Input, un font per programmare

input

Di font non capisco niente, distinguo a malapena Arial da Times Roman. Ho provato a leggere gli articoli di Nick Keppol su San Francisco, il nuovo font di sistema di Apple Watch e delle versioni più recenti di OS X e iOS (sia la prima che la seconda parte), ma ammetto di averci capito ben poco.

Ammetto anche di non riuscire a cogliere appieno il legame fra la leggibilità di un font e le sue caratteristiche tecniche. Per fortuna non faccio il grafico, e quindi va benissimo così.

Però la letture delgli articoli di Nick Keppol mi è stata utilissima lo stesso, perché mi ha fatto scoprire, Input, un font monospaziato gratuito, particolarmente adatto non solo per chi programma, ma anche per tutti coloro che preferiscono scrivere con un editor, magari perché usano LaTeX o Markdown.

Io ormai lo uso sempre più spesso, alternandolo ai miei font preferiti, Menlo, Consolas e soprattutto Inconsolata.

Il bello di Input è che, prima di scaricarlo, può essere configurato a piacere. Alcune opzioni mi sembrano particolarmente utili, come la possibilità di definire la forma della “l” (odio la l che si confonde con la i), dello zero o delle parentesi graffe, con l’anteprima immediata del risultato direttamente nel browser.

Decisamente consigliato!

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Pubblicato su programmazione
8 comments on “Input, un font per programmare
  1. giovanni ha detto:

    Input scaricato! Grazie della segnalazione.

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  2. frix ha detto:

    Mah… La questione dei font è, per me, piuttosto interessante. Il fatto che vivo è che dopo un po’ con l’abitudine alla vista, tendono a diventare noiosi sicché vien voglia di cambiare. E a volte, nel cambio, non sempre si va a migliorare.

    input è interessante, unitamente all’idea della sua personalizzazione. Da provare certamente. Poi solo il tempo sarà in grado di farne apprezzare (o meno) il valore.

    Altra certezza è che dietro il mondo dei font e della progettazione di una (o più) pagina di testo c’è un lavoro enorme e spesso sottovalutato.

    Per riconoscere i font segnalai alcune pagine web ed un test (divertente) sul blog di Lux nella sezione dei commenti. Se ti interessa approfondire per capire e, finalmente 😉 comprendere la differenza dell’Arial dal Times Roman o, meglio ancora dall’Helvetica, prova il test.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      dietro il mondo dei font e della progettazione di una (o più) pagina di testo c’è un lavoro enorme e spesso sottovalutato

      Verissimo, io stesso mi accorgo molto bene se una pagina, che sia un libro o il web, è leggibile o meno. Anche leggendo gli eBook, ci sono fonto molto più gradevoli e riposanti, altri odiosi. In realtà, da profano penso che quando non ti accorgi del font con cui stai leggendo, allora chi l’ha fatto può essere soddisfatto. Ma non so se un professionista condivide… 😉

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  3. Sabino Maggi ha detto:

    Fatto: 14 risposte esatte su 20. Ma ho imbrogliato, perché dopo le prime mi sono accorto che l’Helvetica è più cicciotto di Arial. E comunque se avessi risposto a caso ne avrei azzeccate più o meno 10 su 20. Quindi… CVD

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  4. frix ha detto:

    va beh… allora rappresenti un’anomalia…
    devi osservare i particolari delle lettere, specie di quelle formalmente più ricche.

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  5. frix ha detto:

    Input sans regular: giusto ieri l’ho usato su inkscape per i testi di un grafico che andrà stampato in una mezza pagina. Confrontato con altri mi è parso il più leggibile. Occupa bene lo spazio.
    Continua ad essere il font di default in mmd per voodoopad, TextMate e, lato solo testo perché in compilazione con xelatex uso altro, su TeXShop

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