Hello… again!

Ormai ci siamo, fra due giorni Apple presenterà i nuovi Mac nel corso di un evento intitolato molto significativamente “hello again”.

L’attesa dura ormai da troppo tempo, forse a causa della necessità di aspettare la piena disponibilità di Kaby Lake, l’ultima generazione di processori Intel presentata ufficialmente solo a fine agosto, meno di due mesi fa.

Come sempre i rumors impazzano. Una delle previsioni più accreditate riguarda la sostituzione della fila di tasti funzione della tastiera del MacBook Pro con una striscia OLED sensibile al tocco, i cui tasti virtuali cambino in base all’applicazione in uso. Più o meno come succede da sempre per la barra dei menu del Mac. Wow…

Ci sono poi tante previsioni sulla dismissione del MacBook Air, su nuovi iMac con risoluzione a chissà-quanti-K e ovviamente sul Mac Pro, che non è mai stato rinfrescato dalla sua uscita a fine 2013, più di mille giorni fa. Ri-wow…

Fosse solo questo, l’evento sarebbe francamente molto deludente.

Ma non ci credo, I don’t buy it. Se Apple ha scelto un titolo così eloquente come “hello again”, ci deve essere qualcosa di molto grosso in arrivo, altro che striscetta OLED.

La parola Hello è legata indissolubilmente alla storia del Mac. Per chi se lo ricorda, è comparsa già nel corso della presentazione del primo Macintosh nel gennaio del 1984 (allora il Mac si chiamava così, con il nome intero) e campeggiava in primissimo piano negli annunci pubblicitari della nuova macchina, sia sulla stampa che in TV. Molti anni dopo è stata usata di nuovo per presentare i primi iMac G3, la pietra miliare della rinascita Apple dopo i disastri degli anni ’90.1

mac_128k_hello

imac_g3_hello

E allora, cosa potrebbe svelare Apple di veramente significativo nel corso del prossimo evento?

Non ho la sfera di cristallo, e quindi dico solo quello che vorrei che fosse presentato.

A me piacerebbe moltissimo un nuovo MacBook con tastiera staccabile, su cui possa girare indifferentemente macOS o iOS diventando, a seconda delle circostanze, un notebook o un tablet. Un computer ibrido con il corpo e la tastiera del MacBook Air e lo schermo dell’iPad Pro.

Si può fare: i processori Intel più recenti hanno una potenza tale da far girare senza problemi una versione emulata di iOS o, meglio ancora, una versione di iOS ricompilata per i processori Intel,2 garantendo allo stesso tempo una durata della batteria sufficiente a coprire l’intera giornata lavorativa. È forse persino possibile che gli ultimi processori ARM sviluppati da Apple possano far girare un emulatore di macOS senza troppi rallentamenti.

Del resto Apple ha sempre dimostrato di essere in grado di gestire molto bene la convivenza di applicazioni funzionanti su processori diversi e persino di sistemi operativi differenti.

È già successo al passaggio da OS 9 a OS X con Classic, l’emulatore integrato in OS X che ha permesso di continuare ad usare OS 9 e le sue applicazioni all’interno del nuovo sistema operativo. È successo di nuovo con Rosetta, che ha facilitato la transizione ai processori Intel, consentendo di utilizzare le applicazioni per PowerPC anche sui nuovi Mac Intel. Tornando molto più indietro nel tempo, potrei anche ricordare MultiFinder (ma questa è una storia che merita un post specifico).

Qualcuno potrebbe far notare che quello che ho descritto non è altro che il Surface di Microsoft.

Ma non è così, il Surface è penalizzato da un sistema operativo né carne né pesce, nel quale le App ottimizzate per il tocco sono una infima minoranza e la tastiera instabile lo rende poco adatto ad essere usato come notebook (a meno di non sedere ad una scrivania).

Quello a cui penso io è invece un ibrido che possa servire indifferentemente — e quasi senza accorgersene — sia da computer che da tablet, unendo il meglio dei due mondi ma mantenendo le necessarie differenze fra le due tipologie d’uso. Sarebbe veramente un nuovo inizio, come lo fu il Macintosh nel lontano 1984.

E sarebbe anche la riproposizione di quello che è già successo con l’iPod, l’iPhone, l’iPad o l’Apple Watch: prendere un dispositivo interessante ma realizzato male — che sia un lettore di mp3, un telefono, un tablet o un orologio — rivoltarlo come un calzino e farne una cosa innovativa e di grande successo.

Sarà questa la novità che bolle in pentola? Un paio di giorni di attesa e lo sapremo.


  1. Notate la differenza nella cura dei dettagli della presentazione rispetto ad oggi: quando Steve Jobs toglie il telo di copertura lo schermo dell’iMac è illuminato in pieno da un faretto che quasi nasconde il filmato successivo. 
  2. Non dimentichiamo che ai tempi dei Mac con PowerPC, OS X girava tranquillamente anche sui computer con processori Intel. Anzi, si può dire che sia stata proprio Apple a realizzare i primi Hackintosh
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Pubblicato su hardware
9 comments on “Hello… again!
  1. Architecday ha detto:

    Hai ragione, quel “hello again” non può essere stato buttato lì a caso.

    È da rilascio di iPhone 7 che mi solletica l’idea di Mac Arm…

    All’ipotesi del MacBook con tastiera staccabile aggiungo un’altra idea: iPad Pro con mouse. Ma con iOS.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Sui Mac totalmente ARM ho qualche (parecchie) perplessità: tornare ai tempi del PowerPC, per chi ha bisogno di usare anche altri sistemi operativi sul Mac è un vero guaio.
      Per l’ibrido (sperato più che reale) che ho descritto è diverso, un oggetto del genere lo usi in mobilità e prevalentemente come tablet, non ci fai sviiluppo. In questo caso anche se il sistema operativo desktop è emulato non è un grosso problema.

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  2. Architecday ha detto:

    Per la questione ARM c’è un dettaglio che mi ha dato da pensare (da non programmatore, sottolineo): se ho capito bene, uno sviluppatore manda la versione della propria app ad Apple in una versione non compilata, demandando a Apple la compilazione per la piattaforma. Se ho capito bene e se funziona così, non ci sarebbe nemmeno bisogno di emulatori perché l’app viene compilata ed ottimizzata direttamente da Apple in base al macOS su Intel o al macOS su ARM…
    C’è da dire che un Mac con schermo touch in grado di passare da macOS a iOS in base alle necessità, non sarebbe male. Andrebbe ad incidere un po’ sulla memoria del dispositivo, ma è un compromesso accettabile.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Veramente non mi risulta, se fosse così si potrebbe usare solo Xcode per sviluppare le applicazioni. Invece compilare e distribuire applicazioni universal che girino su piattaforme diverse è piuttosto facile.
      Ai tempi del passaggio da processori PowerPC a Intel, lo si faceva sempre, compilando binari diversi per i due processori e poi mettendoli insieme in un’unica applicazione (con lipo). Se ricordo bene c’è stato anche un (breve) periodo in cui c’erano ben tre binari in un programma universal, uno per powerpc, uno per intel a 32 bit e infine per intel a 64 bit (il default oggi).

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      • Architecday ha detto:

        Purtroppo è un campo che non conosco e non posso essere più preciso… Ti riporto, per capire insieme a te a cosa si riferisse, lo stralcio dell’articolo apparso su Saggiamente: “[…] agli sviluppatori non è più richiesto di sottoporre per l’App Store direttamente gli eseguibili già compilati delle loro app, bensì di caricare una forma intermedia contenente le porzioni principali del programma, denominata bitcode; l’onere di compilare il binario finale per le specifiche architetture passa infatti a carico di Apple […]”.

        Essendo un “giovane” utente Mac, non ho vissuto la transazione a Intel: in effetti Monolingual, tra le varie opzioni oltre a togliere le lingue non utilizzate nelle app, permette di eliminare anche la versione a 32 bit all’interno delle applicazioni. Ora ho capito da dove nasce la questione, grazie.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Sono andato a leggere su Saggiamente l’articolo completo (molto interessante e in tema perfetto con questo post), ma non c’è molto di più di quello che hai citato tu. Secondo me confonde iOS con macOS.
          Quello che proprio non ha senso è “caricare una forma intermedia contenente le porzioni principali del programma”: che significa porzioni principali? Un programma o si carica tutto o non funziona.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Mi rispondo da solo. Ho trovato questa pagina sul sito Developer della Apple, relativo all’App Thinning, cioè alla distribuzione di app che si adattino automaticamente al dispositivo, iOS, tvOS o watchOS, su cui sono installate. Più sotto parla di quello a cui si riferisce Saggiamente

            “Bitcode is an intermediate representation of a compiled program. Apps you upload to iTunes Connect that contain bitcode will be compiled and linked on the store. Including bitcode will allow Apple to re-optimize your app binary in the future without the need to submit a new version of your app to the store.”

            Da cui si deduce che 1) effettivamente si sta parlando di iOS non di macOS, 2) è una scelta degli sviluppatori, 3) lo sviluppatore produce dal sorgente un programam intermedio in bitcode, che poi Apple compila e assottiglia. Il vantaggio è che se Apple estende i dispositivi supportati oltre a iOS/tvOS/watchOS o migliora i metodi di assottigliamento, può ricompilare le app in bitcode senza che gli sviluppatori debbano inviare di nuovo l’app.
            Insomma, una roba piuttosto complicata…

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  3. Sabino Maggi ha detto:

    Luca Maestri, Chief Financial Officer Apple, afferma che nel corso dell’evento “hello again” di giovedì ci saranno “notizie eccitanti per gli utenti attuali e futuri del Mac”.
    (fonte AppleWorld.Today)

    Chief Financial Officer Luca Maestri… referring to Thursday’s “hello, again” media event said that there would be “some exciting news for current and future Mac owners very soon.”

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