Venticinque anni

Venticinque anni fa ero a pochi chilometri dal confine con la Germania Est. Avevo già vissuto a Braunschweig, una splendida città della Bassa Sassonia, per quasi due anni, nel 1987 e nel 1988. Braunschweig era l’ultima vera città prima del confine con l’Est, sulla strada che collega Hannover con Berlino.
All’inizio del mio soggiorno a Braunschweig andavo ogni notte a letto con la sensazione di avere un paio di missili puntati proprio sul letto, ma con il tempo mi ci ero abituato.

In quei due anni ero riuscito a vedere il Muro di Berlino. Attraversare la Germania Est in macchina era stato scioccante, avevo la sensazione che ci fosse qualcuno ad osservarmi dovunque andassi. L’autista che mi accompagnava a Berlino guidava rigidamente a 100 km all’ora, un solo chilometro in più e ci avrebbero messo dentro. Ero così nervoso che non avevo nemmeno il coraggio di scherzare sull’improvvisa trasformazione del suo stile di guida, dopo i 200 e più chilometri all’ora sull’autostrada di casa.

Il Muro era perfino affascinante. Una immensa barriera coperta di disegni che tagliava brutalmente la città, coprendo la Porta di Brandeburgo e chissà quante vite. Per fortuna avevo troppe cose da fare a Berlino per pensarci su troppo.

E improvvisamente quella notte di Novembre successe. Il governo della Germania Est, dopo trent’anni di chiusura rigidissima e prendendo atto che i tempi erano cambiati, autorizzò i concittadini a visitare l’Ovest. A Berlino corsero tutti al Muro, in diretta televisiva. Una prima picconata, una seconda, gente che si arrampicava dappertutto, le urla della folla. Non riuscivo a staccarmi dalla TV, la gioia e l’emozione del momento era palpabile anche per uno straniero come me, da brividi.

Braunschweig venne subito invasa dalle Trabant. La scia nera e puzzolente che si trascinavano dietro era inconfondibile, ed era curioso vederle piccole ed azzurrine, ai semafori accanto ai macchinoni lucidi dei concittadini occidentali.

Il sabato e la domenica, inaudito!, i negozi rimanevano aperti fino a sera. Gli affari erano affari.
Il governo della Germania Ovest regalava a ciascun Ossi — come li chiamavano con un certo disprezzo all’Ovest — 100 marchi, la prima volta che attraversava il confine. Soldi che venivano spesi immediatamente in vestiti, gadget elettronici e birra, tornando rapidamente nelle casse da cui erano partiti.

Un anno dopo ebbi la fortuna di essere di nuovo a Berlino proprio all’inizio di ottobre. La sera di formarono caroselli di auto dappertutto, i clacson erano impazziti. Da buon italiano pensai subito che avessero vinto una partita. Tanta follia mi sembrava eccessiva, non c’erano mica i campionati del mondo! Poi lessi le notizie sui pannelli luminosi, la Germania era di nuovo unita e Berlino era tornata capitale. Seguirono troppe birre…

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Pubblicato su società
One comment on “Venticinque anni
  1. frix ha detto:

    Per la tesi feci, tra gli altri, un viaggio in Polonia, Cecoslovacchia (del sud) e Germania Est. Era il 1987.
    A Berlino est non riuscii a spendere altro che marchi dell’ovest. I loro non li volevano, in modo tassativo, ricordo in un bar il tizio che si incazzò perché non voleva che pagassi con Ostmark.
    Ricordo, oltre le trabant, i Vopos che gridavano come forsennati se, per fotografare qualche edificio, sorpassavamo la linea gialla che stava a diverse centinaia di metri dal muro.

    La Germania orientale (Dresda, Berlino, Lipsia) non mi parse così repressa come la Cecoslovacchia del sud o la Polonia. C’era gente in giro. I locali –al venerdì e al sabato– sera erano pieni di gente.

    In Cina -pochi anni fa- mi sentivo molto più osservato. Videocamere ovunque, ascensori compresi. Nel pianerottolo di casa anche.

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