a scansione elettronica non funziona o non ci sono i pezzi di ricambio… chissenefrega.

E chissenefrega anche nel caso in cui si possa spuntare un prezzo migliore con un acquisto diretto, fuori dal MePA. Prima era così, ora non più. Il MePA è obbligatorio, anche dimostrando con i fatti di poter spuntare un prezzo migliore. La finzione del risparmio.

Ma anche alcuni fornitori ci marciano. E quanto ci marciano. Tanto i controlli non ci sono, le penali pure. E poi tanto hanno a che fare con la Pubblica Amministrazione: tutti ladri o tutti scemi.

Un collega ha deciso recentemente di acquistare un iMac. Nel corso della configurazione l’ho convinto a prendere 32 GB di RAM, perché la RAM non basta mai e poi per lui, che gestisce spesso immagini da vari GB, una quantità del genere è un toccasana.

Ieri l’iMac è arrivato ma… con solo 8 GB di RAM. Il collega ha contattato il fornitore che gli ha risposto, più o meno testualmente,

“Si è vero, avevamo preparato tutto per montare la RAM, ma ce ne siamo dimenticati.”

Dimenticati???

Un iMac con 32 GB di RAM costa 600 euro in più di quello standard da 8 GB, più del prezzo complessivo di tanti computer odierni. Come diamine fai a dimenticartene? Che fai, lasci la RAM lì sul tavolo invece di montarla? E anche se fosse, appena te ne accorgi dovresti precipitarti ad avvisare il cliente. Il numero ce l’hai…

Ma la chicca vera è arrivata subito dopo. Quando l’ho sentita non ci potevo credere.

“La ordiniamo subito e gliela veniamo a montare in settimana.”

Ma come, non l’aveva dimenticata? Non l’avrà mica buttata via? O forse l’ha usata subito su un altro iMac?

Giulio Andreotti diceva che:

“A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”.

Non sarà mica che il fornitore volesse fare il pacco, prendersi i 600 euro in più senza ordinare veramente la RAM?

Tanto, nel settore pubblico, chi vuoi mai che ci faccia caso o peggio, a chi vuoi che importi?

Per una volta gli è andata male.


P.S.: Se non possiamo comprare nel MePA un vero microscopio a scansione elettronica, consoliamoci almeno con questo simulatore.

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Pubblicato su tecnologia
4 comments on “MePA… o caro
  1. frix ha detto:

    Lo può dirsi di tante altre esperienza che spesso avrebbero potuto (e potrebbero) non solo fare investire meglio ma anche far guadagnare le amministrazioni: va sotto archiviato alla voce: consip.

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  2. Sabino Maggi ha detto:

    CONSIP: dove vendevano PC di due anni prima a prezzi da server. Ma almeno con la CONSIP se dimostravi di poter spuntare prezzi migliori eri libero di scegliere liberamente.

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  3. frix ha detto:

    La libertà di scegliere era effimera. (ndr.: secondo la mia modesta opinione)

    In diversi casi scegliere fuori consip significava doversi avventurare in spiegazioni e giustificazioni tali che, all’atto pratico, quasi nessun responsabile aveva voglia, possibilità, capacità ( e maroni) di sostenere.

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  4. Sabino Maggi ha detto:

    La mi a esperienza è diversa, ma immagino che dipenda dal settore della PA in cui si opera.

    Nel mio si riusciva a non usare la Consip se:
    – si dimostrava che il fornitore alternativo proponeva prezzi migliori di quelli ufficiali (facilissimo, ricordo che un pallet di carta per stampante acquistato tramite Consip potesse a costare, a risma, più di quello che costava a me una singola risma in cartoleria);
    – se ciò che si voleva acquistare aveva caratteristiche specifiche tali da obbligare a scegliere dei fornitori particolari. E questo nel mondo della ricerca è assolutamente ovvio (se devo prendere un oscilloscopio per misure in cui è importante la banda passante, la frequenza massima, il campionamento, non posso che scegliere Tektronik, Le Croy o al massimo Agilent, non certo prenderlo dalla GBC).

    Insomma i margini erano abbastanza ampi. Ripeto, anche a causa del settore specifico. Oggi se devo prendere un oscilloscopio devo stabilire delle specifiche minime e fare una gara al buio, essendo poi obbligato a scegliere il prezzo più basso. Se poi la ditta che vince l’appalto non è affidabile o non fa assistenza e magari per questo può fare prezzi migliori (apparentemente!) alla PA non importa. Il modo migliore di buttare i soldi dalla finestra.

    In questi ultimi tempi ho curato l’acquisto di uno strumento da ~100 k€. Per rispettare i limiti la ditta che ha vinto (ottima per carità, per fortuna nel settore ce ne sono pochissime) non ha messo nel calderone un kart per trasportare lo strumento da poche centinaia di euro. Stiamo facendo in casa un sitema di trasporto custom. Fra tempo perso a pensare come fare, gasolio, tempo mio e di chi lavora con me, acquisti del materiale, l’Istituto sta spendendo ben di più di quanto ha (apparentemente) risparmiato.

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