Playlist per Bora Bora: The House of the Rising Sun

Può un gruppo rock scegliere un nome più idiota di The Animals, gli Animali?

Ma nonostante il nome, la versione degli Animals di Eric Burdon di The House Of The Rising Sun, un pezzo della tradizione folk americana già interpretato da grandissimi come Woody Guthrie, Pete Seeger e Nina Simone, è diventata la moderna versione di riferimento di questo brano.

Con decine di interpretazioni successive, troppe per essere citate tutte. Le versioni live di Bob Dylan, da solo e con Tom Petty, quelle di due monumenti della musica come Jimi Hendrix e Joan Baez o dei semi-sconosciuti Frijid Pink, a metà fra blues e psichedelia. Oppure la dance latina dei Santa Esmeralda.1, il mistero di Sinead O’Connor, il bluegrass progressivo dei Seldom Scene, le sonorità elettroniche dei Tangerine Dream.

Ci sono persino tre cover in italiano, purtroppo malamente tradotte già dal titolo, La Casa Del Sole. Le versioni anni ’60 dei Bisonti e dei Los Marcellos Ferial, quella più recente dei Pooh, che non è per niente male, soprattutto grazie all’interpretazione di Roby Facchinetti. Anzi mi correggo, le cover sono quattro, c’è pure un Al Bano che, quando c’è di mezzo il Sole, ci sa fare.

Per finire, una versione live recente con un Eric Burdon, invecchiato ma con una voce ancora affascinante.

C’è da divertirsi (e da ascoltare) parecchio.


  1. Curiosamente i Santa Esmeralda hanno interpretato anche un’altra canzone degli Animals, Don’t Let Me Be Misunderstood, che è forse persino migliore dell’originale
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Pubblicato su musica
17 comments on “Playlist per Bora Bora: The House of the Rising Sun
  1. frix ha detto:

    Belinci! 😜
    Vai a pesca nei meandri del rock!👏
    Aggiungerei alle tue parole (ma non mi avventuro nella ricerca delle prove) che il brano è stato inserito nella colonna sonora di mille mila film.

    Ricordo che tra fine anni ’70 e inizio ’80 comprai l’LP in una delle mie prime andate giovanili a Milano in cerca di dischi in quelli che allora si chiamavano negozi specializzati. Mi pare che la cover fosse nera con la scritta the Animals in arancio o rosso. La curiosità è che una volta messo il disco sul piatto sentii qualcosa di strano e, successivamente, dalle note di copertina appresi –allora con un bel po’ di disappunto — che il disco era mono e non stereo.

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  2. frix ha detto:

    Ok… dopo l’ascolto del brano principale e quello di Albano mi sono commosso per questioni personali. Tra fine anni ’60 e metà ’70, prima dell’avvento delle discoteche mio papà suonava col suo gruppo nei locali da ballo e in repertorio aveva the house of the rising sun ma, soprattutto, avevano una divisa simile a quella degli animals nel filmato. Credo che in casa girasse anche il 45 giri ma non ne sono certo. In ogni caso mio papà suonava l’organo e devo dire questo pezzo musicale, nel mio ricordo emotivo, è proprio legato a lui.

    Albano è stato un grande interprete, con straordinaria voce ed estensione vocale. Hai fatto benissimo a segnalarlo. In questo caso l’interpretazione è un po’ troppo canzonettata, troppo italianizzata ,a mio avviso. Ma a quel tempo il mercato quello recepiva o forse solo a quello era abituato dalle case discografiche nostrane.
    Non dimentichiamo che negli anni ’60 e ’70 non era semplicissimo avere accesso alla musica straniera, molti dischi non erano ristampati in edizione italiana e i negozi specializzati in musica di importazione erano pochi e concentrati nella grandi città da cui si acquistava anche per corrispondenza. Ne ricordo uno di Bologna ben fornito. Altrimenti si andava dal negozio del paese (nel mio si chiamava Hobby Musica) a cui si ordinava il disco che arrivava, se tutto andava bene, una settimana dopo. Qualcuno impiegava anche un mese! Credo che oggi, con i ritmi a cui viviamo, sia una cosa inimmaginabile. Ricordo che passavo davanti al negozio, aprivo la porta e, dalla soglia chiedevo, è arrivato?

    Sabino prima o poi –forse– in questo clima di revival bisognerebbe parlare anche delle riviste di musica e del loro ruolo in quegli anni. Però prima bisognerebbe fare un’indagine di mercato per non rischiare di scriversi addosso o di diventare solo passatisti, fini a se stessi.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Al Bano non mi è mai piaciuto, ma condivido, la voce era straordinaria e il suo “Nel Sole” una delle canzoni più belle della musica italiana (non ho messo la citazione a caso). Il link al video con Roby Facchinetti l’ho messo di impulso, non era previsto, ma l’ho visto mentre scrivevo il post e mi è sembrato comunque interessante.
      Anzi, quasi quasi per la settimana prossima potrei cambiare programma… ma no, a pensarci bene non voglio perdere il filo logico (ammesso che si capisca che c’è un filo logico… 😉 )

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    • Sabino Maggi ha detto:

      “i negozi specializzati in musica di importazione erano pochi e concentrati nella grandi città da cui si acquistava anche per corrispondenza. Ne ricordo uno di Bologna ben fornito”

      Se ricordo bene era Nannini. Ci si metteva d’accordo con gli amici e si faceva un ordine unico per risparmiare sulle spese di spedizione. Ti mandava pure il catalogo a casa, che si sfogliava e risfogliava per trovare le cose interessanti. Altro che Amazon… 😉

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      • frix ha detto:

        Bravo, era proprio Nannini!
        Ora, a tanti anni di distanza, mi sembra di ricordare che persino l’attesa del pacco fosse una bella sensazione, eccitante. Probabilmente — nella realtà di allora — non lo era e se avessi potuto averli subito sarei stato più contento. Ma ti confesso che aver vissuto quei momenti, quei ritmi decisamente lenti, non mi dispiace.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      “Sabino prima o poi –forse– in questo clima di revival bisognerebbe parlare anche delle riviste di musica e del loro ruolo in quegli anni.”

      Io leggevo Stereoplay e qualche volta la cugina Suono, e se mi girava Muzak, molto (troppo) cerebrale. Ho sempre avuto passioni tecnologiche, allora l’Hi-Fi, ora elettronica e computer, e Stereoplay era un ottimo mix fra apparecchi musicali e recensioni di dischi. Del resto senza la buona musica l’Hi-Fi non serve a niente, è solo tecnicismo per sentire il disco che “suona bene”, anche se magari è una pura schifezza dal punto di vista del contenuto. Sarebbe interessante parlare prima o poi della morte dell’Hi-Fi, uccisa dai cavi con il verso in rame monocristallino o idiozie del genere.

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      • frix ha detto:

        Rockerilla, Mucchio Selvaggio, Ultimo Buscadero, Musica Jazz erano le mie riviste preferite. Solo musica, zero Hi-Fi.

        Anche in questo caso si aspettava l’uscita ogni mese. L’abbonamento non era poetico e, soprattutto, non c’erano i soldi per pagarlo in un’unica rata.😄

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  3. frix ha detto:

    Accidenti non ho riletto con attenzione e, col taglia e incolla (da iPad), il testo è uscito in un italiano piuttosto scadente. Chiedo venia ma non trovo il modo di correggere. Se non altro, però, si percepisce un po’ della mia emozione.😏

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  4. Giovanni ha detto:

    Per quello che può valere l’opinione di un ignorante musicale quale io sono, il brano mi è piaciuto, grazie per la segnalazione (ho apprezzato anche il trombettista -si può dire così?- del post precedente).
    Non conoscevo gli Animals ma questo loro brano mi è sembrato di averlo già ascoltato in tanti film (soprattutto spaghetti western). Credo che tutto il fascino del brano sia racchiuso nell’incredibile voce di Burdon.
    Vedendo questi video di giovani degli anni Sessanta che fanno rock conla cravatta provo un po’ di tenerezza.
    Ancora grazie.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Grazie a te. Tieni conto che anche io sono un dilettante, la musica mi piace ma in modo assolutamente non professionale. Ho solo voluto condividere qui i brani e di dischi che preferisco.

      La voce di Burton è straordinaria, quasi come quella di Jim Morrison. Ho voluto aggiungere un link ad un video recente proprio per mostrare che anche oggi dopo 50 anni è ancora efficace come allora. E poi quella faccia da… non mi viene il termine…
      Però al di là della voce secondo me è il brano in sé ad avere qualcosa dentro che lo rende interessante altrimenti non sarebbe stato interpretato da da decine e decine di cantanti e di gruppi.

      L’evoluzione del look nel corso degli anni ’60 è stupefacente, basta solo guardare il video di Don’t Let Me Be Misunderstood cantato dagli Animals, e notare come in pochi anni i caschetti e le giacche e cravatte si trasformano in capelli incolti, barbe e basettoni. Un cambiamento epocale, posso capire che abbia choccato la generazione precedente.

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  5. dataghoul ha detto:

    La mia versione preferita di questo brano è sicuramente quella di Nina Simone. 🙂

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  6. veehaner ha detto:

    Io adoro questa canzone! Ne hanno fatta una versione più che accettabile anche i Muse u.u Prova ad ascoltarla 😀

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