Cartellino rosso su Facebook

“Uno in meno! Sei fuori!”

No, non è Cracco che parla. Qualche giorno fa su Facebook mi hanno mostrato in rapida successione un cartellino giallo e un cartellino rosso, e in pochi minuti sono stato espulso da un gruppo. Fallo grave, gravissimo: diffusione di spam e violazione del regolamento del gruppo. Ecco la storia.

Poco social

La mia presenza sui social è decisamente scarsa. Uso WhatsApp per i messaggi ad amici o familiari perché è più comodo degli SMS. Skype e Slack sono (quasi solo) per il lavoro. Mi piace abbastanza Google+, ma ormai è quasi defunto. Ho iniziato da poco ad usare Twitter, anche se non ne capisco ancora molto il senso.

E poi c’è Facebook. Facebook non lo sopporto, però non si può non essere su Facebook e quindi ho un account anche lì (anzi due, troppi per i miei gusti). Il secondo l’ho creato come account di servizio di questo blog, dietro suggerimento di alcuni lettori. Inizialmente si chiamava Melabit, poi ho scoperto che andava contro le regole d’uso di Facebook e gli cambiato nome, creando una pagina apposita per il blog, di cui francamente non so bene che fare.

Insomma, è chiaro che su Facebook sono un noob, un niubbo, uno che ne sa molto poco (a che diavolo servirà un poke?) ma non ha nemmeno troppa voglia di imparare (che me ne importa di sapere cos’è un poke?). Lo uso al minimo, per ritrovare amici persi da tempo o per girellare a tempo perso su qualche gruppo dedicato ad argomenti che mi interessano: elettronica, audio, perfino R. Poca roba.

Parole parole parole1

Fra questi gruppi c’era Informatica News Italia, un gruppo chiuso2 dedicato alle, ehm, notizie di informatica, gestito da Frank De Franks. Da un gruppo (e per di più chiuso) con un nome così altisonante ci si aspetterebbero discorsi di un certo livello: notizie sulle principali conferenze del settore, discussioni su virtualizzazione, contenitori, sistemi distribuiti, magari qualcosa sugli strumenti di programmazione, le interfacce utente, l’usabilità.

Macché, su Facebook (e non solo!) l’informatica si riduce a Windows: vale la pena aggiornare il PC a Windows 10? che faccio se compare questo messaggio di errore? devo per forza installare un antivirus o va bene quello integrato in Windows?…

Informatica News Italia ha parecchi utenti ma, per fortuna, pochi post. Li leggevo ogni tanto qua e là e via, non valeva mai la pena approfondire.

Poi un giorno arriva finalmente una domanda più interessante della media:

non ho mai comprato un disco SSD oppure una memoria di massa M2 SATA. Mi potete consigliare dei box esterni di qualità che possano contenerle nel caso in cui le volessi usare come memoria esterna USB ? Consigli graditi anche su quale memoria comprare.

Il PC su cui installare l’SSD è vecchiotto, ha solo USB 2.0 e Firewire 400. Qualcuno suggerisce di installare un disco SSD M.2 direttamente sulla scheda madre, un prodotto di punta, che sarebbe però sottoutilizzato in un computer di qualche anno fa.

Per una volta (l’unica!) rispondo, suggerendo di inserire l’SSD in un box esterno e di collegarlo al PC tramite la porta Firewire, che assicura prestazioni decenti anche con computer datati.

Se hai un PC con porta Firewire, puoi usare quella. Io ne messo uno in un box esterno di qualità, che ha dato nuova vita al mio iMac del 2008 (per i dettagli leggi qui: https://melabit.wordpress.com/2014/03/02/una-transizione-memorabile/). Come ti hanno detto altri, [usare un SSD] con USB2 o SATA I non ha senso.

Di dischi SSD ho scritto più volte su questo blog, non voglio rispiegare tutto nella mini-finestra dei post di Facebook e quindi metto il link ad uno degli articoli in cui ne ho parlato.

Chi ha fatto la domanda mi chiede un consiglio sul box da acquistare, preferibilmente Firewire 800 e USB3 (in modo da poterlo usare in seguito con altri PC). Guardo su Amazon e ePRICE, il box che avevo comprato è esaurito, ma ce ne sono di analoghi a prezzi decenti. Gli scrivo di spendere il meno possibile, tanto lo userà su un PC datato.

Insomma, nel gruppo va avanti per un paio di giorni un tranquillo scambio di messaggi. Il terzo giorno Franco Franchi mi informa seccamente che ho spammato, violando le regole del gruppo, perché nella prima risposta ho inserito il link ad un mio sito.

Spammato?

Il primo impulso è quello di cancellare il post incriminato, lo scrivo anche nel thread, ma puntualizzo di aver inserito il link incriminato solo per comodità e che lo spam è un’altra cosa.

Non l’ho fatto per farmi pubblicità, ma solo per evitare di ripetere cose già scritte. Se questo significa … spammare, evidentemente abbiamo idee ben diverse sul significato delle parole. Mi spiace, e mi secca, aver dato l’impressione di volermi fare pubblicità, ma credo che dal contesto sia facile capire che l’intenzione non era quella. Mi secca ancora di più investire del tempo per dare consigli tecnici ed essere pure considerato uno che vuole solo farsi pubblicità.

Apriti cielo! È un crescendo velocissimo.

13:05: allora non ti è chiaro, gli admin ti hanno informato della cosa senza nemmeno chiedere di rimuovere il link (eccezionalmente), tu continui a fare delle proteste.

13:07: chiamalo “spam”, “patate”, “carciofi” o come ti pare, sei stato informato che postare link da un proprio sito è vietato dal regolamento, ti è stato postato il regolamento e puoi leggerlo, ti è stato detto che nel tuo caso potevi anche non rimuovere il link, continui a far protesta.

13:11: lui “si secca” a perdere tempo per i suoi preziosi consigli tecnici, ed io per spiegargli che deve leggere il regolamento, uno in meno

Bum! Non ho il tempo o la possibilità di rispondere e Franco Franchi mi fa fuori dal gruppo. Cartellino rosso, nemmeno avessi spezzato le gambe dell’attaccante.

Morale?

Perché racconto tutto questo? Che mi importa di essere stato buttato fuori da Informatica News Italia?

Prima di tutto perché non mi piace la censura. Ho accettato tranquillamente il cartellino giallo, anche se non ne condividevo le motivazioni, ma trovo inammissibile poter esser buttato fuori da un gruppo (su Facebook o altrove) solo per aver espresso un’opinione contraria.

Poi c’è un motivo personale: non penso di certo, come sostiene Franco Franchi, che i miei consigli siano preziosi, però non si scrivono da soli e mi secca veramente perdere del tempo a rispondere o a cercare informazioni e finire pure per essere considerato uno spammer in cerca di pubblicità.3

Ma la cosa che mi ha colpito di più è la dimostrazione, per l’ennesima volta, della fondatezza della tesi di McLuhan che “il mezzo è il messaggio”, che quello che comunichiamo dipende dal mezzo che usiamo per comunicare. E che è la stessa struttura comunicativa del mezzo che suscita modi ben precisi di pensare e di comportarsi, modi che cambiano a seconda del mezzo di comunicazione che viene utilizzato.

Facebook va benissimo per mostrare la torta che si sta mangiando in questo preciso momento, per il meme buffo o pensoso, per passare un po’ di tempo a chattare. Ma è proprio il modo in cui è fatto il mezzo Facebook che rende obbligatorio il cazzeggio, con i messaggi che si susseguono veloci, che si accavallano uno dopo l’altro, senza fine. Via una foto, ecco il meme, poi l’augurio di compleanno ad uno sconosciuto, un’altro meme e un’altra foto… Del resto Facebook è nato per scegliere la ragazza più bella dell’università.

Facebook è puro divertimento, senza complessità. Inutile illudersi di poter usare Facebook per altro, per quello la rete offre mezzi ben più adatti, anche se tanti confondono Facebook con tutta internet (e non sanno cosa si perdono).

Facebook è informazione usa e getta. Informazione? (segue).


  1. William Shakespeare, Amleto e Alberto Lupo/Mina
  2. Un gruppo chiuso mi sembra è il contrario del concetto di social, ma tant’è. 
  3. Pubblicità? Ho perfino controllato, nei giorni in questione ci sono stati nove, dico 9, accessi da Facebook al blog, e non è nemmeno detto che provengano tutti da Informatica News. 
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Pubblicato su società
14 comments on “Cartellino rosso su Facebook
  1. gioaietano69 ha detto:

    Secondo me passare a SSD fa sempre bene alla velocità di un computer, io l’ho fatto con un bus SATA2 e il macbook è rinato, lo consiglierei pure per un SATA1.
    Per quanto riguarda Facebook, io cerco di evitarlo mi sembra pieno di persone poco interessanti, usiamo questo eufemismo per non dire altro.
    Ti hanno però consigliato bene di esserci per il tuo blog, infatti quest’altro autore di cui seguo il blog lo consiglia in base all’analisi del suo traffico (cito : “Il 57% delle visite è arrivato tramite Google, il 17% sono visite dirette e un 13% da Facebook. Quindi, consiglio agli aspiranti divulgatori: o vi trova Google, o vi hanno messo nei preferiti, oppure se volete essere letti e visitati datevi da fare su Facebook, altrimenti non vi trova nessuno”, preso da qui: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/04/scienza-in-cucina-nel-2015/ ).

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Qui le statistiche sono un po’ diverse. A spanne circa il 60% delle visite arriva tramite Google, il 5% da Facebook, il 5% da “altro” e il resto, ben il 30%, sono visite dirette. Ringrazio in particolare questi ultimi visitatori, che hanno la pazienza di venire periodicamente a vedere se c’è qualcosa di nuovo e, spero, di interessante.

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  2. frix ha detto:

    sono peggio di te. ho un vecchissimo account Twitter che uso un paio di volte l’anno (me funebre) e nessuno Facebook.
    per questi i di lavoro e comunicazione devo predisporne uno su quest’ultimo.
    ho trovato su issuu alcuni libri che ne spiegano il funzionamento, il galateo ecc…
    sto procrastinando ma sono quasi a tiro per dover iniziare.

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  3. eDue ha detto:

    E poi c’è Facebook. Facebook non lo sopporto, però non si può non essere su Facebook e quindi ho un account anche lì

    Prova vivente che si può.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Sicuro che si può. Purtroppo qualche anno fa ho dovuto forzatamente creare un account anche su FB. Per svariati motivi, fra cui “controllare”, dietro input di mia moglie, quello che ci facevano le mie figlie (mai fatto realmente!) e comunicare con un conoscente all’estero il cui concetto di email si riduceva ai messaggi via di FB (e per fortuna, altrimenti non avrei nemmeno potuto mantenere il contatto).
      A chi riesce a non averlo non posso che dire “beato lui”, se ti fai prendere è una vera droga, basta guardarsi intorno per accorgersene.

      Liked by 1 persona

  4. MailMaster C. ha detto:

    Mi viene solo da pensare, una volta di più, che l’accesso indiscriminato ad Internet non ha portato proprio tutti questi benefici decantati. E che la morte delle BBS e di Usenet ha trascinato nella tomba anche la netiquette.
    Mi rendo sempre più conto che chi è passato per i suddetti sistemi di messaggistica si riconosce subito in rete. Chi non ha avuto questa fortuna… si riconosce ancora prima: 6 minuti, a giudicare il Frank De Franks.

    PS: senza Facebook si campa benissimo, soprattutto se non ci sono blog da gestire! Provare per credere! 🙂
    Twitter per alcune cose è comodo, in effetti, ma si rischia moltissimo l’effetto di ascoltare sempre le solite campane che ci confortano nelle nostre credenze.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Condivido in pieno. La netiquette non esiste, se fa notare che ci sono delle regole anche per la rete ti guardano come uno zombie (o un vecchio decrepito). Ho dovuto anche smettere di rispondere alle email scrivendo “sotto” il messaggio quotato, perché tanti mi hanno detto più volte che non c’era scritto niente. In realtà si fermavano a guardare nella prima parte dell’email. Ora lo faccio solo con interlocutori “scelti”.

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      • MailMaster C. ha detto:

        Ah vabbeh, l’arte del quoting, questa sconosciuta! 🙂
        Fino a che ho potuto in azienda rispondevo alle email in txt con il simbolo di > per il quoting. Non ti dico le reazioni. :/

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Questo a me non è mai successo. Forse perché i miei colleghi sono mediamente più anziani. 😀

          A parte questo, anch’io ho cercato fino a pochi mesi fa di usare il testo puro per le email, ma ora ho ceduto per stanchezza. Ma le email in html sono molto più scomode da gestire (almeno con Thunderbird): inserire del testo in mezzo ad una frase quotata è quasi impossibile, cancelli un carattere e cambia il font di tutto, ne cancelli un’altro e la firma si scombina. Sembra di usare Word. 😦

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          • MailMasterC ha detto:

            I miei colleghi anagraficamente sono più anziani di me, ma da un punto di vista di uso delle tecnologie sono appena nati, senza nessuna conoscenza del pregresso. E che certe cose le debba insegnare io neo quarantenne a loro, fa un po’ ridere….

            Temo che saremo assimilati… ogni resistenza è inutile!

            Non so da te, ma da me l’uso di “quotare” le singole frasi e rispondere ad ognuna, non esiste proprio, quindi si lascia tutto il pregresso com’è e si scrive sopra. Quindi da questo punto di vista html o meno fa poca differenza, è proprio il valore aggiunto del contenuto che viene meno, il mezzo qui è abbastanza ininfluente.

            Bella l’ultima frase! 😉

            Mandi

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Finché posso, cercherò comunque di resistere. 😀

            A me è successo il contrario, quando sono stato assunto (nel ’90) avevo colleghi che si ingegnavano a studiare il Basic, la programmazione, l’interfacciamento. Qualcuno ha scritto dei bei software partendo da zero.
            Ne capivano e ne volevano capire di sicuro di più di quelli attuali più giovani, cresciuti a pane e Windows, che non vanno oltre Word e PowerPoint. I migliori sanno usare Excel. I sublimi (un paio) magari R. Ma il vero guaio è che non gli frega di imparare: hanno il mondo a disposizione, informazioni su tutto lo scibile umano a portata di dito, e si limitano a usare la rete per Facebook e WhatsApp.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Hai ragione, html o no a questo punto non conta molto. Conta solo per la facilità o meno di togliere la parti superflue e lasciare solo quello che serve per capire la risposta. Ma è un problema praticamente solo mio. TUTTI, tutti, tutti, scrivono magari solo una frasetta in cima all’email, lasciando un chilometro di testo inutile, sotto.
            Ti dicono che non hanno tempo da perdere a cancellare il superfluo. Anzi, alla fine sei tu che togli le parti inutili a far quasi la figura di quello che cazzeggia.
            Infatti per la fretta cliccano su qualunque ca**o di link che compare nelle email e si ritrovano sul PC virus, malware e ransomware a gogo, come la mia (ex) amica Virginia. Pensi che imparino a collegare il cervello alla mano? Non mi rispondere, la risposta la so già. 😉

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          • MailMaster C. ha detto:

            Togliere il superfluo e lasciare solo l’essenziale storicamente, lo sai benisismo, lungi dall’essere un esercizio di stile (comunque sempre utilissimo – magari da qui è partito il concetto dei 140 caratteri di twitter! ^__^) era necessario perchè di fatto ogni singolo bit mandato in rete si pagava. E quindi si imparava a tagliare testo e firme troppo prolisse.
            Ad oggi questa esigenza è venuta meno, e, nel mio ambiente lavorativo, devo spezzare una lancia in favore del lasciare tutto lo storico in uno scambio di email. Spesso mi sono stati inoltrati flussi di email in cui non ero presente all’inizio, e solo grazie allo storico accodato sono riuscito a capire in poco tempo di cosa si stava parlando, altrimenti avrei dovuto perdere tempo (io e gli altri) in telefonate, visite e email di chiarimenti e spiegazioni.
            Resta il fatto che ancora oggi, fuori dall’ambiente strettamente lavorativo, le poche email che mando ad amici cerco di farle sintetizzate e snelle… ma dev’essere un mio vizio di gioventù che mi porto dietro! 🙂

            Mandi

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