Sergente Pepper, nuova vita a 50 anni

Quanti sono i brani musicali o gli album che hanno rappresentato un punto di svolta nella storia della musica? L’Arte della Fuga e il Clavicembalo ben Temperato di Bach, la Sagra della Primavera di Stravinskij, Ascension di John Coltrane, Bitches Brew di Miles Davis, tanto per citarne alcuni.

E poi c’è Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, uscito esattamente 50 anni fa nell’Inghilterra gioiosa e progressiva degli anni ’60, così magnificamente rappresentata da Michelangelo Antonioni in Blow-Up.

Molto interessante il racconto della riedizione critica dell’album, eseguita da Giles Martin, il figlio del mitico George Martin, produttore di tutti gli album dei Beatles e riconosciuto come il vero e proprio “quinto Beatle”.1

Giles Martin è partito dai nastri originali da 1 pollice a 4 tracce registrati su una Studer J37, ritrovati nei sotterranei dello studio di Abbey Road, e li ha rimasterizzati usando le tecnologie moderne ma cercando di rimanere il più possibile fedele alle scelte e ai desideri artistici del gruppo.

È tutta una questione di dettagli, di chiarezza, di equilibrio fra le parti musicali. Niente di trascendentale, nessuno stravolgimento del disco originale. Però, come dice Giles Martin,

“…all’improvviso si può sentire tutto. E l’album è fatto così bene che, se si può sentire tutto, diventa una esperienza [di ascolto] nettamente migliore. Io curo il missaggio di certi dischi dove, Gesù, avrei voglia di nascondere tutto sotto le coperte.”

Tutto ciò non ha niente a che vedere con certe orride rimasterizzazioni degli ultimi anni, fatte solo per cercare di rinvigorire le vendite, a scapito della gamma dinamica di tanti album e, purtroppo, anche delle orecchie e dei gusti musicali di chi li ascolta.

Però per apprezzare al meglio una riedizione come questa (la gigantesca versione “Super Deluxe” in 6 CD/DVD mi sembra più che altro un oggetto da collezionisti fanatici) ci vuole un impianto HiFi degno di questo nome. Niente mp3, niente aac, niente cuffiette da quattro soldi o cassette asfittiche del computer. Solo un amplificatore e delle casse di qualità (o una cuffia degna di questo nome), permettono di apprezzare certe finezze musicali.

Mica facile, può esistere ancora il concetto di alta fedeltà se oggi ci si perde in discussioni se sia meglio l’mp3 o l’aac, o se sembra che il massimo dell’ascolto musicale siano casse come queste accoppiate ad un iPhone?

Annunci
Tagged with: , ,
Pubblicato su musica
14 comments on “Sergente Pepper, nuova vita a 50 anni
  1. frix ha detto:

    Ottimo post, Sab.!
    Soprattutto la seconda parte, quella tecnica. Sulla prima il mio unico commento è che già allora, da piccolino, tra Beatles e Rolling Stones ho sempre preferito il LEd Zeppelin, sicché l’uscita di questo cofanetto, per il suo contenuto strettamente musicale e sociale, mi lascia del tutto indifferente.

    PS
    Uno dei primi 45 giri che suonai (a 7/8 anni) el mangiadischi (credo fosse di marca Geloso, quelli colorati) fu Whole Lotta Love dei LZ, ovviamente ed. ed. italiana.

    Mi piace

    • Sabino Maggi ha detto:

      Un po’ di tecnica ci sta sempre bene, secondo me, no? Questa cosa della compressione in alto della gamma dinamica è una vera porcheria, se capisco bene è utile a sentire la musica in sottofondo o con apparecchi da quattro soldi. È come se in una sinfonia tutti i pianissimi diventassero improvvisamente dei forti, diventa una melassa musicale senza senso.
      E il bello (o il brutto) è che i CD rimasterizzati (male) in questo modo li vendono pure a prezzi più alti, come se fossero roba preziosa. Anni fa c’era la moda delle edizioni rimasterizzate giapponesi, vendute a peso d’oro pur senza essere niente di che.

      Se ho scritto di Sgt. Pepper qui è perché invece leggendo l’articolo originale ho avuto la netta impressione che dietro ci fosse una voglia genuina di recuperare l’atmosfera del disco come era stata concepita dai suoi autori, e non un semplice intento commerciale (come nelle edizioni postume di tanti grandi del rock, da Jimi Hendrix in poi).

      Mi piace

  2. Paoloo ha detto:

    Ottimo, anche se i Beatles non li ho vissuti sono comunque legenda per ogni generazione.

    Nel mio piccolo ho cercato col tempo di farmi una cultura musicale, suonando io stesso la chitarra, vi segnalo a proposito due, tre perle / artisti IMHO:

    Leonard Cohen – Seems so long ago, Nancy – 1969

    Georges Brassens – Les Passantes

    adattate in italiano da Fabrizio D’Andre rispettivamente in “Nancy” e “Le passanti”: https://www.youtube.com/watch?v=KP2zo8qIxC4 , https://www.youtube.com/watch?v=XFT29VuKLkw

    e quest’altro simpatico artista se, vi non vi dispiace,

    Alan Stivell – The trees they grow high

    Mi piace

    • Sabino Maggi ha detto:

      Grazie delle segnalazioni, sono tutti splendidi brani di grandissimi autori.

      Con Alan Stivell poi sfondi una porta aperta, io sono un grande estimatore di AS e ne ho parlato qui già due volte, l’ultima proprio un anno fa.
      The Trees They Grow High in particolare è una delle più belle canzoni tradizionali inglesi scozzesi, ce ne sono decine di interpretrazioni diverse, fra cui una mi piace ricordare quella affascinate di Angelo Branduardi agli albori.

      Mi piace

      • Paoloo ha detto:

        Certo Gli alberi son alti di Branduardi, fantastico Branduardi,era già nel mio paniere!

        Mi piace

        • Sabino Maggi ha detto:

          Mentre rispondevo prima stavo ascoltando Les Passantes di Brassens. Mia figlia di 17 anni ha sentito e mi ha chiesto se era De André… in effetti… basta sentire questa, ci cascherei anch’io se avessi la sua età.
          A proposito, YouTube mi avvisa che Le Passanti è stata cantata anche Tiziano Ferro… ma non ho avuto il coraggio di sentirla tutta.

          Mi piace

      • Sabino Maggi ha detto:

        Tornando ad Alan Stivell, magnifico questo Pop Plinn live suonato con Dar Ar Braz, un altro grande della musica celtica (quella vera, non le pagliacciate di certuni qui da noi).
        By the way, Dan Ar Braz sarebbe un altro da portare a Bora Bora.

        Mi piace

  3. Paoloo ha detto:

    Certo Gli alberi son alti di Branduardi, fantastico Branduardi,era già nel mio paniere!

    Mi piace

  4. Sabino Maggi ha detto:

    E comunque, visto che stiamo parlando di grande musica, ascoltate questo brano, non penso che ve ne pentirete.
    YouTube me l’ha proposto insieme a Tiziano Ferro, alla fine non tutto il male viene per nuocere. 😃

    Per confronto, ecco la versione originale e quella orchestrata da Debussy.
    Che dire? Capolavori.

    Mi piace

    • Paoloo ha detto:

      Musica affascinante, molto d’atmosfera, bello il sax.. da parte mia prediligo strumenti a corde da qui la mia predilezione per autori come De Andrè, Bressans, Branduardi..

      Mi piace anche il violino suonato con tecnica non indifferente diciamo.

      E tendenzialmente mi piace il suono “puro”, per questo probabilmente pur suonando abilmente chitarra classica e acustica, la chitarra elettrica non mi ha mai “preso”.

      Per suono puro rientra anche una cover come questa ad esempio:

      e mi è sufficiente diciamo.

      In “Alan Stivell Dan Ar Braz – Pop Pliny” sento più chitarra elettrica che arpa celtica, l’opposto di quello che vorrei, ma al di là dei miei gusti personali brano di un altra categoria, si intende.

      Mi piace

  5. Paoloo ha detto:

    Ti lascio il link dropbox dove puoi vedere alcune mie cover di De Andrè e Branduardi con la chitarra, solo 15 secondi ognuna perché registrate un paio d’anni fa per instagram (15s limite di instagram 😦 ).

    https://www.dropbox.com/sh/dmynwal6qe46tob/AAC6Bit58XJ-nqgJzZAUVzoQa?dl=0

    Spero siano 15 secondi di gradimento.

    Mi piace

    • Sabino Maggi ha detto:

      Purtroppo 15 secondi sono troppo pochi per capirci qualcosa. Ma a che diavolo serve Instagram se i video sono così limitati, non sarebbe stato meglio YouTube?

      Mi piace

      • Paoloo ha detto:

        Dai che si capisce.. il ritornello di Confessioni di un malandrino 15 secondi dura, poi lo metti in loop 47 volte e ti sei fatto la canzone.

        Devo ammettere purtroppo come la passione per la musica mi abbia fatto esporre sulla Rete in maniera davvero preoccupante come mai prima d’ora.

        Abituato a nascondere il mio nome dietro al mio storico nickname che uso fedelmente qui, sui forum, nelle chat da quando è nata Arpanet, adesso dalla pagina dropbox e dai video, tutto d’un tratto ho esposto incautamente la mia intera persona: il mio vero nome, l’età dai 10 ai 50 anni, il genere e la specie a cui appartengo.

        Nessuno ha mai saputo come mi chiamo 😦

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informativa
Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o su qualunque altro elemento o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Follow MelaBit on WordPress.com
Categorie
Archivi
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: