Il CNR è anche questo: tempo di elezioni

Tempo di elezioni al CNR. Per la prima volta verrà eletto un rappresentante del personale nel CdA dell’Ente. Il nuovo Statuto del CNR prevede infatti che tutto il personale del CNR possa eleggere

un componente di alta qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca nonché di comprovata esperienza gestionale,… tra i ricercatori e i tecnologi di ruolo.

Ma, come sa bene Tancredi Falconeri, in Italia si finge sempre che tutto cambi, ma solo per fare in modo che le cose rimangano eternamente come sono. Con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi.

Voglio raccontare allora quello che sta succedendo in questi giorni al CNR, cercando di evitare di affrontare gli aspetti più tecnici (elettorato, criteri di ineleggibilità, competenze), incomprensibili al pubblico dei non iniziati.

A causa della lunghezza inusuale del post (persino per le mie abitudini!), ho deciso di dividerlo in più puntate, il più ravvicinate possibile per non far perdere il filo della lettura. Ma bando alle ciance, si incomincia.

Elezioni? In estate!

Con la solita tempistica tutta italiana, il 2 luglio è stata nominata la Commissione elettorale, che ha definito le regole della consultazione e ha poi verificato i requisiti richiesti e la regolarità delle candidature, presentante fra il 20 e il 27 luglio.

Di conseguenza la campagna elettorale si è svolta in piena estate, ad agosto1 e nei primissimi giorni di settembre. Ed è consistita praticamente solo in qualche santino elettorale inviato via email, di tono fintamente amichevole e tanto democristiano, di qualche incontro in videoconferenza con i candidati, e di scambi di email su una lista di discussione, benemerita ma quasi privata.

Tutto qui.

Ma come, il maggiore ente di ricerca italiano affronta un nodo cruciale della sua esistenza — travagliata da una sempre maggiore mancanza di fondi, da una fortissima spinta a snaturarlo in un ente di servizio2, da un invecchiamento tragico del personale scientifico e tecnico, dall’esistenza di una generazione di precari storici quasi senza speranze — e tutto si risolve in qualche email e in un’oretta di videoconferenza?

Sembra incredibile ma è così.

Ma qualche anno fa è successo anche di peggio.

La grande famiglia

Anche nel 2011, sempre in estate, i ricercatori indicarono un loro rappresentante come componente del consiglio di amministrazione del CNR, ma il ministro Gelmini di turno, nota per la sua profonda conoscenza dei tunnel per i neutrini, non tenne minimamente conto dell’indicazione dei ricercatori e nominò al suo posto Gennaro Ferrara, ex rettore per ben 23 anni dell’Università Parthenope di Napoli.

Leggiamo cosa scrisse Gian Antonio Stella su Gennaro Ferrara, sul Corriere della Sera del 16 novembre 2011:

“Gennaro Ferrara, 74 anni, collezionista di poltrone di ogni genere ma soprattutto per 23 anni rettore di quella che probabilmente è l’università più nepotista d’ Italia, la napoletana Parthenope.”

“Oltre a finire sui giornali come il peggiore ateneo del Paese nella classifica del Sole 24 ore o per una stupefacente convenzione con la UIL che assicurava ai suoi iscritti un riconoscimento fino a 60 crediti per la laurea triennale in giurisprudenza con uno sconto di un anno su tre, il prof. Ferrara è celeberrimo tra gli amanti dell’University Horror Show per il grappolo di parenti piazzati nel suo regno.”

“E per la strepitosa intervista data a Nino Luca, autore di Parentopoli: Quando l’ università è affare di famiglia. Un’intervista dove, vistosi rinfacciare di aver sistemato nella sua università la seconda moglie, il di lei fratello, una figlia e i mariti delle due figlie, l’allora rettore rispondeva così:”,

“Io vorrei parlare con un giornalista che faccia un articolo forse più stucchevole ma che, con argomentazioni e approfondimenti, possa farsi capire dal lettore. Se noi trattiamo Parentopoli in termini scandalistici non va bene. Glielo dice sa chi? Il secondo di otto figli di un operaio. Io invidiavo quelli che nascevano nelle famiglie di un certo… Le posso dire con orgoglio che nessuno può chiedermi chi mi ha aiutato. I miei parenti, mia figlia, devono dimostrare ogni giorno di valere. Ma perché non intervistate loro? …Tenga presente una cosa. Se vuole, lei può parlare con loro ma non è giusto stare scritti sui giornali…”

Questo è uno degli uomini che ha governato negli ultimi anni il più grande ente di ricerca italiano, al posto di colui che era stato scelto democraticamente dai suoi stessi colleghi.

Per ulteriori dettagli, non c’è niente di meglio che leggere l’articolo CNR: si può far governare la scienza dalla politica? L’inadeguatezza di un CdA nell’areopago della scienza.

Arrivederci a presto con la seconda parte.


  1. Non c’è mese migliore, al CNR, per far uscire concorsi e bandi. A parte, naturalmente, la fine di dicembre. 
  2. In teoria al servizio dell’industria. Negli Stati Uniti funziona, il mondo industriale collabora in modo paritario con l’università. Contribuisce alla ricerca, sviluppa nuovi strumenti e nuove tecnologie e alla fine brevetta e produce. Riceve soldi ma investe anche di suo, contando di guadagnarci, alla fine. In Italia l’industria è così arretrata da vedere la ricerca solo come il modo di arraffare soldi pubblici e di far risolvere qualche problema spiccio del momento, senza nemmeno concepire l’idea di dover dare qualcosa in cambio. 
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