Pericolo dal cielo

Rimaniamo ancora sulle mappe, ma questa volta sociali.

Strava è una delle tante app di fitness che permettono di registrare e condividere i dati della propria attività fisica. L’app registra il percorso fatto mentre si corre, si va in bici, si scia o si nuota, e poi permette di analizzare le prestazioni personali e di confrontarle con quanto fatto in precedenza.

Naturalmente — può mancare oggi l’aspetto social in un’app come questa? — i dati vengono condivisi con gli amici della rete, con lo scopo di stimolare l’emulazione e la competizione.1

Detto così non è niente di particolarmente originale, ma Strava ha due assi nella manica. Il primo è che l’app funziona non solo su iOS, Android e relativi smartwatch, ma anche su un numero praticamente infinito di dispositivi per il fitness. L’altro è che tutti questi dispositivi consentono a Strava di raccogliere una enorme mole di dati relativi alle attività fisiche effettuate dai propri utenti. A novembre Strava aveva raccolto ben mille miliardi di posizioni GPS e 27 miliardi di chilometri percorsi, per un totale di 10 TB di dati.

E cosa hanno pensato di farci con tutti questi dati? Di metterli online, generando una mappa globale dei percorsi seguiti durante l’attività fisica dagli stravers sparsi per il mondo.

Bellissima mappa, non c’è che dire. Ingrandendo la mappa l’effetto visivo diventa ancora più sorprendente, provate ad esempio a guardare come appare il centro di Roma (l’anello luminoso in basso a destra è il Colosseo).

Ma come ha riportato il Guardian, i dati online di Strava sono così dettagliati da rappresentare un serio pericolo per certe attività militari e di spionaggio.

Le normali mappe online di Google, così come quelle di Apple e di Bing (di Microsoft), nascondono le informazioni più sensibili, come ad esempio la posizione delle basi militari o dei siti nucleari segreti, e in ogni caso non hanno una risoluzione tale da consentire di visualizzare le basi più piccole, come quelle situate in zone di guerra o utilizzate temporanemente per operazioni clandestine.

Ma le mappe messe online da Strava non hanno queste censure e consentono di identificare con molta precisione basi o attività militari (americane, ma non solo) che dovrebbero rimanere ben nascoste.

Come è possibile? Perché tanti militari attivi in queste basi si allenano indossando degli smartwatch o dei dispositivi per il fitness che scaricano i loro dati sui server di Strava, consentendo senza volere a chiunque di visualizzare sul computer tracce di attività fisica in zone che in teoria dovrebbero essere desertiche. Le tracce virtuali lasciate durante la corsa arrivano perfino a mostrare la disposizione delle strade, e di conseguenza anche quella degli edifici, all’interno delle basi, anche quando le stesse basi viste dal satellite appaiono invisibili.

Un’esagerazione giornalistica? Non mi sembra, ho fatto anch’io un giretto sulle mappe di Strava trovando parecchie cose interessanti. Come ad esempio questa traccia precisissima a cui corrisponde il… nulla, potrebbe essere una strada intorno a una struttura abbandonata o nascosta sotto terra (oppure rasa al suolo).


Oppure questa traccia di una o due persone in marcia su e giù per un sentiero di montagna, al confine fra l’Afghanistan e il Pakistan, molto vicino ad un’area rettangolare piuttosto misteriosa (in basso a destra nella foto).

O questa immagine che mostra una intensa attività di corsa (traccia più intensa) e di ciclismo (traccia sottile rossa), in un’area apparentemente priva di qualunque segno dell’uomo (ma forse l’area in questione è censurata).


È chiaro che non era facile per Strava prevedere che mettere online i dati delle attività fisiche dei suoi utenti potesse mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Ma è altrettanto chiaro che condividere troppe informazioni (spesso superflue) qualche rischio alla fine lo crea di certo.

Cosa sarebbe successo se nel 2011 i Navy Seal all’attacco della base di Bin Laden fossero stati visti mentre si avvicinavano al rifugio del terrorista a causa delle tracce lasciate da qualche braccialetto per il fitness dimenticato al polso?


Post Scriptum. Mentre girellavo per le mappe di Strava, mi sono imbattutto in questa frase che sembra incisa sul fianco di una montagna ma che probabilmente è solo una scritta virtuale (se fosse vera, l’incisione sarebbe lunga quasi 200 metri). Forse opera di qualche mattacchione di Google, che ha voluto celebrare così le nozze d’argento di un familiare. Sessant’anni insieme non sono uno scherzo, tanti auguri agli sposi!

Dall’altra parte della valle, lo stesso(?) buontempone ha inciso anche le lettere “OJ”. Chissà se voleva ricordare quell’O.J. Simpson che, una volta terminata la carriera sportiva, ha riempito le cronache (nere) degli ultimi vent’anni. Fossi un abitante della zona mi girerebbero un po’…


  1. Ma agli amici interesserà veramente conoscerle? 
Annunci
Tagged with: , , , ,
Pubblicato su software
3 comments on “Pericolo dal cielo
  1. katsiematsi ha detto:

    Ciao Sabino,
    articolo bellissimo!
    Anche io uso un sacco di aggeggi smart (Tom Tom in primis) e ogni tanto Strava e mai avrei pensato alle conseguenze della condivisione dei dati…
    Eppure all’intelletto umano (in tutte le sue accezioni positive o negative) non c’e davvero fine…
    La cosa che mi consola é che un eventuale terrorista da me potrebbe solo scoprire dov’è il Politecnico 😂

    Mi piace

  2. metranet ha detto:

    Bel post. Avevo letto qualcosa di sfuggita sulle basi militari americane la cui presenza era stata rivelata/confermata tramite l’uso degli smartwatch, ma gli esempi che fai rendono il problema ancor più evidente. Come sempre, ritengo che il principale discrimine tra chi è in grado di utilizzare la tecnologia e chi se ne fa utilizzare sia la “coscienza” (fors’anche in termini di “porsi il problema”) degli effetti collaterali e dei problemi che potrebbero crearsi involontariamente.

    Buona giornata, continua così. 🙂

    Mi piace

  3. Sabino Maggi ha detto:

    Grazie a tutti e due per gli apprezzamenti. 😊
    Effettivamente la cosa che mi affascina di più di queste cose è scoprire come si possa riuscire ad usare degli oggetti comuni, a cui non facciamo nemmeno caso, in modi assolutamente imprevisti ed imprevedibili.
    L’eterodossia applicata alla soluzione dei problemi, più o meno come quando si trattava di mettere il classico piolo quadrato nel buco rotondo (o viceversa) per salvare gli astronauti dell’Apollo 13. Che poi tutto ciò sia fatto quasi sempre per scopi “dannosi” è, almeno dal mio punto di vista, abbastanza secondario.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informativa
Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o su qualunque altro elemento o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Follow Melabit on WordPress.com
Categorie
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: