Ritorno a Bora Bora: The Isle of Everywhere

Lo confesso, i Gong non mi hanno mai fatto impazzire. Il gruppo franco-austro-inglese ha fatto musica a tratti bellissima, la trilogia lisergica di Radio Gnome Invisible è un sogno musicale beffardo e originale, un vero figlio del suo tempo, ma con loro non è mai scattata la scintilla che te li fa ascoltare e riascoltare come se fosse l’ultima cosa da fare nella vita.

A parte You.

E in particolare i due brani che occupano (quasi) completamente la seconda facciata del disco in vinile, The Isle of Everywhere e You Never Blow Y’r Trip Forever, che di fatto costuiscono un tutto unico.

Qui i Gong si superano, contaminando la loro musica con ondate di jazz e di rock progressivo come mai avevano fatto prima. I due brani sono delle ampie suite dalle quali vengono fuori di continuo delle sorprese musicali affascinanti. Al di sopra del tappeto ritmico costituito dalla batteria magica di Pierre Moerlen e dal basso incisivo di Mike Howlett, forse i veri protagonisti dei due brani, si svolgono le sontuose improvvisazioni jazzistiche del sax di Didier “Bloomdido Bad De Grass” Malherbe e quelle più rockeggianti della chitarra di Steve Hillage, a formare uno spettacolo musicale che ha del prodigioso.

Tanto da farmi mettere per due volte di fila la seconda facciata di You in radio, in un pomeriggio nel quale la mia trasmissione istituzionale era saltata. Arrivarono tante di quelle telefonate di ascoltatori che pensavano ad un errore, che senza volerlo scoprimmo di essere molto più ascoltati di quanto potessimo immaginare.

Purtroppo l’ascolto dei due brani YouTube fa perdere continuità ai due brani. Poco male, un album come You non merita di essere ascoltato in forma più o meno liquida, merita di essere posseduto (io ce l’ho in vinile) e ascoltato con un impianto di qualità, meglio se seduti in poltrona con un cognac fra le mani. A meno naturalmente di non essere distesi su una delle spiagge di Bora Bora…

E per dimostrare che tutto l’abum merita di essere ascoltato, la bonus track di oggi è Master Builder, altro brano semplicemente magnifico.

Buon ascolto e buona domenica.

Post scriptum. Spero di fare cosa gradita inserendo i link a tutte le puntate della serie. Purtroppo alcuni dei link più vecchi potrebbero essere non più disponibili, se me li segnalate nei commenti cercherò di trovarne qualcuno più aggiornato.

Post scriptum 2. Mentre preparavo questo post ho rivisto dopo anni il video di Brian Boru, con Alan Stivell e Maire Breatnach. Favoloso, da far accapponare la pelle.

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Pubblicato su musica
2 comments on “Ritorno a Bora Bora: The Isle of Everywhere
  1. MailMaster C. ha detto:

    Mi ci è voluta una settimana prima di trovare il tempo per un ascolto. Conoscevo i Gong solo di nome, letto su riviste e sulle classiche classifiche “i 100 dischi del rock” ma non li ho mai approfonditi. In effetti questi due pezzi che hai proposto sono un pastiche di molte “cose”, generi e stili diversi, dai JethroTull progressivi al jazz degli Earth Wind and Fire, così, ad un primissimo ascolto. Meritano un recupero se non altro dell’album che hai citato, anche se non garantisco sul mio innamoramento! 🙂
    Grazie come sempre per le dritte musicali, a Bora Bora o a casa propria!

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  2. Sabino Maggi ha detto:

    Un consiglio: i Gong vanno ascoltati più volte, la loro musica non è di quella che piace al primo ascolto (e magari anche al 100-esimo, ma questo è un altro discorso).

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