Il CNR è anche questo: l’altro candidato

Terza puntata della saga sull’elezioni del rappresentante del personale nel Consiglio di Amministrazione del CNR.

Prima però devo scusarmi con i lettori per l’enorme ritardo nell’uscita di questa puntata rispetto alle previsioni. Purtroppo un’altra (poco) piacevole caratteristica del CNR è quella di assoggettare di continuo i suoi ricercatori a scadenze urgentissime, che poi si rivelano quasi sempre molto poco urgenti.

Per riannodare il filo del discorso consiglio quindi di rileggere la prima parte e la seconda parte della saga.

L’altro candidato

L’altro candidato forte per il posto nel Consiglio di Amministrazione del CNR lo conosco di fama, si chiama Fabrizio Tuzi, 53 anni, ed è l’ex Direttore Generale del CNR.

???

Avete letto bene, uno dei candidati a rappresentare i circa 9.000 dipendenti del CNR (fra ricercatori, tecnici e amministrativi) è l’ex Direttore Generale dello stesso ente. Che dopo aver assistito per anni dalla finestra alle riunioni del Consiglio di Amministrazione,1 prova a entrare finalmente dalla porta nel CdA dell’ente che dirigeva.

Attualmente Fabrizio Tuzi è un dipendente del CNR, con la qualifica di dirigente tecnologo.

Ricercatori e Tecnologi

Qui devo aprire una parentesi, altrimenti non si capisce. Negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) come il CNR, la carriera dei ricercatori è divisa in due rami paralleli, ricercatore e tecnologo. Ciascuno di questi rami è articolato in tre livelli: ricercatore, primo ricercatore e dirigente di ricerca e analogamente tecnologo, primo tecnologo e dirigente tecnologo.

In teoria (ma solo in teoria) il ricercatore svolge l’attività di ricerca vera e propria (e vorrei vedere!), mentre il tecnologo si occupa dei grandi impianti, dei laboratori o delle strutture di ricerca. Compiti niente affatto minori o trascurabili, si pensi solo al fatto di dover gestire le infrastrutture di rete o i grossi sistemi di calcolo. Non a caso, a parità di livello e di anzianità, gli stipendi di ricercatore e tecnologo sono uguali. In alcuni EPR la distinzione fra ricercatore e tecnologo è ancora meno definita e i due ruoli sono praticamente interscambiabili.

Al CNR però hanno inventato la figura del tecnologo amministrativo, un ircocervo che non fa attività di ricerca né gestisce le strutture di ricerca, ma svolge solo ed esclusivamente attività amministrative. Un controsenso che è solo un modo furbetto per aumentare surrettiziamente il numero dei burocrati a scapito dei tecnici (ma solo per questo ci vorrebbe un post apposito).

Dirigente Tecnologo

Come già detto, il nostro Fabrizio Tuzi è un dirigente tecnologo. La sua è stata una carriera rapidissima: nel 1991 era un semplice ricercatore a tempo determinato, promosso nel 2000 a primo tecnologo, ma sempre a tempo determinato. L’assunzione a tempo indeterminato nella metà del 2001 l’ha portato in pochi anni a diventare prima Dirigente Generale e poi Direttore Generale del più grande ente di ricerca italiano. Smesso ad agosto del 2012 il ruolo di Direttore, è diventato il giorno dopo dirigente tecnologo (chissà dopo quale concorso), con decorrenza dal 2008.

Insomma, da ricercatore precario a Direttore Generale in soli 18 anni, quasi un record. Una carriera brillante. E allora vediamo qual’è la sua

alta qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca nonché … comprovata esperienza gestionale di enti ed istituzioni pubbliche o private

che è una condizione necessaria per entrare nel CdA del CNR.

Per valutarla non si può che usare Scopus di Elsevier e Web of Science di Thomson Reuters, le banche dati più affermate in campo scientifico. Tutti i ricercatori e i tecnologi del CNR devono far riferimento a queste banche dati per la valutazione delle loro pubblicazioni, ad esempio ai fini della progressione di carriera.

Su Scopus Fabrizio Tuzi compare con 5 pubblicazioni, una del 1996, tre del 2005 e l’ultima del 2009 (Figura 1). Su Web of Science (WoS) lo troviamo invece appena tre volte (Figura 2), nonostante WoS sia in genere più aggiornato e più aperto di Scopus.

Figura 1. Lista delle pubblicazioni su Scopus.

Figura 1. Lista delle pubblicazioni su Scopus.

Figura 2. Lista delle pubblicazioni su Web of Science.

Figura 2. Lista delle pubblicazioni su Web of Science.

Le pubblicazioni scientifiche di Fabrizio Tuzi sono poche o tante?

Per giudicare bisogna tenere conto che quelle indicizzate da Scopus e WoS sono solo le pubblicazioni su rivista soggette, prima della pubblicazione, ad un processo di peer review (revisione paritaria), che nella maggior parte dei casi serve a garantirne la qualità scientifica.
Queste banche dati non considerano tante altre pubblicazioni, come quelle presentate a conferenze e a workshop, che sono parte essenziale e spesso preponderante dell’attività scientifica di un ricercatore, in particolare nei settori a evoluzione più rapida.2

Un ricercatore giovane ha ormai normalmente dalle cinque alle dieci pubblicazioni indicizzate su Scopus o su WoS. Quello che è poco normale, invece, è averne solo cinque al top della carriera.

Ma andiamo a guardare in dettaglio queste cinque pubblicazioni. Per farlo usiamo questa volta SCImago, un servizio che permette di valutare la qualità scientifica di una rivista rispetto alle altre dello stesso settore e il Journal Citation Reports (JCR), che calcola ogni anno l’impact factor (IF) di ogni rivista, l’indice bibliometrico più utilizzato (oltre che il più controverso).

SCImago classifica le riviste di ciascun settore di ricerca in quattro quartili: il primo (Q1) comprende il 25% delle riviste migliori, l’ultimo (Q4) il 25% delle peggiori. I quartili intermedi comprendono invece il 25% delle riviste immediatamente dopo le migliori (Q2) e il 25% di quelle immediatamente prima delle peggiori (Q3).

Le (poche) riviste scientifiche su cui ha pubblicato Fabrizio Tuzi sono tutte riviste del secondo o del tezo quartile, tranne Scientometrics che si posiziona in Q1, cioè nel 25% delle migliori riviste del suo campo. Scientometrics è anche l’unica ad avere un Impact Factor, pari a circa 2.2, le altre riviste non hanno IF, quindi dal punto di vista scientifico è come se non esistessero.

Delle altre 45 (e più) pubblicazioni che, a leggere il suo curriculum pubblico, l’ex DG ha scritto nel corso della sua carriera non c’è traccia nei database ufficiali internazionali. C’è qualcosa su Google Scholar, ma alcune pubblicazioni non sono chiaramente sue, visto che trattano di tendinopatie o di mineralogia. Tutte le altre considerate da Google Scholar sono in italiano e sono comparse su riviste che con la scienza hanno poco a che fare.

Possiamo quindi dire che Fabrizio Tuzi abbia una “alta qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca“.

Giudicate voi. Secondo me, usando esattamente gli stessi strumenti che le commissioni di concorso del CNR utilizzano per valutare l’attività di un qualunque ricercatore e tecnologo, non ci siamo proprio.

Dimenticavo di menzionare il fondamentale volume a firma dell’ex DG, L’Innovazione Dimezzata, nel quale l’autore si chiede nel risvolto di copertina “Perché si spendono soldi per la ricerca e l’innovazione senza pretendere un resoconto preciso e documentato di quello che è stato fatto?”

Purtroppo l’autore dimentica che tali resoconti ci sono e si chiamano articoli scientifici. Articoli che nella maggior parte dei casi sono molto precisi e sottoposti al giudizio, spesso senza peli sulla lingua, di colleghi e concorrenti. Sono gli articoli indicizzati da Scopus, WoS e SCImago, proprio quelli che lui non ha.3

Direttore Generale

E qual’è la comprovata esperienza gestionale del candidato CdA? Quella senza dubbio c’è, anzi Fabrizio Tuzi nella sua vita professionale non ha fatto praticamente altro che gestire.

Nel curriculum aggiornato che Fabrizio Tuzi, come tutti i candidati al CdA, ha dovuto inserire nella pagina dedicata alle elezioni,4 si legge che è stato Direttore Generale del CNR dal 2009 al 2012, ma solo dopo aver diretto l’Ufficio Rapporti con l’Industria e i Servizi e uno degli uffici top del CNR, la Direzione Centrale Supporto alla Programmazione e alle Infrastrutture.

Prima ancora era nello staff della Direzione Centrale per le Attività Scientifiche oltre che responsabile di un Progetto Strategico.
Persino all’inizio della carriera ha diretto qualcosa, essendo stato nel gruppo direttivo di un Progetto Finalizzato dedicato alle tecnologie avanzate.

Un direttore nato.

Con qualche ombra, come assumere per chiamata diretta un capo ufficio stampa, nonostante le disposizioni di legge. O nel 2010 fare pasticci con i bandi di concorso per i passaggi di livello, una cosa di cui ancora oggi i ricercatori del CNR pagano le conseguenze.
Oppure adottare il software gestionale SIGLA, un bestione da mezzo milione di linee di codice, tristemente famoso fra gli amministrativi del CNR per le nuove funzionalità aggiunte senza uno straccio di documentazione o per l’Help Desk che non aiuta nessuno.

Oltre il CNR e ritorno

Ma che ha fatto il nostro candidato dopo aver diretto il CNR?

Pochi giorni dopo aver lasciato la direzione del CNR ha assunto la carica di Direttore dell’IMAST, una piccola società privata con una ventina di dipendenti che ha fra i suoi soci anche il CNR. Per consentirgli di approdare alla direzione dell’IMAST, il vecchio CdA ha dovuto emettere ben due delibere ad hoc.

Dopo solo sei mesi, irriconoscente della spinta ricevuta dal vecchio CdA e consapevole del fatto che un istituto come l’IMAST andasse troppo stretto ad uno che aveva diretto il maggior ente di ricerca italiano, è passato a dirigere l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, superando un concorso opaco, nel quale non sarebbero stati ammessi all’esame orale tre candidati più titolati e con maggiori requisiti.

E che fa Tuzi dopo soli 10 mesi di direzione dell’ASI? Prima di riuscire a valorizzare le grandi professionalità esistenti e nel pieno di una bufera giudiziaria, si dimette. Improvvisamente. Cerca senza successo di diventare Direttore Generale dell’ISTAT, per poi tornare a fare il semplice tecnologo in uno dei cento istituti del CNR (anche se al livello massimo della carriera).

Insomma, è più o meno come se Bill Gates, dopo aver smesso di fare il CEO di Microsoft, fosse rientrato nella sua stessa azienda come ingegnere senior per lavorare al progetto Surface.

Appuntamento a presto per la puntata conclusiva della saga.


  1. In base allo Statuto, il Direttore del CNR partecipa alle riunioni del CdA senza diritto di voto. 
  2. Tanto per fare un confronto, in questo momento io ho 41 pubblicazioni indicizzate su Scopus e e 62 su WoS (il 50% in più), su un totale di circa 140 pubblicazioni. Su Scopus, che presta maggiore attenzione alle riviste europee, me ne mancano quindi parecchie, soprattutto quelle degli ultimi anni (una cosa che dovrei approfondire). Il numero delle mie pubblicazioni indicizzato da WoS è più ragionevole e più vicino alla realtà (persino queste banche dati non sono infallibili). I miei numeri sono in linea con quelli dei colleghi della mia età, né troppo bassi né particolarmente alti. 
  3. È evidente che quando uno come l’ex Direttore Generale parla di resoconti precisi e documentati non pensa ad articoli scientifici ma piuttosto a lunghe e soffocanti relazioni in burocratese, quelle cose inutili e destinate a finire ben in fondo ad un cassetto che tanto piacciono a chi la scienza non la fa, ma è solo capace di contare titoli e cariche. 
  4. Una pagina che, in barba a tutte le norme sulla trasparenza amministrativa, non è pubblica ma acccessibile ai soli abilitati al voto. 
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7 comments on “Il CNR è anche questo: l’altro candidato
  1. frix ha detto:

    Bell’articolo!
    Sembra proprio scritto da un ricercatore.

    Per riallacciarmi a vecchi post dell’anno scorso non è che nel mondo della scuola in genere e dell’università in particolare la musica sia tanto diversa. Sic!

    Sinceramente, lette anche queste cose, non sono più così fiducioso nel futuro per i nostri figli come ero una volta. E non lo dico solo per l’età.

    Io la butto lì: non sarebbe male se il dott. Tuzi trovasse il tempo per descrivere — su questo blog — la sua carriera dal suo punto di vista avendo cura di linkare anch’egli pagine a suffragio delle proprie parole. Non dubito che Sabino gli fornirebbe volentieri lo spazio di un post apposito. Io non sono del CNR e nulla ho a che fare con esse ma lo leggerei con molta attenzione, ormai questa elezione mi intriga

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    • Sabino Maggi ha detto:

      È vero, la musica non è diversa. Presidi incapaci messi lì a governare le scuole per meriti altri. Che cercano solo di fare progetti su progetti per lo più inutili, che portano soldi, infischiandosene alla grande della gestione quotidiana della baracca.
      All’università, lasciamo perdere, ne ho già scritto un po un anno fa ma potrei riempire un libro. Magari scrivo qualcosa su quello che mi ha detto un professore, bravo, che ho conosciuto la settimana scorsa.

      Io per i nostri figli vedo solo un futuro fuori dall’Italia, lontano da questo paese incancrenito e senza speranza.

      Non illuderti, l’esimio collega non si abbasserebbe mai a spiegare e a descrivere. Capirai meglio quello che intendo nella prossima e ultima puntata. Avevo previsto di scriverla stasera ma… ciccia, e ormai è troppo tardi per iniziare a farlo.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Sembra proprio scritto da un ricercatore.

      Non potevi farmi complimento migliore! 😉

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  2. kOoLiNuS ha detto:

    Grazie … una ventata d’ottimismo a primo mattino (ho letto il post alle 7:00) ci vuole sempre!

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Parli di ottimismo perché sai già come è andata a finire, no? 😉

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      • kOoLiNuS ha detto:

        Devo essere sincero … pensavo si dovesse ancora votare, e invece!
        Da buon co.co.co sono completamente escluso dalle bagarre “interne”, sindacali e non. Ai miei occhi l’uno vale l’altro. E l’unico buono sarà – se mai ci sarà – quello che riuscirà a spezzare le catene di sfruttamento di dottorandi / assegnisti e tempi determinati che durano decenni.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Non condivido il fatto che un candidato valga l’altro. Ma aspetta di leggere il resto.

          Condivido in pieno invece il fatto che si debba spezzare questa catena di sfruttamento dei tempi determinati. Che è puro e semplice sfruttamento.

          Per spiegarmi faccio l’esempio della scuola che è più facile da capire (spero).
          Nella scuola ci sono due tipi di cattedre libere, quelle di fatto e quelle di diritto. Le prime sono libere a causa di malattie, maternità, permessi sindacali, etc., e quindi possono solo essere occupate in modo temporaneo, finchè non torni il/la titolare. Ma le cattedre di diritto sono vuote, a causa di pensionamenti o trasferimenti, e vanno comunque coperte ogni anno da un supplente, che viene regolarmente pagato. Quindi non comportano aggravi di spesa, perché i soldi per il supplente lo stato li tira comunque fuori. Perché non assumere un professore per coprire qualla cattedra, allora? Perché così il supplente è ricattabile, e può essere licenziato a luglio per essere riassunto a settembre. Se non è sfruttamento questo come vogliamo chiamarlo?

          Nella ricerca è lo stesso, i precari fanno lavori indispensabili per portare avanti la baracca. Se uno di questi va via bisogna comunque sostituirlo, se si vuole proseguire la sua attività. E i precari vengono pagati con contratti che, anche quando sono europei, sono coperti comunque da fondi statali (l’Italia versa alla UE per i progett di ricerca più soldi di quelli che tornano indietro). Insomma, assumere i precari non costa nulla di più di quello che si spende già. Ma fa comodo tenerli in uno stato di soggezione e di debolezza.

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