EyeAgnosis, diagnosi a distanza


Come vede una persona affetta da retinopatia diabetica. Fonte: National Eye Institute, National Institutes of Health.

Nella mia classifica personale la notizia tecnologica dell’estate è quella della ragazzina indiana sedicenne, Kavya Kopparapu, che ha inventato EyeAgnosis, una app per smartphone accoppiata ad un obiettivo stampato in 3D che consente di diagnosticare a distanza la retinopatia diabetica, una malattia che colpisce un terzo dei malati di diabete danneggiando i vasi sanguigni della retina e che è la principale causa di cecità negli adulti tra i 20 e i 65 anni.

Per Kavya la spinta iniziale per sviluppare il suo progetto è stato il nonno, affetto da retinopatia diabetica e rimasto in India dopo il trasferimento della nipote con i genitori negli Stati Uniti. Ma il problema del nonno si è trasformato in qualcosa di molto più grande e di più utile.

La storia completa la potete leggere qui e qui (in italiano), oppure qui e qui (in inglese), inutile che la ripeta anch’io. Ma ci sono due dettagli che mi hanno colpito più di tutto il resto.

La prima è il sistema scolastico. Lo so che il livello della scuola americana media non è un granché, perfino la nostra (sempre in media) è meglio (ma i nostri governanti si stanno impegnando a fondo per farla farla scendere sempre più giù), ma negli USA ci sono anche tante idee innovative e ci sono licei in cui è possibile studiare non solo informatica, ma argomenti avanzati come la visione artificiale, le reti neurali, l’apprendimento automatico (machine learning) o l’intelligenza artificiale. Saranno anche licei di élite, non lo nego, ma nei nostri licei di élite si insegna come farsi le amicizie giuste, non certo come far pensare un computer.

Dai licei e dalle università di élite americane escono quelli che mettono su Google, PayPal, YouTube, Twitter o Instagram, dalle nostre gente che mette su aziendine fallimentari che vivono solo con soldi pubblici.

La seconda cosa che mi ha colpito è che una ragazzina di sedici anni può scrivere o telefonare a professionisti, professori universitari o enti pubblici ricevendo simpatia, aiuto e risposte sensate. Da noi se avesse voluto fare lo stesso avrebbe fatto meglio ad essere la figlia di qualche altro professore o di un galoppino politico con qualche avviso di garanzia (o condanna) alle spalle, un titolo che ormai vale ben più di una laurea.

Chiedere informazioni ad altri enti pubblici… ma dai! Da noi gli enti pubblici negano dati persino banali — dati pubblici, pagati con i soldi di tutti — ad altri enti dello stato (come il CNR, tanto per fare un esempio a caso), figuriamoci cedere un database di immagini ad una ragazzina di buone speranze!

È proprio vero, uno come Steve Jobs non poteva nascere a Napoli, o se è per questo in qualunque altro posto in Italia.

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