Linux per tutti i giorni

Qualche giorno fa una bella domanda di andy69 su QuickLook mi ha stimolato ad elencare quelle che, secondo me, sono le distribuzioni di Linux più adatte per la vita di tutti i giorni.

L’argomento mi interessa parecchio e ho pensato di riprenderlo e di estenderlo un po’ in questo articolo.

Tante distribuzioni, troppe distribuzioni

Le distribuzioni di Linux sono troppe. E sono quasi tutte inutili, semplici rimasticature delle distribuzioni maggiori.

Ho cercato su Distrowatch le distribuzioni che contengono una qualunque versione di bash (se manca bash che distribuzione è?) e sono venute fuori ben 759 distribuzioni diverse, di cui solo ben 266 attive. Con tar (idem) i risultati sono simili: ci sono 751 distribuzioni che lo contengono, di cui 263 sono attive.1

Di queste alcune sono iper-specializzate, vedi Fermi Linux, sviluppata al FermiLab, il concorrente USA del CERN. Oppure GParted Live e Clonezilla, che servono a partizionare o produrre immagini complete di backup del disco rigido, e openmediavault, una distribuzione specifica per i sistemi NAS.

Ma il mondo ha veramente bisogno di Linux Mangaka, Korora Project, wattOS, o di Voyager Live?

Del resto uno dei problemi della mancata affermazione di Linux sul Desktop è proprio la eccessiva frammentazione della piattaforma:2 gli utenti sono confusi e non sanno che distribuzione scegliere, per gli sviluppatori è ancora peggio perché già supportare solo le distribuzioni maggiori è un grattacapo non da poco.

E allora facciamo un po’ di spazio e vediamo quali sono le migliori distribuzioni di Linux, intendendo con questa espressione le distribuzioni veramente utili, adatte all’utente che voglia usare Linux al posto di Windows o di (non si sa mai!) macOS/OS X per il suo lavoro di tutti i giorni, ma che sappia poco o nulla di sviluppo del software o di amministrazione dei sistemi operativi.

Quali distribuzioni?

Cercare di stabilire quali siano le migliori distribuzioni di Linux significa scatenare una guerra di religione peggiore della grande guerra fra Commodoriani e Sinclairisti, durata per gran parte degli anni ’80.

Però, anche se non è il caso di parlare di distribuzioni migliori o peggiori in assoluto (dipende moltissimo dall’uso finale, un desktop ha richieste ben diverse da quelle di un server o di un NAS ), si può provare ad elencare quelle più adatte per essere usate ogni giorno dagli utenti che vogliano lavorare con Linux e non pasticciare continuamente con il sistema.

Tutte opinioni personali, sia ben chiaro, decine di altri articoli su carta e su web presentano le cose in modo ben diverso.

Debian

Dal mio punto di vista non c’è storia, la distribuzione Linux che preferisco in assoluto è Debian. Uso Debian dal 1997, l’ho installata per la prima volta sul mio Compaq 386 portatile caricando pazientemente decine di floppy disk e aggiustando a mano le modeline dello schermo.

Debian ha parecchie asprezze iniziali e un po’ di fissazioni sul software installato di default. Ma una volta attivata la sezione non-free, che consente fra l’altro di installare i driver specifici per la propria scheda grafica (avere una scheda grafica di qualità ed usarla con i driver generici è una vera assurdità) e dopo essersi documentati un po’ in rete sugli aspetti più ostici, gli aspetti positivi di Debian vengono fuori alla grande.

Su tutti la facilità di installazione del software: per questo non c’è sistema migliore di Debian, nemmeno l’App Store arriva allo stesso livello di comodità d’uso.

Anzi, il concetto stesso di App Store centralizzato è stato inventato proprio da Debian: tutti i pacchetti software (package) accettati nella distribuzione sono disponibili negli archivi (repository) ufficiali, non c’è bisogno di andarli a cercare qui a là per la rete come succede purtroppo con RedHat e derivate (vedi sotto). Tanto per dare una idea, in questo momento in Debian ci sono oltre 40.000 package disponibili, che soddisfano praticamente tutte le necessità degli utenti.3

Una volta selezionato un package per l’installazione, il sistema di gestione dei pacchetti apt è in grado di selezionare ed installare automaticamente tutte le dipendenze, cioè i pacchetti e le librerie da cui il package selezionato dipende.

Ormai anche in Linux si sta affermando un metodo diverso di distribuzione del software, con il quale tutte le librerie e i file accessori vengono inglobate nel pacchetto principale (bundle), lo stesso meccanismo che esiste da sempre in Mac OS X (e prima in NeXTSTEP). Ma vent’anni fa lo spazio sugli hard-disk non era abbondante come oggi ed il meccanismo messo a punto da Debian riusciva a trovare un buon equilibrio fra lo spazio occupato sul disco rigido e la facilità d’uso. Non è certo un caso che alla fine quasi tutte le distribuzioni concorrenti l’abbiano adottato.

Linux Mint

Il difetto principale di Debian è anche il suo pregio (per chi lo apprezza): bisogna configurare quasi da zero il proprio sistema, scegliendo in fase di installazione cosa farà la macchina e di conseguenza la base software da installare (che si può estendere facilmente in seguito). Anche l’aspetto grafico va definito praticamente a mano, scegliendo il tema grafico, lo sfondo, le icone, fra le migliaia e migliaia di opzioni disponibili.

Tutto ciò è molto flessibile per chi sa come muoversi, ma contribuisce anche a disorientare l’utente alle prime armi.

Linux Mint è un buon compromesso: base derivata da Debian (e perfettamente compatibile con la distribuzione principale), ma tema grafico ben definito e piuttosto accattivante, anche per chi è abituato al Mac. Non chiedetemi però la differenza fra le versioni “Cinnammon” e “MATE” di Mint, perché non me la ricordo mai. La versione “Xfce” va bene per chi vuole ridurre il peso del sistema grafico sul proprio computer, mentre la “KDE” va bene per chi vuol farsi male da solo.

Ubuntu

Ubuntu è una derivazione di Debian, che in pochi anni è diventata la distribuzione più diffusa di Linux.

All’inizio era una vera bomba, l’ho usata e consigliata parecchio, mi sono perfino registrato per ricevere i CD/DVD delle nuove release che distribuivo a chiunque mi capitasse a tiro (parliamo di tempi in cui scaricare un intero CD o peggio un DVD dalla rete era una impresa preclusa a chi aveva solo una connessione via modem alla rete).

Poi Ubuntu è cresciuta, forse troppo ed ha perso il suo smalto. Aggiornare Ubuntu da una release all’altra è una impresa quasi impossibile (o almeno, è una impresa che porta un sacco di grattacapi) e anche il fatto di promettere da anni innovazioni strepitose che poi non si concretizzano mai (leggi Wayland prima e Mir poi, i server grafici che avrebbero dovuto rimpiazzare il venerando X, attesi dal lontano 2010 e non ancora diventati realmente usabili, o Ubuntu Phone che ha fatto più o meno la fine del corrispettivo Microsoft).

openSUSE

A parte Debian, l’altra distribuzione che mi è sempre piaciuta è SuSE Linux o meglio, come si chiama oggi la versione desktop, openSUSE. Una distribuzione tedesca, precisa e rigorosa come chi l’ha sviluppata, la prima che ha sviluppato uno strumento integrato di configurazione e di gestione di tutto il sistema operativo. Anche l’installatore qualche anno fa era avanti anni luce rispetto alle altre distribuzioni.

Non la uso, se non occasionalmente, da parecchio perché ha qualche problema con Parallels, che è ormai lo strumento principale con cui uso Linux oggi (vediamo se con la beta di quest’anno si riesce a migliorarne il supporto).

Potrebbe essere interessante provarla con la versione Lite di Parallels, che viene distribuita gratuitamente da qualche giorno sull’App Store.4

RedHat, Fedora, CentOS?

Non voglio parlare qui di RedHat e derivate, come Fedora e CentOS. Non mi sono mai piaciute e quindi non le uso. Ci ho provato ogni tanto con RedHat, ma ho sempre lasciato perdere.

Uso ogni tanto su un server una versione specifica di CentOS, richiesta dal software scientifico professionale (e piuttosto costoso) che ci gira sopra. E ogni volta che lo faccio mi chiedo come si faccia ad avere la pazienza di andare a cercare per ogni dove i pacchetti software che servono. Forse è colpa mia che non so gestire al meglio questo tipo di distribuzioni.

Pixel

Se avete un vecchio computer a cui dare nuova vita, Pixel è la distribuzione che fa per voi. Pixel è una distribuzione sviluppata originariamente per il Raspberry Pi — il microcomputer a bassissimo costo tanto popolare fra chi vuole riuscire a mettere le mani dentro un computer e fargli fare le cose più impensate e impensabili — ed è stato poi portato ai computer con processore Intel.

Pixel gira molto bene sui Raspberry Pi più recenti, e a maggior ragione può andare a pennello per il vecchio portatile buttato in cantina a prendere polvere, che è a priori molto più potente di un qualunque Raspberry Pi.

Un discorso analogo vale per Elementary OS, per il quale esiste un progetto dedicato specificatamente ad installarlo sul Mac, in parallelo a macOS/OS X. Interessante questo racconto dell’esperienza di un utente Mac, deluso dalle ultime novità hardware prodotte da Apple.

FreBSD

FreeBSD non è Linux, ma rappresenta la base UNIX originale su cui si fonda macOS/OS X. Di conseguenza può essere un’ottima alternativa a Linux per chi usa il Mac. In pratica, le differenze fra FreeBSD e Linux sono minime (o quasi) e spesso comprensibili solo a chi è particolarmente competente di sistemi operativi e sviluppo del software. Lo stesso vale per i tanti derivati di FreeBSD, fra cui non si possono non menzionare NetBSD, che gira praticamente ovunque o OpenBSD, particolarmente focalizzato sulla sicurezza).

Stabile o instabile?

Nessun dubbio su questo: chi vuole iniziare ad usare Linux deve scegliere la versione stabile di Debian (o di qualunque altra distribuzione), lasciando le versioni di test o peggio quelle instabili (chiamate sempre e non a caso “sid” su Debian)5 per il futuro, quando si avrà più esperienza e pratica con Linux. È meno divertente ma di sicuro è molto più conveniente.

Per uno sviluppatore anche sid può andare bene come distribuzione da usare tutti i giorni, e spesso è più stabile di tanti altri sistemi operativi, ma il solo fatto di dover aggiornare decine e decine di pacchetti ogni giorno non è di certo una cosa adatta all’utente normale, che voglia usare il proprio computer per lavorare e non per giocare con il sistema (cosa peraltro bellissima per chi lo sa fare).

Conclusioni

Linux può essere una bella esperienza anche per un utente Apple. Si può installare senza troppi problemi sul proprio Mac, in parallelo a macOS/OS X. Si può installare in una macchina virtuale gestita da VirtualBox (gratuito) oppure da Parallels o VMWare Fusion (a pagamento, ma c’è anche la versione Lite di parallels citata prima), senza toccare nulla sul Mac. O si può usare per far rivivere un vecchio Mac lasciato in un angolo, persino un modello con processore PPC su cui può girare al massimo Leopard.

E non c’è niente di meglio per far rivivere un vecchio Netbook, macchine popolarissime dieci anni fa, nate con Linux ma uccise dalla Microsoft dell’era Ballmer, che pretendeva di farci girare Windows pur con limitazioni hardware tanto stringenti quanto assurde.


  1. Sarei proprio curioso di sapere quali distribuzioni non contengono bash o tar e perché. 
  2. Il discorso vale più o meno negli stessi termini anche per Android. 
  3. Come se non bastasse, ci sono ulteriori repository non ufficiali, che soddisfano necessità più specifiche e che possono essere aggiunti facilmente alla lista dei repository standard. 
  4. Purtroppo con Parallels (ma anche con VMware se è per questo), il vero scoglio non è tanto installare la distribuzione quanto installare i tool di supporto specifici dell’emulatore, che servono a migliorare l’interazione fra il Mac e la macchina virtuale. 
  5. I nomi delle distribuzioni Debian sono tratti tutti da Toy Story (film straordinario); Sid è il ragazzino cattivo che distrugge i giocattoli per il puro piacere di farlo. 
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Pubblicato su software
21 comments on “Linux per tutti i giorni
  1. Enrico Lupo ha detto:

    L’ha ribloggato su The Lupuse ha commentato:

    Memento!

    Liked by 1 persona

  2. Enrico Lupo ha detto:

    Bell’articolo che mette un po’ in ordine le idee.

    Tra questo post e quello citato su QuickLoox mi avete risvegliato la scimmia sopita causa famiglia/lavoro/formazione. Sono parecchio attratto dal far girare nativamente Linux su partizione rMBP e ci butterò un po’ la testa nei prossimi mesi.

    Spero di riuscire a scrivere due righe riassuntive magari da ospitare su questo blog

    Liked by 1 persona

  3. MailMaster C. ha detto:

    Debian su PPC? Eh…
    Sicuramente non ti ricordi, ma esattamente un anno fa si disquisiva di questo: https://melabit.wordpress.com/2016/03/11/usare-un-mac-con-powerpc-oggi/
    Ero convinto di aver risolto, ma alla fine dopo un po’ di prove viene fuori che il PowerBook 12″ era troppo vecchio: nasce con Panther e Leopard lo azzoppa definitivamente. Impossibile far partire un filmato mp4 con VLC, figuriamoci un mkv. Aggiungiamo anche in streaming dal NAS di casa, e la macchina si addormenta proprio.
    Penso allora che forse se ci metto linux riesco magari ad ottimizzare le risorse hardware.
    Dopo un po’ di traversie per installare la distribuzione, al boot lo schermo resta nero a causa credo di risoluzioni non supportate, e non ho ancora trovato quali parametri passare al boot per farmi vedere qualcosa. Non sono ovviamente così bravo con linux, quindi per ora ho accantonato la questione.
    Vorrei rimetterci OSX, a questo punto, o Panther o almeno Tiger anche se non credo che regga uno streaming video di file da 1,5 GB e quindi tenerlo per… boh, non so fare cosa. Escluso il web, non sono uno sviluppatore o programmatore, non ho il tempo che vorrei per scrivere, quindi non so… mi sa che resterà sulla mensola in attesa di qualche ispirazione.

    Adesso ci riprovo con il PowerBook da 15″, ho sistemato quasi tutto, anche se il trackpad e la luminosità dello schermo vanno un po’ per conto loro, kodi purtroppo non fa partire i dvd da cartella condivisa, vlc non riesce a vedere le cartelle cif/smb condivise sul server… e magari alla fine manco questo è sufficiente per godersi un filmato fluido sulla tv ad esso collegata.

    Alla fine magari ero io eccessivamente speranzoso di sfruttare hardware troppo datato per un uso troppo moderno, ma se confermo la possibilità di installare debian su PPC, dichiaro anche che non è un’attività per i principianti e le ore da spendere sono tante. Fino ad oggi non vedo grandi miglioramenti di utilizzo o prestazionali rispetto all’OSX originale con la macchina. Forse solo l’aspetto sicurezza, ma non so se ne valga la pena.

    Liked by 1 persona

    • Sabino Maggi ha detto:

      È vero, non mi ricordavo nemmeno di averlo scritto, e pure esattamente un anno fa. Ed è pure uno degli articoli più letti in assoluto!
      Per il PB12″, puoi provare Ubuntu che è Live, per cui non hai nemmeno bisogno di installare niente. Oppure una distribuzione come Debian che fa il boot in modalità testo, utilissimo per il debug.
      Per i vecchi OS X, a Leopard io preferisco senza alcun dubbio Tiger, una delle versioni nella mia top list (le altre sono Snow Leopard e Panther), però è chiaro che un PPC va inevitabilmente lento con certi software, a mano che non usi le versioni d’epoca. Sarebbe invece perfetto per scrivere, magari con la versione pre-App Store di Pages. E in ogni caso un PB12″… wow. Se non sai che fartene, c’è qualcuno che gli offrirebbe volentieri una nuova casa!

      Non ho capito una cosa: sul PB 12″ dici che non riesci a configurare lo schermo. Invece l’hai installato (e funziona) sul 15″? Che non sia una cosa da principianti lo pensa anche xkcd (vedi la vignetta iniziale) a me sembra però che dipenda molto dalla distribuzione, oltre che dal background di ciascuno (è chiaro che conoscere un po’ di terminale, ddi bash e di programamzione aiuta parecchio). Però si, non è certo come OS X…
      Sui miglioramenti: se con una distribuzione di oggi (e relativi software) il PPC va più o meno veloce come con Tiger, beh non mi sembra affatto male, no?

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      • MailMaster C. ha detto:

        Per il PB 12″ ho usato la debian 8 netinstall, perché non riusciva a caricare una GUI con nessuno dei parametri che si usano di solito per bypassare questi problemi avviando il cd di lubuntu per PPC, quindi no, non posso attuare i tuoi suggerimenti: non c’è nessun output a schermo!

        Specifico: il PB 12″ è più vecchio del PB 15″, adesso non ricordo le specifiche, ma il primo nasce con Panther, il secondo con Tiger, quindi hanno hardware diverso.

        Il punto è proprio questo: ormai con il PB 12″ ci si può fare solo scrittura, ma non sono uno scrittore nè programmatore… quindi gli utilizzi sono veramente limitati: oltre al mame e qualche altro emulatore di vecchi giochi… mah.
        Terrò in considerazione il tuo interesse al primo trasloco che dovrò fare… 🙂

        Confermo che sul 12″ avviando debian non si vede lo schermo, nemmeno la riga di comando, sul 15″ è passabilmente usabile, ma, per rispondere alla tua ultima domanda, sinceramente sono in dubbio.
        Sono contento di averlo installato, di essere stato in grado di risolvere un po’ di problemi, ma all’atto pratico ne è valsa la pena? Ho speso un fine settimana per avere un sistema che funziona leggermente meno bene/performante che con il sistema operativo originale, ma non vedo valore aggiunto da un punto di vista di produttività (non ancora, per lo meno), visto che l’uso a cui pensavo di destinarlo non è fattibile.
        Quanto tempo dovrò ancora spendere (e mi chiedo se lo spenderò in effetti) per arrivare ad una riga di comando anche per il 12″? E se poi caricare un desktop grafico lo rallenta ancora di più, che ci faccio? Non sono così geek da usare un PB12″ con debian 8 solo testuale! 🙂

        Se parliamo di sicurezza di SO, sicuramente è meglio linux, ovviamente, ma essendo hardware talmente datati che una navigazione in internet è poco agevole e poiché le principali minacce arrivano dalla rete, mi chiedo se ne valga veramente la pena.
        Ad oggi, se non per una soddisfazione personale, direi che no, il gioco non vale la candela.

        PS: se non ricordo male, anche Leopard sul PB 15″ lo rallentava parecchio…

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Per il PB 12″ ho usato la debian 8 netinstall, perché non riusciva a caricare una GUI con nessuno dei parametri che si usano di solito per bypassare questi problemi

          Se ricordo bene (è un po’ che non la installo) Debian permette ancora di installare in modalità testuale (expert mode) , quella dovrebbe funzionare sempre.

          Sono contento di averlo installato, di essere stato in grado di risolvere un po’ di problemi, ma all’atto pratico ne è valsa la pena? Ho speso un fine settimana per avere un sistema che funziona leggermente meno bene/performante che con il sistema operativo originale, ma non vedo valore aggiunto da un punto di vista di produttività (non ancora, per lo meno), visto che l’uso a cui pensavo di destinarlo non è fattibile.
          Ad oggi, se non per una soddisfazione personale, direi che no, il gioco non vale la candela.
          PS: se non ricordo male, anche Leopard sul PB 15″ lo rallentava parecchio…

          È chiaro che qui dipende molto dalle attitudini personali. A me, il fatto di risolvere una sfida e far funzionare di nuovo qualcosa, anche se serve a poco, basta e avanza, però posso capire che non tutti abbiano la stessa idea.
          È chiaro che oggi un PPC non serve a molto se lo dedichi ad usi generali, in particolare se ci metti sopra del software moderno. Con quello dell’epoca andrebbe benissimo, ma devi trovare qualcosa di adeguato da fargli fare (del resto con il Raspberry Pi fanno miracoli, e un RasPi è molto più lento di un PB12″ d’antan).

          Quando si recuperano le vecchie macchine ci sono due scelte possibili: rimetterle nello stato originale, quindi in questo caso Panther/Tiger e il software dell’epoca, e usarle per scopi particolari oppure solo per il puro piacere di rivivere il passato (lo si fa con i libri e con i film, perché no con i computer). Oppure modernizzarle con un sistema operativo recente (quasi sempre Linux o NetBSD) e le applicazioni di oggi, ma accettarne i limiti velocistici.
          Oppure tenerli in cantina e dargli una spolveratina ogni tanto. Cosa che non è nemmeno tanto male, IMHO.

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          • MailMaster C. ha detto:

            Infatti Debian l’ho installata in modalità testuale, l’unica permessa dalla netinstall, ma al momento del riavvio alla fine dell’installazione lo schermo resta nero.

            Ecco, mi ero ispirato proprio a Raspberry: se si può fare un media center con quello, dovrei poterlo fare anche con un PB. Purtroppo no, quindi, per la mia esperienza e per le mie esigenze, un PB è ormai obsoleto, anche con il suo sistema operativo originale, o poco superiore, anche se non ci metto software all’ultima release.

            Ad oggi, temo, e mi dispiace moltissimo dirlo, che la sua destinazione sia la mensola in attesa di ricollocazione.

            Concordo su tutto il resto del tuo ragionamento, si tratta di scelte molto personali. Ribadisco che non sento di aver perso tempo, sono abbastanza contento e un po’ orgoglioso, anche se non ho centrato l’obiettivo che mi ero prefissato; ma se qualcun altro un domani leggesse queste righe perché si trova nella mia condizione, consideri bene se fare lo stesso investimento per avere i risultati descritti.

            Come sempre, Sabino, grazie per la disponibilità al dialogo e per i bei post! 🙂

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Quello che scrivi mi ha fatto ricordare di aver letto qualcosa del genere in passato. Ho cercato e ho trovato questi link che potrebbero essere utili:
            http://unix.stackexchange.com/questions/19722/debian-ppc-on-powermac-g5-boots-to-blank-screen
            http://www.linuxquestions.org/questions/linux-newbie-8/black-screen-after-installing-debian-on-powerpc-imac-936701/
            Io inizierei dal secondo.

            Comunque quello che scrivi mi ha fatto venire voglia di andare a riprendere il mio MacBook G4 dalla cantina e provare a giocherellare un po’ con Linux.

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          • MailMasterC ha detto:

            @Sabino: ottimo tempismo! Proprio oggi pomeriggio, prima di leggere la tua risposta, ho deciso di mollare tutto, tornare a OSX e cancellare tutte le partizoni, tranne l’installazione sul PB15″ che funzionicchia! :)))
            Sul PB12″ Tiger è tornato, e dopo gli aggiornamenti si comporta bene, su un altro iBook G4 sto penando con Leopard, forse un difetto sul DVD che ho masterizzato, sta di fatto che si è piantato a 1 minuto dalla fine dell’installazione. Mi sa che ci metto Tiger anche su questo, e poi ce lo teniamo da parte! 🙂
            Ho letto i link che hai mandato, il primo decisamente oltre le mie possibilità di comprensione (non farei altro che copiare senza capire i comandi), il secondo parla di iMac G3 e quindi credo ancora una volta con hw ben diverso dal mio caso.

            Ad ogni modo, grazie dell’interessamento, se tu riesci a risolvere con il tuo G4 posta un bell’articolo che commentiamo tutti assieme! :))

            Mandi

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  4. kOoLiNuS ha detto:

    All’elenco manca ArchLinux … che vedo molto interessante.

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  5. Paoloo ha detto:

    Ho provato Elementary Os dentro Virtualbox.

    Bhè che dire.. stile curato, ambiente semplificato, per molti versi un clone macOs (mediamente), sopra al motore Linux tranne che..

    non esiste menubar di alcun tipo ( globale o per finestra ) by design, una “feature” del sistema in pratica!!

    EPIC FAIL

    Girando su Google pare ci siano una serie di tweak con scarsa probabilità di successo di far apparire da qualche parte una menubar e pare sempre ( scusate l’approssimazione ho approfondito veramente poco ) che applicazioni che prevedano – ovviamente e naturalmente – una menubar e la visualizzano su altre distribuzioni, in Elementary Os vengono forzate a nasconderla.

    Feature by design o ORRORE by design??

    Io per essere un po’ fissato con la GUI direi la seconda.

    Sono scoraggiato, non posso smettere di pensare che la mancanza della menubar sia un handicap decisivo in una GUI, ma mi riproverò ad utilizzarlo in maniera più completa e a velocità nativa installandolo in una partizione dell’ hard disk, il resto meritava 😦

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    • Paoloo ha detto:

      Errata corrige

      1- pare che applicazioni che prevedano – ovviamente e naturalmente – una menubar e la visualizzino su altre distribuzioni, in Elementary Os siano impossibilitate a mostrarla

      2- non posso smettere di pensare che la mancanza della menubar sia un handicap decisivo in una GUI desktop

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      • Sabino Maggi ha detto:

        Quello che scrivi è vero con le applicazioni integrate in ElementaryOS, che sono così semplici da non aver bisogno in fondo di un menu.
        Con le applicazioni “normali”, installate sia tramite l’installatore integrato che tramite Synaptic (o deselect), LibreOffice, AbiWord, Chromium, il menu compare come è normale che sia. Dove hai letto che la barra dei menu non viene mostrata di proposito?
        Comuqnue secondo me ElementaryOS va benissimo per un vecchio computer, magari un netbook, per farne una specie di chromebook.
        Altrimenti, se si devono installare le applicazioni linux standard citate sopra, meglio usare una distribuzione standard con un windows manager “leggero” come xfce o simili.

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        • Paoloo ha detto:

          Buono a sapersi. Come dicevo ho approfondito molto poco ( in Virtualbox la non eccezionale velocità dell’os mi ha fatto desistere da una prova completa ) e googlando mi sono imbattuto in cose di questo tipo, http://elementaryos.stackexchange.com/questions/4159/how-to-get-application-menus-in-elementary-os , da lì i miei dubbi.

          Le caratteristiche che cerco sono innanzitutto velocità e leggerezza, cioè il mio Macintosh Plus deve volare.. poi un minimo di curatezza della GUI, comunque proverò come mi hai consigliato tu.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Leggendo rapidamente il link a SE mi sembra che la prima risposta (in ordine di voti) spieghi perfettamente tutto: tante applicazioni (fra cui quelle di default di eOS) lasciano deliberatamente fuori la barra dei menu o la mettono in posizioni inusuali (come Firefox).
            Che sia sensato o no è un altro discorso, ma certo per le applicazioni più semplici, penso alla calcolatrice o al notepad classico, le tre/quattro icone presenti possono bastare.

            Tieni conto invece che il “global menu” come in macOS è una cosa un po’ diversa, ed è una specie di araba fenice di Linux: alcuni dicono che è una porcheria, altri l’adorano. Ovviamente chi è abituato al Mac non ha dubbi.

            Se vuoi far volare il Macintosh Plus, dubito che ci riuscirai con una qualunque distribuzione di Linux, persino con PuppyLinux!

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          • Sabino Maggi ha detto:

            E se vuoi una GUI curata che non scimmiotti macOS, prova Mint.

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  6. Ari Hansen ha detto:

    Salve, sono un utente linux (Fedora 25) e un po’ di tempo fa mi fecero una domanda del genere 🙂 Giusto per smentire il discorso guerre di religione la mia risposta fu (citazione)

    Total noob: Linux Mint / Ubuntu / ElementaryOS
    Corporate noob / slightly more advanced: Fedora
    Advanced user: Debian
    Hardcore tinkerer: Arch, Slackware

    Aggiungo un’altra cosa: visto che una delle cose belle delle distro linux è che è possibile farsi la chiavetta con la ISO e testarle live, suggerisco di fare proprio questo: scaricarsele, masterizzare la chiavetta e provarle, e poi decidere (fu ElementaryOS 0.2 a farmi riscoprire linux, per la cronaca)

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Condivido praticamente in pieno la tua lista, anche se metterei Mint un po’ più su (in effetti giù).
      Hai perfettamente ragione, poter usare una distribuzione Live, da chiavetta o, prima, da CD/DVD (se ricordo bene la prima deve essere stata Knoppix, è un vero “must”. In alternativa, c’è sempre la possibilità di installarla in una macchina virtuale, sotto Parallels, VMware Fusion, Virtual Box o magari Veertu (prima o poi riuscirò a provarlo).
      Nel caso specifico di elementaryOS, se all’avvio si finge che sia una Ubuntu, si riesce anche ad installare i Parallel Tools (o equivalenti) che sono indispensabili per poter usare una macchina virtuale in modo comodo.

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  7. Sabino Maggi ha detto:

    Per quanto riguarda le distribuzioni light, adatte a far rivivere vecchi PC, mi sono capitate pe rle mani queste due, LXLE Desktop e Linux Lite che porrebbero essere interessanti. Non ne so di più, ma se qualcuno le prova e vuole descrivere le sue impressioni qui è il benvenuto.

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