Immagini di mondi vicini e lontani

Martedì scorso la NASA ha messo online un video che mostra un panorama mozzafiato della superficie di Marte vista dal rover Curiosity. La notizia è stata subito ripresa da tutti i siti di informazione; una ricerca su Google di “curiosity mars panorama”, vi farà trovare decine di link interessanti.1

Il video è stato prodotto utilizzando le foto scattate dal rover il 25 ottobre 2017, dopo 1.856 giorni di permanenza su Marte, in una giornata (marziana) particolarmente limpida e con una visibilità praticamente perfetta. Quel giorno il veicolo, che in effetti è un vero e proprio laboratorio mobile, ha raggiunto la cima di un promontorio ai margini del cratere Gale e ha scattato una serie di 16 foto dell’area circostante e in particolare dei 18 km percorsi dall’atterraggio nell’agosto del 2012.2

Le foto sono state messe insieme digitalmente facendo coincidere i bordi delle immagini consecutive e producendo una grande foto panoramica di ben 17.478 x 1.369 pixel (24 megapixel), più o meno come fanno i programmi di cucitura (o stitching) per smartphone con le nostre foto. Maggiori dettagli si trovano in questa pagina, dalla quale si può scaricare sia la versione originale dell’immagine da cui è stato prodotto il video messo online (un file .tiff di ben 48 MB), che una versione annotata con il percorso del Curiosity e una serie di punti chiave dell’area del cratere (un file .jpeg compresso ma di ottima qualità).

La tecnologia di elaborazione delle immagini ci permette di fare oggi cose che sarebbero state impensabili fino a pochi anni fa. Si possono ottenere splendide immagini, come quelle viste prima o come questo incredibile e dettagliatissimo selfie del rover. Si può arrivare a cucire insieme tante di quelle foto da ottenere una immagine di 4 gigapixel (90.000 x 45.000 pixel) totali — servono 275 iMac Pro o iMac 27″ e quasi 2000 iMac da 21″ per ottenerne una equivalente.3

Come per noi oggi Marte e i pianeti del sistema solare rappresentano la punta più avanzata delle nostre capacità di esplorazione extraterrestre, nel ‘500 la scoperta dell’America aveva determinato una fortissima spinta ad esplorare gli angoli più remoti del globo terrestre.

Il geografo e cartografo milanese Urbano Monte pubblicò nel 1587 i quattro volumi del Trattato universale. Descrittione et sito de tutta la Terra sin qui conosciuta, una descrizione dettagliata di tutto quello che si sapeva della Terra ai suoi tempi. Ma la vera chicca dell’opera è la dettagliatissima mappa della Terra inclusa nel trattato, ben 60 fogli di 51 x 40 cm ciascuno, che mostrano l’intero globo terrestre come era conosciuto quattro secoli fa.

Per rappresentare la sfera terrestre sul piano, Monte utilizzò una inusitata rappresentazione azimutale centrata sul Polo Nord, una rappresentazione diventata popolare solo nella seconda metà del ‘900 (è quella utilizzata nella bandiera delle Nazioni Unite), che ha il vantaggio di rappresentare le dimensioni relative dei continenti dell’emisfero Nord molto più accuratamente della solita rappresentazione di Mercatore che conosciamo tutti (di contro, la rappresentazione azimutale distorce fortemente l’emisfero Sud, che comunque ai tempi di Monte era molto meno conosciuto).

Il lavoro di Monte era così avanzato per i suoi tempi da finire nel dimenticatoio per secoli. In particolare, per le sue enormi dimensioni, più di 2.75 x 2.75 metri in totale, la mappa non era mai stata vista nella sua interezza. Ci ha pensato pochi mesi fa la David Rumsey Historical Map Collection ospitata presso l’Università di Stanford che, dopo aver acquisito nel settembre del 2017 uno dei soli tre Trattati esistenti al mondo, ha assemblato digitalmente i fogli della mappa di Monte, ottenendo questa straordinaria immagine composita che ora possiamo vedere in tutti i dettagli con un qualunque browser.

A guardare la mappa sembra che tutti i bordi dei fogli concidano perfettamente, una ulteriore dimostrazione della grandezza e della precisione del lavoro di Monte nonostante i limitati mezzi tecnici a disposizione.

Figuriamoci cosa avrebbe potuto fare Urbano Monte se avesse avuto disposizione le tecnologie dei nostri tempi.


  1. In Italia la trovate su il Corriere, la Repubblica, la Stampa, il Fatto. Se il quotidiano che leggete normalmente non la riporta, e magari gli preferisce un video sull’accoppiamento di due cani, forse è tempo di cambiare giornale. 
  2. Lo so, va piano, ma siamo su Marte ed è già un miracolo della tecnologia che Curiosity funzioni ancora perfettamente dopo tutto questo tempo. 
  3. L’immagine di 4 gigapixel è stata ottenuta componendo più di 400 fotografie catturate nei primi mesi di permanenza su Marte dalle due macchine fotografiche montate sul rover. 
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Pubblicato su scienza
6 comments on “Immagini di mondi vicini e lontani
  1. fabioschiano ha detto:

    Bello, davvero interessante il parallelo che hai fatto

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  2. frix ha detto:

    … e non c’è nemmeno scritto hic sunt leones

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  3. Paoloo ha detto:

    Un immagine di 4 megapixel per tenerla tutta in memoria ci vuole sicuramente un computer potente.

    Ma immagini da 4 megapixel o più esistono già ( vedi google maps ) e vengono visualizzate da apparecchi molto più umili tenendo in memoria solo la parte visibile sullo schermo.

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Google Maps suddivide le immagini della Terra in “mattonelle” (tiles) e mostra dinamicamente solo quelle visibili sullo schermo. Qui però stiamo parlando di un’unica foto da 4 gigapixel. Non mi pare che sia proprio la stessa cosa.

      In ogni caso, non mi sembra di aver scritto da nessuna parte che questa foto di 4 gigapixel sia una cosa unica. Di immagini di uno (o più) gigapixel ormai ce ne sono parecchie, ci sono pure i siti che le raccolgono.

      Però una cosa è scattare foto come queste sulla Terra, un’altra è farle fare da un robot comandato a distanza che sta a 225 milioni di km (medi) dalla Terra e che funziona da 5 anni senza intoppi.

      Il solo fatto che si possano allineare fra loro sequenze di foto scattate a parecchie ore o giorni di distanza mi sembra semplicemente straordinario (nel cratere di Gale le temperature nel corso dell’anno possono oscillare fra -70 e +0°C).
      Altrettanto straordinario è anche riuscire a mandar giù le foto scattate su Marte — in questo momento siamo a mezzo milione di foto — in modo così affidabile, un aspetto che ho trascurato apposta per non appesantire il discorso.

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