Aggiornare a macOS Monterey

Non sono un early adopter e quindi non ho mai avuto fretta di acquistare l’ultimo prodotto tecnologico. Non è per snobismo, ma piuttosto perché, come succede con le automobili, so per esperienza che i difetti iniziali (quasi) inevitabili di questi prodotti vengono corretti solo dopo la seconda o la terza iterazione.

Si veda l’iPhone che, nonostante la magnifica presentazione di Steve Jobs, all’inizio aveva parecchi limiti ed è diventato lo smartphone che tutti conosciamo ed amiamo solo a partire dalla seconda, o meglio ancora dalla terza generazione, quell’iPhone 3GS che rimane ancora uno dei migliori modelli mai prodotti.

Un vero caso di scuola degli ultimi anni è il Samsung Galaxy Fold, la cui prima versione di fatto non funzionava.1 Ancora più recente è il caso del Lenovo XPS 13 Plus, il cui schermo OLED ha seri problemi di qualità.


Foto di Mariola Grobelska su Unsplash.

I sistemi operativi non sono molto diversi, la frenesia di dover uscire ogni anno con una nuova versione di macOS (ma il discorso vale anche per iOS/iPadOS, per Windows e perfino per le millanta distribuzioni di Linux), produce quasi sempre delle prime versioni abbastanza immature, che vengono affinate solo con gli aggiornamenti successivi.

Non è raro quindi per me aspettare parecchi mesi prima di aggiornare macOS all’ultima versione disponibile, anzi a volte arrivo anche a saltare una o persino due versioni se mi sembra che non ci sia nulla di tanto interessante da meritare lo sforzo dell’aggiornamento.2

Anche macOS Monterey non ha fatto eccezione, per cui ho aspettato un momento tranquillo di metà estate, quasi un anno dopo la presentazione ufficiale, per aggiornare i due MacBook Air di casa all’ultima versione disponibile del sistema operativo per Mac.

Niente da segnalare per l’Air M1, come ci si poteva attendere l’aggiornamento si è concluso senza problemi e il notebook è rimasto scattante come con Big Sur. Peccato solo per lo sfondo, che non ha lo stesso impatto di quello, davvero magnifico, di Big Sur.

Ma la vera sorpresa è stato il vecchio MacBook Air i5 del 2015, sul quale prima dell’aggiornamento girava Mojave, una versione di macOS ormai vecchiotta ma ben rodata ed affidabile.

I commenti trovati in giro per la Rete non erano per niente incoraggianti, quasi tutti sostenevano che con Big Sur l’Air 2015 diventava molto lento e alcuni riportavano perfino problemi più o meno seri di compatibilità hardware, fino all’impossibilità di avviare la macchina. Con Monterey non era diverso, c’era perfino un tale che sosteneva che il suo MacBook Air con SSD da 512 GB e 8 GB di RAM (come il mio) aggiornato a Monterey effettuava il boot 40 volte più lentamente che con Big Sur (bum!) e impiegava una vita per riattivarsi dallo stato di stop.

Quindi prima di aggiornare mi sono preparato al peggio, salvando lo stato della macchina con Time Machine e disconnettendo subito dopo il disco esterno di backup, in modo da poter tornare facilmente a Mojave in caso di problemi.

Invece tutto è andato per il meglio: per evitare un salto generazionale troppo grosso ho aggiornato prima da Mojave a Big Sur e poi da Big Sur a Monterey, e in entrambi i casi il processo è filato via liscio come l’olio e, cosa forse ancora più importante, la performance dell’Air non ne ha risentito. Da quanto ho visto finora, l’unico rallentamento si ha al primo accesso degli utenti non amministratori del sistema (quando ci sono), probabilmente a causa di qualche operazione preliminare di configurazione del nuovo sistema, ma dopo pochi minuti va tutto a posto.

Intendiamoci, l’Air 2015 i5 mostra chiaramente gli anni che ha e le sue prestazioni velocistiche non sono (e non sono mai state) di primo livello. Ma di sicuro non sono peggiorate con Monterey, per cui aggiornare ha senso soprattutto per poter usufruire delle versioni più recenti di parecchie applicazioni interessanti, penso soprattutto alla terna Pages, Numbers e Keynote che Apple continua a migliorare (anche se un po’ troppo lentamente per i miei gusti). Oppure, perdonatemi se cito una applicazione molto specifica ma per me fondamentale, a RStudio, la cui ultima interazione ha davvero una marcia in più.

In realtà, ho aggiornato anche un altro dei miei Mac a Monterey, ma questo voglio raccontarlo in un prossimo articolo.


  1. Non che le versioni successive siano più interessanti — non ho mai capito il senso di un ibrido come il Fold, che vuole essere allo un po’ telefono e un po’ tablet senza far bene nessuna delle due cose e che nonostante ciò costa quanto un iPhone e un iPad messi insieme — ma almeno funzionano! 
  2. L’ho fatto recentemente con Catalina e prima ancora con Sierra e con la coppia Mavericks e Yosemite. Senza dimenticare Lion, che ho usato solo per pochissimi giorni pentendomene subito e saltando, per una volta a piè pari, su Mountain Lion. 
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