Playlist per Bora Bora: Riders on the Storm

Sono stato a lungo tentato di scegliere per il post di apertura di questa serie proprio Riders on the Storm, il brano finale di L.A. Woman, l’ultimo disco dei Doors al completo. Poi Echoes ha prevalso di un soffio.

Non mi dilungherò, la musica dice tutto. Il pezzo è affascinante, da ascoltare più e più volte. La voce magica di Jim Morrison, la chitarra sinuosa di Robby Krieger, il piano elettrico jazzato di Ray Manzarek, la batteria metronomica di John Densmore.

Un brano imperdibile, in un disco che è uno dei migliori dei Doors, .

E già che si siete, fate una puntatina ad ascoltare anche Crawling King Snake, non ve ne pentirete. Grande, al livello della versione originale di Johnny Lee Hooker.

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Pubblicato su musica
15 comments on “Playlist per Bora Bora: Riders on the Storm
  1. frix ha detto:

    Uh… i Doors. Non li ascoltavo da un pezzo!
    Per me alcuni pezzi erano (e sono ) riguardevoli ma nel complesso l’ascolto di un intero disco mi risultava (e risulta) stucchevole.

    Ecco questa è, per me, una questione che mi piacerebbe discutere mentre andiamo a Bora Bora (… tanto il viaggio è lungo…): un gruppo (o musicista) è grande se fa uno o aluni grandi brani in mezzo a cose più mediocri? Oppure se produce una o alcune canzoni che cambiano in qualche modo il corso musicale successivo? Oppure se fa un intero album grandioso? Oppure se la sua produzione musicale è costantemente di livello medio alto?
    Non mi sono dato una risposta, ancora; ammesso che esista.

    Per oggi proporrei due musiche, una con un’alternativa un po’ piaciona che usa come medium un mito (nella considerazione generalizzata) .

    Una considerazione su Horace Silver, che in parte mi aiuta ad iniziare a mettere in campo qualche riflessione sui quesiti esistenziali di sopra.
    Il fatto che vendesse moltissimi dischi per la Blue Note (di Alfred Lion) ha permesso a Lion di investire gran parte degli utili per produrre e registrare dischi di artisti –allora–sconosciuti o semi-sconosciuti (molti dei quali diventati poi significativi nel jazz) che altrimenti non avrebbero avuto alcuna chance di pubblicare. Ecco, questo aspetto, al di là della produzione di musica ragguardevole (song for my father, ad es. è stata ri-suonata da moltissimi altri), per me lo pone tra i grandi della musica.
    Del brano che consiglio, doin’ the thing porrei l’accento sulla velocità ritmica –togli (idealmente) la tromba di Blue Mitchell e metti una chitarra elettrica e potrebbe essere precursore del punk– e sul fatto che per i tempi rappresentava un’evoluzione significativa verso un nuovo modo di fare musica.

    Dei Cream parlerei un’altra volta, forse.

    Horace Silver doin’ the thing

    the Cream

    sunshine of your love

    Jimi Hendrix live version di sunshine of your love

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  2. Sabino Maggi ha detto:

    @frix: Domandona; chi è grande? Francamente non saprei rispondere. Basta un solo pezzo o un album, o no?
    Ci sono musicisti che hanno fatto uno o due album fantastici ma poi sono scomparsi (arriveranno anche qui prima o poi), e sono sono completamente dimenticati (esempio italiano: Alan Sorrenti). Possono essere considerati grandi? Forse si. Grandissimi? Mah.

    Forse i veri grandissimi sono quelli che renderebbero un capolavoro anche un esercizio per i principianti. Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Tchaikowski, Mahler, Louis Armstrong, Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane, Soft Machine, Pink Floyd.

    Ma le sfumature sono tante. E il viaggio è lungo, possiamo parlarne con comodo, ascoltando buona musica.

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  3. Sabino Maggi ha detto:

    Il fatto che vendesse moltissimi dischi per la Blue Note (di Alfred Lion) ha permesso a Lion di investire gran parte degli utili per produrre e registrare dischi di artisti –allora–sconosciuti o semi-sconosciuti (molti dei quali diventati poi significativi nel jazz) che altrimenti non avrebbero avuto alcuna chance di pubblicare.

    Quello che scrivi mi fa venire in mente una discussione di parecchi anni fa ad una cena. Il mio vicino sosteneva di ascoltare solo musica classica “perché era una manifestazione puramente artistica e non commerciale”.

    Io mi permisi di notare che Mozart faceva marchette per farsi ingaggiare qui e la nelle corti europee, o che Bach scriveva musica a comando, per contratto, una cantata al mese. Aggiunsi che non vedevo tanta differenza fra fare il Kapellmeister ben pagato per un principe tedesco e avere un contratto con una casa discografica. L’idea del musicista preso dal vortice dell’ispirazione mi sembrava molto romantica ma fondamentalmente falsa, visto che doveva comunque mangiare.

    La discussione fu lunga e divertente, ma non cambiò idea di un millimetro. Invece produrre musica è un affare squisitamente commerciale, ma come mostri tu può anche essere fatto in modo intelligente.

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  4. frix ha detto:

    Accidenti, non resisto… 🙂 sono qui che aspetto un commentino sul pezzo dei Cream e su una sua velata assonanza con In-A-Gadda-Da-Vida di Iron Butterly, per restare sempre in tema di musica fine anni sessanta.

    E già che ci siamo segnalo per gli amanti della batteria —che non avessero ascoltato il brano fino in fondo (in effetti per le abitudini odierne è un po’ lunghino)— l’assolo che parte dal minuto 8:00.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Accidenti hai ragione, il pezzo l’avevo sentito e mi era anche piaciuto, l’assolo pure, ma non avrei mai fatto caso alla somiglianza con In-A-Gadda-Da-Vida, splendido disco che conosco a memoria, se non lo avessi detto tu.
      Ogni tanto penso che su questo ci vorrebbe un post al giorno… 😉

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      • frix ha detto:

        Ogni tanto penso che su questo ci vorrebbe un post al giorno…

        Si, bravo,così non lavoriamo più e ascoltiamo solo musica…

        …. Oddio, se però ci pagassero…. 😀

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Beh, più o meno è quello che faccio io quando programmo o scrivo (cioè quasi sempre): iPod e cuffie e mi concentro meglio. Da quando ho iniziato a sincronizzare tutti i miei mp3 con Google Play non mi serve nemmeno necessariamente l’iPod.
          E mi pagano pure… 😉

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          • frix ha detto:

            fortunello….

            Se lavoro (cioè quasi sempre) la musica non sempre mi aiuta. Dipende anche dal tipo di musica. Ma in genere se devo concentrarmi preferisco non aver distrazioni.

            E comunque ti voglio vedere a lavorare (rimanendo produttivo) ascoltando dazed and confused dei Led Zeppelin, versione live da How the west was won …è su spotify così non fai fatica a cercarla nell’ipod 🙂

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          • Sabino Maggi ha detto:

            fortunello…

            Purtroppo non è tutto oro quello che luccica. Ne riparleremo.

            La musica in cuffia non mi ha mai dato fastidio, anzi mi aiuta a concentrarmi. Allontano il mondo esterno e mi concentro su quello che sto facendo.
            L’alternativa, soprattutto quando devo correggere una cosa scritta, è allontanarsi da computer, cellulare, telefono, etc, tutte distrazioni con i flash continui delle email e dei messaggi. Ci fosse almeno Starbucks…

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          • frix ha detto:

            Purtroppo non è tutto oro quello che luccica. Ne riparleremo.

            Lo immagino per te e lo so per quel che riguarda me.
            In effetti dopo fortunello avrei dovuto mettere uno smile, per far comprendere meglio il senso in cui ho espresso la parola.

            Ci fosse almeno Starbucks…

            Effettivamente… A Shanghai mi ha salvato più di una giornata, per il caffè e per la linea wi-fi.

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          • frix ha detto:

            Pardon, non ho messo il salto di riga dopo la citazione del tuo testo su starbucks…

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Ora c’è 😉

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  5. frix ha detto:

    L’assolo è sul pezzo di Horace Silver; ho dimenticato di scriverlo.

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  6. Sabino Maggi ha detto:

    Bellissimo il racconto della nascita di Riders on the Storm, direttamente dalla voce di Ray Manzarek, il componente dei Doors che ho sempre ammirato di più. Purtroppo i grandi degli anni ’60-’70 se ne stanno andando uno ad uno.

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