Playlist per Bora Bora: Echoes

Ogni tanto, un po’ oziosamente a dire il vero, mi pongo la domanda “Ma se domani, chissà perché, dovessi partire per la Luna, che musica mi porterei dietro?”

Mi fare esattamente la stessa domanda se dovessi andare sei mesi in Antartide (grazie tante ma non fa per me, ho veramente declinato l’offerta anni fa) o se decidessi di ritirami per sempre a Bora-Bora (magari!), come l’indimenticabile Antoine.

Un bel problema, mi servirebbe un iPod da parecchi TB. Ma cominciamo con un elenco dei brani veramente fondamentali, quelli che non possono mancare neanche in un viaggio di pochi giorni.

Un appuntamento settimanale, magari la domenica, il giorno adatto rilassarsi e a sentire ottima musica (ma in effetti ogni giorno è buono). Magari con i link ad iTunes per il brano o l’album completo, e a YuTube (o magari Vimeo) per sentirlo subito, se possibile in versione live.

Ma da cosa iniziare? La scelta è veramente difficile, bisogna per forza iniziare con il botto. E allora, cosa ci può essere di meglio dei Pink Floyd? Negli anni ’70, e fino a Wish You Were Here, sarei andato in ginocchio ad un loro concerto.

Meddle è un album interessante, soprattutto per Echoes, la lunghissima suite che occupa tutta la seconda facciata dell’LP. Un barno creativo, sofisticato, psichedelico. Un mix perfetto.

Echoes è anche il brano di apertura e di chiusura del bellissimo documentario Pink Floyd a Pompei, un film che sono stato capace di vedere al cinema per due volte (non di seguito) nello stesso giorno.

Oggi la versione completa di Pink Floyd a Pompei è disponibile su Vimeo. Ma il mio DVD con il Director’s Cut è un’altra cosa.

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Pubblicato su musica
20 comments on “Playlist per Bora Bora: Echoes
  1. frix ha detto:

    Ottima idea!

    Il mio più primo di tutti … credo sarebbe un brano qualsiasi di Kind of blue di Miles Davis.

    Il condizionale è d’obbligo per questi argomenti così delicati 🎼 molto dipende dai momenti e dagli stati d’animo.

    La questione va affrontata con la dovuta perizia e un bel po’ di sentimento 🎶

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Ottima scelta anche se io di quel periodo preferisco Sketches of Spain. Comunque Miles ci sarà, fra poche settimane, dopo che avrò finito il percorso (personalissimo!) iniziato con Echoes

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      • frix ha detto:

        Ma sai, secondo me, con Miles, dove cadi cadi bene.
        Kind però ha un fascino particolare, ha cambiato il modo di suonare, non solo jazz.

        Con questo post hai messo in pratica un’idea che mi proponevo di perseguire non appena avessi avuto un mio blog.

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  2. fabioschiano ha detto:

    🙂 Visti a Livorno, dove vivo… incredibilmente, perché Livorno era ai margini di tutto, ma lo stadio di Cava dei Tirreni ebbe un problema e di disponibile c’era solo il nostro stadio…

    ok erano nella fase “tarda”, quella di Gilmour e della reunion, quella di “A Momentary Lapse of Reason” e appunto del live “DELICATE SOUND OF THUNDER”… ma a me piacque tantissimo, e lo preferisco tuttora rispetto alla fase puramente psichedelica….

    immagino si tratti di “vissuto” e quindi di età e di generazione, immagino che la fase psichedelica per chi ha vissuto quegli anni sia stata esaltante

    🙂

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Assolutamente. Ho sempre avuto una passione insana per la musica psichedelica e per il progressive.
      Ho conosciuto i PF con Dark Side of The Moon, troppo diversa per apprezzarne la fase tarda. Per dire, The Wall al cinema mi ha lasciato totalmente indifferente, ma andrei ancora a vedere al cinema Pink Floyd a Pompei. Su uno schermo enorme e con l’audio odierno deve essere favoloso.

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  3. fabioschiano ha detto:

    ah correva l’anno 1989, bei tempi (forse)

    comunque, per rispondere alla domanda, cosa porteresti ecc,…

    The Dark Side of The Moon (1973)

    poi porterei altre cose, di altri gruppi, del tutto diversi, ma quello proprio di sicuro lo porterei

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Io ho conosciuto la musica progressive con Dark Side of The Moon. Andavo alle medie, ascoltavo Alto Gradimento e Elton John, e i miei amici più grandi andavano in giro e si scambiavano questo disco nero con un prisma luminoso. Lo sentii e nacque una passione che non si è più spenta.

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      • frix ha detto:

        A fine anni ’60, nonostante fossi sotto il decennio (ahimé di poco), ascoltavo nel mangiadischi -insieme a ‘vorrei la pelle nera’ di nino ferrer- il 45 giri (ed. italiana) di whole lotta love dei led zeppelin.
        lo dico già per portarmi avanti: tra beatles e rooling stones preferivo Led Zeppelin e Cream.

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  4. fabioschiano ha detto:

    forse, fra l’altro, la più bella copertina di tutti i tempi…

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    • frix ha detto:

      Per le copertine, a memoria, ricordo come particolarmente belle quelle di diversi album dei King Crimson: in the court of CK; inthe wake of Poseidon;
      Oppure Bitches Brew di Miles ma per goderla appieno (dentro e fuori) ci vuole l’album su vinele (ma non ve lo presto! 😄)

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Purtroppo il CD ha ucciso (questo si) le copertine. I trenta cm di un LP consentivano di produrre dei veri capolavori.

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      • frix ha detto:

        in parte hai ragione.
        però insieme ai cd, specie nelle ripubblicazioni (penso a molti dischi jazz) sono stati aggiunti dei booklets che, salvo dover usare -per ragioni di età- la lente di ingrandimento per per poter intelligere, sn ricchi di notizie altrimenti assenti sui vinili.

        quello che personalmente ricordo con un po’ di nostalgia, a proposito dei vinili, è il rito che in molti avevamo, per la prima apertura.
        ad inziare da come tagliare il celofan. Io avevo un plettro apposito.

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  5. MailMasterC ha detto:

    Concordo in pieno sulla scelta di Echoes, anche secondo me è la canzone migliore dei Pink Floyd, che racchiude tutto il loro passato e proietta bene le luci dell’album successivo, appunto TDSotM. Mi sembra che rappresenti una cesura fra la psichedelia “incontrollata” e forse un po’ allo sbaraglio di pochi anni prima, pernso ad Ummagumma per intenderci, con quella curata, rifinita e rasente la perfezione degli album successivi, fino a The Wall.
    Complimenti ancora, non capita spesso di trovare estimatori di Echoes! 🙂

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