Ritorno a Bora Bora: Atom Heart Mother

Scrivere di Bora Bora mi piaceva moltissimo, purtroppo la leggevano solo pochi frequentatori di Melabit e ho preferito lasciar perdere. Ma negli ultimi giorni alcuni di loro mi hanno sollecitato a riprendere la serie, sono fra i lettori più affezionati del blog, come potevo dire di no?

E quindi eccoci qui di nuovo alle prese con la musica da portarsi dietro in un viaggio di sola andata per Bora Bora. In questo periodo i viaggi su Marte sono ancora più hot, ma io, scusate tanto, continuo a preferire il clima del Pacifico.

Per la prima puntata di questa nuova serie ho scelto di nuovo, e non a caso, i Pink Floyd. Il gruppo inglese è stato la mia svolta musicale. Andavo alle medie e guardavo con curiosità i ragazzi più grandi di me andare in giro con uno strano disco con un prisma in copertina. Me lo feci prestare, lo misi sul giradischi e… scoprii un mondo nuovo. Allora avrei fatto carte false per andare ad un concerto dei Pink Floyd, ma per i miei quei musicisti geniali erano solo dei capelloni puzzolenti, figuriamoci se sarebbero mai stati disposti a pagarmi il viaggio (è stupefacente vedere quanto mio padre oggi, a 87 anni, sia molto più avanzato di quanto fosse allora).

Il brano di oggi l’ho trovato per caso su YouTube, per essere precisi me l’ha proposto l’intelligenza artificiale del programma, che ormai conosce i miei gusti musicali meglio di me stesso. È una versione da studio e ancora senza orchestra di Atom Heart Mother, la title track del disco omonimo, che segnò la svolta fra la psichedelia pura degli inizi e il progressive rock così in voga nella Gran Bretagna dei primi anni ’70.

Questa versione di Atom Heart Mother mi ha catturato sin dal primo ascolto, è molto più fresca e originale di quella pubblicata sull’album ufficiale, con il coro e l’orchestra di fiati che non ho mai potuto soffrire. La batteria di Nick Mason è monumentale, Richard Wright alle tastiere è… il solito grande Richard Wright, i due uomini immagine del gruppo, Waters e Gilmour, per una volta hanno il ruolo di onesti comprimari (ma che comprimari!)

Oltre che su YouTube, potete trovare questo brano nel mega cofanetto Pink Floyd, The Early Years 1965-1972, 27 fra CD, DVD e dischi Blue Ray con materiale inedito, demo, video di concerti. Una chicca per tutti gli appassionati dei Pink Floyd, venduta purtroppo ad un prezzo più che proporzionale alla mole del materiale disponibile. Per fortuna sono in vendita anche i volumi singoli, che permettono di distribuire la spesa nel tempo.1

E per chi vuole fare il confronto, ecco qui una versione live di Atom Heart Mother con orchestra e coro, registrata ad Hyde Park nel 1970 e molto simile a quella dell’album, peccato che l’audio (ma anche il video) sia di pessima qualità.

E come bonus finale, Nothing Part 14, l’abbozzo iniziale di Echoes, sempre contenuto nel mega cofanetto in questione, con un video di accompagnamento che per una volta vale la pena di guardare fino in fondo.

Buon ascolto e buona domenica.

Post scriptum. Spero di fare cosa gradita inserendo i link a tutte le puntate della serie originale. Dopo tanti anni, alcuni link potrebbero essere non più disponibili, se me li segnalate nei commenti cercherò di trovarne qualcuno più aggiornato.


  1. Pink Floyd, The Early Years si trova anche su iTunes, ma in questo caso il supporto fisico è davvero un’altra cosa. 
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Pubblicato su musica
7 comments on “Ritorno a Bora Bora: Atom Heart Mother
  1. Sabino Maggi ha detto:

    MI commento da solo aggiungendo quest’altra versione “live” di Atom Earth Mother, eseguita l8 agosto del 1970 a St. Tropez. Veramente affascinante! Sembra una specie di anteprima di Pink Floyd at Pompeii
    E per una volta l’audio è anche di buona qualità.

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  2. frix ha detto:

    Ah… bentornato! Temevo fossi rimesto a Bora Bora!!
    Bel pezzo e belle versioni.
    Come ricordo giovanile il primo disco dei PF che comprai (ma non che ascoltai) fu Ummagumma! Mi catturò la copertina.
    Lascio a te eventuali commenti sui contenuti musicali… 🙂

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  3. MailMaster C ha detto:

    Sono lusingato di far parte, credo, dei tuoi affezionati lettori. 🙂
    Non sapevo dell’esistenza di questo mega cofanetto, pensavo di avere ormai almeno in digitale quasi tutto lo scibile umano sui Pink Floyd, e vedi che manca questo pezzo veramente notevole. Concordo sulla bontà dell’esecuzione, fa un po’ strano non sentire i cori e l’orchestra, quasi una versione più intimista, ma decisamente molto apprezzabile. Appena fuori dall’ufficio mi ascolto anche Nothing 14, che si evolverà nel mio pezzo preferito in assoluto della band.
    Non ricordo il primo disco dei Pink Floyd che ascoltai, probabilmente Wish You Were Here perché con gli amici imparai a suonare la chitarra con la title track, ma quel periodo della mia vita fu una scoperta dopo l’altra nel giro di pochi mesi.
    La prima volta che ebbi la possibilità di vederli in concerto fu a 16 anni, loro a Venezia io a qualche decina di km, ma i miei non me lo permisero perché troppa gente, troppo pericoloso, troppo da solo. Ci rimasi male, li vidi in televisione, ma con il senno di poi non sarei forse mai arrivato in piazza San Marco, sarei rimasto incastrato in qualche calle e me li sarei persi anche alla TV.
    Li vidi sul serio a Udine 5 anni dopo, ma fu una mezza delusione, anche se sulla carta doveva essere perfetto: vicino a casa, con gli amici storici di sempre, a cantare e commentare. Eppure non mi prese, non sentii la magia della musica, forse per troppa aspettativa. Waters a Wembley 5 anni fa con The Wall, invece, riuscì nel miracolo.
    Ovviamente, Sabino, grazie ancora per l’occasione e per i ricordi!

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Sono lusingato di far parte, credo, dei tuoi affezionati lettori. 🙂

      Sono lusingato io che tu lo sia.

      il primo disco dei Pink Floyd che ascoltai, probabilmente Wish You Were Here

      Per me invece i Pink Floyd sono “finiti” con Wish You Were Here… 😟
      Animals per me è ancora accettabile, ma il resto, boh! Ho visto The Wall e mi sono annoiato profondamente. Ho visto non so quante volte (anche due di fila) Pink Floyd at Pompeii e non mi stanca mai.

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      • MailMaster C. ha detto:

        Animals secondo me è molto sottovalutato, i testi sono notevoli, l’assolo di Dogs è forse il mio preferito, lo trovo ancora un album completo e complesso con la partecipazione di tutti e quattro, anche se stando alle biografie la tensione fra Gilmour e Waters cominciava ad arrivare a livelli caldi. E la prima volta in vita mia che ho visto la Powersea Batter Station mi sono emozionato! 🙂
        The Wall è il capolavoro solitario di Waters, non sono più i Pink Floyd, Wright nemmeno partecipava alle sessioni (anche per altri motivi) e la sua mancanza si sente purtroppo moltissimo. Non so se quando dici che l’hai visto ti riferisci al film con Bob Geldof o a qualche concerto. Ti posso testimoniare che visto dal vivo, conoscendo le canzoni, in un qualche modo la riproposizione che ne ha fatto Waters in chiave attuale, fa il suo effetto. Cupo, distopico, pessimista e misogino magari, ma resta uno spettacolo di grande impatto.
        Ma Pompeii resta Pompeii, concordo fino in fondo con te! 🙂
        Mi sa che se ti dovessi accompagnare a Bora Bora avremmo di che raccontarcela! 🙂

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Io parlavo del film di Alan Parker, ma non sapevo che ci fosse Bob Geldorf.

          A parte questo, mi pare che diciamo più o meno le stesse cose. I Pink Floyd sono quelli fino a Wish You Were Here, quando erano ancora un gruppo abbastanza coeso, non entità in conflitto fra loro. Dopo avranno fatto anche cose buone ma non sono più i Pink Floyd, sono Waters o Gilmour o Wright o Mason.

          E comunque, dato che non sono un critico ma solo un “ascoltatore” di musica, per quanto mi riguarda basterebbero solo pezzi come Set the Controls…, Careful with that Axe Eugene, Echoes o Sysyphus per metterli nella Hall of Fame della musica di tutti i tempi.

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