LIM o lavagna questo è il problema

Nei commenti al mio ultimo post sui problemi dell’università italiana, Fabio e Frix esprimono le loro preoccupazioni circa l’arretratezza tecnologica della scuola e dei suoi insegnanti, notando il potenziale conflitto con le abitudini dei figli, in grado di usare senza problemi cellulari, tablet e perfino computer anche prima di iniziare la scuola elementare.

Vivo letteralmente immerso nel mondo della scuola: mia moglie insegna alle scuole superiori, le mie due figlie iniziano quest’anno rispettivamente l’università e il liceo scientifico, io ho contatti continui con l’università, dove ho anche insegnato in passato. Credo quindi di avere una buona esperienza diretta di com’è la scuola oggi.

In base a questo credo che la cosa più importante sia che la scuola riesca ad insegnare le basi e una metodologia valida di studio. E che le insegnanti facciano il loro lavoro con passione e competenza. Tutto il resto è secondario. LIM, iPad, computer, nuove tecnologie non servono a nulla se le insegnanti non sanno, o non vogliono fare, al meglio il loro lavoro.

Purtroppo negli ultimi anni è stata operata una distruzione preordinata della scuola pubblica. Lo scopo, nemmeno tanto nascosto, era quello di favorire le scuole ex-private, ora equiparate surrettiziamente alle scuole pubbliche, le uniche che hanno ricevuto negli ultimi anni maggiori finanziamenti dallo Stato, esattamente come la Bocconi.

Se si aggiunge a tutto ciò il blocco degli stipendi, i pensionamenti sempre più tardivi, ed un senso generale di impotenza e di sfiducia, si può capire facilmente come sia già una grandissima fortuna trovare degli insegnanti ancora impegnati a svolgere al meglio il loro ruolo, nonostante tutto. E se lo fanno, sono convinto che fra qualche anno li ringrazieremo, anche se non sanno usare la LIM o il tablet. Del resto i concetti fondamentali valgono comunque, indipendentemente da come sono trasmessi. L’importante è volerli trasmettere, senza poltrire in classe.

A scuola, liceo scientifico!, la mia professoressa di matematica non voleva che usassimo la calcolatrice, dovevamo fare tutto a mano. Ho comprato la mia prima calcolatrice, una TI-57 con cui ho imparato la programmazione, immediatamente prima della maturità, ci era stato concesso usarla per farci risparmiare tempo nello scritto di matematica. Allora mi sembrava assurdo che la professoressa fosse così indietro, in compenso oggi riesco ancora a fare una divisione a mano e mi colpisce sempre il vedere le cassiere usare la calcolatrice per calcolare anche un resto banale. Del resto, l’aveva previsto già Asimov più di 50 anni fa.

Ma, finita questa parte un po’ retorica, cercherò di affrontare in modo un po’ sparso i temi principali della discussione.

  • LIM. Posso dirlo? Una grande cag**a. Uno spreco inutile di soldi (per buttarli via i soldi ci sono sempre). Avere la LIM in classe non serve se non si da una ragione valida per usarla. Tanto più che la praticità è pressoché nulla. Avete mai provato a preparare una lezione con una LIM?
    Mia moglie ce l’ha in classe (in tutte le classi) e come tutti i colleghi non la usa. Quando è arrivata ha fatto il corso, abbiamo (ho) scaricato il software di emulazione della LIM (bontà loro anche per il Mac) e abbiamo (ho) provato ad usarlo. Una vera porcata, usabilità scarsissima e venivano fuori cose veramente orrende. E del resto anche gli esempi condivisi in rete non è che fossero migliori (peccato non poter mettere qualche link, ma non sono a casa e non ho i riferimenti).
    Vero, si possono anche usare file pdf. A parte che a questo punto si potrebbe usare un banale proiettore, con costi nettamente inferiori rispetto a quelli della LIM, ce lo vedete un professore di matematica preparare una lezione, anche in LaTeX, scrivendo tutti i passaggi di un esercizio algebrico, come è abituato a fare alla lavagna? Potete immaginare quanto tempo ci vuole? E perché poi? Scrivere i passaggi di un calcolo uno alla volta alla lavagna aiuta a far capire meglio il procedimento, permette agli studenti di seguire il professore e di prendere appunti, li obbliga a prestare attenzione. Una presentazione con la LIM no, i ragazzi sono di fatto meno attenti, “tanto poi il professore ci da il pdf”.
    Ma anche per le altre materie, per cosa usiamo la LIM veramente? Cosa possiamo far fare alla LIM che non si possa fare con i metodi più tradizionali? A meno che del buon materiale didattico per la LIM non arrivi con il libro di testo. Conoscendo il materiale didattico accessorio per i soli insegnanti, prodotto dagli editori dei libri di testo che usa mia moglie, permettetemi di dubitarne fortemente.
    Ammetto che alle elementari forse le cose possono essere un po’ diverse, il mio approccio è per forza di cose più vicino alla scuola superiore. Però vorrei vedere degli esempi convincenti.

  • Tablet. Questo è potenzialmente uno strumento molto più interessante, dato anche il basso costo e la praticità d’uso dei tablet.
    Nel liceo dove si è iscritta mia figlia più piccola, da quest’anno hanno istituito alcune classi “tablet” (lei frequenterà però un indirizzo tradizionale).
    La prima domanda che ci si potrebbe fare è: con quali tablet? Non è mica la stessa cosa usare un iPad o un tablet con Android (o peggio Windows 8). Mistero, almeno fino a poco fa. Ora dovrebbero aver deciso per l’iPad.
    I tablet sostituiranno i libri di testo? Nemmeno per sogno, questo lo so per certo, l’ho chiesto proprio io durante uno degli incontri di orientamento che si fanno prima di scegliere la scuola.
    Per cosa verranno usati i tablet? Un altro mistero. Purtroppo temo che non lo sappia nemmeno chi ha organizzato tutto e che lasceranno al singolo professore il compito di decidere. Cioè faranno la cosa peggiore. L’iPad ha dell’ottimo software didattico ma, a parte che il software migliore è quasi solo in inglese (cosa che andrebbe anche bene, sarebbe un modo per rafforzare la conoscenza di una lingua sulla quale, piaccia o no, non si può più prescindere), come fa un professore generico a scegliere, nell’immensa lista di proposte, quelle che sono veramente utili? Se si organizza un progetto innovativo come questo, ci deve necessariamente essere una pianificazione dettagliata di cosa fare e come farlo, che coinvolga dei veri esperti nel settore. Lasciare tutto alla buona volontà di professori inesperti è il modo migliore di far fallire tutto.

  • Tecnologia. All’età dei nostri figli il nostro mondo tecnologico era fatto di macchine da scrivere, carta carbone, telefoni a gettone, rullini fotografici. Abbiamo vissuto (e stiamo vivendo) cambiamenti grandiosi, che hanno sconvolto il modo di lavorare e di vivere ma, come dice anche Frix, siamo riusciti ad adattarci ai cambiamenti. È probabile (potenti e pazzi del mondo permettendo) che ciò accada anche ai nostri figli. Perché non dovrebbero essere capaci ad adattarsi anche loro? Anzi, forse sperimentare strumenti diversi da quelli a cui sono abituati in famiglia potrebbe favorire la capacità di adattamento, evitare che diventino dei dinosauri, troppo specializzati per sopravvivere al cambiamento. Del resto, siamo sicuri che quando gli alunni delle elementari arriveranno alle scuole superiori esisteranno ancora i tablet, i computer, i cellulari? Che questi non saranno sostituiti da qualcosa di ancora impensabile, oggi? Dieci anni fa il massimo della tecnologia mobile erano i PDA, i Palm, gli Psion, i PocketPC, roba oggi completamente dimenticata. Cosa ci sarà fra dieci anni? Secondo meglio è meglio cercare di essere flessibili piuttosto che focalizzarsi solo su uno strumento, che sia la carta, la lavagna, o il tablet.

Quello che invece — almeno in base alla mia esperienza personale — trovo veramente pericoloso nella scuola di oggi è ciò che definirei il “giustificazionismo egualitario”. Le famiglie pronte a giustificare, sempre e comunque, le debolezze dei propri figli, ritenendoli dei mezzi geni anche quando non aprono un libro. E i professori che, per non avere grane, accettano supinamente i dettami delle famiglie e sono pronti a considerare tutti gli studenti uguali, tutti sullo stesso piano, tutti con le stesse competenze. Tanto chissenefrega.

Un cortocircuito pericolosissimo, soprattutto per i più deboli. Se la scuola non ha la forza di indirizzarli, di metterne in evidenza le lacune per cercare di risolverle, cosa succederà ai più deboli quando dovranno affrontare il mondo la fuori e verranno valutati senza pietà?

Purtroppo oggi un professore serio che cerca di lavorare e di valutare i ragazzi in modo equilibrato viene visto come un grande rompicoglioni dalla famiglia media, e di conseguenza anche dai presidi (dimenticavo, ora si chiamano direttori scolastici), interessati per lo più a non avere grane. E con tutto ciò i professori nullafacenti vanno a nozze, il cortocircuito ne giustifica il mancato impegno, e li mette pure in buona luce con il preside-direttore!

Ho partecipato a riunioni di classe in cui certe mamme (che preferisco non definire) pretendevano che il professore di matematica — bravissimo ma molto rigoroso — differenziasse i compiti per gli studenti migliori e per quelli mediocri, in modo che questi ultimi non fossero penalizzati da compiti troppo difficili per il loro livello. Peccato che, dietro questa proposta perfino legittima, ci fosse la volontà esplicita di obbligare il professore a valutare i due gruppi in modo indipendente, cosicché anche i mediocri potessero aspirare agli stessi voti degli studenti più bravi. E questo al liceo scientifico! La proposta non è passata, ma trovo impensabile persino immaginarla. [1]

Purtroppo, come già notato, troppo spesso anche i professori sono ben felici di adeguarsi. Nella classe di mia figlia più piccola, i due studenti che per tutta la scuola media hanno avuto i voti più alti hanno solo confermato all’esame finale il voto, nove, di ammissione. Ma anche la maggior parte di quelli ammessi con sette o otto, sono passati dopo l’esame al nove. Tutti uguali. Così le famiglie sono contente, non danno fastidio, non esercitano pressioni. E pazienza per i due ragazzini penalizzati, mettendo sullo stesso piano chi ha studiato sistematicamente per tre anni con chi ha fatto solo il minimo sindacale, o poco più.

Sarò io, ma francamente trovo questi episodi più sintomatici del cattivo funzionamento della scuola odierna della sua arretratezza tecnologica.

Però voglio anche essere positivo. Cosa può fare una famiglia per cercare di compensare l’arretratezza tecnologia della scuola, e quali sono i settori su cui puntare?

Secondo me sono due le aree su cui puntare. Uno è l’inglese l’altra è i rudimenti della programmazione. Per entrambe si può iniziare già dalle elementari, diciamo dal secondo anno, quando i ragazzi sanno ormai leggere e scrivere in modo fluido.

La metodologia di insegnamento dell’inglese in Italia è ridicola. L’approccio di fondo è quello di insegnare la grammatica della lingua, non la lingua viva, né più né meno come succede con il latino. Anche perché l’insegnante medio non sa parlare inglese, mentre conosce a menadito regole e letteratura. Per imparare veramente l’inglese, consiglierei di usare corsi come Rosetta Stone o Babbel, che insegnano la lingua direttamente, con un approccio analogo a quello con il quale abbiamo imparato l’italiano. E ci sono pure versioni per iPad. Certo, ci vuole pazienza, ma ne vale la pena.

Programmazione. I nostri ragazzi sanno usare computer e tablet, ma non sanno programmarli, non sanno far fare ai loro dispositivi quello che vogliono loro e non solo quello che decidono gli altri. In Inghilterra hanno appena iniziato un piano per insegnare i rudimenti della programmazione già alle elementari, pianificando da zero il processo, con la relativa formazione gli insegnanti. Non hanno soltanto installato quattro PC nelle scuole, lasciando poi tutto il resto alla buona volontà degli insegnanti. Per imparare i fondamenti della programmazione c’è uno strumento eccezionale, Scratch, sviluppato presso il MIT e usabile online con il Mac (richiede Flash). Recentemente è uscita anche una versione nativa per iPad, Scratch Jr. Se interessa se ne può riparlare.


[1] Del resto, accettando una cosa del genere, si sarebbe reso subito necessario suddividere i meno bravi in due gruppi ulteriori, i meno-meno bravi e i più-meno bravi, ciascuno con la sua valutazione. Portando la cosa alle estreme conseguenze, si sarebbe finito per dover dare un compito specifico a ciascuno studente, tagliato esattamente sulle sue capacità, permettendogli di raggiungere, anche con un compitino semplice-semplice ma ben fatto, il voto massimo.

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Pubblicato su scienza
11 comments on “LIM o lavagna questo è il problema
  1. Frix ha detto:

    Ma non c’è nessuno che fa leggere questo blog. Renzi?

    Sabino ministro dell’istruzione!

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Nemmeno per scherzo! Ho passato una amena giornata di introduzione a start-up. spin-off, business plan, etc., e queste cose mi fanno venire la pelle d’oca. Immagina dover avere a che fare con politici e portaborse… 😦

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  2. Fabio1971 ha detto:

    @Sabino

    Intanto grazie per questa risposta a una mia vecchia questione, meglio non avrei potuto sperare di ricevere

    Mi serve un minimo per risponderti meglio nel dettaglio, e a breve (lunedì) la scuola sarà iniziata, per cui vedrò anche dal vivo

    Al volo… nonostante quello di cui mi lamentavo, meglio niente tecnologia che tecnologia usata senza nessun piano didattico dietro…. Lasciata al libero arbitrio del singolo maestro…

    Meglio si concentrino su quel che (spero) sanno far meglio, cioè le basi di una didattica tradizionale… Tanto inutile illudersi, anche se dessero in dotazione 30 ipad a classe, allo stato attuale ho la certezza che sarebbe una cosa di facciata senza alcun piano di utilizzo

    Ancora non mi spiego poi perché mai abbiano puntato sulla LIM, una cosa che per me è assolutamente priva di senso

    Ma i motivi della scelta saranno senza dubbio tutto tranne che nobili. Una conferma al fatto che è meglio non facciano niente di innovativo, se non lo sanno fare nella maniera giusta. Meglio niente che male.

    Il che rende ben lo stato in cui versa il paese, nonostante rimanga convinto che le singole professionalità (persone) per fare bene non siano geneticamente inferiori a quelle che potresti trovare all’estero, è tutto il contesto che qui si è completamente deteriorato…

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  3. Sabino Maggi ha detto:

    Ancora non mi spiego poi perché mai abbiano puntato sulla LIM, una cosa che per me è assolutamente priva di senso

    Follow the money.

    Sbaglierò però ho l’impressione che il formato dei file delle varie LIM sia pure incompatibile. Immagina la felicità di un professore che cambia scuola.
    Nel link citato la professoressa usa la LIM come un PC. Ottimo, almeno la usa. Ma allora avrebbe avuto più senso comprare dei notebook + proiettore, molto più standard, facilmente aggiornabili e flessibili.

    nonostante rimanga convinto che le singole professionalità (persone) per fare bene non siano geneticamente inferiori a quelle che potresti trovare all’estero, è tutto il contesto che qui si è completamente deteriorato…

    Infatti. Il vero guaio, ne ho parlato proprio oggi a pranzo con un consulente che ci parlava di spin-off e business plan, che tanta gente nella scuola e nella ricerca, nonostante tutto, nonostante i bassi stipendi, la bassa considerazione, gli ostacoli continui, continua ad essere innamorata del proprio lavoro e a dannarsi per farlo al meglio. Ed è su questo che politici e direzioni varie ci marciano… tanta professionalità a costo zero, o quasi.

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  4. Sabino Maggi ha detto:

    Ma ora godiamoci l’evento Apple… 😉

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  5. Paoloo ha detto:

    Qua – http://youtu.be/FOHcKSiSBx0?t=30s – un video che spiega la Lim.

    Guardando il video mi sorge un dubbio…

    ma usando la Lim si diventa proprio come la prof del video? con il suo super ottimismo forzato e le sue espressioni facciali di una frequenza non comune?

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  6. Sabino Maggi ha detto:

    Devono convincere, no? Non è cultura, ma business.
    Del resto, un iPad connesso ad un proiettore può fare esattamente le stesse cose di una LIM, ad una frazione del costo. Una concorrrenza da battere assolutamente.

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    • Fabio1971 ha detto:

      Scusate se sono stato via, ma periodo pienissimo, fin troppo …

      comunque, per riprendere il discorso sulla mia preoccupazione per il tipo di scuola elementare che affronterà mia figlia, devo dire che aveva ragione Sabino, non preoccuparsi più è che mi dovrebbe essere andata abbastanza bene…

      Nel senso che ci sono due maestre piuttosto tradizionali ma nel pieno delle forze e mi sembra ben determinate, la classe è mista al 50% maschi femmine tutti più o meno al solito livello….

      Dovrebbero insegnare le basi e i fondamentali ma farlo davvero e bene, il che è quanto mi basta come obiettivo per i prossimi anni… Quel che viene in più è tutto ben accetto 😄

      Informaticamente, lasciamo stare, ma non gliene faccio una colpa, hanno un stanza con i computer, presumo vecchi pc, ma hanno detto che la useranno giusto per fare dei giochini ogni tanto….

      Ma non gliene faccio veramente una colpa perché tanto la stanza dei computer non è a norma e quindi non potrebbero entrare tutti e 25 i bambini + gli insegnanti, ma solo piccoli gruppetti e sembra operativamente piuttosto complicato….

      Potrebbe esserci una LIM, ma non ne hanno neanche parlato per cui spero non intendano proprio usarla.

      Comunque si, la LIM è realmente uno scandalo che sarebbe gravissimo, se prima non ci fosse lo scandalo delle strutture edili scolastiche non a norma, dei maestri e professori totalmente demotivati, dei fondi mancanti anche per la carta igienica e di molti altri aspetti…

      E devo dire che la scuola in cui andrà per i prossimi anni è pubblica ma molto ambita, sia per tradizione del circolo didattico sia perché è in un quartiere considerato molto bene, ma immagino che la situazione possa anche essere drammaticamente diversa nelle scuole di quartieri più periferici, argomento che mi guarderei dall’affrontare almeno adesso 😃

      Dopo scriverò delle cose su Ghost e i blog creati in maniera statica, altro argomento su cui ci eravamo confrontati, lo farò commentando l’articolo in questione per praticità

      Un saluto a tutti

      Fabio Schiano

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  7. Sabino Maggi ha detto:

    Comunque si, la LIM è realmente uno scandalo che sarebbe gravissimo, se prima non ci fosse lo scandalo delle strutture edili scolastiche non a norma, dei maestri e professori totalmente demotivati, dei fondi mancanti anche per la carta igienica e di molti altri aspetti…

    Il prossimo anno comincerai ad accorgerti che invece non mancano i soldi per PON, POF e compagnia cantante. Un modo per finanziare con soldi pubblici una bella compagnia di giro di società più o meno inutili organizzando corsi e corsini di (quasi) nessuna utilità e, nei pochi casi in cui i corsi potrebbero essere proficui, senza nessuna programmazione temporale. Per dire, quest’anno la classe partecipa al PON di rafforzamento di inglese, ma magari l’anno prossimo questo non si fa più, sostituito dal PON sulle danze trazionali uzbeke.

    Dopo scriverò delle cose su Ghost e i blog creati in maniera statica, altro argomento su cui ci eravamo confrontati, lo farò commentando l’articolo in questione per praticità

    Se vuoi scrivere un post intero sei (tu o chiunque proponga post su argomenti attinenti) il benvenuto. Mandamelo via email e ci penso io a inserirlo nel blog.

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  8. italo ha detto:

    Personalmente trovo assurda anche la storia che tutti debbano sapere programmare: è chi fa la tecnologia che deve saperla rende accessibile, facile e intuibile all’utente medio. Io in casa ho microonde, televisore, registratore dvd, sveglia, orologio digitale, lavatrice ecc, una volta avevano solo il pulsante di accensione, oggi sono tutti programmabili e programmabili in maniera diversa, ma se lorsignore produttori permettono io nella vita ho cose più importanti che dover star lì a leggere manuale e poi a ricordarmi le 20.000 cazzabubbole che ci mettono, una fra cui è vivere!

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Rendere una tecnologia accessibile a tutti (una cosa in cui, fra parentesi, Apple è maestra) è ben diverso dall’insegnare a programmare.

      Programmare significa imparare ad analizzare un problema, a suddividerlo nei suoi componenti logici, a risolverlo passo passo, a prevedere gli errori. È matematica, formativa per il pensiero logico quanto (e forse più) che il greco o il latino.

      Credo sia l’ora che prenda un posto nella scuola moderna, non solo in funzione degli (eventuali) posti di lavoro futuri, ma proprio come strumento formativo autonomo. Indipendentemente da quello che ne pensa il primo ministro australiano.

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