Playlist per Bora Bora: A Plague of Lighthouse Keepers

I Pink Floyd e i Doors, protagonisti dei post precedenti, sono riusciti a combinare molto bene la qualità della produzione musicale con il grande successo commerciale. Entrambi i gruppi sono stati, a cavallo fra gli anni ’60 e ’70, molto popolari fra i giovani dell’epoca interessati a qualcosa di più della pura musica di consumo. Ancora oggi i loro CD sono molto diffusi e si trovano persino negli scaffali della grande distribuzione.

Oggi entriamo in territori musicali decisamente più impervi ma anche più affascinanti.

I Van Der Graaf Generator — il nome è ripreso dal primissimo acceleratore di particelle inventato alla fine degli anni ’20 dal fisico Robert Van de Graaff,1 — sono stati uno dei gruppi più interessanti della scena musicale degli anni ’70, riscuotendo però un successo commerciale prossimo allo zero.

La loro musica fatta di dissonanze e di continui cambi di ritmo è sorretta dai due giganti, Peter Hammill, voce e tastiere, e David Jackson, uno dei pochi strumentisti in grado di suonare due sassofoni contemporaneamente.

È difficile dire qual’è il loro disco migliore, ma fra tutti i loro brani il mio preferito è sicuramente A Plague Of Lighthouse Keepers, da Pawn Hearts del 1971, il loro disco più popolare.

Mi piace tanto che inserisco qui due versioni live, entrambe disponibili su YouTube. La prima è del 1972, trasmessa dalla TV Belga (più di 24 minuti, oggi non passerebbe mai!), per l’altra qui sotto non ci sono ulteriori informazioni, il suono fa schifo ma è comunque splendida da ascoltare. In effetti per una volta preferisco di gran lunga queste versioni live a quella ufficiale del disco.


  1. Le istruzioni per farvene uno a casa si trovano qui. Per favore, però, non cimentatevi se non sapete bene come fare o se siete deboli di cuore. 
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Pubblicato su musica
15 comments on “Playlist per Bora Bora: A Plague of Lighthouse Keepers
  1. frix ha detto:

    Avrei scommesso che li avresti inseriti. 🙂 Non avrei saputo pre-dire il pezzo, però.

    Ai tempi non fui un grande fan dei vdgg, probabilmente, non ero ancora sufficientemente grandicello per apprezzarli a livello emozionale, di pancia. (Ricordo però come ne parlavano alcuni ragazzi del bar un po’ più grandi. Ed è per quello che un provai ad ascoltarli). Erano un po’ troppo complicati per un 10/15 enne; troppo cerebrali e meno diretti di altri. Ho iniziato ad apprezzarli un po’ di più dopo ma in generale non ne sono mai stato troppo affascinato. Ho preferito, sempre, i Genesis –rigorosamente con Peter Gabriel– e, non chiedermi perché (non saprei rispondere con chiarezza), i King Crimson.

    Sto ascoltando (tutto) il pezzo che hai linkato, devo dire che lo apprezzo molto. Non lo ricordavo così. Mi ha fatto venire un accostamento a cui pensai quasi una ventina di anni fa con i Portished e, per certi modi di cantare/interpretare i testi, con i Nirvana.

    Effettivamente sul web si trovano filmati –anni ’70’– di concerti televisivi con brani lunghi senza interruzioni e/o presentatori che fanno domande improbabili (stamane son ben disposto 🙂 ) che oggi sarebbero bannati senza pietà…
    Ma la musica pop_ular_ è sempre stata tarata sui tre minuti, anche allora, per questioni radiofoniche e di spazio (per farli entrare nei 45 giri).
    Un po’ come i blog di oggi. Per avere seguito devono essere veloci da leggere, corti.
    Uh, guarda potremmo iniziare una dissertazione sul parallelo musica/web. Potremmo avviare un sondaggio che verifichi se chi se apprezza le lunghe suite musicali gradisce anche i blog con post da leggere/gustare con calma, in controtendenza con i ritmi sociali attuali. 🙂
    … Ops… forse sono solo io che sto inesorabilmente avviandomi verso una serena vetustà….

    Comunque, per rimanere sul tuo tema, approfitto del tuo spazio domenicale per segnalare tre (lo so mi allargo un po’, mi dai il dito e ….) brani: uno dei Genesis (credo meno conosciuto di altri ma emozionante), uno dei king crimson e uno dei Portished (che originò in me il parallelo con i vdgg, giudica tu se a toro o ragione).

    In ogni caso ti ringrazio per la bella idea su questa serie di post. Al di là dell’argomento mi è piaciuto molto l’escamotage del viaggio a BoraBora, da cui il titolo.

    Infine i Genesis, che fino all’avvento del punk e del post-punk sono stati il gruppo che ho ascoltato di più. Compravo le cassette che suonavo nel mangianastri; che robe, se ci penso, ma ancora non avevo uno stereo (così lo chiamavamo allora), solo radio, mangiadischi, e mangianastri. Che a ben guardare i nomi, oggi, percepisci molte cose. 🙂

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Avrei scommesso che li avresti inseriti. 🙂 Non avrei saputo pre-dire il pezzo, però.

      Tanto, sono buoni quasi tutti… 😉
      Personalmente i Genesis non mi hanno mai preso, non so perché ma tranne Selling England e, meno, Foxtrot, non li ho mai ascoltati molto. Ma ne riparleremo… I King Crimson, invece, wow!

      In realtà è comprensibile, a me piace soprattutto la musica, le parole e i testi mi dicono poco, anzi non li sento (e non li capisco) nemmeno. Ho capito la storia della Locomotiva solo quando l’ho sentita, in macchina, nella bellissima! versione dei MCR.
      È evidente quindi che gruppi che si poggiano sulla parte musicale, come VDGG e King Crimson (o Pink Floyd) mi piacciano particolarmente. E i Doors allora? Anche lì la voce di Jim Morrison e le tastiere di Ray Manzarek sono un mix perfetto.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Potremmo avviare un sondaggio che verifichi se chi se apprezza le lunghe suite musicali gradisce anche i blog con post da leggere/gustare con calma, in controtendenza con i ritmi sociali attuali. 🙂

      Io sono di sicuro fra questi. Non sarà molto ecologico ma i post più lunghi preferisco stamparli e leggerli su carta. A volte sono di dieci, venti pagine.

      … Ops… forse sono solo io che sto inesorabilmente avviandomi verso una serena vetustà….

      Non solo tu. 😉 Per fortuna riesco a passare parecchio tempo con i giovani (meglio, con persone più giovani di me). Sono una mosca bianca, la maggior parte dei miei colleghi coetanei ha la puzza sotto il naso e non si mescola. Contenti loro… perdono molto.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Il pezzo dei Genesis non mi ha impressionato più di tanto, ma non mi stupisce. Proverò a riascoltarlo ancora. Epitaph è una pietra miliare, non si discute. Ma quello che mi ha colpito veramente sono i Portishead. Non li conoscevo, ma il pezzo che hai segnalato è favoloso. Devo provare ad ascoltare i CD, vedo che ci sono su Amazon. iTunes non mi interessa, io voglio il supporto “fisico”. Tanto più quando costa praticamente lo stesso: “Dummy” costa 6.99 su iTunes e 7.65 su Amazon (in CD). Secondo me è assurdo.

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      • frix ha detto:

        Il problema dei Portished, per me, risiede nella monotonia. Hanno rari picchi ritmici, e la voce, pur essendo bella ed intensa, sul lungo non mi convince tanto. Però Glory box è un altro bel brano. Prima di acquistare il cd guardati gli altri pezzi del concerto da cui ho tratto quel brano. Giusto per farti un’idea più ampia. Mi pare che da quel concerto abbiano estrapolato un CD ufficiale. Potresti puntare su quello. Non sono aggiornato sulla loro produzione a partire da duemila.

        Sul discorso testi musuica hai praticamente parafrasato il pensiero. Amo il jazz anche per quel motivo.

        Sul brano dei Genesis aggiungo solo che l’ho scelto solo per una certa similitudine di genere con quello dei Vdgg. Per stare nel tema del post.
        Come gusto avrei segnalato (in versione live): the knife, the musical box, get em out by friday, the return of the giant …. In linea di massima mi piacciono molti quasi tutti (del primo periodo). Lo stesso dicasi per i dischi di Peter Gabriel. Lui lo metto tra i –miei– grandi.
        Sui KC non c’è molto da aggiungere. A me piaceva persino Discipline! Va ricordato, a chi non li conosce, che la loro produzione è piuttosto variegata.

        Anche sui giovani la penso come te.

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  2. fabioschiano ha detto:

    No, 🙂 ti confermo che per me la lunghezza è quasi* sempre un problema. Poi dipende anche dai contenuti, come è ovvio.

    *(Tranne eccezioni, che spiego dopo).

    Mica perché non mi piaccia approfondire, anzi… ma perché i tempi (x web, musica, video, mondo reale ecc) sono ormai diversi e per farti seguire occorre essere sintetico e non allungare all’infinito i concetti.

    Se ci riesci, questa è una forma molto alta di comunicazione, ma è anche molto difficile… perché non è solo una questione di lunghezza o di brevità, ma di dire TUTTO in maniera chiarissima in poco, pochissimo spazio/tempo/finestra di attenzione dell’interlocutore.

    I tempi sono cambiati enormemente… è solo questo il punto…

    Prima….. secondo me si lavorava (e si viveva) a ritmi veramente più blandi (non mi riferisco ai lavori tipo fabbrica, che non conosco bene di persona).

    Adesso sei bombardato di stimoli continui a cui puoi dedicare meno attenzione, ma di contro fai veramente un sacco di cose in una giornata. Veramente tantissime in più rispetto a 2 anni fa… Fosse solo che adesso per lo più comunichi, fra chat e email, in tempo reale, senza aspettare i tempi postali o di consegna….

    Infatti a fine serata/nottata, io molte volte, personalmente, mi sento letteralmente prosciugato.

    Ps. un tempo avevo ben altri ritmi, molto più rilassati, e il tempo e l’attenzione da dedicare anche a forme più lunghe/diluite/dilungate di musica o video. Tutto il mondo ne aveva. Adesso no.

    Vi faccio due o tre esempi di cose che adoravo, lunghissime, che oggi sarebbero fatte in maniera diversa, probabilmente, anche se è giusto ed un bene che siano state fatte così….

    Musica: ero fanatico (tempi del liceo) di un gruppo che ai più non dirà niente, ma che ha contribuito a far nascere l’elettronica ed in particolare l’uso dei campionatori:

    The Art of Noise

    Un universo sonoro incredibile, completamente da esplorare, con richiami classici, moderni, folli e inascoltabili in una unica canzone o album…

    Vi assicuro che non erano sintetici 🙂 ma ad es. Moments in Love è davvero per me una pietra miliare…

    10 minuti e 15 secondi di un crescendo molto ciclico… ipnotico… ai tempi lo trovavo meraviglioso, adesso pure… ma lo ascolto o di sottofondo o in pillole di un minuto o due…. 🙂

    Erano gli anni 80 e di umano non c’era niente nella loro musica, era tutto campionato, ingegnerizzato e fatto suonare a sequencer e tastiere ed altri strambi strumenti….
    Ed era anche una cosa piuttosto pioneristica… all’epoca…

    Qui la versione breve da 4 minuti, credo con video originale, per vostra pietà… non quella originaria da 10,15 minuti

    Qui i dettagli del gruppo musicale:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Art_of_Noise

    Cinema: L’altro esempio è la celebre scena dell’esplosione e dissoluzione della casa borghese in Zabriskie Point… dura 5 o 6 minuti di dettagli dell’esplosione… una pietra miliare, pure, un segno dei tempi anche… (inteso per il fatto breve/lungo)

    Cinema: 2001 Odissea nello Spazio, la scena in cui Bowman viaggia fino a destinazione alter Giove, in un delirio di colori e musica e rumori di livello tale da mettere in qualche museo dell’arte… ma dura necessariamente 2 o 3 minuti… ed è giusto così…

    Qui invece, i dettagli del film. Per comprendere meglio perché in quel caso una scena di quel livello, anche molti minuti hanno un senso ed un fascino, anche oggi…

    http://it.wikipedia.org/wiki/2001:_Odissea_nello_spazio

    Ma non è sempre Kubrick, Antonioni o altro…. quindi, per me, ben venga la brevità….
    Anzi, sarei curioso di vedere, per puro gioco intellettuale, come queste scene sarebbero state girate, ai tempi di oggi…

    ps.

    Visto che è domenica, oggi ho deciso di non essere affatto sintetico 😉
    Scusate se vi ho annoiato… 🙂

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Ricordo vagamente di aver letto qualcosa sugli Art of Noise, in effetti il pezzo è bellissimo. Da approfondire anche questi!
      Per il resto, ci sono troppe cose da dire, sarà per un’altro momento.

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    • frix ha detto:

      D’in sulla metà degli ’80 gli art of noise mi furono fatti conoscere da un giovane coinquilino di casa all’università. Mi piaceva il pezzo postato da Fabio ma per l’album intero faticavo. A proposito di giovani: io ero laureando/laureato lui matricola, nacque un’amicizia tutt’ora solidissima anche se tra noi ci sn 10 mila km di distanza.
      In questo momento non posso accedere alla mia discoteca su vinile (né ai nastri su cassetta) sicché vado a memoria; di musica elettronica sperimentale –che ascoltavo allora– ricordo uno o due dischi di Pink Industry. Risentendo alcuni brani, adesso, mi viene qualche dubbio su me stesso (di allora)… cmq questo è un esempio. Ma non credo che porterò a Bora Bora un loro CD. Non voglio appesantire inutilmente il bagaglio.

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  3. fabioschiano ha detto:

    🙂 oggi invece vado di sintesi

    The Art of Noise, alcune perle (per me)

    .
    ascolta il finale….

    .

    .

    L’intero album/concept: In No Sense. Nonsense! (fatico ad ascoltarlo a brani, è un unico fluire… altrimenti perde un po’ di senso)

    .

    e non per ultimo, l’album simbolo…. In Visibile Silence

    un saluto, scusa se il commento non fosse venuto bene… non c’è preview e ci sono molti link/script… sono anzi curioso di vedere se e come Spotify si integra…

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  4. fabioschiano ha detto:

    male, direi…. 😦 cancella per cortesia quel che vuoi, anche tutto

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Purtroppo la preview dei commenti non è disponibile su WordPress.com.
      Comunque ora sono OK, spero che i link siano giusti.

      Comunque su WordPress.com, per aggiungere un link a Spotify basta selezionare il brano o l’album, cliccare sui tre puntini e scegliere “Copia L’URL di Spotify” e inserirlo pari pari nel commento o nel testo (non lo sapevo ovviamente ma è spiegato qui).
      Gli URL si possono inserire nel commento in due forme alternative:

      https://play.spotify.com/track/1enTwKUyRRVHyBfhBL4nEr


      di cui la prima è quella fornita direttamente da Spotify. Peccato che la più elegante sia la seconda.

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  5. fabioschiano ha detto:

    grazie… non si finisce mai di imparare…. suppongo non sia possibile per uno che commenta editare quanto scritto, autonomamente, una volta pubblicato… può farlo solo l’Admin, credo..

    volendo… i due album sono inseriti per sbagli due volte, con due stringe di codice diverse, che in teoria dovevano dare due risultati visivi diversi, ed invece no 🙂

    se vuoi, per precisione, cancella uno dei due, per ciascun album… sempre se vuoi… altrimenti a posto così e grazie

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Fatto. In effetti per i due album avevi usato le due forme alternative per inserire i link a Spotify che ho riportato più sopra. WordPress.com scrive che sono equivalenti, dove hai trovato che dovevano dare risultati diversi?

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      • fabioschiano ha detto:

        🙂 Temo di essermelo sognato …. ricordo che avevo fatto una prova su una pagina html in Dreamweaver, salvata solo in locale…. boh 🙂 dimentica, troppo lungo fare il procedimento a ritroso… grazie di tutto

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