Nuovo Mac Pro in arrivo. Ma solo nel 2018?

Molto interessante la conversazione riportata da TechCrunch con alcuni top manager Apple, Phil Schiller, responsabile del marketing, Craig Federighi, responsabile del software, e John Ternus, vice-responsabile dell’hardware. Tutte figure di altissimo livello nell’organigramma Apple, note a chiunque guardi i keynote delle presentazioni dei prodotti Apple.

Che cosa hanno detto i tre parlando con un gruppo ristretto di giornalisti? Più o meno tre cose:

  1. i professionisti che usano i prodotti Apple hanno esigenze molto diverse, ma Apple li sta ascoltando e sta lavorando per loro;
  2. il Mac rimane fondamentale nelle strategie Apple;
  3. il Mac Pro a “cilindro” del 2013 è un progetto sbagliato e verrà sostituito da un modello riveduto e corretto, ma non prima del 2018.

Dal punto di vista delle comunicazione, queste tre notizie sono delle vere e proprie bombe. Perché significano che le aspre critiche di tanti utenti professionali dopo la presentazione del MacBook Pro con touchbar del 2016 — critiche accompagnate spesso dalla minaccia di abbandonare la piattaforma in cerca di prodotti più performanti e con un maggiore rapporto qualità/prezzo — hanno lasciato il segno (e che segno!) nel management Apple.

Non posso che esserne soddisfatto, visto che anch’io nel mio piccolissimo ho espresso le stesse critiche.

Il resoconto dettagliato dell’incontro potete leggerlo nell’articolo di TechCrunch già citato, oltre che su Daring Fireball, ArsTechnica o The Verge.

Per i commenti, vorrei citare questi due che mi sembrano particolarmente interessanti, Why Pro Matters e Mac Pro. E iPhone 4, anche perché esprimono opinioni profondamente diverse.

Per quello che mi riguarda, vorrei fare qui alcune considerazioni personali.

C’è pro e pro

Apple finalmente riconosce che ci sono più categorie di utenti professionali, e che a qualcuna di queste i sui prodotti recenti vanno decisamente stretti.

Ci sono voluti mesi di critiche, di confronti con l’offerta della concorrenza, di dimostrazioni pratiche dei limiti dell’hardware corrente, ma finalmente sembra che il messaggio si arrivato, forte e chiaro, al management Apple.

Come dice Phil Schiller, infatti,

“First of all, when we talk about pro customers, it’s important to be clear that there isn’t one prototypical pro customer. Pro is such a broad term, and it covers many many categories of customers. […]
There’s music creators, there’s video editors, there’s graphic designers — a really great segment with the Mac. There’s scientists, engineers, architects, software programmers — increasingly growing, particularly our App development in the app store.
So there are many many things and people called pros, Pro workflows, so we should be careful not to over simplify and say ‘Pros want this’ or ‘don’t want that’ — it’s much more complex than that.”

“Quando parliamo di utenti ‘pro’, dobbiamo dire chiaramente che non c’è un utente professionale tipico. Pro è un termine molto ampio, che copre moltissime categorie [diverse] di utenti […]
Ci sono i creativi, che producono musica o video, o gli artisti grafici, un segmento fantastico [di utenti] del Mac. Ma ci sono anche gli scienziati, gli ingegneri, gli architetti, gli sviluppatori di software, un segmento in grande crescita, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di applicazioni sull’App Store.
Ci sono moltissime cose e moltissime persone che possiamo chiamare ‘professionali’, flussi di lavoro professionali, e dobbiamo stare particolarmente attenti a non semplificare troppo, a dire ‘i professionisti vogliono questo’ oppure ‘i professionisti non vogliono quest’altro’, le cose sono ben più complicate di così.”

Speriamo davvero che non siano solo belle parole.

Il Mac è vivo (e lotta insieme a noi?)

Se è vero che l’iPhone è da anni il prodotto di maggior successo di Apple, e quello che produce la stragrande maggioranza del fatturato (e soprattutto degli utili) dell’azienda, è altrettanto vero che la linea Mac, comprendendo sia i desktop che i notebook, produce un fatturato che la farebbe finire da sola a ridosso delle prime 100 aziende statunitensi.

Nemmeno un gigante come Apple può quindi permettersi di trascurarla.

Oppure, aggiungo io, prima di farlo dovrebbe pensarci bene. perché senza il Mac, non si potrebbero nemmeno scrivere le milioni di applicazioni che sono alla base della fortuna dell’iPhone e dell’iPad.

Per rifarsi ad una famosa pubblicità, “No Mac? No app!”

Riconoscere gli errori

Il Mac Pro a “cilindro” del 2013 è senza dubbio un bellissimo oggetto tecnologico, degno di stare in bella mostra sulla scrivania piuttosto che relegato sotto (nonostante tanti lo considerino più simile ad un bidone della spazzatura che ad un ciindro).

Praticamente la versione moderna e rivisitata del bellissimo Cube di inizio secolo.

Ma proprio come il Cube, anche il Mac Pro 2013 si è dimostrato più che altro un bell’esercizio di stile, ma inadatto ad essere una vera macchina professionale, troppo delicato e troppo poco espandibile ed aggiornabile.

Un progetto fallito in partenza, come hanno riconosciuto (quasi) esplicitamente persino i tre top manager Apple.

Che hanno aggiunto che gli ingegneri Apple sono al lavoro per produrre un nuovo Mac Pro riprogettato dalle fondamenta, facilmente espandibile ed aggiornabile come deve essere una macchina professionale per potersi definire tale.

Esattamente quello che era il Mac Pro precedente, un computer bello e praticamente perfetto, con il case bucherellato in alluminio, per poter smaltire meglio il calore, che si poteva aprire muovendo una singola leva, per la gioia degli smanettoni che potevano permetterselo.

Purtroppo il nuovo Mac Pro non sarà pronto per quest’anno, per ora dobbiamo accontentarci di qualche aggiornamento minore, due core in più allo stesso prezzo di prima, una scheda grafica più potente di quella standard ad un terzo del prezzo precedente. Un modo per cercare di non far crollare le vendite in attesa del nuovo modello.

Errori di hardware

Ma cosa aveva di sbagliato il Mac Pro 2013 dal punto di vista dell’hardware? L’ho già detto, poco espandibile e poco aggiornabile, ma anche troppo caliente, troppo temperamentale e delicato per essere veramente adatto ai lavori pesanti del professionitsta.

Espansione

Cominciamo dall’espansibilità. Tanti ricordano l’immagine del Mac Pro 2013 collegato a ben 42 dispositivi esterni, usando all’estremo tutte le porte di connessione disponibili.

Tecnologicamente una cosa fantastica. Praticamente un disastro, visto l’intrico di alimentatori, cavi e cavetti, che ne veniva fuori. Provate a tenere in funzione una cosa del genere senza essere esperti di hardware e poi ditemi, una spolveratina innocente può distruggere il lavoro di giorni. Cambiare postazione, poi… meglio non pensarci.

Non ho difficoltà a dire che, quando è stato presentato il Mac Pro mi piaceva e parecchio. Poi l’ho visto dal vivo e ho visto questa foto (non so in che ordine), e mi sono reso conto che c’era un vero abisso fra la gradevolezza estetica e l’uso pratico di un oggetto come quello.

È vero, situazioni estreme come quelle della foto non sono per niente comuni, ma anche solo collegare una decine di dischi e periferiche varie ad una macchina del genere (il minimo sindacale per un professionista) può procurare grattacapi inauditi. Soprattutto se si pensa che con il modello precedente gli oggetti più importanti e delicati, i dischi rigidi, finivano saldamente all’interno della macchina, lasciando all’esterno solo i monitor e ciò che per forza di cose doveva essere trasportabile.

Inoltre, l’idea di produrre una macchina professionale piccolina, espandibile tramite periferiche esterne, si basava sull’assunto che la connessione Thunderbolt avrebbe preso piede, diventando non dico popolare come l’USB, ma nemmeno il DOA che sembra essere oggi.1

Perché è chiaro che Thunderbolt sta facendo oggi la stessa fine di SCSI e Firewire, tecnologie di collegamento decisamente migliori delle concorrenti, ma anche troppo costose e poco supportate dai suoi stessi produttori.2

E sono abbastanza sicuro che aver messo USB e Thunderbolt nella stessa porta USB-C non renderà di certo più popolare la seconda a scapito della sempreviva USB.

Aggiornamento

Per la sua stessa natura, una macchina professionale deve essere aggiornabile. Se spendo 5, 6, 7, magari 10 mila euro per un computer, voglio — anzi pretendo — che il mio investimento duri il più possibile nel tempo, voglio che sia possibile sostituire i componenti principali della macchina per mantenerla aggiornata e performante anche dopo svariati anni di uso.

Prendiamo il Mac Pro 2009-2012, quello con il case bucherellato in alluminio di cui parlavo prima. Ancora oggi ci si può fare di tutto: cambiare il processore, aumentare la RAM fino a 128 GB, inserire dischi SSD a gogo, aggiornare la scheda grafica (ad esempio con queste) e perfino le schede di interfaccia.

E il Mac Pro 2013? Accontentatevi di cambiare il processore e la RAM, tutto il resto rimane e rimarrà esattamente com’era al momento dell’acquisto.

In particolare, niente nuova scheda grafica, anzi schede grafiche, perché il Mac Pro 2013 ne ha due.

Devono essere due, possono solo essere due, perché lavorano in parallelo. E, correggetemi se sbaglio, non possono essere aggiornate dall’utente finale. Avrebbe dovuto pensarci Apple, ma in quattro anni non l’ha mai fatto o meglio, l’ha fatto solo con il mini-upgrade di qualche giorno fa (vedi sopra).

Perchè in fase di progettazione Apple aveva scommesso sulla doppia scheda grafica, ma dal dal 2013 ad oggi il mercato è andato verso schede grafiche singole. Sempre più potenti, sempre più astronomicamente potenti, ma singole.

In pochi anni ci si è accorti che “two is not better than one“, che due schede grafiche accoppiate costano praticamente lo stesso di una scheda singola di pari livello, ma producono molto più calore e rumore, che è una vera dannazione cercare di ficcarle nel computer, che non è detto che le applicazioni siano ottimizzate per la doppia scheda grafica.3

Insomma, in pochi anni le scelte progettuali di fondo di Apple hanno tagliato fuori il Mac Pro da ogni possibilità di aggiornamento della sezione grafica.

Poco male, si dirà, perché in questi anni Apple non ha sostituito le due schede grafiche accoppiate con una scheda singola più potente?

Temperamento

E qui veniamo all’incredibile. Visto che Ternus, l’uomo dell’hardware è reticente, lo dice Federighi,

“I think we designed ourselves into a bit of a thermal corner, if you will. We designed a system that we thought with the kind of GPUs that at the time we thought we needed, and that we thought we could well serve with a two GPU architecture… that that was the thermal limit we needed, or the thermal capacity we needed. But […] being able to put larger single GPUs required a different system architecture and more thermal capacity than that system was designed to accommodate. And so it became fairly difficult to adjust.”

cioè

“Penso che il nostro progetto ci abbia messo in un angolo dal punto di vista termico, se vogliamo dire così. Abbiamo progettato un sistema che, con le GPU (schede grafiche) di cui all’epoca pensavamo di aver bisogno, e pensando di poter fare bene con l’architettura a due GPU… pensando che quello fosse il limite termico di cui avevamo bisogno, che quella fosse la capacità termica di cui avevamo bisogno. Ma… essere in grado di mettere una singola GPU [al posto delle due previste] richiedeva una architettura ben diversa del sistema e una capacità termica maggiore di quella per il quale il sistema era progettato. E quindi è diventato molto difficile aggiustare le cose.”

Anche solo leggendo il testo originale è evidente che Federighi è imbarazzato e un po’ reticente, cerca di dire e non dire, però alla fine le cose sono chiare: il progetto del sistema termico del Mac Pro è sbagliato, quando è sotto carico va in crisi e non riesce a dissipare tutto il calore prodotto.

Sembra incredibile, ma se Apple lo ammette così esplicitamente non ci possono essere dubbi che sia vero.

Ma torniamo alla questione delle schede grafiche. Il fatto che sia impossibile sostituire le due schede accoppiate del Mac Pro 2013 con una scheda grafica singola ma più potente è dovuto semplicemente al fatto che il progetto prevede che i tre lati della struttura di base del Mac Pro — due lati costituiti dalle schede grafiche e il terzo da scheda madre, RAM e alimentatore — producano un calore bilanciato, più o meno la stessa quantità di calore per ciascun lato.

Installando una scheda grafica singola ma superpotente come quelle attuali, un lato del triangolo diventerebbe molto più caldo degli altri due e il Mac Pro non riuscirebbe più a smaltire correttamente tutto il calore prodotto. Di conseguenza: niente nuove schede grafiche per il Mac Pro, a meno di non usare una scheda grafica esterna (bisogna vedere però se ne vale la pena).

Conclusioni (per ora?)

È chiaro, è evidente, è ovvio che anche per il Mac Pro, così come con il più recente MacBook Pro a sottiletta dell’anno scorso, la forma ha preso il posto della sostanza, il bel disegno ha prevalso sulle considerazioni ingegneristiche.

Perché non posso semplicemente credere che i tecnici, gli ingegneri di Apple, non abbiano messo in evidenza i limiti intrinseci del progetto, non abbiano avvisato il management Apple del ginepraio in cui si stavano cacciando.

Ma sembra che il management Apple ascolti troppe volte più i designer degli ingegneri, tranne poi fare mea culpa e cospargersi virtualmente il capo di cenere.

È successo con il Cube, e passi, in fondo è arrivato proprio all’alba della rinascita Apple.

È successo con l’iPhone 4 con il quale, se è vero che il problema alla base dell’antennagate è stato decisamente forzato ed esasperato dalla stampa (bastava solo evitare di mettere il dito a cavallo di una interruzione del metallo, cortocircuitando l’antenna esterna), è altrettanto vero che mi sembra impossibile che gli ingegneri non abbiano segnalato preventivamente la possibilità che si presentasse un problema del genere.

È successo infine con il Mac Pro, praticamente perfetto dal punto di vista del design, ma altrettanto praticamente inadeguato a svolgere i lavori pesanti degni del suo nome e del suo retaggio.

Si dice che non c’è due senza tre. Speriamo non ci sia il quattro.


  1. I lettori più attenti del blog forse ricorda che ho già parlato anni fa del film omonimo, anche se in tutt’altro contesto. 
  2. Esattamente come Betamax e VHS, con il primo enormemente migliore del secondo ma prodotto praticamente da una sola azienda, l’altro qualitativamente scarso ma disponibile a costi stracciati. 
  3. Le configurazioni a doppia scheda grafica possono mostrare delle immagini a scatti, il cosiddetto micro stuttering, in particolare a carichi elevati. Le cause non sono chiarissime: forse limiti di banda della connessione con la scheda madre o differenze minime nelle caratteristiche hardware. Qualcuno sostiene anche che possano essere problemi di driver. 
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12 comments on “Nuovo Mac Pro in arrivo. Ma solo nel 2018?
  1. maggjx ha detto:

    Lavoro abitualmente con final cut pro X, di solito in HD e più sporadicamente in 4K, e non ho mai avuto nessun problema né in fase di montaggio, né in fase di esportazione, neppure quando uso compressor. Non ho mai percepito un significativo incremento del rumore legato alla ventola, né un surriscaldamento particolare dei componenti, a differenza del MacBook Pro di qualche anno fa che d’estate diventava rovente. Quando lavoro con final cut spesso sono collegati diversi dischi (due che sono sempre in funzione, uno come espansione e l’altro come disco di backup, altri due esclusivamente dedicati all’uso di final cut e altri saltuariamente collegati perché contengono materiale che mi serve saltuariamente per il montaggio) e non ho mai avuto problemi; mai una rotella a impazzita, mai una chiusura improvvisa, un’uscita forzata o un riavvio forzato. Il tutto con altre applicazioni contemporaneamente aperte in background. Anche con le foto in raw elaborate con Photoshop nessun problema. Non ho idea con i giochi perché non gioco, ma spendere più di 3000 € per giocare mi sembra una bestialità; naturalmente questa ultima è un’opinione personale. Quanto all’ordine la mia scrivania è ordinata, nonostante utilizzi tutte queste periferiche, oltre a due schermi. L’unico intervento serio è stato portare la RAM a 32. Insomma, a me pare che molte critiche siano eccessive.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      La tua esperienza è molto interessante, perché Final Cut dovrebbe essere una di quelle applicazioni particolarmente ottimizzate per la doppia GPU, che mantengono quindi l’equilibrio del carico previsto in fase di progettazione.
      Sarebbe molto interessante verificare quello che succede con una applicazione che solleciti pesantemente una sola GPU o perfino la sola CPU, purtroppo non ho un MP a disposizione in questo momento. Naturalmente niente giochi, trovo anch’io folle spendere migliaia di euro per giocare, molto meglio una cosa specifica, xbox, playstation ( e poi tanto non sono capace…)

      Circa la rotellina: che versioni di macOS usi? Io trovo El Capitan piuttosto instabile, la rotellina compare fin troppo spesso per i miei gusti (ieri con Thunderbird, figuriamoci), idem per i crash delle applicazioni e persino, per fortuna molto occasionalmente, il blocco dell’intero sistema operativo. Mi rendo conto che per me è più facile che succeda, dovendo usare decine e decine di applicazioni diverse, magari scritte in modo non perfetto, però da un sistema unix ci si aspetterebbe di meglio, e con version precedenti di OS X non capitava di certo (o se capitava era molto meno frequente).

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      • Luther ha detto:

        Uso poco i programmi di terze parti e quei pochi che uso sono quasi tutte applicazioni grafiche che si trovano su App Store e quindi tutte ottimizzate per Mac. L’unica app che spesso si chiude improvvisamente è una vecchia versione di word a 32 bit, che uso rarissimamente. Stesso discorso vale per final cut express, si chiude all’improvviso, ma lo faceva anche prima. Lo uso a volte per non perdere confidenza con le vecchie versioni di final cut che utilizzo d’estate su un vecchio MacBook Pro in campagna. Sul Mac Pro uso sierra, mi pare che sia abbastanza stabile, ma non lo trovo esaltante, inoltre ha qualche problema con le periferiche bluetooth, ogni tanto se le perde, e sopratutto, questo sì molto fastidioso, funziona male con la mia cara vecchia iSight, la rileva, l’audio funziona, ma il video è completamente scuro. É vero che il collegamento essendo FireWire richiede l’adattatore per Thunderbolt, ma nelle versioni precedenti funzionava perfettamente. Io la usavo solo per le video chiamate, quindi non è un gran danno, ma il fatto che ad oggi non ci siamo soluzioni e dubito che ve ne saranno in futuro, è abbastanza irritante. Concordo in pieno con chi sostiene che le menti migliori siano state dirottate su iOS a discapito di Mac OS, ahimè, senza la X… È solo questione di tempo, ma si arriverà all’unificazione delle 2 piattaforme, nonostante le continue smentite da parte di Apple.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Se hai voglia di mettere alla frusta il tuo MP con un programma di puro calcolo…

          Io ho Sierra solo sull’Air di mia moglie, ed in effetti il collegamento al mouse bluetooth scompare fin troppo spesso. Una cosa molto scocciante, visto che mi obbliga a togliere le pile per ripristinarlo (sarà che il mouse è Microsoft? 😇)

          Vedo che il tuo problema con iSight è piuttosto diffuso. Purtroppo mi sa che nel tempo il supporto a Firewire decadrà sempre di più, del resto a memoria il MP dovrebbe essere l’ultimo prodotto Apple a conservare la porta FW, nessun prodotto Apple ce l’ha più da anni.

          EDIT: Errore, ricordavo male, il MP non ha la porta Firewire.

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          • Luther ha detto:

            Purtroppo il Mac Pro non ha nessuna porta FireWire, le periferiche FireWire si possono collegare solo tramite adattore a una delle porte thunderbolt. La mia Tastiera, il Mouse e il Magic Trackpad sono tutti Bluetooth e sono tutti rigorosamente Apple eppure la connessione la perdono ugualmente.
            Qualche volta mi è capitato di usare contemporaneamente fcp mentre esportava un video, eseguendo contemporaneamente GarageBand con arrangiamento multi traccia, con tanto di tastiera collegata, oltre ai soliti programmi canonici aperti in background, ovvero mail, Safari e altri due o tre che adesso non ricordo, ma da monitor attività ho rilevato che non si era scomposto più di tanto.
            Forse i problemi sorgono quando si utilizzano parecchi programmi di terze parti… Credo che qui risieda il punto di forza di Apple: l’integrazione nativa fra hardware e software della mela rende i computer della mela stabili e performanti. Il rovescio della medaglia è che non avviene la stessa cosa con i programmi di terze parti.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Hai ragione, niente firewire, l’avevi anche scritto tu stesso.

            Bluetooth: evidentemente è un problema di Sierra, perché con El Capitan le mie tastiere/mouse/trackpad Apple non perdono mai il collegamento. Da poco ho sostituito la tastiera bluetooth Apple (la seconda tastiera che smette di funzionare in pochi mesi su quel Mac) con una Logitech sempre bluetooth e anche quella funziona a meraviglia.

            Programmi: Hai ragione, i programmi Apple sono ottimizzati a meraviglia per la piattaforma, è uno dei punti di forza dell’ecosistema. Purtroppo non tutti possono usare solo quelli, con i problemi relativi.

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  2. Barbarroja ha detto:

    http://m.macitynet.it/vendite-pc-in-stallo-anzi-no-le-peggiori-dal-2007-ma-apple-e-immune/
    Questo smentisce le dicerie intorno ai MacBook Pro 2016.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Che il MBP2016 si venda è una cosa, che sia adatto a tanti utenti pro è un’altra. L’ho scritto altrove, secondo me si tende cercando di definire l’utente professionale del Mac si tende a confondere l’utente professionista (nel senso del levoro) dall’utente hi-end, a cui servono le prestazioni pure. Al professionista il MBP può stare benissimo, sottile, sciccoso, facile da usare, di tendenza, e con la novità costituita dala touchbar intelligente che fa fine. Al pro hi-end di queste cose non gliene può importare di meno, se le prestazioni pure non sono adeguate. La storia del flop del Mac Pro lo dimostra, perché se il top management Apple ha detto quello che ha detto, il MP deve essere stato veramente un flop clamoroso.

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      • Barbarroja ha detto:

        Uso MacBook Pro per progettare case, grattacieli, musei, piani urbanistici. Questa divisione tra utente professionista e hi-end mi fa proprio ridere. Chi decide chi e cosa?
        Flop i Mac Pro? Sono sempre state basse le percentuali di vendita dei Mac Pro, rispetto al monte vendite Mac generale. Allora sono stati sempre storicamente dei flop? Direi di no. Come sottolinea l’ottimo Viticci le ragioni sono altre:
        “The Mac Pro user base may be a single-digit percentage of all Macs sold, but it’s a group of users with an important indirect effect on the Apple ecosystem. Very often, they are the same users who make the movies, videogames, TV shows, music, and apps we put on our devices every day. They are few people who create highly influential content millions of others use, enjoy, and rely upon. And Apple has realized they don’t want to let that community go.”

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Del MBP ne abbiamo già parlato a lungo. Io rispetto le tue idee ma allo stesso tempo sono convinto che ci siano compiti ben più gravosi che un MBP dovrebbe poter affrontare. Se non ce la fa, o meglio, se devo spendere migliaia di euro e non poterglieli far fare, pazienza cerco da un’altra parte o magari, per quello che mi riguarda, mi costruisco un Mac ad hoc.

          Che il Mac Pro sia stati un flop non lo dico certo io, lo dice il top management della Apple. Peggio, non è stato solo un flop dal punto di vista delle vendite, ma anche dal punto di vista delle progettazione (cosa per me ben più grave), cosa che ha contribito alle scarse vendite. È chiaro che dal punto di vista percentuale il MP è una inezia, da quello dei profitti perfino meno, ma chi lo usa sono, come dice il Viticci che citi, gli utenti che creano i contenuti, oppure quelli che creano le applicazioni. I più influenti nell’ecosistema Apple, farli scappare via sarebbe una vera follia.

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          • Barbarroja ha detto:

            Concordo con le ultime righe naturalmente. Ma qui non si parla né di flop né di errore progettuale, bensì errore di prospettiva, che in un percorso di progettazione può essere facilmente rimediabile. Tra le altre cose non ho sentito nessuno dei miei conoscenti, in campo tecnico, che adopera un Mac Pro del 2013, lamentarsi della scarsa potenza o del fatto di non poter fare alcune cose rispetto ad altri computer. Giochi esclusi.

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          • Sabino Maggi ha detto:

            Non so se ho capito a cosa ti riferisci, ma se parli del MP, mi sembra che l’errore sia stato proprio nei fondamenti della progettazione. E non lo dico io, lo dicono Schiller & Co.
            Non so praticamente niente di dinamica dei fluidi e di dissipazione termica ad alta temperatura (semmai proprio il contrario), ma immagino che quando uno dei tre lati del triangolo che compone il MP è molto più caldo degli altri, il flusso d’aria di raffreddamento da laminare (tutti i microflussi paralleli) diventi fortemente turbolento, con vortici casuali che impediscono all’aria di trasferire in alto il calore. Poiché il MP è molto compatto (c’è poca aria dentro), i vortici rendono molto inefficiente il trasferimento del calore, il che dovrebbe portare ad un abbassamento automatico della frequenza di lavoro di CPU e GPU e forse anche della RAM finché le temperature interne non scendono.
            Dimostrarlo in pratica sarebbe veramente un bel lavoro di simulazione, peccato che non si possa far tutto e che ci siano priorità di lavoro imprescindibili.

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