Consip, ovvero la triste storia dei punti senza punta

Dopo parecchi anni di servizio i punti della mia pinzatrice sono finiti. Poco male, un salto in segreteria e mi hanno dato un paio di pacchetti nuovi, che al ritmo attuale dovrebbero essere sufficienti per parecchi anni.

Dovrebbero, perché questi punti sono stati acquistati tramite la Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrebbe “rendere più efficiente e trasparente l’utilizzo delle risorse pubbliche, fornendo alle amministrazioni strumenti e competenze per gestire i propri acquisti e stimolando le imprese al confronto competitivo con il sistema pubblico”.

E come tutta la roba che arriva da questo mega-carrozzone con cui ho avuto a che fare, la qualità dei punti è pessima: i punti sono avvertibilmente più sottili e leggeri di quelli che usavo prima, si incastrano di continuo nella pinzatrice e se provi a pinzare più di una decina di fogli non riescono a bucarli e si accartocciano su stessi. La differenza con i punti da mercato libero è abissale. Forse questi costeranno anche un po’ meno, ma a che serve se se ne sprecano due su tre?

Purtroppo non è un caso circoscritto ai soli punti metallici. La CONSIP è famosa per la scarsa qualità del materiale che offre, a fronte di prezzi che, anche se calmierati, non sono certo più bassi di quello che si può spuntare a volte anche dal negozio sotto casa.

Anni fa usavo parecchio le Tratto Pen, scrivevano bene e duravano una vita. Arrivata la Consip, le sostituirono con dei pennarelli di feltro a punta lunga da scuola media, con un tratto larghissimo e che smettevano di scrivere dopo due giorni. Costavano quasi quanto le Tratto ma duravano dieci-venti volte di meno, veramente un bell’affare. Dopo qualche mese per fortuna tornarono le Tratto Pen.

Peggio ancora le risme di carta. Comprate tramite la Consip a pallet interi (quante risme ci sono in un pallet? non lo so ma sono tante) potevano costare quanto, se non di più, una singola risma presa in cartoleria, alla faccia degli sconti per grosse quantità. E i fogli di carta ex-Consip, più o meno come i miei punti metallici, si incastravano di continuo nelle stampanti e nelle fotocopiatrici, forse perché sembravano essere più sottili e leggeri dei fogli “normali”, nonostante le specifiche teoricamente uguali.

E se la Consip è un baraccone di stampo parasovietico, che gestisce mega-appalti centralizzati con cui si fornisce a tutti gli uffici lo stesso tipo di carta, lo stesso tipo di stampante, lo stesso computer, lo stesso ticket per i pasti, con il consueto corollario di intrallazzi, mazzette, scandali e inchieste della magistratura, con il MEPA, il Mercato Elettronico della Pubblica Ammnistrazione è anche peggio. Ne ho già parlato a lungo, sono passati quattro anni ma il servizio non è migliorato per niente.

Sul MEPA vale solo il prezzo più basso: se il prezzo è minore si compra per Lecce da un fornitore di Pordenone, e se dopo la vendita il fornitore non fornisce assistenza o se questa costa uno sproposito non importa, ciò che conta è che sembri di aver risparmiato.

Su un qualunque sito di commercio elettronico, non c’è bisogno di essere Amazon, se scrivi “hard disk da 1 Tb” o “disco rigido da 1 terabyte”, il sistema capisce quello che intendi e ti mostra tutti gli hard-disk disponibili con le caratteristiche richieste. Sul MEPA invece sono precisissimi e ti elencheranno solo i prodotti la cui descrizione coincide esattamente con quello che hai chiesto.

Chi ha programmato il sistema è un incapace, è chiaro, ma questa precisione permette anche di “craccare” facilmente il sistema, trovando sul MEPA solo quello che vuoi trovare. Gli onesti possono sfruttare questa caratteristica per scegliere un fornitore che offre un prezzo basso ma anche una assistenza decente. Ma chi onesto non è può usare questo e chissà quali e quanti altri metodi più sofisticati per fare tutte le porcherie che vuole.

Perché è l’assunto di base che non funziona. Risparmiare sugli acquisti della Pubblica Amministrazione è sacrosanto — quanti mattoni e quante siringhe sono state vendute a prezzi da gioielleria? — ma cercare di farlo mettendo sui dei carrozzoni infarciti di burocrazia come Consip e MEPA è la risposta sbagliata, che rende ogni passaggo assurdamente farraginoso e complica solo la vita alle persone per bene, lasciando invece fare quello che vuole a chi, pratico di trucchetti, in questo guano burocratico ci sguazza meglio che in piscina.

Non basterebbero, invece, poche regolette semplici semplici?

  • Spacchettare i mega appalti da milioni di euro che sono solo fonte di corruzione e mazzette e riportarli a livello locale, accoppiati però ad analisi statistiche stringenti e puntuali (ormai facilissime da fare) che mettano in evidenza i costi anomali e costringano i responsabili degli acquisti a giustificare il loro operato.

  • Far ruotare i funzionari che si occupano dei grandi acquisti acquisti negli enti pubblici, in modo che non abbiano il tempo di crearsi una rete di relazioni pericolose.

  • Per gli acquisti di importo minore e per quelli specialistici (penso alla strumentazione utilizzata nella ricerca scientifica ma ci saranno di sicuro esempi analoghi in altri settori pubblici), lasciare la libertà di comprare da chi si vuole se il prezzo è minore di quello stabilito dalla Consip e riportato in un sito web accessibile a chiunque e fruibile con facilità. Magari consentire perfino di approfittare di offerte temporanee particolarmente convenienti, come quelle che ci sono proprio oggi e domani su Amazon.

  • Chi effettua un acquisto, grande o piccolo non importa, è responsabile di quello che fa. Ma lo è anche il suo dirigente, che sta lì proprio perché deve gestire e controllare quello che fanno i dipendenti del suo ufficio. Se l’imbroglio è doloso i due non solo vengono denunciati alla magistratura ma vengono anche trasferiti e, nei casi peggiori, messi in aspettativa non pagata. E naturalmente, se sono riconosciuti colpevoli, vengono licenziati in tronco e devono rimborsare il danno subito dall’amministrazione.

Solo logica semplicistica da buon padre di famiglia? Può darsi, ma ma basta guardare questi dati riferiti solo alle spese sanitarie per accorgersi che, nonostante la Consip o il MEPA, negli appalti pubblici c’è qualcosa che continua a non funzionare (traduco: le anomalie nelle spese effettuate sono troppe e troppo ampie).

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