La perdita dell’innocenza

Microsoft è stata cattiva sin dall’inizio. Quando il software veniva distribuito liberamente fra i (pochi) appassionati dell’Homebrew Computer Club (HCC), il primo gruppo di appassionati di computer nato non a caso nella Silicon Valley, Bill Gates rivendicò ad alta voce il diritto di essere ricompensato economicamente per i prodotti software sviluppati dalla sua azienda, la neonata Micro-Soft (ancora con il trattino in mezzo al nome).


Fonte: MOHAI, Museum Of History And Industry.

La sua lettera, pubblicata sul numero del 3 febbraio 1976 della newsletter dell’HCC segna la fine dell’epoca pionieristica e l’inizio dell’industria dei personal computer. Ma per Bill Gates e la sua Microsoft quello fu solo il primo passo. Poi venne il DOS rubato (o quasi) al povero Tim Paterson, Windows messo a forza in qualunque PC venduto sulla faccia della Terra, la distruzione della concorrenza con qualunque mezzo, lecito ed illecito, pratiche commerciali rapaci. Tutto si può dire di Microsoft, tranne che sia mai stata una azienda simpatica.


Google era esattamente il contrario, era l’azienda buona per antonomasia. Quella che già nel motto, Don’t Be Evil, prometteva di non essere malvagia.

Il motore di ricerca nato nel 1998 in un dormitorio di Stanford veniva percepito come l’azienda ideale dove lavorare, una azienda aperta, liberale, proiettata nel futuro. Una azienda capitanata da due geek più interessati alla carriera accademica che al mondo degli affari, nella quale i dipendenti venivano praticamente cullati e potevano usufruire di una libertà e di un livello di servizi impensabile altrove.

Oggi Google ha perso la sua innocenza, è un mostro tentacolare che attenta ogni giorno di più alla nostra privacy, che non si fa scrupoli di scendere a patti con le dittature, dove i dipendenti sono sempre meno tutelati e, se osano protestare, vengono mobbizzati o fatti fuori senza scrupoli. Proprio come è successo a Claire Stapleton, il “bardo di Google”, la manager che aveva contribuito a creare l’immagine dell’azienda.

Il motto originario è passato di moda, ora contano solo i soldi.

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Pubblicato su software
2 comments on “La perdita dell’innocenza
  1. MailMasterC ha detto:

    Ciao Sabino, riprendo il mio secondo lavoro di volontariato presso il tuo sito: sotto lo screenshot di google, sul link “dormitorio si Stanford” ci va una D. 🙂

    Questa volta ti confesso che mi sfugge il senso del post. Tutto giusto, ma non capisco se ci sono riferimenti con l’attualità o qualche tua polemica personale, magari a seguito del problema con WordPress dello scorso post? 🙂

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    • Sabino Maggi ha detto:

      Attività preziosissima, grazie!

      No no, non c’è nessun riferimento particolare, volevo solo fare un parallelo fra l’azienda considerata da sempre l’incarnazione stessa del male e quella “liberal”, che in effetti da quelche anno tanto liberal non lo è più. Lo spunto l’ho tratto leggendo l’articolo di C. Stapleton citato alla fine, che consiglio di leggere, ma forse non sono riuscito a spiegare bene quello che volevo dire… 😳

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