L’università italiana è anche questo

Leggere di Schettino invitato a tenere un seminario alla Sapienza di Roma, la più grande università italiana, fa accapponare la pelle.

Cosa avrà mai potuto dire un simile personaggio agli studenti del master in Scienze Criminologiche, organizzato dalla cattedra di Psicopatologia Forense della facoltà di Medicina?

Quali insegnamenti fondamentali avrà mai potuto dar loro?

I mali dell’università italiana sono tanti, ma questi episodi apparentemente minori danno una immagine chiarissima del livello intellettuale di tanti professori universitari, che considerano l’università (e la cattedra) un feudo personale in cui poter fare tutto quello che vogliono.

Perfino invitare uno come Schettino come esperto in “gestione del panico”.

Ridicolo.

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Pubblicato su scienza
14 comments on “L’università italiana è anche questo
  1. frix ha detto:

    Intanto così facendo chi lo ha invitato ha ottenuto che tutti ne abbiano parlato. Specie nella giornata di oggi.
    E, mi pare, ci deve essere un detto che dice: non importa come ma l’importante è che ne se ne parli.
    Sicché l’unico pensiero che ho avuto è che il o i professori (non ho approfondito e non lo farò per non sapere di chi si parla) cercassero visibilità. O avessero manie di protagonismo, o sindrome da facebook…

    Che, da domani, la mettano pure sul piano del dire che così facendo hanno voluto fare un’operazione trasgressiva per sensibilizzare l’opinione pubblica e/o tutte quelle baggianate retoriche che si dicono in questi casi, è un altro affare.

    Che l’università italiana sia alla deriva è cosa nota. Purtroppo.
    I feudi c’erano anche 30 anni fa, ho fatto l’università negli anni ’80 e lo ricordo bene. Anzi ricordo di un barone che si vantava del fatto che a mandare in cattedra quelli bravi sono capaci tutti, sostenendo che il potere si vede mettendo in cattedra dei caproni. E lui aveva tanto potere!
    C’erano molti baroni pessimi ma ce ne erano di bravi (per davvero). Ecco forse, come la gramigna nei prati, i primi hanno prevalso. Ma qualcuno di bravo ancora c’è. Finché lo lasciano…

    Mi viene da pensare –con un po’ di dolore– che l’unica via sia di pensare all’università privata. Quella che per stare in piedi deve fatturare e che per fatturare deve avere dei professori bravi e degli studenti volonterosi ed appassionati. Poi penso a qualche professore universitario di quelle facoltà, alla ribalta negli ultimi anni, e mi viene da ricredermi anche in questo.

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  2. Jack ha detto:

    E questo è l’insegnamento che l’università da: far parlare di sé, seguendo la via più semplice. Poi non ci stupiamo leggendo articoli di divulgazione scritto con i piedi o se la Rai mette in piedi programmi come voyager.

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  3. frix ha detto:

    Sulla RAI come veicolo di cultura temo si debba stendere un velo (triplo strato).
    Una volta serviva anche per imparare la ns lingua. Oggi persino i giornalisti non sanno l’italiano; mi trovo costretto a spiegare alla prole che non si dice ‘gli’ per le terze persone femminile e plurale o che se dici: l’80% degli italiani, il soggetto è 80% sicché il verbo va coniugato alla terza singolare e non plurale!
    Personalmente metterei una multa per coloro che sbagliano.

    … Lo so sembro un vecchio bacchettone … accidenti pensare che sentivo i Clash (pure live), ero iscritto al fun-club dei Ramones e portavo la cresta!

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  4. Paolofast ha detto:

    La “notizia” è stata ampiamente sbufalata. NON era una lezione universitaria, era un seminario che si svolgeva al Circolo Aeronautico “Casa dell’Aviatore che verteva su (cito) “Ricostruzione dell’evento critico della Costa Concordia con l’aiuto della grafica in 3D”. Per evitare contestazioni e per “par condicio” erano stati invitati gli avvocati di Schettino che, a sorpresa, hanno preteso che Schettino stesso desse la sua versione dei fatti.
    5 secondi su Google e trovate tutto,
    A me sembra una trappola organizzata contro il professore che ha organizzato il seminario, non a caso i primi a scagliarsi contro di lui sono stati nomi noti per l’impegno profuso nel proteggere baronie e privilegi ed affondare l’università italiana.

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  5. Sabino Maggi ha detto:

    Francamente la sbufalata non sta in piedi. Se parli nell’ambito di un master universitario, l’università c’entra, eccome. E se parli, anche cinque minuti, fai un seminario, non due chiacchiere al bar.

    Poi, a parte chiedersi quale autorità abbia schettino (minuscola d’obbligo) per discutere di “gestione del panico” — al max potrebbe parlare di come filarsela da codardo, cosa non contestabile visto che l’hanno sentito tutti parlarne al telefono — che significa che gli avvocati hanno preteso che schettino desse la sua versione dei fatti?

    Preteso? E a che titolo?

    Perché l’organizzatore del seminario doveva dare la parola non solo a loro (e passi, anche se è uno sproposito giustificare tutto con la par condicio) ma anche a chi è a tutt’oggi il principale imputato del disastro e quindi parte in causa?

    E poi, come mai schettino stava lì? Per puro caso?

    Ma va, era tutto organizzato ad hoc. La pubblicità è l’anima del commercio… di se stessi.

    PS: Trovo poi che far parlare schettino alla “Casa dell’Aviatore” abbia una sua ironia intrinseca.

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    • Paolofast ha detto:

      Non hai cercato su Goggle, vero? Io ho fatto un riassunto parziale, i dettagli che ti contraddicono li puoi trovare nelle ricostruzioni dettagliate.

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      • Sabino Maggi ha detto:

        Mi spiace dirlo ma ti sbagli. Ovvamente i commenti e le critiche sono i benvenuti, ma credo che quello che dici manchi di fondamento.

        Comunque ho preparato una risposta più argomentata, uscirà lunedì. Domani no, è domenica, preferisco pubblicare qualcosa di più leggero.

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  6. frix ha detto:

    parere assolutamente personale (non ho cercato nulla sul web, né lo farò), se io avessi organizzato l’ambaradan e gli avvocati difensori mi avessero portato schettino:

    1) non lo avrei fatto parlare. manco per 5 secondi. primo non era invitato, secondo non lo avrei visto come ospite gradito.
    2) non avrei potuto chiedergli di allontanarsi in caso l’incontro fosse pubblico, sicché sarebbe stato legittimato a restare in sala come un qualsiasi altro uditore, se invece fosse stato privato lo avrei invitato a lasciare l’aula.

    Non mi dà tanto fastidio lui o il gesto che purtroppo ha fatto, chiunque può sbagliare (in modo più o meno colposo o preterintenzionale) quanto il fatto che si trasformi tutto in fenomeno mediatici senza rispetto per nulla e nessuno.

    @ Sabino
    ma come facevano a non piacerti i clash… e poi dal vivo… che erano persino meglio che in studio… ho visto poco tempo fa una trasmissione notturna su rai 5 (credo) sulla vita di strummer. interessante anzichéno (per dirla alla groucho di dylan dog).
    Una che non sono mai riuscito a vedere dal vivo, invece, è stata siouxie.
    Va beh, però ho visto Johnny Thunders, almeno questo ti piaceva? (il link, ammesso che funzioni, è ai dolls anche per via della scarsezza di quello suo personale.)
    Stasera sono in vena di amarcord: ho visto/sentito (e gioco forza conosciuto) anche Lee Konitz, in una cantina, forse non eravamo manco in 20 al concerto, di sicuro ero il più giovane.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      ma come facevano a non piacerti i clash…

      Beh, a me piace soprattutto il progressive, la psichedelia e il jazz. Generi spesso molto mescolati. Pink Floyd (fino a Wish You, il resto è inutile), Caravan, Soft Machine, Matching Mole, Curved Air, Van Der Graaf, Renaissance, Ozric Tentacles, Ars Nova, Michelangelo. E John Coltrane, Sonny Rollins, Don Cherry, Gato Barbieri, Bass Desires, Mahavishnu Orchestra, Pat Metheny… Ma la lista è lunghissima.
      Anche la musica classica, anche se è troppo imbalsamata nel passato. Il punk non l’ho mai potuto soffrire, mi ricordo bene che al concerto dei Clash andai solo per accompagnare la mia ragazza di allora. Ricordo con piacere i concerti degli Area (in un cinemino di periferia, pensa, con Alberto Camerini allora bravo e sconosciuto come spalla), degli Stormy Six (a Trento, in vacanza), del Banco (al Petruzzelli di Bari, prima dell’incendio), avrei dato chissà che per vedere i Pink Floyd dal vivo.

      Un concerto entusiasmante fu quello dei Rollig Stones, a Torino il giorno dopo la vittoria ai mondiali dell’82. Ci fecero entrare gratis sul prato, finii a pochi metri dal palco…
      Però Lee Konitz dal vivo mi sarebbe piaciuto… 😉

      In questi giorni ho scoperto gli Spirogyra, un gruppo dell’area di Canterbury che mi mancava. Tre soli album, ma veramente belli.

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      • Sabino Maggi ha detto:

        In realtà non sono così “indietro” e cerco di ascoltare anche il (poco di) buono che c’è dopo i ’70. Ma non è che sia così abbondante purtroppo. REM, Moby, Øresund Space Collective, Múm, Sigur Rós, Tuxedomoon, Mogway, Cowboy Junkies, Bad Plus, P70 (il nome dice molto). Insomma, cose strane… 😉

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  7. frix ha detto:

    dai, per amor di precisione manca il link per siouxie
    discograficamente mi sono fermato a peepshow

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