Cinquant’anni fa, la Luna

Il 20 luglio 1969 avevo nove anni e per la prima volta in vita mia i miei genitori mi concessero di stare alzato fino a notte fonda per guardare lo sbarco degli astronauti sulla Luna (per fortuna l’anno dopo fecero lo stesso con Italia-Germania 4:3).

Avevo solo nove anni ma ero già affascinato dalla scienza e dalla tecnologia, invidiavo i tecnici della NASA che potevano usare, beati loro!, tutti quegli apparecchi complicati pieni di lucine, manopole e levette, e sognavo di poterlo fare anch’io un giorno. (mannaggia, quando finalmente ci sono arrivato, le manopole e le levette erano sparite, sostituite dai computer!)

Mi ricordo ancora la discussione fra Tito Stagno e Ruggero Orlando, uno diceva che il modulo lunare era atterrato, l’altro che sta andando ancora scendendo. Io tenevo a prescindere per Ruggero Orlando, era simpaticissimo e poi, dai, viveva a New York, doveva per forza capire perfettamente l’inglese (e in effetti aveva ragione lui).

Il mondo impazzì per la “conquista” della Luna, ma presto i tempi cambiarono, la storia della luna perse di interesse e non ci siamo più andati.


Arrivato a questo punto mi sono accorto che quattro anni fa avevo già scritto un post quasi identico, passano gli anni ma le emozioni sono sempre le stesse. Nel frattempo però ho raccolto del nuovo materiale, quale occasione migliore per condividerlo qui?


Cominciamo con il video della discesa del modulo lunare (LEM) sulla Luna dalla prospettiva degli astronauti. L’inglese è molto difficile, tutti parlano velocissimo e in gergo, la trascrizione permette di capire quello che sta succedendo, ma bisogna leggere molto in fretta. Ma anche se non si capisce quello che dicono, le immagini da sole bastano a dare un’idea di quanto possa essere stato emozionante quel momento. Da vedere assolutamente.

Le stesse immagini le abbiamo già viste nel simulatore dell’allunaggio dell’Apollo 11, che è veramente eccezionale per dettaglio e ampiezza di informazioni, ma il video forse è più comprensibile.


Il LEM era un ammasso precario di alluminio, kapton e scotch, guidato da un computer che con il senno di oggi non possiamo che definire rudimentale. Ma cinquant’anni fa l’Apollo Guidance Computer (AGC) era quanto di meglio si potesse fare con la tecnologia di allora: il primo computer a circuiti integrati, il primo computer con una interfaccia utente tanto semplificata da permettere agli astronauti di interagire con il computer nel corso del volo, il primo computer in grado di guidare da solo una astronave.

Per avere un’idea del salto tecnologico che c’è stato in questi cinquant’anni, si può leggere l’articolo Computer from NASA’s Apollo program reprogrammed to mine bitcoin, nel quale vengono confrontate le prestazioni di calcolo dell’AGC con quelle di un computer odierno specializzato nel mining dei bitcoin (dietro il quale ci sono operazioni matematiche molto sofisticate): il computer di oggi è in grado oggi di eseguire mille miliardi di operazioni elementari di calcolo (dette hash) in un secondo, il computer dell’Apollo impiega 10 secondi per eseguire il calcolo di un solo hash.

Detto in altri termini, se la potenza di calcolo del computer dell’Apollo fosse equivalente alla distanza fra la Terra e la Luna (in media 384.000 km), la potenza di calcolo dell’AGC equivarrebbe a circa 38 micrometri, la metà del diametro di un capello umano. Tutto questo in appena mezzo secolo.1


Vogliamo conoscere tutti i dettagli di quello che è successo nel corso della missione dell’Apollo 11? C’è a disposizione Apollo in Real Time, una ricostruzione minuziosa, minuto per minuto, di tutto quello che è successo nel corso della missione dell’Apollo 11 (c’è anche una ricostruzione analoga della missione dell’Apollo 17 del 1972, l’ultimo viaggio di un equipaggio umano sul nostro satellite).


Ma sulla Luna ci siamo andati per davvero? Ovvio che si, Capricorn One è un bel film, ma dubitare di essere andati sulla Luna è come dubitare che la Terra giri attorno al Sole o che Colombo abbia veramente scoperto l’America.

Ci sono sedicenti esperti che sostengono che non siamo andati sulla Luna perché la bandiera americana non appare afflosciata nelle fotografie, una cosa che secondo loro dimostra l’esistenza di un qualche trucco hollywoodiano. Non ci vuole Hollywood per far stare dritta una bandiera, basta infilarci dentro un bastoncino orizzontale. Se vai fin sulla Luna vorrai pure che il simbolo della tua nazione si veda bene in fotografia!

Altri esperti sostengono che le fotografie sono (a seconda dei gusti) troppo scure o troppo chiare, che le ombre non vanno bene, che si dovrebbero vedere uno sfondo pieno di stelle. Sono tutti ultrasicuri di quello che dicono, nemmeno fossero andati decine di volte sulla Luna a scattare fotografie. Pagliacci!

NVidia si è messa di impegno e ha simulato tutto quello che c’era nelle fotografie prese da Armstrong e Aldrin, il modulo lunare, gli astronauti, la superficie della Luna, persino le particelle di suolo lunare disperse nell’aria (ammesso che si possa parlare di aria sulla Luna) e ne ha fatto un video stupefacente, 15 minuti che dimostrano come la giusta combinazione di scienza e tecnica possano dare risultati straordinari.

Gli esperti da scrivania sostengono che certe foto dovrebbero essere molto più scure? Peccato che non tengano conto che il suolo lunare e le stesse tute degli astronauti riflettono molta più luce rispetto a quello che succede sulla Terra e che sono proprio questi riflessi che rendono le fotografie molto più luminose del previsto e mascherano la luce delle stelle. Partita chiusa, 10 a 0 per la NASA e per NVidia.


  1. È una considerazione banale, ma sarebbe bello lo stesso se gli stessi progressi fossero stati fatti nel campo dell’energia o del controllo dell’inquinamento. 
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Pubblicato su scienza
5 comments on “Cinquant’anni fa, la Luna
  1. Frix ha detto:

    Grazie!

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  2. MailMaster C ha detto:

    Non sono riuscito a convincere mio figlio adolescente a guardare qualche documentario sull’evento, a vedere delle immagini originali o sentire parlare Piero Angela della sua esperienza personale. Perchè dice che sa già, che ha già visto, che non gli interessa… “e poi papà adesso devo giocare a overwatch con i miei amici…” Sono un po’ preoccupato…

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Io non sarei preoccupato. invece. Per quelli della mia (nostra?) generazione l’esplorazione spaziale era il massimo dell’immaginario, rappresentava l’idea stessa di “futuro”, e la discesa sulla Luna è stato il momento topico di quella idea (forse anche per quello, una volta arrivati al culmine c’è stata solo una rapida discesa).
      Per un adoloscente di oggi è solo una cosa di cinquant’anni fa, un po’ ammuffita, un razzo che parte verso la ISS fa notizia (poco!) solo se c’è un astronauta italiano, lo spazio non rappresenta qalcosa di cui sognare la notte, overwatch (qualunque cosa sia) conta sicuramente di più. Ma se i progetti per andare su Marte andassero in porto, sono sicuro che anche tuo figlio sarebbe in prima fila…

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      • MailMaster C ha detto:

        Sono un po’ più giovane di te, non so se di una generazione intera, ma abbiamo un po’ di differenza. 🙂
        Sono d’accordo che il successo dell’Apollo 11 è stato l’inizio della fine: una volta raggiunto l’obiettivo senza sostituirlo da un’altro (Marte?), non c’è più stato l’interesse a proseguire.
        In merito a mio figlio, per brevità non avevo messo tutti gli elementi. Egli si dichiara interessato a Star Trek, gli sono piaciute le storie di esplorazione e scoperta più di quelle di battaglia e geopolitica, fa un liceo scientifico, gli ho spiegato che, in un certo senso, Star Trek parte dall’Apollo 11. Eppure il videogioco di successo del momento è più interessante. Che mi va anche bene, ma alla sua età dovrebbe anche riuscire a capire che se rinuncia ad un paio d’ore di gioco per vedere qualcosa di nuovo e storicamente rilevante, non è che diventa più stupido o perde tutte le sue amicizie. Quello che mi preoccupa è questa monodirezionalità, questa incapacità di rinunciare a qualcosa di immediato per stimoli nuovi che potenzialmente potrebbero pure interessarlo. Per esempio, pur piacendogli l’autore Leo Ortolani e i suoi fumetti, non ha nemmeno voluto aprire il volume disegnato “C’è spazio per tutti” dedicato alla ISS (mi permetto di fare pubblicità: leggetelo che è meraviglioso). Ha proprio una predisposizione refrattaria a qualsiasi cosa che non sia legato ai suoi interessi immediati. Questo mi preoccupa.

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        • Sabino Maggi ha detto:

          Per fortuna con gli anni i figli cambiano, spesso in meglio. Mia figlia di 19 anni era musicalmente monodirezionale, ora è più aperta e le piacciono persino alcune cose che le faccio sentire io (anche se magari non lo dice). Però se cerco di “convincerla” a fare qualcosa dice automaticamente di no, magari poi la fa pure, ma fingendo che sia una sua decisione, non qualcosa che le è stato imposto (tutto sommato facevo lo stesso anch’io con i miei).
          Magari tuo figlio ora sta leggendo Ortolani di nascosto… 😀

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