Da LaTeX a Word (e ritorno)

Nei giorni scorsi ho lavorato con dei colleghi a due articoli per una conferenza. Ci siamo divisi il lavoro: un articolo l’ho gestito io, scrivendo il testo in LaTeX e utilizzando Overleaf per poter lavorare in contemporanea con gli altri sul testo (di Overleaf parlerò in dettaglio in un prossimo articolo). L’altro articolo è stato scritto da un coautore in Word. Dopo averlo rivisto, ho dovuto però inserire io stesso le correzioni, perché sarebbero state incomprensibili a chiunque altro.

Ogni volta che uso Word per più di una oretta mi chiedo come sia possibile che tutti (o quasi) trovino normale utilizzare questo programma per scrivere, senza porsi mai il problema di cercare alternative più adeguate. Naturalmente è successo anche questa volta.

Ma cosa c’è che non va in Word dal punto di vista di chi è abituato a scrivere usando sistemi più efficienti come LaTeX o, come per questo articolo, Markdown?

Scrivere documenti complessi in Word

Normalmente uso Word solo per scrivere lettere e relazioni, documenti relativamente semplici e con una formattazione poco sofisticata.

Un articolo per una conferenza è tutta un’altra cosa, sia perché deve rispettare un layout piuttosto rigido sia perché contiene, oltre al testo, una serie di elementi relativamente complessi e con un formato ben definito come le figure, le tabelle, le equazioni o la bibliografia.

In genere gli organizzatori delle conferenze forniscono un documento di esempio (template), che contiene gli elementi fondamentali del documento già formattati nel formato desiderato, rendendo così molto più facile rispettare le specifiche.1

I template sono quasi sempre sia per Word che per LaTeX, ma per questa conferenza gli organizzatori hanno messo a disposizione solo un template per Word.

Dopo aver riprodotto il template fornito in LaTeX (una cosa piuttosto semplice, per fortuna) il lavoro sul primo articolo non ha avuto storia: correzioni al testo, aggiustamenti a tabelle e figure, bibliografia, tutto è filato via liscio e senza troppi problemi.

Con l’altro articolo la storia è stata ben diversa.

Manchevolezze di Word

Passare ad usare Word dopo giorni di immersione in LaTeX ha messo a nudo ancora più del solito le manchevolezze del programma di Microsoft. Il fatto che i due articoli fossero formalmente molto simili, con più o meno lo stesso numero di pagine, di figure e di tabelle, parecchie equazioni ed un numero analogo di elementi di bibliografia, ha reso ancora più impietoso il confronto fra i due sistemi di scrittura. Nonostante siano tutte cose note e stranote, credo che un buon ripasso ogni tanto non faccia male.

Velocità

L’articolo in Word è lungo appena 6 pagine e pesa appena 8 MB. Nonostante ciò è evidente che Word fatica a gestirlo. Scorrendo il documento si avvertono dei continui impuntamenti, che durano solo frazioni di secondo ma che non si verificano mai con l’altro articolo in LaTeX. Tutto ciò avviene usando un Mac di fine 2014, con processore i7, 16 GB di RAM e disco SSD, e l’ultima versione disponibile di Microsoft Office 2016 per OS X.

Il rallentamento dipende in parte dal meccanismo con cui Word gestisce la formattazione del testo e in parte dall’aver attivato lo strumento Revisioni, una delle cose (potenzialmente) più utili di Word.

Formattazione

Nessuno (o quasi) usa gli stili di Word, preferendo formattare a mano i vari elementi del documento. Se ad esempio si decide di cambiare il formato dei titoli dei capitoli da Times New Roman 14 punti italico a Arial 12 punti grassetto tutto maiuscolo, bisogna scorrere tutto il documento ed applicare a ciascun titolo le modifiche desiderate, sperando sempre di non dimenticarne qualcuno. Una cosa estremamente inefficiente e soggetta ad errori.

Purtroppo è lo stesso Word che incoraggia — o meglio, non scoraggia — questo modo di lavorare. Ma questo è ancora il meno. Il vero guaio è che dopo un po’ si perde il controllo di quello che succede. Basta cancellare una virgola o uno spazio qui e là per cambiare il font del testo adiacente, trasformare una parola in grassetto, o chissà che altro.

Perché succede? Nei linguaggi di markup come LaTeX o HTML, ci sono regole ben precise sul modo in cui devono essere annidati i comandi che definiscono lo stile del testo. Questi comandi esistono anche in Word, ma sono sempre invisibili all’utente. Dopo un po’ di cancellazioni, inserimenti, formattazioni e riformattazioni, i comandi nascosti di stile si mescolano fra loro in modo incontrollabile, complicando la gestione del testo da parte di Word e rallentando di conseguenza il programma.

Ci sono dei metodi per risolvere, o almeno limitare, il problema, ma con il template fornito dagli organizzatori non hanno funzionato. Probabilmente è il template stesso, che deriva da chissà che altro documento precedente, ad essere poco pulito, contribuendo al rallentamento di Word descritto sopra.

Figure e tabelle

Lo sanno tutti, inserire una figura (o una tabella, le due strutture si comportano esattamente allo stesso modo) in un documento di Word è una vera avventura, scappano di continuo da tutte le parti. Si mette una figura in un punto definito del testo, se ne fissa la posizione nella pagina ma dopo poche modifiche al testo la figura finisce chissà dove, preferibilmente in un’altra pagina o comunque in un punto in cui non ha nessun senso che vada. Dover riposizionare le figure e le tabelle dopo ogni minima revisione del testo diventa dopo un po’ una cosa esasperante, che fa venire voglia di liberarsi una volta per tutte e per sempre di Word e della Microsoft.

Didascalie

Word permette di associare ad ogni figura (o tabella) una didascalia che ne spiega il contenuto. Riesce perfino a numerarle automaticamente in un modo più o meno sensato. Però le posizioni delle didascalie non sono sincronizzate con quelle delle figure. Sembra incredibile (e contrario ad ogni logica), ma se si sposta una figura la didascalia non la segue automaticamente. A meno di non selezionare o di raggruppare entrambi gli elementi prima dello spostamento. Una cosa che però io, poco abituato a queste stranezze di Word, dimentico regolarmente. Ancora più curioso è che, tutte le volte che le figure si spostano da sole in modo incontrollato ed incontrollabile, le didascalie rimangono invece ben piantate al loro posto.

Ma se Word associa ad ogni figura la sua didascalia, perché poi non le tiene sempre insieme, come è giusto e logico che sia? E se Word ha al suo interno i meccanismi per fissare la posizione delle didascalie indipendentemente dal resto del testo, perché tali meccanismi non funzionano anche con le figure?

Equazioni

Le ultime versioni di Word usano per le equazioni un font (Cambria Math) e un formato ben definiti, che in teoria dovrebbero semplificarne l’uso. Solo in teoria. Perché se si copia da un altro documento una equazione formattata in modo diverso (magari perché così veniva richiesto dal template di quel documento), questa rimane sempre nel formato di origine e non c’è verso di farle acquisire automaticamente la formattazione del documento di destinazione. Inoltre, se si modifica la formattazione a posteriori per uniformarla al resto del documento, prima o poi, in genere salvando e riaprendo il documento, l’equazione torna nel formato originale.

Potrei sbagliarmi, ma l’unica soluzione efficace per evitare problemi con le equazioni è non usare il copia-e-incolla fra un documento e l’altro, ma riscriverle una ad una. Una cosa noiosissima, in un documento medio ci possono essere decine e decine di equazioni, non solo quelle normali fuori testo, ma anche i simboli matematici e le le equazioni incorporate nel testo.

Come se non bastasse, inserire una equazione in Word è un processo lentissimo, bisogna pianificare a priori come deve essere, selezionare uno ad uno i simboli tramite il menu e se si decide di cambiare qualcosa in corsa sono dei veri dolori. Secondo me è infinitamente più semplice e veloce farlo usando i codici testuali di LaTeX, più difficili da ricordare all’inizio ma decisamente molto più facili da scrivere o modificare.

Bibliografia

Scrivere la bibliografia degli articoli scientifici è una vera rogna. Ogni rivista ha il suo formato, in genere diverso in almeno qualche dettaglio da quello delle altre. C’è chi vuole prima il cognome e poi il nome degli autori e chi l’iniziale puntata del nome e poi il cognome. Chi preferisce l’anno di pubblicazione alla fine fra parentesi tonde e chi subito dopo gli autori, senza parentesi ma con un punto alla fine. Chi inserisce nella bibliografia il titolo degli articoli fra virgolette, chi senza virgolette ma in italico, e anche chi non mette proprio il titolo. Un vero delirio, assurdamente (e inutilmente) complicato.

Con LaTeX non ci si deve preoccupare di tutti questi dettagli. Per inserire la bibliografia in un documento LaTeX basta definire solo due elementi fondamentali: il file di stile che implementa il formato desiderato della bibliografia e il percorso ad un file BibTeX — più o meno un database testuale — che contiene i dati degli articoli da citare. Ci pensa poi LaTeX a prelevare dal file BibTeX i dati che gli servono e a formattarli come richiesto. Iniziare a gestire una bibliografia non è semplicissimo, ma una volta impostato uno o più database BibTeX, diventa veloce e molto pratico. Anche perché ormai i dati degli articoli si scaricano nella maggior parte dei casi dalla rete, senza doverli più inserire a mano.

Con Word gestire la bibliografia è decisamente più farraginoso. Anche Word implementa gli stili, ce ne sono una decina nell’ultima versione del programma, ma non si possono cambiare né modificare. E se anche fosse possibile farlo, di sicuro la cosa è più complicata di quanto sarebbe ragionevole.

Inoltre i dati di ciascuno degli articoli citati devono essere inseriti a mano, senza poterli importare da fonti esterne, a meno di non usare degli strumenti ad hoc2 oppure di editare direttamente il file xml della bibliografia, una cosa non esattamente alla portata di chiunque usi Word. Finché la bibliografia si compone di una decina di articoli o se gli articoli citati sono sempre più o meno gli stessi, l’inserimento manuale dei dati è ancora fattibile. In tutti gli altri casi diventa indispensabile usare un gestore di bibliografie, come gli ottimi e diffusi EndNote, Papers (a pagamento), Zotero e Mendeley (gratuiti), che rispetto a BibteX hanno il difetto di avere ciascuno un formato di dati specifico e diverso da quello degli altri.

Revisioni

La gestione delle revisioni di un documento è uno punti di forza di Word e dovrebbe permettere a più persone di collaborare alla stesura di un documento, mettendo in evidenza le correzioni effettuate da ciascuno. Tutto questo in teoria.

In pratica le cose vanno diversamente. Word si perde a mostrare tutte le modifiche in modo così minuzioso da renderle incomprensibili. L’impostazione predefinita mostra tutte le correzioni in una finestra separata alla destra del documento, con decine e decine di linee che, partendo da questo elenco, puntano al testo modificato. Dopo un po’ non ci si capisce più niente. Molto meglio l’opzione che mostra le correzioni direttamente nel testo, anche se in questo caso si perde per forza di cose la visualizzazione del layout esatto del documento, perché sullo schermo compare contemporaneamente, con colori ed evidenziazioni specifiche, sia il testo cancellato che quello inserito in sua sostituzione. Contraddicendo così il concetto di mostrare sullo schermo esattamente quello che sarà il documento finale (WYSIWYG), che gli estimatori di Word considerano un punto di forza del programma (nonché di debolezza degli strumenti che, come LaTeX, separano la composizione del testo dalla sua resa grafica).

Inoltre, lo strumento Revisioni di Word contribuisce pesantemente a rallentare il programma. L’unico modo per evitare il rallentamento dovuto alla gestione delle revisioni è approvare (o rifiutare) abbastanza spesso le modifiche effettuate, perdendo così traccia della storia passata del documento, delle modifiche effettuate e degli autori di ciascuna correzione. A che serve allora uno strumento di revisione se dopo un po’ diventa di fatto inutilizzabile?

Conclusioni

Dopo aver usato più a lungo di quanto mi piaccia Word, sono ben contento di non doverlo fare troppo spesso. E trovo veramente incomprensibile che quasi tutti lo considerino un programma indispensabile, da usare supinamente ogni giorno per qualunque esigenza di scrittura.

Il bello (o il brutto) è che chi usa solo Word non si rende nemmeno conto di tutti i suoi punti deboli, e li considera una specie di necessità ineluttabile.

Dopo questo lungo articolo, mi piacerebbe moltissimo sapere cosa ne pensate. Trovate Word indispensabile per il lavoro di tutti i giorni o preferite usare programmi di videoscrittura alternativi come Pages o LibreOffice/OpenOffice? O magari usate strumenti non visuali, LaTeX, Markdown o chissà che altro? Usate la sezione dei commenti per esprimere la vostra opinione, anche e soprattutto se non siete d’accordo con quanto avete letto nell’articolo.

Approfondimenti

Per chi volesse approfondire, consiglio di leggere gli articoli o le pagine web seguenti.


  1. Quando ho iniziato, nei primi anni ’90, al posto del file del template si riceveva un foglio contenente le specifiche di tutti gli elementi del testo: margini, larghezza delle colonne, dimensione e tipo del font da usare per titolo, lista degli autori, testo, didascalie, e così via. Rispettare tutte le specifiche era un lavoro certosino, che richiedeva tanta pazienza e innumerevoli stampe di prova. 
  2. Come ad esempio i plugin per Zotero o Mendeley
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35 comments on “Da LaTeX a Word (e ritorno)
  1. frix ha detto:

    Provo una certa soddisfazione a leggere questi tuoi post belli lunghi e circostanziati. Grazie.

    Non uso Word da tempo. Non ho neanche office. In genere i files di office che ricevo li apro con Pages o Libre. Ho acquistato un paio di mesi fa una serie di documenti utili per la parte amministrativa di lavori pubblici,ma scritti in Word. Pages li gestiva cosí-così, mentre Libre lo ha fatto benissimo.
    Da ragazzo avevo una moderata propensione per l’anarchia (in senso generale, per comodità personale e per via del momento storico, eravamo tra fine degli anni ’70 e inizio ’80) e per la libertà degli individui senza prescrizioni preordinate da qualcuno. Da più maturo ho rivisto tutte le mie convinzioni di allora. Dico questo perché la –presunta– libertà di un word-processor, rispetto ai canoni comportamentali richiesti –apparentemente– da LaTeX (io preferisco compilare XeLaTeX) in realtà non è libertà ma confusione; mentre la più rigida regolamentazione imposta da un sistema organizzato è a mio avviso condizione necessaria e sufficiente per esercitare ed esplicitare in modo autonomo la creatività di espressione del singolo. Nel tuo post spieghi molto bene questa situazione.

    Relativamente alla gestione dei commenti e delle correzioni vorrei segnalare un paio di cose che sto trovando utili:

    1. può essere di aiuto l’utilizzo di sistemi di versioning tipo Bitbucket o GitBook o, ancora, Penflip;
    2. scrivendo in Markdown e MultiMarkdown usare CriticMarkup. Lì per lì sembra rallentare il lavoro ma è una cosa che con un po’ di pratica diventa automatica. Lo accoppio a Marked 2. Funziona con VoodooPad, TextMate e, in modo avanzato con MultiMarkdown Composer.

    Infine, mi ha colpito che dici di usare Word per documenti brevi. Ne trovi giovamento? Io uso LaTeX anche per le lettere, pure quelle di trasmissione.
    Per altre cose brevi mi sono,fatto alcuni template e ci vuol niente con TeXShop ad avviare e pensare solo a scrivere.
    Per appunti e note VoodooPad, altro sistema organizzato che ti dà moltissima libertà. Con uno script in Python puoi attivare il collegamento a Marked 2 e con scorciatoia da tastiera visualizzi il documento; da lì stampi, esporti, conti ecc. Terpstra ha messo una funzione per cui i titoli di sezione e sottosezione si comportano come in un outliner, e quindi il contenuto si espande o comprime, facilitando la lettura.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Io sono molto lungo, ma anche tu ti impegni parecchio… 😉

      Rispondo per ora solo su un punto: perché uso Word per lettere e cose simili. Ho dimenticato di aggiungere che mi riferivo fondamentalmente ai documenti di lavoro, non a quelli personali.

      Fondamentalmente per due motivi: il primo è che nella maggior parte dei casi devo attenermi a dei template precisi, con il logo dell’Istituto, gli elementi del documento (intestazione, data, oggetto, etc) in posizioni predefinite, e così via. I template fanno normalmente schifo, gli allineamenti sono fatti in genere con gli spazi (!!!) e cose simili, ma per cose così non ha senso perdere tempo a creare un template analogo in LaTeX, e quindi Word mi va bene. Non uso nemmeno LibreOffice per non dovermi arrabattare a sistemare l’aspetto del documento nel modo in cui l’amministrazione si aspetta che sia.
      Tieni conto che già tutti i miei moduli di missione vengono fuori in modo non standard perché l’indirizzo di casa (non mi chiedete perché ci vuole l’indirizzo di casa mia nel modulo di missione per l’istituto) è più lungo di quanto previsto da chi ha scritto l’applicazione web, e finisce in una seconda riga non prevista dal programmatore, sballando il resto del layout. Credi sia possibile farselo correggere? Non c’è bisogno che rispondi… 😉

      L’altro motivo è che spesso (quasi sempre) le relazioni sono scritte a più mani, hanno scadenze ravvicinate, e sono cose una tantum quasi inutili che finiscono a dormire su qualche scrivania (o cassetto). Non vale la pena perderci troppo tempo e la forma finale non deve essere perfetta, quindi anche qui Word va più che bene. Tanto più che ho a disposizione la licenza legali per tutto il software Microsoft. Dovessi comprarlo o cercare di usarlo illegalmente sarebbe tutta un’altra cosa.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      la –presunta– libertà di un word-processor, rispetto ai canoni comportamentali richiesti –apparentemente– da LaTeX in realtà non è libertà ma confusione; mentre la più rigida regolamentazione imposta da un sistema organizzato è condizione necessaria e sufficiente per esercitare ed esplicitare in modo autonomo la creatività di espressione del singolo

      Perfettamente e assolutamente d’accordo.

      Per i commenti e le correzioni: conosco CriticMarkup ma non l’ho mai usato… per mancanza di interlocutori. Del resto, se già fatico a convincere qualcuno ad usare LaTeX (che comunque è piuttosto conosciuto, almeno di nome) come potrei convincerlo ad usare pure Markdown (che è un sistema di scrittura ancor meno popolare)?
      Per me solo è inutile, perché riesco veramente trovare gli errori in quello che scrivo solo leggendo la copia stampata.
      Uso invece sempre git per gestire le diverse versioni dei testi, anzi ho pure qualcosa di già scritto in proposito.

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  2. frix ha detto:

    acc.. wordpress non ha preso la formattazione markdown con lista numerata 1. e 2.) nel capoverso dove cito CriticMarkup.

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  3. Architecday ha detto:

    Ormai Word ed Excel sono un ricordo lontano, almeno dalla versione senza Ribbon.
    Per me vanno benissimo Pages e Numbers: a parte qualche menu “difficoltoso” come l’impostazione di apice e pedice di Pages (ad esempio), per il resto mi sento più a mio agio con la ex suite iWork. Senza considerare la possibilità di passare da Mac ad iPad o iPhone senza problemi.
    Per gli articoli del blog preferisco usare editor che supportano il markdown, sia su Mac che iOS.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      iWork per chi usa Mac + iPad è il non plus ultra. Io adoro Keynote, che uso dalla primissima versione (non ancora iWork). Mi piace usare Pages per le mie cose personali, mentre Numbers va bene per cose piccole e benfatte, ma per cose più “serie” è il programma meno potente di iWork, IMHO. Ma ne riparlerò molto presto.

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      • Architecday ha detto:

        Non vedo l’ora di leggere un tuo articolo in merito!
        Per fortuna, in ambito lavorativo, l’uso di fogli di calcolo non è “sperticato” e riesco usare Numbers tranquillamente. Certo è che non è la prima critica che leggo in merito alle capacità limitate di Numbers…
        Keynote, anche se non l’ho mai usato, penso che sia il massimo: PowerPoint viene utilizzato spesso solo perchè “è lì”…

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Numbers graficamente fa cose bellissime, ma è debole in due settori: importazione di file di dati e calcoli un po’ più sofisticati della media. Purtroppo sono due cose fondamentali di un foglio elettronico.

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  4. Barbarroja ha detto:

    Uso solo Pages e Libreoffice

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  5. Marco Straforini ha detto:

    “… mi chiedo come sia possibile che tutti (o quasi) trovino normale utilizzare questo programma per scrivere, … ”
    Scrissi la mia tesi in LaTex (forse la prima nella facoltà che frequentavo) e mi divertii moltissimo, ma non ritengo giusto che autori di articoli non scientifici, scrittori o casalinghe debbano imparare un linguaggio per scrivere la lista della spesa o la lettera alla mamma. Vidi quindi con interesse l’avvento delle interfacce WYSIWYG, ma purtroppo vedo che la gente si perde in menù, opzioni, bottoni (non parliamo poi della Ribbon in cui mi perdo pure io), mia moglie imparò Word Perfect (ok, non siamo più giovincelli, lo avete capito) e ancora adesso mi chiede come fare cose che “dovrebbero” essere semplicissime come cambiare la fonte di un paragrafo o i margini del testo, sia in Word che Pages. Ormai ho finito che non odio più nemmeno Word. Pages è leggermente meglio, solo perché l’interfaccia è più leggera (ma altrettanto confusa). Sono arrivato all’idea che uno usa questi programmi per scrivere qualcosa senza preoccuparsi troppo della formattazione, vedo che professionisti preferiscono ben altri programmi di editing. Le masse continuano a usare Word solo perché gli arrivano documenti Word via email, al massimo li aprono in Pages. LaTex pare rimanga il preferito nella comunità scientifica (qualcuno usa ancora Tex?)
    Grande articolo, grazie.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      non ritengo giusto che autori di articoli non scientifici, scrittori o casalinghe debbano imparare un linguaggio per scrivere la lista della spesa o la lettera alla mamma

      Condivido, infatti per queste cose uso Word, Pages, Markdown e simili. LaTeX è per le cose “serie” (non che la lettera alla mamma non lo sia, ma per quella Pages è il non plus ultra).

      vedo che professionisti preferiscono ben altri programmi di editing

      I professionisti “veri” scrivono, non formattano. La formatatzione è per dopo oppure la fanno altri, che ne sanno di più

      Qualcuno usa ancora TeX?

      Penso proprio di no, LaTeX è decisamente più comodo.

      Sul fatto che LaTeX sia il preferito nella comunità scientifica, purtroppo è vero solo per matematici e fisici (nemmeno tutti), per tutti gli altri Word domina incontrastato.

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      • Marco Straforini ha detto:

        “I professionisti “veri” scrivono, non formattano.”
        Non tutti, vedi per esempio technical writer che scrive un manuale che debba essere sia stampato che usato online, ho lavorato fianco a loro per i manuali dei miei programmi e il loro è un lavoraccio, tra figure, tabelle e hyperlink. Molto più facile per uno scrittore di letteratura, per loro basta un semplice notepad.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Ok, la risposta era un po’ provocatoria, ma in fondo nemmeno troppo.

          Ora io non voglio parlare per tutti, ognuno ha i suoi modi di lavorare, ma personalmente indipendentementa dal fatto che usi Word, LaTeX, Markdown o chissà cosa, preferisco prima concentrarmi sulla scrittura di un testo preliminare e solo dopo inserire le figure, le tabelle, etc., in modo da non dovermi occupare di cose che mi fanno perdere il filo di quello che voglio dire.
          E se mi serve avere una idea del layout finale del documento, inserisco per le figure e le tabelle dei placeholder (marcatori di spazio?) vuoti con l’indicazione di cosa ci finirà, o con immagini cho ho già, scelte più o meno a caso.
          L’ho fatto proprio oggi, per controllare che il materiale da inserire in un nuovo articolo riuscisse ad entrare nelle quattro pagine che ho a disposizione. Ma fatto questo, preferisco _prima_pensare al testo e poi alle figure,tabelle, etc. Il grande errore di chi usa Word, a mio modestissimo parere, è che mentre scrive perde un sacco di tempo a formattare il titolo del capitolo, ad allineare le figure, e così via, perdendo di vista lo scopo principale di quello che sta facendo e non accorgendosi che tanto dovrà rifare queste cose un sacco di volte, come ho cercato di descrivere nel post.

          PS Comunque scrivere documentazione tecnica è davvero un lavoraccio. Devi essere dettagliato, chiaro, descrivere tutti i casi possibili. Lo strumento per la scrittura passa veramente in secondo piano rispetto alla complessità del compito da svolgere.

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          • Marco Straforini ha detto:

            Quello che dico sempre io. Mia moglie per esempio è una brava scrittrice ma povera nel formattare, quando mi chiede aiuto le dico sempre di non formattare nulla, ma di scrivere solo. Il suo ultimo lavoro era un outline per una conferenza, ossia una lunga collezione di liste inserite tra loro, numerate in maniera diversa. La poverina cercò di iniziare (usando Pages) ma dopo mezza pagina i vari elementi delle liste erano già tutti fuori posto e fuori ordine. Anche Pages è oscuro in quello, se ti va bene è perfetto, ma al minimo sbaglio tutta la formattazione si perde e improvvisamente l’elemento 5) diventa C) o IV) e ci vuole un numero di tentativi proporzionali a alla serie di Fibonacci per rimetterlo a posto. Ero tentato di riscriverlo da zero, ma l’orgoglio ha vinto.
            Ho menzionato Header e Footer?

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Infatti, bisognerebbe cercare di non formattare menter si scrive. Non è facile, soprattutto se si hanno spazio e layout predefiniti da rispettare, ma è di certo la cosa più efficiente.

            Non ho capito bene il riferimento all’outline per la conferenza, ma per le presentazioni a conferenze perché usare Pages, il non plus ultra (senza se e senza ma) è Keynote (nessun confronto possibile con il povero PowerPoint). Anzi proprio su questo… stay tuned. 😉

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  6. My 2 cento: il mio text Editor ideale é un database che mi permetta di organizzàre il testo con intelligenza e poi di esportarlo nei vari formati, formattato, markdown, ePub. E che mantenga il testo separato dalla formattazione in modo da terzo aggiornare con facilità.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Altro che 2 cent, quello che dici vale 100 euro! 😀
      Quello che descrivi piacerebbe anche a me, c’è pure qualcosa in giro (Scrivener e MacJournal) ma sono carenti non solo lato esportazione ma anche per quello che riguarda le capacità dell’editor. In realtà ho un paio di software promettenti per le mani, che mi servirebbero pure per il mio lavoro vero, ma devo avere il tempo di provari a fondo prima di parlarne.

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      • Evk ha detto:

        Per scrivere il mio primo romanzo ho creato una soluzione FileMaker che ho chiamato “Saga” 🙂 Mi permette di gestire in modo abbastanza intelligente le varie versioni delle scene, i capitoli, i personaggi, le ambientazioni, la Wikipedia interna e i “glifi” (caratteri che precedono ogni singola scena è che hanno un valore simbolico).

        Ora che sto per iniziare il secondo mi piacerebbe trovare il modo di far dialogare FileMaker con un software che mi gestisca il markdown. Il sogno sarebbe avere un sistema che mi permetta di aggiornare e correggere il libro senza intaccarne la struttura ePub.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Di romanzi ho esperienza zero ma da quello che ho letto gestire i personaggi, le storie intrecciate etc. non è affatto semplice.
          Da profano ti chiedo: perché non vanno bene per te software come Scrivener, MacJournal o Ulysses, e per il tuo libro hai dovuto/voluto sviluppare una soluzione custom in FM?
          Inoltre, sempre se ho capito bene, tu cerchi anche qualcosa che ti permetta di passare da FM a ePub in modo automatico (alla faccia!)

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          • Evk ha detto:

            Li ho provati i vari software che citi. A fondo. Li ho trovati rigidi, rispetto alle mie esigenze: molto meglio un database dove posso decidere io campi funzionamento e relazioni. Ormai sono abituato a lavorare così. Magari il futuro dell’informatica sará avere delle IA capaci di creare le applicazioni perfette per le tue esigenze.

            In realtà non cerco un’automazione totale. É impossibile anche perché il protocollo ePub ha dei grossi problemi di gioventù, per non parlare del modo indegno in cui le varie major lo implementano. Alla fine la vituperata Apple é quella che lo rispetta di più, anche se non del tutto.

            Io cerco un modo per creare una relazione intelligente farà FileMaker è un programma che mi permetta di gestire il codice ePub.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Capisco il tuo punto di vista. Ho usato per anni prima MacJournal e poi Scrivener come quaderni di laboratorio, per scrivere tutto quello che faccio su un certo argomento.

            Entrambi i programmi hanno vantaggi e svantaggi, ma effettivamente danno l’impressione di una certa rigidità: o fai come dico io o niente.

            Di database ne so poco, e ancora meno di FileMaker (o sempre usato MySQL), ma mi sa che la relazione intelligente fra FM e un software per ePub non sia facile da gestire a meno di non riuscire a programmarla a un livello abbastanza basso. Hai provato Python? Ci sono delle librerie per gestire FM e gli epub che sembrano interessanti (ad es. https://github.com/aeguana/PyFileMaker e https://github.com/aerkalov/ebooklib).

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      • frix ha detto:

        @ Evk e @ Sabino.
        non ho esperienza di romanzi ma di testi lunghi (anche molto) ed articolati si.
        Dal mio punto di vista occorre discriminare due situazioni:

        la fase del lavoro organizzativo e gestionale durante la redazione.
        L’impaginazione o la destinazione finale che rappresentano un lavoro a separato. Altrettanto importante ma scollegato dalla prima parte di lavoro.

        Un conto è usare o parlare di strumenti per scrivere, nel senso di organizzare e produrre idee e contenuti per un documento da leggere e vedere (teoricamente di qualsiasi dimensione). Un altro conto è occuparsi di impaginare il lavoro scritto nella prima fase.

        Voler affrontare entrambe le lavorazioni con Word (o con un altro editor assimilabile) è quantomeno azzardato e porta a compiere fatiche evitabili, con indubbi svantaggi per la propria stabilità emotiva (ben evidenziati da Sabino)

        Sugli strumenti avrei anche io qualcosa da proporre ma li lascerei ad altre occasioni.

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  7. Ascheroz ha detto:

    Uso Latex anche per scrivere la lista della spesa, Office sul mio mac è sparito da tempo rimpiazzato dalla suite Apple. Ciao

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Io non sono così preciso, e per la lista della spesa uso ancora banalmente un foglietto scritto a mano. Quindi non userei LaTeX per quello, ma mi rendo anche conto che una volta che l’hai preparata la prima volta, diventa più facile del foglietto (o di Notepad, TextEdit o Word).

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      • Marco Straforini ha detto:

        Per la lista della spesa, o qualunque altre liste, esistono app per smartphone che funzionano molto meglio, non si perdono ed è facile aggiornarle, non si spreca carta e stampa. Io ormai le uso invece dei foglietti adesivi post it.

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  8. eDue ha detto:

    Il problema è Office 2016.
    Se avessi usato Office 2008 (no, nemmeno il 2011) tutti questi problemi non li avresti avuti.
    Io faccio documenti scientifici di circa 250 pagine, con grafici, tabelle, indici di capitoli, analitici, figure e formule, migliaia di formule e con 2008 non ho problemi.
    Ah, per le formule MathType 😀

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Non ho motivo di dubitare di quello che scrivi, ma collide e non poco con la mia esperienza personale. Documenti grossi, di centinaia di pagine, ne ho scritti (meglio, ho contribuito a scriverne) anch’io, e ricordo ancora i problemi continui che ho avuto. Forse se usi il Mac dal principio alla fine per i tuoi documenti le cose sono diverse, ma palleggiare un file Word da OS X a Windows e ritorno porta di sicuro a grattacapi indicibili (alla faccia di standard e compatibilità).

      Vado a memoria, non ho più installato Office 2008 per controllare (ma ricordo che era ben poco ottimizzato per il Mac) ma di sicuro anche con Word 2008 le figure e le tabelle scappano da tutte le parti in tutte le versioni di Office che io ricordi, sia per Windows che per OS X. Lo stesso per la formattazione e i problemi di mescolamento dei comandi di fomattazione dei singoli elementi del testo.

      Non parliamo delle equazioni, ho visto gente piangere (o quasi) dopo aver combattuto per adattattare le dimensioni delle equazioni a quelle del font del resto del testo. Anzi, devo ammettere che la gestione delle equazioni è decisamente migliorata in Word 2016 rispetto al 2008. Con MathType è un’altra cosa, ma infatti non è un prodotto Microsoft (e comunque rimango convinto che quando si ha un minimo di pratica, scrivere una equazione in LaTeX sia infinitamente più comodo che farlo in un qualunque editor grafico).

      Le revisioni rallentano la gestione dei file come (e forse più) che con Word 2016 e la gestione delle bibliografie semplicemente non esisteva (potrei sbagliare ma io non me la ricordo affatto).
      Non sarà un caso che ho completamente dimenticato di menzionare nell’articolo un punto da sempre oscurissimo in Word come i riferimenti incrociati. Questo perché, in tutte le versioni di Word fino alla 2016, gestire i riferimenti incrociati a parti del testo come capitoli, sezioni, note ed elementi della bibliografia è semplicemente una non-opzione, una cosa così complicata e mal fatta da essere di fatto inutilizzabile.
      Pur con tutti i suoi limiti, l’aver integrato in Word 2016 una gestione seppur rudimentale della bibliografia ha pemesso di gestire con una certa facilità nel testo almeno il riferimento automatico a un articolo inserito in bibliografia. Meglio di niente.

      Sono però curioso di saperne di più (e credo non solo io) della tua esperienza pratica nella gestione di documenti così grossi in Word 2008.

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      • eDue ha detto:

        Non posso mandarti uno di questi file per problemi di copyright, anche se le parti di mia competenza sono sempre rilasciate sotto FDL, ma fuori dal contesto ci si fa poco.

        Però posso dirti che avendo iniziato con Word 5.1, il 2008 è di gran lunga la migliore versione di Office, detto da uno che ha stampato su A1 il titolo di un articolo della Serie Chaos Manor di MacUser in cui si chiedeva scherzosamente di bombardare Redmond 😀

        E, recentemente ho ribadito l’affetto:
        https://edue.wordpress.com/2016/06/11/sono-queste-teste-di-cazzo-che-hanno-rovinato-linformatica/

        Non dico che sia la meraviglia

        https://edue.wordpress.com/2012/03/01/hic-non-sunt-leones-parte-2/

        però fa il suo sporco lavoro.

        La situazione è la seguente:
        2011, se apri un documento che sul 2008 si apre in dieci secondi e si salva in altrettanti, sul 2011 si apre in una ventina di secondi, NON visualizza le formule e se modifichi un carattere impiega circa un minuto e mezzo a salvare. Quindi non si può usare. E no, salvare in .doc invece che in .docx non cambia nulla in meglio, anzi; il file alla riapertura risulta corrotto.
        2016, PORCOCAZZO non salva i documenti. Sta lì con la palla da spiaggia per un paio di minuti e poi ti richiede “Vuoi salvare?” Tu gli dici sì e lui dopo un paio di minuti ti ri-chiede se vuoi salvare. Tutti gli aggiornamenti fatti, e non cambia nulla. Il massimo cui puoi aspirare è un documento di una ventina di pagine ma semplice semplice.
        Solo che in ambito scientifico il documento semplice semplice non serve.

        E le dimensioni dei file:
        un file da 23 MB in 2008
        diventa di 54 in 2011 (senza formule, le perde)
        non cambia in 2016 perché NON SALVA.

        Allora uno dice.
        OpenOffice? LibreOffice?
        Le dimensioni? In media raddoppiano.
        I tempi di salvataggio, pure.

        OK, Pages?
        Vabbeh, adesso ci diamo alle battute?
        Un documento di due pagine con UNA formula? 3 MB.
        E quando hai un documento di 270 pagine con migliaia di formule?

        Per la equazioni, premesso che MathType può inserire in qualunque cosa in qualunque formato, LaTeX compreso, e che è tutto interamente mappato in tastiera, combina l’interfaccia WYSIWYG con la comodità del non dover usare il mouse.
        Bada che lo pago, anche se gli faccio da betatester da anni.
        Ha inoltre il vantaggio che se ti cambiano il documento originale può cambiare tutte le equazioni in batch (ad esempio VBScript o VBA o simili o come Apple Script) per assecondare le nuove preferenze.

        Equation Editor non lo uso nemmeno sotto tortura.

        Per la bibliografia, ed anche qui per uno che è partito da Reference Manager, EndNote è lo standard di riferimento, e funziona, a costi inaccettabili e con aggiornamenti continui dello spalshscreen e basta (a pagamento, ovviamente).

        Però recentemente si sono visti prodottini ben fatti come Papers (citazioni e bibliografia), e, per chi lavora in ambito scientifico Manuscript.app e Findings.app.

        JM2C 😉

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Siamo almeno a 4 centesimi, infatti di commenti ne hai mandati due, uguali 😀
          Probabilmente WP non era d’accordo con te e li ha censurati entrambi. Io sono più tollerante e li ho sbloccati, ma come WP non sono convinto più di tanto da quello che scrivi. YMMV.

          1. Che Office 2011 sia lentissimo è un fatto, in particolare il lancio del programma è una cosa indegna, tanto è poco ottimizzato. Office 2016 è decisamente più veloce, diciamo la stessa differenza che c’è oggi fra le Mercedes e le Renault. Su Office 2008 non mi pronuncio perché non lo uso da anni, ma di certo non mi faceva gridare di gioia. Ti assicuro che se fosse stato tanto meglio di 2011 me ne sarei ricordato, accidenti se me ne sarei ricordato. In ogni caso la lentezza nell’avvio è legata soprattutto ai font.

          2. A mio modesto parere Office 2016 non salva i documenti a causa di… El Capitan. A me quello che scrivi non succede solo in Word, anzi mi succede fin troppo spesso che OS X si blocchi in fase di salvataggio con parecchie applicazioni, Firefox in primis. La palla che gira (e non solo quella) la vedo spessissimo da quando ho aggiornato a El Capitan, più o meno ad aprile, prima era un evento veramente occasionale.

          3. In ogni caso anche se la palla gira, alla fine le applicazion salvano, ci possono mettere tempo ma salvano. Ciò che descrivi mi fa pensare più a problemi di permessi, problemi d memoria virtuale, problemi dell’installazione di OS X, disco rigido esaurito, poca RAM (per il Capitano) o peggio di RAM difettosa. Elencato+/- in ordine crescente di gravità.

          4. Il fatto che le dimensioni del file crescano da una versione all’altra può essere dovuto proprio ai problemi di mix-up di formattazioni, dal modo in cui sono state inserite le immagini etc., di cui ho parlato non solo in questo articolo ma anche più di un anno fa. Fossi in te proverei a selezionare tutto un file, copiare e incollare in un nuovo documento, usando le varie versioni di Word che hai installate, in modo da verificare su una copia fresca del file se le dimensioni sono diverse. Anzi, per favore, se lo fai posta i risultati.

          5. Ah no, MathType e EndNote non sono ammissibili. Qui si sta parlando di Word, lo so anch’io che quelli che citi sono prodotti superiori, ma non sono Word, non vale. 😉
            Dico solo, perché mi hai tirato per i capelli, che se per te MathType
            “…ha inoltre il vantaggio che se ti cambiano il documento originale può cambiare tutte le equazioni in batch (ad esempio VBScript o VBA o simili o come Apple Script) per assecondare le nuove preferenze…”
            per me è quella che descrivi è una bella seccatura, perché sono abituato a LaTeX che fa quello che descrivi da solo, senza script e fastidi di alcun genere.

          6. Manuscripts e Findings sono molto interessanti, prima o poi riuscirò pure a parlarne qui. Ma se vuoi un gestore di referenze ben fatto prima di Papers prova BibDesk, che è free ed esporta anche in formato Word, EndNote, RIS etc. Per inserire un nuovo articolo può scaricare dal sito della rivista il file della citazione in vari formato e trascinarlo nella finestra di BibDesk, che importa tutto perfettamente (e quando non lo fa è perché il file della citazione è fatto male). Puoi anche associare il pdf dell’articolo, delle informazioni supplementari etc. etc. che viene copiato in una cartella di lavoro che decidi tu, in modo che tutti gli articoli stiano lì ordinati. Io ho file di bibliografia con 1000 articoli, senza aver avuto mai problemi.

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  9. Massimo Furlani ha detto:

    Bell’articolo davvero. E belli anche i commenti.
    Volendo utilizzare solo il markdown, esiste un programma che “formatti” i files markdown e restituisca pdf? Grazie.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Certamente, praticamente tutti. Se vuoi provare a costo zero, sul Mac ti consiglio MacDown che ha un buon preview integrato. Ma per una anteprima con i controfiocchi non c’è niente di meglio di Marked2, accoppiato all’editor che preferisci.
      Il funzionamento è simile a LaTeX, nel senso che in LaTeX l’output dipende dallo stile scelto, mentre in Markdown dallo stile CSS applicato all’HTML (quindi se sai di CSS puoi adattare l’output a piacere).
      La vera differenza è LaTeX (o qualunque word processor come Word) è orientato alla stampa e quindi puoi controllare i dettagli a livello di pagina (per le note, i salti pagina, le intestazioni dei capitoli, etc.) mentre Markdown, essendo basato su HTML, non ha il concetto stesso di pagina, ed è un’unico flusso ininterrotto di testo.

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