Come installare le vecchie versioni delle app su iOS

Il mio iPad 3 è ormai definitivamente bloccato su iOS 9, ma quasi tutte le app che uso continuano ad essere aggiornate e sempre più spesso le nuove versioni sono compatibili solo con le release più recenti di iOS.

Normalmente non ci sono problemi, se le app sono già installate sull’iPad iOS non le aggiorna più e tutto finisce qui. Ma cosa succede se abbiamo ripristinato l’iPad allo stato di fabbrica e vogliamo reinstallare le app che ci servono? (anche in questo articolo ogni riferimento all’iPad sottintende che le stesse considerazioni valgono anche per l’iPhone e l’iPod Touch).

Un’app è per sempre

Apple ha introdotto da qualche anno una funzione (utilissima!), che permette di installare su un vecchio dispositivo iOS l’ultima versione compatibile delle app acquistate, cioè delle app che abbiamo già scaricato dall’App Store. Infatti, ogni volta che scarichiamo un’app dall’App Store, acquisiamo una licenza perpetua per quell’app, per cui Apple la considera a tutti gli effetti come se fosse stata acquistata, anche quando l’app in effetti è gratuita.

Questo significa che se anni fa abbiamo installato sull’iPad l’app ABC, la cui ultima versione compatibile con iOS 9 è la 2.3.0, potrò ancora installare sul mio iPad quest’ultima versione anche se intanto lo sviluppatore ha continuato ad aggiornarla ed ora l’app è arrivata alla versione 4.5.3 e gira solo su iOS 11 e superiori.

Per reinstallare un’app basta aprire l’App Store sull’iPad, cliccare sulla scheda delle app Acquistate e cercare l’app che ci interessa, ad esempio Google Chrome (l’immagine qui sotto mostra ancora la vecchia interfaccia dell’App Store perché iOS 9 non supporta l’interfaccia pesantemente modificata, e anche molto meno usabile, introdotta da Apple nelle ultime release del suo sistema operativo mobile).

Le app che abbiamo già acquistato hanno accanto l’icona di una nuvola, per cui possono essere reinstallate nella versione corrente (se lo sviluppatore ha deciso di supportare anche le versioni meno recenti di iOS), oppure nell’ultima versione compatibile con il nostro iOS.

Tutto facile? Non proprio, perché in questo meccanismo apparentemente lineare c’è un piccolo intoppo. Partiamo dalla schermata mostrata qui sopra e proviamo a toccare l’icona di Google Chrome, oppure il nome dell’app.

Si apre una finestra sovrapposta a quella principale con la solita icona della nuvola, a confermare che l’app è stato già acquistata ed è disponibile nella nostra nuvola virtuale.

Ma se proviamo ad installare l’app toccando l’icona della nuvola, otteniamo un messaggio scoraggiante, “Google Chrome non è compatibile con questo iPad”, messaggio che non possiamo far altro che accettare toccando la scritta OK.

Torniamo indietro alla lista delle app, ma questa volta tocchiamo l’icona della nuvola accanto a Google Chrome.

Questa volta l’icona si trasformerà immediatamente nell’icona rotante, ad indicare che l’app è in fase di download.

Dopo poco comparirà la scritta che ci chiede se vogliamo installare l’ultima versione compatibile con il nostro iPad. Toccando Download potremo finalmente installare Google Chrome sul nostro dispositivo.

Naturalmente quanto detto vale in generale: ogni volta che proviamo ad installare una vecchia versione di un’app già acquistata, il successo o meno dell’operazione dipende da come procediamo. Sembra un baco piuttosto evidente dell’App Store.

Purtroppo dubito che Apple rilascerà un update di iOS 9 solo per correggere questo problema, per cui è bene sapere come procedere per riuscire ad installare ancora oggi le app che ci interessano su un vecchio dispositivo iOS.

E se l’app non ce l’ho?

E se l’app non l’abbiamo già acquistata? È possibile installare una versione compatibile con il nostro dispositivo di una app qualunque, e non solo di quelle che abbiamo già acquistato in passato? In teoria non è possibile, in pratica ci sono parecchi modi semplici e legali per risolvere il problema. Ma questo lo vedremo la prossima volta.

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Come ripristinare un iPad che non si avvia

Prima o poi doveva succedere: il mio venerando iPad 3 all’improvviso ha smesso di funzionare.

In realtà c’erano già stati dei segnali premonitori, prima dei crash improvvisi e apparentemente casuali delle app poi, nelle ultime settimane, dei blocchi completi del sistema (freeze) che dopo qualche minuto si concludevano con il riavvio spontaneo dell’iPad. Avevo attribuito tutte questi malfunzionamenti all’età, l’iPad ha più di sei anni, è bloccato da tempo su iOS 9 mentre la maggior parte delle app installate continuano ad essere aggiornate e pesano sempre di più sul processore e sul resto dell’hardware.

Alla fine, durante uno dei soliti cicli di aggiornamento delle app, l’iPad ha gettato la spugna, si è spento all’improvviso e non è più riuscito ad avviarsi. Non che non ci provasse, ma tutto quello che riusciva a fare era mostrare per qualche secondo il logo con la mela morsicata, per poi spegnersi subito dopo.

I dispositivi mobili possono essere soggetti al boot loop, un ciclo apparentemente infinito di riavvii del sistema operativo seguiti dallo spegnimento improvviso e dal riavvio successivo (a me è successo qualche volta su Android), ma questo comportamento era più strano e meno frequente.

La modalità DFU

Quando un dispositivo iOS non riesce ad avviarsi o presenta il boot loop, la cosa migliore da fare è provare ad attivare la modalità DFU (Device Firmware Update), che permette di aggiornare o di ripristinare il firmware di un iPad o di un iPhone attraverso iTunes, bypassando i problemi che impediscono l’avvio del dispositivo (nel seguito, ogni volta che mi riferirò all’iPad sarà sottinteso che le stesse considerazioni valgono anche per l’iPhone e l’iPod Touch).

In questa modalità, iTunes prende il controllo del dispositivo e prova ad reinstallare iOS senza cancellare le app e i file presenti nel sistema. Se non riesce a risolvere il malfunzionamento, iTunes passa alla soluzione più drastica, il ripristino completo del dispositivo al cosidetto “stato di fabbrica” (che poi non è un vero “stato di fabbrica”, dato che iOS viene comunque aggiornato all’ultima versione compatibile), che comporta la cancellazione totale di tutti i dati e le applicazioni presenti sul sistema.

È una soluzione estrema, non c’è dubbio, ma è sempre meglio che dover portare l’iPad in assistenza. Purtroppo, se dopo il ripristino totale del dispositivo l’iPad continua a non funzionare, è molto probabile che ci sia un problema di natura hardware e l’unica soluzione seria è rivolgersi all’assistenza tecnica Apple (ammesso che ne valga la pena).

Backup o no?

Se si leggono le guide che spiegano come attivare la DFU si trova quasi sempre la stessa avvertenza: prima di attivare la modalità DFU bisogna essere certi di aver fatto un backup recente dell’iPad, in modo da poter ripristinare facilmente il sistema dal backup. Grazie tante, peccato che questa indicazione sembri più uno scarico di responsabilità che ad una cosa veramente utile (non a caso il supporto tecnico Apple non ne fa menzione) e per due motivi:

  1. se siamo costretti a mettere l’iPad in modalità DFU significa che il tablet ha problemi così gravi che è praticamente impossibile riuscire a fare prima un backup (come nel mio caso);
  2. se un iPad va continuamente in crash o non riesce ad avviarsi perché il software di sistema o le app installate sono corrotte, il ripristino da un backup recente non farebbe altro che ripresentare immediatamente il problema.

In questi casi, secondo me, è preferibile ripartire veramente da zero, ripristinando il sistema operativo allo stato di fabbrica e reinstallando e riconfigurando ad una ad una tutte le app che ci interessano. È una cosa noiosissima, lo so, ma è anche il modo migliore per riavere un dispositivo efficiente e privo di problemi. Ed è anche una buona occasione per fare finalmente un po’ di pulizia, installando solo le app che usiamo veramente e lasciando fuori tutte quelle che teniamo sull’iPad solo perché non si sa mai.

Come attivare la modalità DFU

Attivare la modalità DFU su un iPad che dispone del tasto Home (il tasto circolare presente sul frontale) non è per niente difficile, basta eseguire questi quattro passi in sequenza:

  • chiudere iTunes sul Mac che vogliamo usare per il ripristino;
  • collegare l’iPad al Mac tramite il suo cavo Lightning o Dock (quello con il connettore a 30 pin che usa il mio iPad);
  • aspettare che iTunes si apra automaticamente, se non lo fa lanciarlo a mano;
  • sull’iPad, premere contemporaneamente il tasto Home e il tasto di accensione per diversi secondi.

Se tutto è andato bene, l’iPad si avvia, compare prima il logo della mela e poi una immagine che conferma il collegamento dell’iPad a iTunes (mostrata qui sotto). A questo punto è possibile rilasciare i due tasti. Se invece qualcosa è andato storto e l’iPad non è riuscito ad entrare in modalità DFU, bisogna solo armarsi di pazienza e riprovare dall’inizio.

Per i modelli più recenti di iPad e iPhone che non dispongono del tasto Home, la combinazione di tasti da premere è riportata in questo articolo. Tutto il resto rimane invariato.

A questo punto, iTunes ci avvertirà che l’iPad ha dei problemi e deve essere aggiornato, senza cancellare dati e applicazioni, oppure ripristinato da zero, cancellando tutto il contenuto precedente del tablet.

Naturalmente la prima cosa da fare è provare ad aggiornare l’iPad, sperando che iTunes riesca a ripristinare il funzionamento corretto.

Ma se la situazione è troppo grave per essere corretta con un semplice aggiornamento, sarà lo stesso iTunes a proporre di ripristinare il dispositivo allo stato di fabbrica.

Arrivati a questo punto non c’è altro da fare che accettare la proposta e andare magari a preparare un caffè o meglio (visti i tempi in gioco) un bel té. Infatti, se non l’ha già fatto prima, iTunes scaricherà l’ultima versione compatibile di iOS (il tempo di download dipende dal collegamento a internet oltre che dal carico dei server Apple, nel mio caso ci ha messo una buona mezz’ora) e la installerà sull’iPad, ripristinandolo allo stato di fabbrica. L’installazione vera e propria dura una decina di minuti e, una volta conclusa, richiede che l’iPad venga riconfigurato esattamente come se l’avessimo appena tirato fuori dalla scatola.

Per fortuna ormai la maggior parte dei dati, prima di tutto i contatti, il calendario, le foto e le email, possono essere ripristinati rapidamente da iCloud o dagli altri servizi di rete. Per il resto, ed in particolare per le app, bisogna armarsi di tanta pazienza e reinstallare tutto a mano. Poco male, se questo significa riuscire da soli a riavere un iPad perfettamente funzionante.

Imprevisti

Con questa procedura sono riuscito a riavere un iPad perfettamente funzionante e perfino più scattante di quanto fosse in precedenza. Infatti, dato che finora ho installato solo le app che uso davvero e che ci sono molti meno servizi che girano in background e aggiornano i dati delle app, il sistema è meno carico e di conseguenza fornisce prestazioni migliori (sempre tenendo conto dell’età dell’iPad).

Ma c’è un piccolo ma, collegato alla reinstallazione delle app su un iPad che non supporta le ultime versioni di iOS. Ma questo sarà l’argomento di un prossimo articolo.

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Ritorno a Bora Bora: Sultans of Swing

Lo spunto per la scelta musicale di oggi me l’ha dato MailMaster che, nei commenti al post dedicato ad American Pie, ha citato Regatta de Blanc, quello che forse è l’album più famoso dei Police.

Avrò qualcosa che non va, ma i Police non mi sono mai piaciuti. Un po’ perché il punk, anche se ammorbidito di new wave, non l’ho mai potuto soffrire. E poi perché i Police significano Sting, che trovo semplicemente odioso. Non sono l’unico, una quindicina di anni fa Sting entrò nella classifica di Channel 4 dei 100 Peggiori Inglesi che Amiamo o Odiamo (sorprendentemente era solo all’ottantunesimo posto; il primo posto era saldamente in mano a Tony Blair).

E come dieci anni prima per i Beatles e i Rolling Stones, fra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 o eri appassionato dei Police oppure adoravi i Dire Straits.

I Dire Straits li ho sentiti per la prima volta allo stadio Comunale (ora stadio Olimpico) di Torino. Era l’81, non ricordo i particolari del concerto (però ricordo benissimo che sul prato, vicino a noi, c’era una coppia che faceva sesso infischianosene di chi aveva intorno), ma ricordo benissimo che dal vivo i Dire Straits erano magnifici.

Non a caso hanno fatto un disco live come Alchemy, che da solo basterebbe a fare entrare il gruppo nella Hall of Fame del Rock (oltre che di quella dei migliori video musicali). Una esibizione dal vivo con i controfiocchi, con una gemma entusiasmante come Sultans of Swing, dieci minuti di grande musica e di grande spettacolo.

Buona domenica e buon ascolto.


Post scriptum. Per non dover inserire ogni volta a fine articolo una lunga lista di link, ho deciso di preparare una pagina separata e aggiornata di volta in volta con l’elenco completo di tutte le puntate di Bora Bora.

Purtroppo ho notato che alcuni link ai brani musicali e ai video segnalati nelle varie puntate non sono più disponibili, se mi segnalate nei commenti quelli che mi sono sfuggiti appena possibile cercherò di trovarne qualcuno più aggiornato.

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Buona Pasqua!


© Charles M. Schulz. Versione italiana della strip originale del 2 aprile 1972.

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Ritorno a Bora Bora: American Pie

Di Don McLean, lo confesso, so pochissimo. Il suo secondo album, American Pie, è considerato un classico del rock. Ha scritto una canzone, Vincent, molto orecchiabile e un po’ lamentosa, con la quale qualcuno afferma di aver imparato l’inglese.

E poi ha scritto American Pie, 8 minuti straordinari, con la quale è entrato a pieno diritto nella storia della musica.

Il testo è criptico e ha dato la stura ad innumerevoli interpretazioni più o meno fantasiose (questa mi sembra la più chiara, ma ci sono anche questa in grafica GeoCities, o questa per una volta in italiano). Ma, indipendentemente dal vero significato, è l’equilibrio perfetto fra testo e musica che ne ha fatto un classico.

Ho letto da qualche parte che American Pie è la canzone che simboleggia al meglio lo spirito della seconda metà del ‘900. Non so se sia vero ma, per quello che mi riguarda, American Pie merita di essere portata sempre con sé in viaggio, a Bora Bora o dovunque altro si vada. A parte la versione di Madonna, naturalmente.

Bonus track. Qualche versione live di American Pie, una più bella dell’altra. Non sapevo quale scegliere e le ho messe tutte.

Buona domenica delle Palme e buon ascolto.


Post scriptum. Spero di fare cosa gradita inserendo i link a tutte le puntate della serie. Purtroppo alcuni dei link più vecchi potrebbero essere non più disponibili, se me li segnalate nei commenti cercherò di trovarne qualcuno più aggiornato.

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