Playlist per Bora Bora: Cortez the Killer

Non ho mai apprezzato particolarmente Neil Young da solo. Troppo intimista per i miei gusti, troppa voce e chitarra, con la musica ridotta quasi soltanto a un semplice accompagnamento in sottofondo. Tutta un’altra cosa nei Buffalo Springfield o in Crosby, Stills, Nash & Young, dove il suo stile un po’ lamentoso si fondeva mirabilmente con quello dei compagni, producendo un mix indimenticabile di voci e suoni.

Però ho visto e apprezzato moltissimo il film-concerto Rust Never Sleeps, dove insieme ai Crazy Horse sperimenta uno stile molto diverso, meno voce solista e più musica di gruppo, che sfiora il rock più duro.

E fra tutte le canzoni del concerto, la mia preferita è senza ombra di dubbio Cortez the Killer, pubblicata per la prima volta nell’album Zuma del 1975. Nella versione in studio il primo verso arriva dopo più di tre minuti di introduzione musicale, facendola immediatamente spiccare rispetto al resto dell’album. Splendida!

Ma la versione in concerto è innarrivabile, sembra una jam session jazzistica più che un concerto rock. Per quello che mi riguarda, probabilmente non potrei trovare un complimento migliore.

E per una volta le parole sono significative, descrivono un vero e proprio scontro di civiltà.
Le lascio in originale, la traduzione in italiano non potrebbe far altro che rovinarle.

He came dancing across the water
With his galleons and guns
Looking for the new world
In that palace in the sun.

On the shore lay Montezuma
With his coca leaves and pearls
In his halls he often wondered
With the secrets of the worlds.

And his subjects
gathered ‘round him
Like the leaves around a tree
In their clothes of many colors
For the angry gods to see.

And the women all were beautiful
And the men stood
straight and strong
They offered life in sacrifice
So that others could go on.

Hate was just a legend
And war was never known
The people worked together
And they lifted many stones.

They carried them
to the flatlands
And they died along the way
But they built up
with their bare hands
What we still can’t do today.

And I know she’s living there
And she loves me to this day
I still can’t remember when
Or how I lost my way.

He came dancing across the water
Cortez, Cortez
What a killer.


E con questa puntata la serie domenicale Playlist per Bora Bora va in ferie (almeno) almeno fino a fine agosto. La domenica ci sono cose migliori da fare che leggere queste righe o sentire la musica proposta.

E poi al mare o in montagna non ha senso sprecare su YouTube tutta la poca banda che gli operatori di telefonia nostrani ci forniscono a caro prezzo.

Ovviamente la pubblicazione dei normali post sul blog non si interrompe, con la solita periodicità (ir)regolare che lo caratterizza. 🙂

Intanto, buone vacanze a tutti.

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Pubblicato su musica
18 comments on “Playlist per Bora Bora: Cortez the Killer
  1. frix ha detto:

    Non ho mai apprezzato particolarmente Neil Young [ndr: punto!]

    vedi, a volte la sintesi…. 😄

    oramai le ns strade musicali hanno imboccato direzioni differenti. Siamo divaricati.
    Sebbene io ricordi di avere un vinile dei Buffalo Springfield con un brano che anche 30 fa non mi dispiaceva. Assolutamente non ricordo il titolo. Sto fischiettando il pezzettino che mi ricordo… mi sembra che il riff ripetesse stop what’s …. everybody looks …

    Ora mi ascolterò la jam session che citi. Poi ti dirò nel pomeriggio.

    Ma come, Bora Bora in pausa agostana?
    Ma se è proprio ad agosto che — ammesso di riuscire a prendersi un pausa per le ferie — si può pensare con calma. Pensavo persino di andare a recuperare i vinili e magari riascoltarne qualuno… sic…
    Se fossimo in democrazia (di ellenica memoria) voterei contrario. Potrei persino pensare ad una pacifica protesta.
    Che tempi…😩
    Dì la verità lo fai per tua pigrizia e lo spacci con un piacere che fai a noi, per non farci sprecare banda… Furbacchione😏

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  2. frix ha detto:

    Ok ascoltato…

    Se a Bora Bora dovessero rubarti lo ipod credo che certamente sarò il primo ad essere scagionato.😏

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Posso capire che non ti sia piaciuto il grande pezzo di Ornella Vanoni, posso capire persino i Cowboy Junkies (anche se non condivido nememno un po’), ma Cortez The Killer… no! Cortez The Killer, mi spiace, ma è un ca-po-la-vo-ro, una delle cose migliori che abbia prodotto il rock.

      Però mi rassicura sapere che posso lasciare l’iPod in giro senza dover temere furti… 😛

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  3. frix ha detto:

    mi spiace ma è un ca-po-la-vo-ro

    Ma va… non deve diaspiacerti se a te piace e a me, no… Non essendo assolutista cerco sempre di esprimere i miei giudizi in senso relativo, tarati su me stesso e sui miei gusti personali.

    Non ho mai sopportato la voce lagnosa di Neal Young, men che meno quando cantava con i suoi amici. Allo stesso modo in cui non ho mai sopportato Bob Dylan per lo stesso motivo. Un pochettino in più, ma poco, apprezzavo Donovan ma forse perché europeo e quindi più vicino alla mia cultura ed al mio modo inconscio di concepire la musica. Cià che ti faccio un assist degno del miglior Perottti (o, magari, ti brucio un’altro paio di post 🙂 ): e dei Quicksilver Messenger Service vogliamo tacere? qui il brano del disco che — a dispetto della copertina su cui potremmo discutere — fu, a mio gusto, un ottimo LP. Però io ci leggevo (non lo ascolto da decenni) molte influenze blues. Se devo dirtelo fino in fondo questi mi piacevano più dei Doors. Qua una versione live e forse così si capisce che apprezzavo assai i Led Zeppelin e, perché no, i Jefferson Airplane.

    A me dei messaggi socio-politici veicolati con la musica non è mai interessato nulla. Certe volte non capire e/o non conoscere i testi è stato un bene. Situazione opposta per la musica italiana, caso in cui comprendendo i testi, il mio giudizio musicale globale è influenzato. Un esempio fu Jovanotti. Fino alla fine deglia anni ’90 lo ascoltavo di malavoglia solo perchè lo passavano alla radio. Erano anni in cui avevo, sostanzialmente, smesso di comprare dischi con regolarità. Allora, per caso andai ad un suo concerto e, con un po’ di meraviglia, scoprii di essermi divertito — tanto — perché in sintonia con l’energia della performance.

    una delle cose migliori che abbia prodotto il rock

    Ecco sta lì il punto. A me in linea generale il rock non piace. E si che ne ho ascoltato tanto!

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    • Sabino Maggi ha detto:

      e dei Quicksilver Messenger Service vogliamo tacere?

      Assolutamente no. Piacciono moltissimo anche a me.
      I Jefferson meno, soprattutto gli Starship.
      Heartbreaker era la sigla della trasmissione alla radio che conducevo ormai un secolo fa. Avevo sedici anni ma ero uno dei pochi a saper usare il mixer autocostruito da un amico (appassionato di Anthony Braxton, by the way) ed ero quindi richiestissimo alla console.
      Hearthbeaker andava benissimo perché aveva due stacchi, e quindi se ne perdevo uno potevo recuperare subito dopo. Tutto vinile e nastri Revox, ovviamente.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      A me dei messaggi socio-politici veicolati con la musica non è mai interessato nulla.

      Spesso è impossibile separare. Pensa a come sono state usate tante canzoni nelle proteste anti-Vietnam. E comunque il rock alla fine degli anni ’60 inizio ’70 era intrinsecamente un messaggio anti-sistema, giusto o sbagliato che questo fosse.
      Ma anche il free jazz non poteva venire fuori che nell’atmosfera libertaria dei ’60.
      O pensa oggi a gruppi come i Modena City Ramblers che mescolano (mescolavano?) strettamente musica e politica. O Guccini, Pietrangeli, Area, Stormy Six… Gaber.

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      • Frix ha detto:

        Non per caso prediligo la musica senza cantato.

        Lo stesso brano dei quicksilver è a prevalenza musicale.

        Adoravo i Clash, compreso il disco Sandinista non mi sono mai preso la briga di approfondire i testi. dal vivo erano emozionanti. Energia, energia energia. S eci fissimo concentrati sui testi, pef me sarebbe stato diverso. Idem gli Area (beh magari in po’ meno energetici).

        Ma, ripeto ciò a mio gusto personale. se voglio riflettere su in messaggio sociale l politico o generazionale preferisco affrontare un libro o un articolo di spprofondimento. E, ammettiamolo, nella musica, e spesso nel rock, molte volte il messagio socio-politico era fuffa del produttire per ottenere pubblicità. ricordi., ad es. Sec Pistols? Diversi, anche nelle vendite, dai successivi PIL di john lydon (alias johnny rotten)

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Non per caso prediligo la musica senza cantato.

          In genere anche io, però se c’è non si può togliere (oddio, per gli appassionati del karaoke ci sono i software che lo fanno, ma è tutta un’altra cosa).

          Tieni conto che il rock nasce come musica di rottura, contro il sistema, il messaggio politico e sociale è intrinseco. E non è detto che sia veicolato dalle parole, pensa all’interpretazione di Jimi Hendrix dell’inno americano, The Star Spangled Banner, e a quanto questa abbia fatto contro la guerra del Vietnam [senza che Jimi Hendrix pronunciasse una sola parola] (curioso che dopo averlo scritto ho trovato questa pagina che dice esattamente lo stesso).

          Poi ci sono i furbetti, che si accodano e sfruttano il trend del momento, ma putroppo quelli sono inevitabili.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      A me in linea generale il rock non piace. E si che ne ho ascoltato tanto!

      Come fai a separare la musica? Rock, jazz, classica, ci sono tante (troppe) contaminazioni, è un unico. Il rock e il jazz sono la musica di oggi, come la classica era quella dell’800. Commerciale uno e commerciale l’altra, su livelli diversi. Sarebeb bello parlarne ma ci porterebbe troppo lontano.

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      • frix ha detto:

        Beh i generi in linea di massima li puoi separare abbastanza agevolmente; anche e soprattutto considerando le cosiddette contaminazioni.

        Poi puoi dire che ascolti tutto trasversalmente e ci sta. Ma la differenza di genere tra Born to run del boss e kind of blue di Miles esiste innegabilmente.

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  4. frix ha detto:

    Il brano dei Buffalo a cui ti riferisci è sicuramente For What is Worth,

    Si la canzone è quella.

    Non saprei dirti se sia la versione live o se — invecchiando— i miei gusti cambiano e diventano più selettivi ma ricordavo che mi piaceva di più di (molto) rispetto a quanto non mi sia piaciuta ora, riascoltandola.

    Vedi che avrei fatto bene a riprendere l’ascolto dei vinili? Invece se tu non farai post agostani eviterò accuratamente di farlo. 😀

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  5. MailMasterC ha detto:

    Se vogliamo parlare di canzoni politiche & Neil Young d’annata, l’immortale Ohio mi prende ancora tantissimo, per gli accordi platealmente efficacissimi e per il testo veramente da brivido!

    Questa la prima versione al volo che ho trovato, ma nella mia collezione di bootleg ne ho certe di superlative! (IMHO)

    Mandi

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  6. Sabino Maggi ha detto:

    Molto bella grazie, e la voce lamentosetta di Neil Young si adatta benissimo a questo brano. Io conoscevo solo quella di CSN&Y su Four Way Street, più ritmata e ricca musicalmente.

    Mentre ascoltavo ho pure trovato una storia dettagliata della canzone.

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