Da melabit a melabit: conclusioni

“Dopo tutto questo parlare di hosting, domini, provider e cloud, si può sapere cosa hai deciso alla fine di fare per questo blog?”

Sono consapevole di contraddire quello che avevo scritto alcuni anni fa ma, dopo aver soppesato tutte le alternative, mi sono reso conto che la cosa migliore da fare in questo momento era cambiare il meno possibile, per cui ho deciso di continuare ad usare WordPress, ospitato questa volta su una piattaforma di hosting tradizionale.

Per ora niente generatori di siti statici come Jekyll (che nonostante tutto continua a piacermi tantissimo), Grav o Hugo, niente CMS alternativi, magari più veloci ed efficienti di WordPress. Passare dalla “gabbia” dorata di WordPress.com — nella quale devo solo occuparmi di scrivere e a tutto il resto ci pensa Automattic — ad una piattaforma autogestita è già abbastanza complicato per volersi imbarcare in una transizione ancora più radicale. Qualche anno fa sarebbe stato più facile, ma in questo momento è un rischio che non voglio (e che non ho nemmeno il tempo di) correre.


Fonte: Amador Loureiro su Unsplash.

Senza dimenticare che negli ultimi tre anni ho avuto modo di sperimentare a fondo la stabilità e l’affidabilità di WordPress gestendo un sito (semi)professionale con un carico di lavoro nettamente superiore a quello prodotto da questo blog e con editor multipli, interventi sul forum, un gran numero di utenti registrati, infinite richieste di supporto tecnico nonché (potevano mancare?) innumerevoli attacchi al sito. WordPress si è comportato benissimo, perché buttare via questa esperienza sul campo?

Non nascondo di essere stato attratto a lungo dall’ipotesi “WordPress + Raspberry Pi”, mi intrigava moltissimo l’idea di gestire tutto autonomamente, ma poi ho deciso che il gioco non valeva la candela e ho lasciato perdere.

Ormai è tutto pronto o quasi. Il nome c’è, l’hosting pure, ho anche scelto un tema nuovo e più adatto (spero!) a mostrare i contenuti disponibili, manca solo il tocco finale, la pressione del classico bottone di avvio. Se non ci sono imprevisti luglio settembre dovrebbe essere il momento buono.

Ma niente è per sempre e non è detto che, dopo aver completato questa prima transizione, non decida di farne un’altra più radicale adottando Jekyll, la piattaforma che considero ancora la più vicina al mio spirito di programmatore, seppur solo part-time.

Da melabit a melabit, la serie completa degli articoli

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